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Niente albergo per gli equipaggi dell’Air India

I piloti e il personale di volo dell’Air India non potranno piu’ essere ospitati negli alberghi ma dovranno ritornare subito a casa su un altro volo. Lo ha deciso la compagnia aerea indiana nell’ottica di una riduzione dei costi. Secondo le nuove norme di risparmio, il personale che raggiunge una destinazione estera, non puo’ piu’ essere ospitato in un albergo, ma deve ritornare in India sul primo volo utile. La compagnia pensa cosi’ di risparmiare dai 200 ai 400 dollari a notte per ogni membro dell’equipaggio. Anche gli ingegneri e i tecnici voleranno a bordo degli aerei che hanno appena controllato. Una volta giunti nella destinazione estera, saranno loro a controllare di nuovo l’aeromobile, cosi’ da evitare il ricorso a societa’ e personale esterno che rappresentano un costo per l’Air India. Con la nuova politica del ritorno per il personale, l’Air India conta anche di risparmiare sulla diaria giornaliera. I tagli si applicano a tutti i voli internazionali eccetto quelli che prevedono un viaggio di oltre 16 ore, come i voli verso gli Stati Uniti. Solo su questi il personale sara’ autorizzato a restare un giorno per riposo nel paese straniero.

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Un tempio in aeroporto per chi ha paura di volare

Coloro che hanno paura di volare potranno presto recarsi a pregare, poco prima dell’imbarco, in un tempio, attualmente in costruzione nelle vicinanze dell’aeroporto di Delhi. La costruzione del tempio, dedicato al dio scimmia Hanuman, e’ iniziata lo scorso mese di agosto lungo la superstrada che collega Delhi a Gurgaon e che conduce anche all’aeroporto. ”Il tempio – spiega Arun Arora, portavoce della societa’ per lo sviluppo e la gestione dell’aeroporto di Delhi che ha in carico la costruzione del tempio – sara’ pronto e aperto al pubblico entro due, tre mesi al massimo. Il tempio si trovera’ nell’aeroporto ma non nel terminal, cosi’ da essere accessibile a tutti”. Nei pressi dell’aeroporto internazionale Indira Gandhi di Delhi, in corrispondenza con l’inizio della pista di atterraggio, c’e’ gia’ una statua molto alta del dio Shiva, con delle luci alla sommita’ del suo tridente. Molti piloti si sono lamentati che la statua rechi pericolo alla fase di atterraggio, perche’ troppo alta e perche’ si trova a poche centinaia di metri dall’inizio della pista. Le autorita’ indiane, per questo, anziche’ spostare la statua, hanno spostato la via aerea utilizzata per l’approccio e l’atterraggio nella nuova pista, realizzata nell’ambito del rinnovamento dell’aeroporto di Delhi.

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Ma la nebbia, non dovrebbe coprire le bruttezze?

