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I risultati finali delle elezioni

Ma quali sono i risultati finali delle elezioni indiane? Nessuno lo sa. Un mese per votare. Ieri hanno fatto lo spoglio. Tutti i giornali indiani, anche on line, danno numeri diversi. Oggi, solo alle 12.27 in Italia, le 15.57 in India, il sito ufficiale della commissione elettorale indiana fatto apposta per le elezioni, e che ieri non ha mai funzionato, dava questi risultati (fino ad ora niente). Tra l’altro, sono relativi a 541 seggi su 543. (alle 16.17 italiane, le 19.47 in India, i risultati ufficiali sono ancora questi).

Indian National Congress 205
Bharatiya Janata Party 116
Samajwadi Party 22
Bahujan Samaj Party 21
Janata Dal (United) 20
All India Trinamool Congress 19
Dravida Munnetra Kazhagam 18
Communist Party of India (Marxist) 16
Biju Janata Dal 14
Shivsena 11
Independent 9
Nationalist Congress Party 9
All India Anna Dravida Munnetra Kazhagam 9
Telugu Desam 6
Rashtriya Lok Dal 5
Rashtriya Janata Dal 4
Shiromani Akali Dal 4
Communist Party of India 4
Jammu & Kashmir National Conference 3
Janata Dal (Secular) 3
Muslim League Kerala State Committee 2
Revolutionary Socialist Party 2
Telangana Rashtra Samithi 2
Jharkhand Mukti Morcha 2
All India Forward Bloc 2
All India Majlis-E-Ittehadul Muslimeen 1
Asom Gana Parishad 1
Assam United Democratic Front 1
Bodaland Peoples Front 1
Bahujan Vikas Aaghadi 1
Jharkhand Vikas Morcha (Prajatantrik) 1
Kerala Congress (M) 1
Marumalarchi Dravida Munnetra Kazhagam 1
Haryana Janhit Congress (BL) 1
Viduthalai Chiruthaigal Katch 1
Sikkim Democratic Front 1
Swabhimani Paksha 1
Nagaland Peoples Front 1

Ciò significa che il Congresso, con il Trinamool, il DMK e il Nationalist Congress, arrivano a 262 seggi, 10 in meno di quelli che servirebbero per fare il governo. Se si aggiunge Laloo Prasad e il suo Rashtriya Janata Dal (4 seggi) e qualche altro, la maggioranza è assicurata.

Sui candidati, poi, due cose. Ieri sera davano per sconfitti sia l’ex ministro delle finanze e poi degli interni Palanippan Chidambaran, sia Maneka Gandhi, cognata di Sonia, vedova di Sanjay e madre di Varun. A sera, sono stati dati entrambi per vincitori del loro seggio.

Di seguito il freeze dei maggiori siti di informazione con i risultati tutti diversi alle 12.40 ora italiana. (cliccando sull’immagine, questa apparirà ingrandita in altra finestra).

Risultati dell'Hindustan Times

Risultati dell'Hindustan Times

I risultati della televisione all news NDTV

I risultati della televisione all news NDTV

I risultati della televisione alla news IBNLive

I risultati della televisione alla news IBNLive

I risultati del Times of India

I risultati del Times of India

E questo perché l’India è il paese del software, di Internet, il voto elettronico…

