Archivi categoria: Diario indonapoletano

Addio

La transizione è avvenuta. A malincuore abbandono la nave. Non ce la faccio a gestirne due, la Cina è grossa e impegna. Il blog rimarrà attivo, ma non rispondo ai commenti,s egnalazioni o email. L’India è purtroppo lontana. Come mi diceva sempre un mio amico di Benares, “tu puoi lasciare l’India ma l’India non ti lascerà mai”. E io rispondevo, “salutam ‘a soreta”.
Vi lascio con i consigli per la lettura. Abbonatevi e leggete quotidianamente il sinonapoletano di partecinesepartenopeo.wordpress.com. Mi fa simpatia e pare una brava persona. Saluti a tutti, Namastè.
p.s.: non leggerà ne i commenti ne le mail, per cui non vi aspettate risposte.

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Forza Napoli, non prevalebunt

L’ennesimo furto di ieri sera ai danni del Napoli merita vendetta. Magari, come suggerisce il sinonapoletano, bisognerebbe mandare gli arbitri nei campi di rieducazione, come succede in Cina.

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Consigli di lettura: La vita e gli insegnamenti di Milarepa

milarepa


Francis Tiso, grande amico e prete americano, oltre che mio maestro da quasi vent’anni, ha finalmente pubblicato l’opera che lo tiene impegnato da tempo. Un lavoro capillare, una ricerca profonda, vissuta sui libri di tutto il mondo e sul campo in India, Nepal e Tibet. Una esegesi completa della vita, le opere e gli insegnamenti di Milarepa, uno dei maestri più famosi del buddismo. Il libro è in inglese e può essere ordinato direttamente all’autore. Maggiori dettagli sul libro e informazioni sull’acquisto cliccando qui.

http://www.wikio.it/

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L’indirizzo del nuovo blog

Il nuovo bloog è attivo. Per arrivarci, dovrete dimostrare tutta la vostra conoscenza di uno dei miei tre miti (insieme a Tony Tammaro e Maradona), cioè Totò. Il titolo del nuovo blog parafrasa una famosa battuta del principe della risata, molto conosciuta, anche se detta in un film poco noto. Siamo in una pellicola del 1950, nella quale Totò prende il posto di un famoso poliziotto internazionale per smascherare un mostro. Basta, ora vi ho detto troppo. Buona ricerca.

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Si chiude bottega

Cari amici vicini e lontani, dopo anni di onorata carriera, l’indonapoletano chiude baracca e burattini. L’esperienza indiana è finita, ho venduto, ahimè, l’Ambassador, ho chiuso casa, salutato gli amici cari e lasciatomi l’India alle spalle. Per dove? Se fate una ricerca nel blog lo scoprite. No, non lo dico apertamente perchè nel posto dove sto andando, anzi dove sono già arrivato, non apprezzano molto alcune mie idee, per cui me le devo tenere per me e fare finta di niente. Qui il Grande Fratello è forte e potente, così devo stare attento. Ma non vi lascio soli. Ho aperto un altro blog (che non è ancora attivo, vi informerò quando lo sarà), sempre con wordpress. Il titolo? Lo scoprirete, non è difficile, ha a che fare con quello di quetso blog. E se proprio non ci arrivate, bhe, inviatemi una mail e vi rispondo. Il blog Indonapoletano comunque non chiude. Non posso assicurare che lo aggiornerò quotidianamente come facevo prima, ma restareà in piedi l’archivio. Inoltre risponderò alle mail e ai messaggi di coloro che avranno la cortesia di scrivermi.
Vi lascio con un gioco: le cose “più” e “meno” dell’India rispetto alla mia esperienza. Un elenco che vi invito a completare e commentare con la vostra esperienza, con le vostre domande e suggerimenti.