C’è un modo di fare le cose e c’è il modo indiano di farle. Oramai è acclarato. Per due giorni sono andato all’aeroporto internazionale di Delhi, il primo per accompagnare un’amica che partiva, il secondo per prenderne altri due che arrivavano. Tutti di notte, come nella migliore tradizione indiana. Peccato che agli abituali disagi che si incontrano andando all’aeroporto di Delhi (traffico, mancanza di parcheggi, sovraffollamento di persone, mancanza di informazioni, etc.) in questi giorni ci si sia messa anche la nebbia. Così fitta che la val padana a confronto sembra la costiera sorrentina. Una cosa normale in questo periodo, una consuetudine da dicembre a febbraio. In vista dei Commonwealth Game del 2010, il governo di Delhi sta facendo diversio lavori in città, tra questi nuove strade e rimodernando l’aeroporto. Con la velocità con la quale ergono sopraelevate, conoscendo i lunghi tempi indiani, mi viene da dubitare sulla stabilità di queste strade. Ma questo è un altro discorso. Una di queste nuove strade si può dire che colleghi casa mia con l’aeroporto.  L’altra sera prendo questa strada come al solito per andare all’aeroporto. Sono con Silvia, un’amica di Venezia che deve ripartire. La nebbia è talmente fitta che non riusciamo a vedere al di là dei nostri fanali. Proseguiamo a passo d’uomo verso l’aeroporto, facendo attenzione a scansare all’ultimo momento le auto che, con i fari spenti, ci precedono. Già, perchè i fendinebbia nelle auto idiane sono un optional a richiesta, come l’abs ed altro. E fosse tutto qui. Mentre guido, devo anche scansare le auto che sull’autostrada vengono contro mano. Una cosa normale in India, come il trovarsi animali di tutti i generi sull’autostrada che attraversano o vanno in un vero e l’altro, così come i pedoni. Ma quando c’è una nebbia incredibile come in questi giorni, il fatto di trovarti di faccia all’improvviso un’auto o un camion, magari con i fari spenti, non fa venire in mente la canzone di Battisti, ma altri sentimenti, alcuni dei quali lasciano ricordi odorosi. A Dio piacente si arriva all’aeroporto. Se Dante fosse vissuto in questi giorni e in India, avrebbe usato l’Indira Gandhi International Airport per descrivere qualche sua bolgia infernale. Un casino indescrivibile è un eufemismo. Pare che tutta la poplazione indiana si dia appuntamento di notte all’aeroporto. Con la nebbia tutto diventa peggiore. Bisogna scavalcare di tutto per arrivare alla porta di ingresso dove, senza biglietto e passaporto, non entri neanche nella zona check in, non come capita in tutti gli aeroporti del mondo. In questi giorni di allarme terrorismo, non si può entrare (mentre prima si, pagando 60 rupie, circa un euro) neanche nella zona arrivi. Tutti restano fuori ammassati in pochi metri quadrati. Ma dico io: se uno ha una bomba addosso, se la fa scoppiare a due metri dalla porta di ingresso o a pochi centimentri, provoca gil stessi danni se lo facesse stando dentro. Arrivo con l’auto al parcheggio riservato per le autorità e mi bloccano. Di solito, con una macchina con targa dip0lomatica ti fanno entrare. Adesso, visto che i vip indiani sono aumentati ma lo spazio no, gli stranieri che hanno una targa diplomatica a due cifre non entrano. Mi spiego. Le targhe diplomatiche in india cominciano con la o le cifre che identificano il paese (37 per l’Italia, 77 per gli USA, etc), poi le lettere CD e un numero che da 1, normalmente dato per l’ambasciatore, va verso il basso. Gli americani arrivano anche a centinaia. La polizia mi ha bloccato, la mia macchina ha due cifre. Ma basta parlare un po’ con loro,  intortarli, dire che devi prendere l’ambasciatore oppure che aspetti tua moglie incinta o altre fesserie del genere, che ti fanno entrare. Considerando il fatto che molte delle targhe in India, anche quelle diplomatiche, non sono altro che un pezzo di plastica con numeri e lettere ritagliati da nastro adesivo, è chiaro che si potrebbero fare anche a casa. Nessuno mi chiede un documento, mi fanno passare e parcheggiare. Per ringraziarli, ho portato loro del te al cardamomo. La nebbia è fitta, molto fitta. I display sono ancora quelli ante guerra e non aggiornati. Mentre il mio amico Tuttoqua tramite il collegamento internet del suo cellulare scopre di fianco a me che il volo di sua moglie è stato dirottato ad altro aeroporto, il display indica che l’aereo è in atterraggio. C’è anche un servizio informazioni: una bancarella con due poveri sventurati senza telefono nè computer ma con una radio trasmittente, che cercano di dare informazioni ad una orda barbarica ammassata senza ordine intorno alla bancarella. Niente da fare, a causa della nebbia nessuno atterra, quindi me ne devo andare. Cosa che può succedere. Ma dico io: stanno rimodernando l’aeroporto e costruendo un nuovo terminal, così come le strade d’accesso. E’ possibile che nessuno abbia pensato di mettere attrezzature come radar di terra oppure luci antinebbia? La strada è ancora buia, è nuova, ma nessuno ci ha messo neanche una lampadina da 100 watt. Altro che speranza indiana: la speranza è di avere la luce! Vado via, riprendo al macchina e cerco di nuovo di scansare le auto, anche quelle contro senso. Arrivo a casa alle 4 del mattino. Ed ero arrivato neanche 24 ore prima arrivando sempre di mattina presto, quindi facendo la notte in aereo. Il giorno dopo di nuovo in aeroporto e di nuovo gli stessi problemi. Basta. Amici miei, sappiate, che se volete arrivare in India anche miei ospiti in questi mesi dell’anno nei quali c’è sempre nebbia, vi pigliate un ricco taxi e vi fate portare a casa.