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Sonia vince e lancia Rahul

Alla fine Sonia ce l’ha fatta. La ragazza nata a Lusiana vicino Vicenza, poi trasferitasi con la sua famiglia di operai ad Orbassano, emigrata per studiare l’inglese a Cambridge dove, lavorando in un bar, ha conosciuto Rajiv Gandhi, rampollo della dinastia che governa l’India sin dalla sua indipendenza, è di nuova la regina della “più grossa democrazia del mondo”. Battendo ogni più rosea previsione, nonostante la crisi economica, gli attentati di Mumbai e il terrorismo, Sonia Maino Gandhi ha conquistato, dopo un mese di elezioni, una vittoria quasi senza precedenti, portando il suo partito a livelli mai raggiunti da decine d’anni. Oltre alla forza di Sonia e all’approvazione pubblica del primo ministro Manmohan Singh e del suo governo appena finito, le elezioni hanno lanciato Rahul Gandhi, primogenito di Sonia e Rajiv, il JFK o l’Obama indiano, come la speranza della nuova generazione del paese. L’India è il paese più giovane al mondo, ma la sua classe politica è gerontocratica. Rahul rappresenta la speranza. Singh ha detto che vorrebbe vederlo nel governo, la madre lo fa studiare da primo ministro, un destino segnato per chi porta quel cognome. E la vittoria di Sonia, di suo figlio Rahul, e del primo ministro Manmohan Singh, l’economista sikh fautore del liberismo, ha significato soprattutto una sconfitta per i suoi avversari, storici e recenti. A cominciare dai nazionalisti hindu del Bharatya Janata Party (BJP) che hanno guidato il governo prima che Sonia salisse al potere nel 2004, che hanno fatto una campagna contro l’italianità della Gandhi, che sono stati i fautori della crescita economica indiana, puntando l’accento sulla classe media. Hanno perso i comunisti, gli stessi che da oltre venti anni governano il Kerala e il West Bengala, e che nella passata legislatura hanno appoggiato Sonia dall’esterno fino a lasciare quando Singh firmò l’accordo nucleare con gli USA. Fatale ai comunisti soprattutto di Calcutta, la battaglia per tenere viva la fabbrica della Tata Nano, l’auto più economica del mondo, su terre tolte ai contadini. Sconfitta che invece ha significato una vittoria per Mamata Banerjee, l’ex esponente del Congresso ora loro alleata con il suo Trinamool, che è riuscita a cacciare la Tata dal West Bengala. Nell’India della crescita economica, la strenua difesa di poveri contadini nei confronti di un colosso mondiale come la Tata era sembrata perdente. Ed invece non è stato così, a dimostrazione che a votare vanno anche gli ultimi, i poveri , i contadini, i dimenticati, in mezzo ai 714 milioni di elettori. Ultimi, dalit, intoccabili che però non hanno premiato la loro regina, il primo ministro dello stato dell’Uttar Pradesh, alleata con i comunisti, Kumari Mayawati. La donna, in aperta contrapposizione con Sonia, ha ottenuto un modestissimo risultato. Pur continuando a presentarsi come la portabandiera degli intoccabili, l’aver mostrato i suoi diamanti e i gioielli, i miliardi accumulati in politica,ha fatto si che non venisse appoggiata dagli stessi suoi “ultimi”. Secondo i dati non ancora ufficiali, il Partito del Congresso e la coalizione Alleanza progressista unita (Upa) avranno intorno ai 257 seggi, non lontano dai 272 seggi necessari per ottenere la maggioranza nella Lok Sabha (Camera bassa) indiana e formare il governo. Numeri che potrebbero arrivare dal Quarto Fronte, l’alleanza di esuli dalla coalizione di governo, che con i loro 30 voti, aiuteranno Singh a formare l’esecutivo. Ora Sonia si gioca tutto, il suo futuro, ma soprattutto quello del figlio. Se è vero che in india si vota Gandhi per prassi come si vota per appartenenza etnica, castale o religiosa, l’esplosione dei mezzi di comunicazione rendono obbligatorio per il nuovo governo uno sforzo per arrivare li dove non si è riusciti in cinque anni, garantendo sicurezza, dignità e prosperità per ogni cittadino, oltre che nuove relazioni internazionali. La sfida del nuovo esecutivo sarà da un lato quella di tendere una mano alle classi meno abbienti, non toccate dalla crescita economica del paese ma che anzi hanno sofferto, soprattutto i contadini, di una crisi quasi senza precedenti, e dall’altro la necessità di non fermare lo sviluppo del paese che, contestualmente all’uscita del mondo dalla crisi economica globale, potrebbe vedere di nuovo l’economia indiana crescere a ritmi dell’8% annuo. La questione terroristica non può prescindere da una rivisitazione delle relazioni internazionali, soprattutto in chiave Pakistan-Afghanistan. Anche sulla spinta del governo di Obama (con il quale Singh ha stretto un ottimo rapporto nonostante fosse molto più vicino a Bush), il governo sarà chiamato a rivedere la sua posizione per tenere bassa la tensione nell’area e a contribuire alla pace.

fonte: Il Mattino

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Le sfide del nuovo governo indiano