La cosa più bella: gli occhi della gente, soprattutto dei bambini.
La cosa più brutta: la sofferenza, le malattie, il dolore.
Il cibo più buono: i dosa.
Il cibo meno buono: gulab jammun.
Il posto più bello: Sanchi, Jaisalmer, Kajhuraho.
Il posto più brutto: Agra (intesa come città).
La più grossa delusione avuta: l’assenza di spiritualità.
La più bella scoperta: alcuni italiani e alcuni indiani.
L’incontro più bello: Dalai Lama e Sonia Gandhi.
Il meno significante: politici indiani.
Il momento più toccante: l’accoglienza negli ospedali di Kallol Gosh per bambini handicappati e per quelli malati di Aids, con Anna Chiara che giocava con loro.
Il meno toccante: alcune attività pseudoreligiose.
Il luogo più santo: Sanchi, Tempio d’Oro di Amristar, la casa di Madre Teresa.
Il più congestionato: il tempio di Kali a Calcutta.
Il luogo più esaltante: il Nepal.
Il luogo più deludente: Goa (per il mare).
Le persone che mi mancheranno di più: padre Dino, gli amici italiani e alcuni indiani, soprattutto quelli di LPTI
Quelle che mi mancheranno di meno: i vicini e i venditori che la domenica mattina venivano a bussare alla porta.
La cosa che mi mancherà di più: la mia Ambassador.
Quella che mi mancherà di meno: il caldo soprattutto quando manca la corrente e non si possono accendere i condizionatori.
Il momento più bello: l’arrivo e la partenza.
Il momento più brutto: l’arrivo e la partenza.
Cosa rimpiangerò dell’India: di non esserla riuscita a vedere tutta.
Cosa non rimpiangerò dell’India: la burocrazia, le code, certa mentalità ottusa degli indiani.
La bibita più buona: il latte di cocco bevuto nella noce fresca a Mumbai e nel sud.
La bibita meno buona: i litri di superalcolici che bevono gli indiani.
Il cibo di strada più buono mangiato: un panino sulla strada verso il tempio d’oro, preparato su un improbabile carrettino.
La bibita “di strada” più buona: un chai offertomi da alcuni cammellieri al Pushkar Camel Fair.
La gita più affascinante: tre giorni con un amico in un villaggio, vivendo all’indiana rurale.
La meno affascinante:il terzo giorno di questa gita, quando non ne potevamo più di lavarci con un secchio, dormire su una stuoia, fare i nostri bisogni vicino ad un albero.
La pizza migliore: a Calcutta (o a Kathmandu) da Fire and Ice.
La peggiore: Pizza Hut (un po’ meglio è pizza domino, ancora meglio Raffaele Slice of Italy)
Il negozio preferito: l’elettricista di South Modhi Bagh
Quello più odiato: Airtel
La più grossa bufala sull’India: che l’India è la più grande democrazia del mondo.
Il sentimento che manca: la tolleranza

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Gli auguri Indonapoletani

“Mo vene Natale, nun teng renare, mu fum na pipa e me vac a cuccà”

E’ Natale per tutti. Quest’anno, non è che mi interessi proprio molto, ma the show must go on. E così, visto che l’Indonapoletano ha due anime, quella napoletana e quella indiana, vi faccio gli auguri in un duplice modo, con una meditazione finale.

Il Natale Napoletano

Non potevo esimermi, come già fatto in passato, dal segnalarvi, dal sito dell’ottimo Luciano Pignataro, del quale posso con orgoglio definirmi amico, un interessante suggerimento di Raffaele Bracale sul cenone di Natale. Per i non addetti ai lavori, per noi il cenone è quello che si fa il 24 sera, attendendo che arrivi la mezzanotte per andare in Chiesa. So che molti pranzano soltanto il 25. Noi no, non ci facciamo mancare nulla. Di seguito, i consigli culinari per un autentico Natale napoletano.

A mezzogiorno:
Pizza di Scarole

IL CENONE

Antipasto:
Polipo all’insalata

Vermicelli a vongole

Spigola all’acqua pazza oppure cefalo in bianco o in alternativa frittura di gamberi e calamari.

Baccalà fritto oppure zeppole di baccalà

Broccoli baresi lessati all’agro

Capitone fritto o in umido

Insalata di rinforzo

Frutta fresca: mele – uva – mandarini- melone di pane

Scioccéle (cioè frutta secca): noci, mandorle, nocciole,fichi,datteri etc

Dolci natalizi: struffoli/stringhette, raffiuoli semplici e a cassata, susamielle, mostacciuoli, roccocò, pasta reale, sapienze, divino amore etc.

Rosolî e liquori dolci, spumante secco

Vini: secchi e profumati bianchi campani (Solopaca, Capri, Ischia, Falanghina, Fiano, Greco di Tufo) freddi di frigo.

Il Natale Indiano

Un divertente video pescato su Youtube.

Meditazione

Fr. Thomas Merton, OCSO

Infine, una meditazione di uno dei maestri spirituali che hanno segnato la mia vita, Thomas Merton.