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Hostess licenziate perchè grasse

L’Air India, la compagnia aerea di bandiera indiana, ha licenziato 10 hostess perché in sovrappeso. Lo scrive il quotidiano Times of India che cita fonti della stessa compagnia. Le hostess erano state allontanate già due mesi fa, ma le lettere di licenziamento sono arrivate nei giorni scorsi. Tutte e dieci lavoravano sulle rotte nazionali. Non è la prima volta che la compagnia di bandiera indiana licenzia assistenti di volo in sovrappeso: 43 hostess e steward delle compagnie statali indiane, erano stati già lasciati a terra nel marzo scorso. Dal 2005, alludendo a questioni di sicurezza, ma nascondendo una volontà di rinnovamento soprattutto in chiave di concorrenza nei confronti dei numerosi vettori privati, le compagnie statali indiane hanno cominciato una battaglia contro gli assistenti di volo sovrappeso. Cinque hostess già licenziate, nel giugno scorso si erano rivolte all’Alta Corte chiedendo di essere reintegrate perché discriminate, ma il tribunale ha dato loro torto. Così la compagnia aerea fondata dai TATA ha emanato le nuove regole: una assistente di volo diciottenne alta 152 centimetri non deve superare i 50 chili, 56 se ha dai 26 ai 30 anni con la stessa altezza. E’ permesso solo uno sforamento di tre chilogrammi. A coloro che sforano questi limiti, prima viene inviato un ammonimento, poi vengono lasciate a terra senza stipendio con l’obbligo di perdere peso. Se entro un limite temporale fissato non lo fanno, vengono licenziati. Le nuove compagnie private indiane, dalla loro entrata sul mercato hanno puntato a hostess giovani e avvenenti, ma, soprattutto, senza il tradizionale sari indossato dalle colleghe dell’Air India, e con camicette e minigonne. Discorso a parte per la Kingfisher: tutte le hostess, solo rigorosamente donne, vengono scelte dal patron Vijay Mallya dopo una selezione di bellezza.

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Allarme attentati ma nessun controllo speciale all’aeroporto di Delhi

A poco piu’ di una settimana dagli attentati di Mumbai e dopo meno di 48 ore dall’allarme attentato all’aeroporto di New Delhi, niente piu’ controlli speciali nello scalo della capitale. Proprio oggi, in quella che era stata definita dalla stampa come la giornata ”rossa”, a maggiore rischio attentati, in quanto coincidente con l’anniversario della distruzione della Babri Masjid (la moschea di Babri) di Ayodhya da parte degli estremisti indu’, degli annunciati controlli rafforzati di sicurezza in aeroporto non c’è’ stata neanche l’ombra. Ci sono andato io a vedere, nessun posto di blocco prima di arrivare ai terminal, nessun controllo all’ingresso, nessun particolare dispiegamento di forze dell’ordine, nessun controllo supplementare sui bagagli, nessuna traccia della prevista presenza dei cani addestrati a fiutare la presenza di eventuali esplosivi. Un mico carabiniere mi diceva di andare prima, che mi avrebbero fermato. Non si è accorto di me nessuno. Come sempre, per entrare a fare il check in, in India ti controllano che abbia il biglietto e che ci sia stampato lo stesso nome che hai sul documento. Cosa che oggi è quantomai inutile, perchè si può tranquillamente realizzare con word un eticket. L’Unica sicurezza che era nell’aeroporto, era un sikh militare con un fucile. Si è messo a giocare con Anna Chiara. Me nesusn controllo, niente di niente. Alla faccia della sicurezza, degli spari che ci sarebbero dovuti stare il giorno prima, alla faccia della giornata segnalata col bollino rosso. La sicurezza indiana fa ridere, come ho scritto più volte. Quello che mi fa piangere, è pensare che hanno l’atomica. Come la proteggeranno?

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Falsa sparatoria all’aeroporto di Delhi

E’ tornata normale la vita all’aeroporto internazionale ‘Indira Gandhi’ di New Delhi, dove intorno all’una di notte, le 21.30 in Italia, sarebbero stati uditi colpi di arma da fuoco, circostanza poi rivelatasi falsa. La BBC aveva parlato di un attentato nel quale erano state uccise 6 persone. La notizia però è stata subito smentita. In realtà la polizia ha ricevuto una telefonata da parte di un viaggiatore in fila al terminal 4, l’ultima porta di accesso alla hall partenze dell’aeroporto di Delhi, che avrebbe sentito almeno due raffiche di spari all’esterno del terminal. I colpi sarebbero provenuti da una Toyota Qualis, un’auto simile ad un suv abbastanza comune in India, con la targa dell’Haryana, lo stato nord occidentale confinante con Delhi. Accorsa sul posto la polizia ha fatto evacuare i viaggiatori in fila ma non ha trovato nessuna prova di sparatoria, né sangue né proiettili, come ha anche dichiarato alla televisione Udayan Banerjee, responsabile della sicurezza dell’aeroporto di New Delhi. Secondo Banerjee, l’unico indizio è stata la telefonata, ma non ci sono stati testimoni sul posto che hanno confermato alla polizia di aver sentito gli spari. A causa di questo falso allarme, le partenze dei voli internazionali (il 90% dei quali parte dall’India di notte, dalle 24 alle 5 del mattino), hanno subito dei ritardi. Le autorità hanno deciso di aumentare la sicurezza nell’aeroporto di Delhi, che già ieri era stato preso sotto il controllo di un imponete cordone di sicurezza a causa di un allarme attentato scaturito da una mail di terroristi, inviando sul posto anche un reparto dell’Nsg, il National Security Guard, i reparti speciali della polizia indiana, gli stessi che hanno liberato gli ostaggi negli alberghi di Mumbai presi d’assalto dai terroristi la settimana scorsa.