Sicurezza, dignita’ e prosperita’ per ogni cittadino, oltre che nuove relazioni internazionali, sono le sfide sulle quali si concentrera’ l’azione del nuovo governo che, sicuramente, sara’ guidato di nuovo da Manmohan Singh, l’economista sikh fautore delle riforme liberali gia’ negli anni 90. Anzi, questa volta Singh e il suo governo, facendo a meno del fardello dei partiti della sinistra, soprattutto i comunisti bengalesi, potranno maggiormente aprire le porte del per liberare l’economia nel paese, tenute volutamente socchiuse per non urtare la suscettibilita’ di alleati che comunque, quasi al termine della legislatura, per protestare contro l’accordo nucleare con gli USA, hanno abbandonato il governo. La sfida del nuovo esecutivo sara’ da un lato quella di tendere una mano alle classi meno abbienti, non toccate dalla crescita economica del paese ma che anzi hanno sofferto, soprattutto i contadini, di una crisi quasi senza precedenti, e dall’altro la necessita’ di non fermare lo sviluppo del paese che, contestualmente all’uscita del mondo dalla crisi economica globale, potrebbe vedere di nuovo l’economia indiana crescere a ritmi dell’8% annuo. Proprio nel solco di questo impegno, il congresso e’ deciso a tenere i quattro piu’ importanti dicasteri: finanze, esteri, interni e difesa, probabilmente affidandoli agli stessi ministri che li hanno gestiti negli ultimi cinque anni. Sonia e i suoi dovranno riuscire li dove non sono riusciti, o almeno non in parte, negli ultimi cinque anni: assicurare almeno 100 giorni di lavoro ai piu’ poveri, garantire le minoranze anche attraverso la riserva di posti (come nel caso delle donne), aumentare la spesa pubblica in termini di sanita’ e aumentare le spese per l’educazione pubblica, magari rendendola obbligatoria, cosi’ come ha piu’ volte chiesto il Nobel per l’economia Amartya Sen. Per i contadini, dovranno essere trovate le risorse per aumentare e prolungare i prestiti, cosi’ da evitare che questi si rivolgano agli strozzini, e in sede di WTO e di Doha, ridurre i dazi in ingresso per molti settori, favorendo aiuti per i prodotti agricoli indiani. Gli attentati di Mumbai non hanno influito sul voto, ma sono un monito al prossimo governo, per affrontare meglio le minacce terroristiche interne ed esterne. Il Congresso si e’ impegnato a fornire la polizia e l’intelligence di maggiori mezzi e strutture. Ma la questione terroristica non puo’ prescindere da una rivisitazione delle relazioni internazionali, soprattutto in chiave Pakistan-Afghanistan. Anche sulla spinta del governo di Obama (con il quale Singh ha stretto un ottimo rapporto nonostante fosse molto piu’ vicino a Bush), il governo sara’ chiamato a rivedere la sua posizione per tenere bassa la tensione nell’area e a contribuire alla pace. Sfide che saranno un duro campo di prova di Sonia e che potranno determinare il futuro politico suo e della sua famiglia.

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Il partito del Congresso vince e stravince

