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Il primo gay nel parlamento nepalese

Un nepalese che ha pubblicamente dichiarato la propria omosessualità, entrerà per la prima volta nella storia del Paese, nell’assemblea costituente eletta il 10 aprile e largamente dominata dai ribelli maoisti. Lo ha detto il suo partito, il Partito comunista, secondo il quale Suni Bubu Pant è stato scelto come candidato “per assicurare i diritti degli omosessuali e di altre minoranze”. Il segretario generale del Partito comunista nepalese ha sottolineato: “Sarà la prima persona a rappresentare la comunità gay del Nepal”.

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I maoisti nepalesi in testa alle elezioni

Oramai paiono non esserci dubbi: i maoisti dovrebbero essere il primo partito del Nepal. Una vittoria che molti analisti stanno definendo “storica e inaspettata”, visto che tutti alla vigilia avevano dato agli ex terroristi chance di arrivare al secondo posto, raggranellando al massimo il 15% dei consensi. Ed invece, dai primi dati, su 151 circoscrizioni i cui dati sono stati resi noti, i maoisti, secondo quanto riferiscono fonti della commissione elettorale nepalese, ne avrebbero vinte 82. I seggi certi già assegnati senza nessuna contestazione, alle 8 di sera ora nepalese, danno comunque una indicazione chiara: 27 seggi ai maoisti, 7 al Congresso e 6 ai marxisti leninisti. I primi risultati arrivati ieri, all’apertura delle urne, davano in testa il Partito del Congresso nepalese, storica formazione che ha guidato in Nepal per decenni. I maoisti di Prachanda battagliavano per il secondo posto insieme a rivali del partito marxista leninista nepalese, UML, il cui segretario ha annunciato le dimissioni dopo che è stata resa nota l’affermazione dei maoisti. Lo stesso capo della compagine degli ex terroristi, quel Prachanda “il terribile” che ha guidato per decenni la rivolta anti governativa che ha fatto oltre 13000 morti, nel suo seggio di Kathmandu ha guadagnato oltre 20000 voti, bissando il suo diretto rivale. Prachanda, che aspira ad essere il primo presidente della repubblica nepalese, è stato acclamato oggi per le strade di Kathmandu dai suoi sostenitori non appena sono arrivati i primi dai che annunciavano la vittoria del leader e del partito. E Prachanda ha parlato già da leader. “Noi – ha detto in una conferenza stampa l’ex primula rossa nepalese – lavoreremo insieme non solo all’alleanza dei sette partiti, ma anche agli altri partiti nepalesi per rendere stabile il processo che uscirà da queste elezioni”. Prachanda, il cui gruppo è ancora nella lista dei terroristi secondo gli USA, ha aggiunto che “tutti gli occhi sono sopra di noi. È una sfida positiva, e garantisco che continueremo la cooperazione che abbiamo cominciato con l’adozione dell’accordo in dodici punti. Lavoreremo insieme per lo sviluppo, la cooperazione e il processo di pace anche nei confronti della comunità internazionale e in particolare con i nostri vicini India e Cina. La nostra propensione vero una democrazia multi partitica viene legittimata da queste elezionì’. Nonostante quelli di oggi siano dati indicativi, che comunque mostrano come i maoisti siano oltre i pronostici della vigilia, Prachanda afferma la sua leadership da estendere a tutto il paese. “Prendo questa vittoria come il mandato datoci dal popolo per consolidare il processo di pace. Rimarremo onesti a questo proposito”, anche se non ha voluto dire niente circa la possibilità che i suoi maoisti reclamino la leadership del prossimo governo nepalese. E con la vittoria dei maoisti si profila un futuro nero per la monarchia Shah che per quasi 240 ha regnato in Nepal. L’attuale re, Gyanendra, è nel suo palazzo a dar da mangiare ai pavoni e a giocare a poker su internet, dopo che proprio i maoisti, insieme al Partito del Congresso e all’alleanza dei sette partiti scese in piazza nel 2006 per cacciarlo dopo anni di tirannia. I maoisti lo vogliono mandare in esilio, mentre il congresso permetterebbe al re di rimanere con un ruolo di rappresentanza. parte le indicazioni di oggi, ci vorrà ancora una settimana per conoscere i 575 (240 con elezione diretta e 335 con metodo proporzionale) dei 601 membri (gli altri 26 sono scelti tra eminenti personalità nepalesi) dell’Assemblea costituente che il 60% dei quasi 18 milioni di elettori ha scelto con il voto di giovedì.

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