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In volo il 17

Oggi, venerdì 17 passo la giornata in aereo. Terrò le mani in tasca. A voi capire il perchè. All’inizio di settembre ho preso un volo da Delhi per Bruxelles. Mi avevano dato il posto 17. Sono tornato indietro e me lo sono fatto cambiare. Mi hanno dato il 34, due volte 17. Quando mi hanno rivisto per il cambio, mi hanno dato la business class. Alla tratta di andata di quetso viaggio che concludo oggi, pure mi hanno dato il posto 17. Una coincidenza?

Aglie e fravaglie fattura ca nun quaglie

scio scio ciucciuvettle

http://www.cornetti.it

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I piloti si addormentano e l’aereo supera la destinazione

Due piloti dell’Air India-India Airlines si sono addormentati dopo aver inserito il pilota automatico e il loro aereo di linea ha superato la destinazione. E’ successo alcune sere fa sui cieli indiani, e lo racconta il Times of India, riferendo indiscrezioni dal ministero dell’aviazione, Air India e aeroporto di Mumbai. Secondo il quotidiano, l’IC 612 seguiva la rotta Dubai-Jaipur-Mumbai, con oltre 100 passeggeri a bordo. L’aereo era partito dagli Emirati Arabi alle 01:35 del mattino e poi da Jaipur alle 07:00. Affaticati per il volo notturno, i piloti, dopo aver effettuato il decollo da Jaipur in direzione di Mumbai, hanno inserito il pilota automatico e si sono messi a dormire. L’aereo, su indicazione del pilota automatico ha seguito la rotta prestabilita verso il sud. Arrivati nello spazio aereo di Mumbai, dalla torre di controllo della capitale economica indiana hanno realizzato che dall’aereo non c’era nessuna risposta alle loro richieste e istruzioni. Il campanello d’allarme è scattato a 100 miglia da Mumbai, quando l’aereo non ha cominciato, come di prassi, la discesa verso la città. Temendo un dirottamento, i controllori di volo hanno applicato le misure previste, ma quando hanno capito che non c’era nessun dirottamento e che i piloti continuavano a non rispondere, hanno inviato dei segnali audio continui in alta frequenza all’aereo che ha svegliato i piloti. A quel punto l’aereo aveva già superato Mumbai ed era sulla rotta per Goa. I piloti hanno quindi fatto marcia indietro, atterrando senza problemi a Mumbai. Sia la compagnia che il ministero dell’aviazione ha negato che i piloti stessero dormendo, adducendo problemi di comunicazione. Con l’aumento dei voli in India, da mesi si discute delle condizioni di lavoro dei piloti e assistenti di voli considerate massacranti a discapito della sicurezza. In passato erano stati resi pubblici altri scandali, come quello dei piloti senza licenza.

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Al bando in India i piloti stranieri. Alla faccia dell’economia aperta a tutti

Meno piloti stranieri e più piloti indiani in futuro nelle compagnie aeree del paese di Gandhi. E’ questo l’obiettivo che si prefigge il governo indiano per fronteggiare le proteste degli studenti indiani che, a volte dopo aver speso migliaia di euro per ottenere la licenza di volo (la cosiddetta Cpl) non riescono a trovare lavoro. Il Ministero dell’aviazione ha stabilito che una compagnia aerea indiana potrà usare un pilota straniero fino ad un massimo di tre anni e comunque non oltre il 31 luglio 2010. La possibilità di utilizzare piloti stranieri per un periodo più lungo o dopo quella data sarà resa complicata dal fatto che per ogni singolo caso la Direzione generale dell’aviazione civile dovrà consultare il Ministero. “Mandando richieste per l’utilizzo di piloti stranieri – spiega A.K Sharan, vice direttore generale della Dgca – le compagnie aeree indiane dovranno dimostrare che le loro necessità non possono essere soddisfatte facendo ricorso al mercato indiano, nonostante i loro sforzi di reclutamento e addestramento di piloti indiani”. “Non vogliamo danneggiare la crescita delle compagnie – ha dichiara un altro funzionario della Dgca – ma solo difendere gli interessi degli studenti indiani”. Dei 5.500 piloti che lavorano in India con le compagnie locali, attualmente circa 1.000 sono stranieri. Anche il numero dei co-piloti stranieri è in crescita, a dimostrazione di un trend generale.

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