La coalizione di centro-sinistra guidata dal partito del Congresso di Sonia Gandhi ha ottenuto in India una convincente affermazione nelle elezioni legislative con cui è stata rinnovata la Lok Sabha (Camera bassa) per dare avvio alla 15/a legislatura, spianando la strada a un secondo quinquennio del suo premier, Manmohan Singh. Secondo i risultati delle cinque tornate elettorali resi noti oggi, l’Alleanza progressista unita (Upa) ha conquistato nel complesso almeno 255 dei 475 seggi esistenti e si è collocata a un passo dalla barriera della maggioranza assoluta, posta a 272 seggi. Andando oltre i più ottimistici exit poll, il partito del Congresso ha guadagnato decine di seggi rispetto al 2004, conquistando consensi soprattutto a sinistra, dove, negli Stati di Kerala e West Bengal, si è registrato il cedimento del Partito comunista indiano-marxista (Cpi-M). In attesa dell’ufficializzazione dei risultati, gli analisti ritengono che per formare il prossimo governo alla Upa saranno sufficienti i 30 seggi raccolti dal Quarto fronte, formato in fretta e furia da personaggi “pesanti” della politica indiana compatibili con la linea del Congresso. Sonia Gandhi si è già riunita oggi con suo figlio Rahul e con il premier Singh per tracciare una strategia per gli accordi volti ad assicurare la governabilità. E’ stata festa fra migliaia di militanti del Congresso che, agitando grandi bandiere indiane davanti a Janpath 10, la storica residenza della famiglia Gandhi-Nehru, hanno intonato una famosa canzone di Bollywood, Singh Is King (Singh è il re), in allusione al premier, e il refrain Jai Ho della colonna sonora del film The Millionaire, vincitore di otto premi Oscar. Commentando il successo, il portavoce del Congresso, Kapil Sibal ha detto: “E’ stato un voto per Sonia Gandhi e per la leadership del premier Singh. Il messaggio è un voto per la stabilità e per un premier che si preoccupa veramente del Paese”. Facce scure e musi lunghi invece in casa del partito nazionalista indù Barathyia Janata Party (Bjp, centro-destra) che non è riuscito a guidare la coalizione Alleanza nazional democratica (Nda) verso un riscatto della sconfitta subita inaspettatamente nel 2004. Il Bjp ha ammesso quasi subito la sconfitta, e la carriera politica del suo aspirante premier, Lal Krishna Advani, 81 anni, sembra definitivamente conclusa. Il magro bottino di 160 seggi conquistati dal suo raggruppamento è inferiore a quelli raccolti dal solo Congresso. Nel campo degli sconfitti va poi annoverato il Terzo fronte, coalizione nata nel marzo scorso e dominata dal Partito comunista Cpi-M, nato per cercare di spezzare il bipartitismo Congresso-Bjp, ma che ha ottenuto molto meno del centinaio di seggi pronosticato dagli exit poll.

fonte: Ansa

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Risultati parziali delle elezioni a seggi chiusi

Al termine dello spoglio delle schede questa è la situazione, che aspetta ancora di essere confermata dalla Commissione elettorale indiana, il cui sito è andato in tilt.
RISULTATI DI 543 COLLEGI SU 543 (fonte: NDTV)
UPA (United Progressive Alliance): 255
NDA (National Democratic Alliance): 163
Third Front: 81
Fourth Front: 27
Altri: 17

PARTITI
Congress: 197
BJP: 119
Left: 26
BSP: 24
SP:22
JDU: 21
TC: 20
DMK: 18
BJD: 14
SS: 10
IND: 9
NCP: 9

Sonia e Rahul hanno vinto i loro collegi. Tra gli sconfitti eccellenti, il ministro uscente dell’Interno Chidambaram (che dovrebbe riprendere lo stesso incarico nel prossimo governo) e Maneka Gandhi, vedova di Sanjay e cognata di Sonia, sconfitta nel suo collegio in Uttar Pradesh dove correva per il BJP. Suo figlio Varun, è stato invece eletto. Manifestazioni di giubilo dinanzi alla sede del partito del Congresso, a casa di Sonia e dinanzi alla residenza del primo ministro Manmohan SIngh, che dovrebbe riavere l’incarico. Qui la gente sta cantando Singh is King, canzone di un popolare e di successo film di Bollywood.
Tra i partiti, da segnalare oltre all’ascesa del Congresso, la sconfitta dei comunisti in West Bengala (ai danni del Trinamool della Banerjee alleata di Sonia) e in Kerala. Incolore la prova della Mayawati. Il Congresso e il quarto fronte potranno formare il congresso superando di molto il quorum di 272 seggi necessari.

update serotino. Chidambaram è stato dichiarato vincitore del suo collegio.

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La dinasty indiana stravince