“La maggior parte di noi, nonostante disagi e problemi vari, sta molto meglio di come crede di stare. Ma il cuore dell’uomo può essere oppresso dal dolore anche quando esteriormente “va tutto bene”: ed è un fatto sempre più difficile da comprendere, tanto siamo abituati a pensare che ci sia sempre una spiegazione per tutto. La maggior parte di quello che accade dentro il nostro cuore non ha una spiegazione, e ci sono cose di cui non riusciamo a farci una ragione. Il ricorso a tecniche di rilassamento mentale, spesso proposte anche dalle religioni, non è di nessuna utilità. La Fede deve essere qualcosa di più profondo, radicato nel nostro inconscio, e nell’abisso oscuro che è il fondo del nostro essere. Non serve a niente continuare a frugare nel buio, nella speranza di veder apparire qualche risposta. Ma se impariamo ad esercitare la virtù della pazienza interiore, vedremo che i problemi si risolvono spontaneamente, o se preferite vengono risolti da Dio, e non vi aspettate di capire in che modo. C’è soltanto da imparare ad aspettare, e fare quanto è nella nostra possibilità per aiutare il prossimo. Spesso aiutando qualcuno troviamo la forza di sopportare meglio le nostre pene.”
Thomas Merton. The Road to Joy, Robert E. Daggy, editor (New York: Farrar, Straus & Giroux, 1989): 94.

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US Airways? non volateci, cercate un’altra compagnia

Questo post lo avrebbe dovuto scrivere Tuttoqua dall’alto della sua conoscenza del settore. Mi limito a raccontare la mia esperienza, perchè questa cosa m ha fatto apprezzare molto il servizio che ricevo dalle compagnie aeree europee. Dunque, veniamo al fatto. Ieri mattina sono andato in aeroporto a Las Vegas perchè dovevo partire per Philadelphia. Purtroppo, a causa della peggiore bufera di neve degli ultimi dieci anni, l’aeroporto di Philadelphia avrebbe chiuso di li a poco e il nostro volo cancellato. Poco male: riesco a farmi cambiare il volo con destinazione Newark via Phoenix. Per stare leggeri, ma soprattutto per avere la possibilità di comprare qualcosa qui, viaggiamo con un solo bagaglio tre di noi. Dovendo rimanere oltre 20 giorni, la valigia pesa un po’ di più: 23 chili invece che 20. Ma è una sola rispetto alle tre che dovremmo portare, quindi 23 chili invece dei 60 che ci toccherebbero. Arrivati al check in la sopresa: per i 3 chili in più ci chiedon di pagare 75 dollari. Motivo: l’impiegato che alza la valigia, poichè è pesante, potrebbe farsi male alla schienza. E quindi io devo pagare le sue cure. Brutto pezzo di m…a che non sei altro, io te la spezzo la schiena. Ma vaffa….o tu e tutta la US Airways. Per tre chili ti spezzi la schiena? Vai ad alzare le pietre o, come si dice dalle mie parti, Va a ‘ncasà (o spezzà) i vasoli (Mimmo, traduci pls). Morale? Abbiamo dovuto comprare un borsone per metterci 3 chili di vestiti. Io posso capire che uno debba pagare se il bagaglio supera il peso stabilito, ma noi eravamo sotto di 37 chili. Che fa, mi date i soldi indietro? Dopotutto vi faccio consumare meno carburante. E invece no, neanche un po’ di tolleranza, ci chiedono di pagare. Il borsone, poi, lo abbiamo dovuto portare a mano. Già, perchè nonostante US Airways non fosse una low cost, si paga 25 dollari per ogni bagaglio che imbarchi su tratte interne. Anche se il nostro biglietto è internazionale e prevede solo uno stop over su Philadelphia, dobbiamo pagare i 25 dollari. All’andata non li pagammo perchè non facemmo stop over, ma dovemmo, per ragioni di sicurezza, riprendere il bagaglio al nastro e poi reimmetterlo dopo la dogana. Sempre per la politica della spremitura del viaggiatore, i pasti a bordo si pagano. 5 ore di volo su una compagnia non a basso costo e l’unica cosa gratuita che ti danno è un bicchiere d’acqua o di bibita. Il resto lo devi pagare. La cosa non vale per la tratta intercontinentale. Qui paghi se vuoi vedere i film o ascoltare la musica: 7 dollari per le cuffie. Avevo già volato con US Airways, ma non avevo mai avuto di questi problemi. Eppure risulta essere una delle compagnie con più passeggeri, una delle più forti. Credo che non mi vedranno più. E, spero, neanche a voi. E per gli amanti della bellezza: le hostess sono tutte più anziane di mia nonna.

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