E’ Sonia Gandhi la vincitrice assoluta di questa tornata elettorale, portando il partito della sua famiglia adottiva indiana, il Partito del Congresso (Congress Party), a livelli toccati solo decine di anni fa. E al successo ha contribuito non poco il suo primogenito Rahul, l’uomo nuovo della politica indiana, il ragazzo che somiglia molto al padre, all’epoca speranza dei giovani, e considerato oggi il JFK o l’Obama indiano. La ragazza di Orbassano, che a Cambridge si innamoro’, ricambiata, di un pilota dell’Air India discendente della piu’ grande dinastia politica dell’India, destinato, suo malgrado, a diventare primo ministro e a seguire il crudele destino della madre e del fratello, negli ultimi cinque anni ha lavorato dietro le quinte. Decidendo nel 2004 di non diventare primo ministro, rompendo una tradizione, conservando la carica di presidente del partito del Congresso e della United Progressive Alliance, la coalizione che ha guidato l’India, la sessatatreenne figlia di operai nata a Lusiana vicino Vicenza, ha tenuto in mano le redini del governo, facendone il bello e il cattivo tempo. In cinque anni le sue uscite pubbliche, le sue interviste si contano sulle dite di una mano. Si e’ dedicata al partito, a mantenere le fila della coalizione, ha parlato con la gente, ha incontrato primi ministri e capi di stato stranieri. Ha lavorato per togliersi di dosso la sua immagine italiana, riaffermando la sua voglia di appartenenza all’India, non smettendo mai il sari, migliorando la sua hindi. Da molti e’ stata considerata il deus ex machina del governo. I giornali e le riviste indiane molto spesso hanno dipinto lei come una burattinaia e il premier Manmohan Singh come un burattino. Neanche gli attentati di Mumbai, neanche lo scandalo di tangenti legati ad un suo amico italiano, Ottavio Quattrocchi, e a suo marito Rajiv Gandhi, ne hanno offuscato l’astro. L’unico che e’ riuscito a offuscarla, e’ stato suo figlio Rahul, il trentottenne destinato a guidare nel futuro il paese. Il giovane Gandhi, solo nel 2004 e’ entrato in politica, accettando il collegio di Amethi, in Uttar Pradesh, storico della sua famiglia. In questi cinque anni non ha brillato per impegno ed eloquenza, tanto che e’ stato preso di mira da molti osservatori. Ma dopo essere stato nominato da sua madre segretario generale del partito e responsabile della sezione giovanile, Rahul ha avuto come una scossa. Si e’ dato da fare piu’ di tutti nella campagna elettorale appena conclusa, contribuendo non poco a far affermare il Congresso nello stato dell’Uttar Pradesh, il piu’ popoloso dell’India. Ha girato l’india in lungo e largo, tenendo comizi in tutto il paese, incontrando gente, fermandosi a dormire e mangiare anche con gli intoccabili. Una grossa mano gliel’ha data sua sorella Pryanka, non candidata, ma che ha fatto la campagna elettorale per Sonia e Rahul, riscuotendo molto successo. Per molti osservatori, doveva essere lei, cosi’ simile a nonna Indira, a succedere alla madre. Ma la ragazza ha rifiutato. Almeno per ora.

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Domani i risultati delle elezioni indiane

Dopo aver sviscerato gli exit poll proposti da media e istituti specializzati senza avervi trovato suggerimenti univoci sul futuro governo, il mondo politico indiano attende ora con ansia il verdetto legato allo spoglio ufficiale domani di circa 400 milioni di schede elettroniche, frutto di una maratona elettorale durata un mese. Anche se prevale l’incertezza, le inchieste all’uscita dei seggi una mezza verità l’hanno però già detta: il Partito del Congresso di Sonia Gandhi che ha retto l’India fra il 2004 e il 2009, insieme con i partiti minori con i quali forma la coalizione di centro-sinistra Upa, supererà di poco l’alleanza di centro-destra Nda guidata dal partito nazionalista indù Barathyia Janata Party (Bjp). Convinto di questo anche l’ultimo degli exit poll proposto dall’emittente all news Ndtv, secondo cui l’Upa avrà 215 seggi, 40 di più della Nda. In particolare, si sostiene, il Congresso otterrà 160 seggi mentre il Bjp ne avrà 130. Decine di vertici politici fra gli esponenti dei partiti nazionali e regionali svolti sulla base di questi ipotetici risultati hanno consolidato l’impressione che nessuna delle due principali formazioni sarà in grado di formare il governo della 15/ma legislatura, senza il sostegno di altri partiti. Se non vi saranno colpi di scena tali da ribaltare il responso degli exit poll – i “tenori” del Bjp assicurano però che proprio così sarà – la presidente indiana, Pratibha Devisingh Patil, dovrebbe convocare qualche giorno dopo i risultati ufficiali Sonia Gandhi per affidare al partito del Congresso l’incarico di formare il governo. Un impegno non semplice, perché la Gandhi dovrà raccogliere minimo 272 seggi alla Lok Sabha, la camera bassa, per poter convalidare una formula capace di governare in un’epoca resa difficile dalla grave crisi economica internazionale. E in questo ambito l’interlocutore naturale del Congresso è il Terzo fronte, un raggruppamento nato in marzo e dominato da partiti di sinistra. Secondo la Ndtv esso supererà i 100 seggi diventando quindi determinante per una alleanza di governo. E a complicare il rompicapo politico esiste anche un Quarto fronte, meno forte, ma di cui fa parte un partito strategico come il Samajwadi Party di Mulayam Singh Yadav che, in determinate circostanze, potrebbe essere determinante. Per Kuldip Nayar, eminente giornalista e politologo, “la situazione si presenta molto fluida, ma temo che se i numeri sono quelli conosciuti, qualunque governo di coalizione emergerà avrà lo spettro di probabili elezioni anticipate”. Più serena dopo il timore di una possibile maggiore peso delle sinistre nella messa a punto di una formula di governo, la Borsa di Mumbai ha recuperato tutto il terreno perso nelle precedenti 48 ore, chiudendo con un incremento del 2,5% del suo principale indice (Sensex). Le autorità indiane e la Commissione elettorale (Ec) che gestirà lo scrutinio sono orgogliosi della performance finora ottenuta con l’utilizzazione del voto elettronico per quello che é stato definito “l’esercizio democratico più grande del mondo” che ha coinvolto oltre 700 milioni di persone. Per il conteggio delle schede elettroniche relative a una affluenza di oltre il 50% degli aventi diritto, che comincerà domani alle 8 (le 4,30 italiane), sono stati approntati 1.080 centri in tutto il Paese in cui opereranno almeno 60.000 scrutatori e tecnici informatici. La Ec ha assicurato che dopo alcune ore sarà possibile conoscere il risultato ufficiale o almeno una tendenza significativa, mentre in serata i dati dovrebbero essere completi e disponibili per i media.

fonte: Ansa

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Chi potrà giocare un ruolo nel governo futuro?

Due donne, oltre a Sonia Gandhi, potrebbero decidere le sorti del prossimo governo indiano. Oltre alla vedova di Rajiv Gandhi, Kumari Mayawati, la ”regina dei dalit” e Jayalalitha, la tamil ex primo ministro del Tamil Nadu e a capo dell’All India Anna Dravida Munnetra Kazhagam (AIADMK). Ad entrambe guardano sia il BJP che il Congresso per alleanze. La prima puo’ aspirare ad essere primo ministro (anche se la cosa sembra difficile) nel caso di vittoria del BJP, ma l’ipotesi e’ piu’ improbabile in caso di vittoria del Congresso, vista la rivalita’ con Sonia. La seconda, invece, potrebbe sicuramente aspirare a cariche di governo, dal momento che ha perso le elezioni per la carica di primo ministro dello stato meridionale indiano. Se il Congresso dovesse formare il governo, un ruolo importante potrebbe assumerlo Shashi Taroor, volto nuovo della politica indiana. Taroor e’ stato vicesegretario generale delle Nazioni Unite e il suo nome era circolato come possibile nuovo segretario generale del palazzo di vetro, incarico poi affidato a Ban Ki-moon. Sul versante BJP, Narendra Modi potrebbe avere un incarico di governo importante, anche se l’attuale governatore dello stato del Gujarat, molto amato dalla classe industriale e imprenditoriale del paese, difficilmente lascera’ il suo stato dove e’ padre-padrone per un posto governativo. Modi aspira ad essere il nuovo leader del BJP e spera di diventare primo ministro dell’India. Dalla sua Modi ha, oltre all’appoggio dei grandi gruppi industriali, anche l’enorme sviluppo del suo stato e la sua eta’, 59 anni, una eccezione nella gerontocrazia indiana. L’eta’ potrebbe essere anche un fattore determinate per un posto nel governo anche per Rahul Gandhi, il figlio di Sonia, segretario generale del partito del Congresso. Il giovane rampollo della dinastia Gandhi-Nehru, che molti vorrebbero alla guida del paese, sta studiando da leader istruito da sua madre. Un ruolo nel governo potrebbe per lui significare il lancio definitivo nella politica indiana. Tra gli uscenti, una riconferma, se il Congresso vincera’ di nuovo, la dovrebbe ottenere Palanippam Chidambaran, ex ministro delle finanze per quasi tutta la legislatura e poi ministro dell’interno dopo gli attentati di Mumbai. Chidambaram e’ apprezzato per la sua preparzione e professionalita’ oltre che per il suo carattere pacato. Tra gli ex ministri cerca gloria anche Lalu Prasad Yadav, ex padre-padrone del Bihar. Il Congresso pare abbia stretto un accordo con il suo rivale di sempre, Nitish Kumar, lasciandolo alla porta. Ma lui, l’unico ministro delle ferrovie che e’ riuscito, pur migliorando il servizio della piu’ grossa impresa statale del mondo, a evitare perdite e a presentare utili, e’ alla finestra e spera, battagliero, in un riavvicinamento.

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Finite le elezioni, sabato i risultati. Dopo, le alleanze

Con le due principali formazioni in lizza (il Partito del Congresso e il Bjp) che assicurano di avere vinto, si è conclusa oggi in India la maratona elettorale in cinque tappe che, cominciata il 16 aprile, terminerà sabato con lo spoglio ufficiale dei voti. Alla chiusura dei seggi i media hanno proposto exit poll di partiti o di istituti che hanno confermato l’incertezza vista alla vigilia sulla difficoltà per le due coalizioni – l’Upa di centro-sinistra guidata dal Congresso e la Nda di centro-destra coordinata dal partito induista Barathyia Janata Party -di formare un governo. Secondo l’exit poll proposto da India Tv, l’Upa sarà la coalizione più ampia con 195-201 seggi, davanti alla Nda che dovrebbe ricevere fra 189 e 195 seggi, ed al neo-nato Terzo Fronte che si vede assegnare fra 113 e 121 seggi, diventando così evidentemente l’ago della bilancia della prossima formazione del governo. L’area di consenso dell’Upa, coalizione che è orchestrata dalla presidente del partito del Congresso sarebbe anche maggiore (fino a 227-237 seggi) se le venissero attribuiti i voti di alcuni partiti (Rjd, Ljp e Samajwadi Party) che di recente si sono distanziati. Anche gli exit poll paralleli offerti da Star News-Nielsen e Headlines Today hanno proposto uno scenario simile con una leggera prevalenza del Congresso sul Bjp ed un clima di massima incertezza. Il Terzo Fronte, formato da partiti ufficialmente anti-Congresso e anti-Bjp, si riunirà lunedì per studiare la formula per proporre un proprio governo appoggiato dall’esterno da una delle due coalizioni. Secondo alcuni analisti l’ipotesi potrebbe non dispiacere alla presidente italiana del Congresso, Sonia Gandhi. Un governo di questo genere dipenderebbe dalla volontà del suo partito che potrebbe farlo cadere a piacimento. In quello che è stato definito a giusto titolo “il più grande esercizio democratico del mondo” oltre 700 milioni di persone erano chiamate a scegliere 543 membri (altri due sono di nomina presidenziale) della Lok Sabha, o Camera bassa. Dati preliminari indicano che l’affluenza alle urne è stata su base nazionale un po’ meno del 60% ossia, sottolineano i media a New Delhi, una quantità equivalente alla popolazione di Russia e Usa. Il governo uscente, formato nel 2004, è stato guidato dall’Upa e dal Congresso, inizialmente alleato con il Partito comunista dell’India marxista (Cpi-M) che però ha abbandonato la coalizione in dissenso per l’accordo nucleare firmato dal premier Manmohan Singh con gli Stati Uniti della gestione di George W.Bush. In generale nel mese di votazioni vi sono stati solo pochi episodi di violenza, anche se in alcune realtà, come lo Stato di Chhattisgarh, le forze di sicurezza non sono riuscite a tenere testa ai gruppi naxaliti (filo-maoisti) che hanno perfino sequestrato un treno il 22 aprile scorso nello Jharkhand.

fonte: Ansa

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Domani quinta ed ultima fase delle elezioni indiane

Si svolgera’ domani la quinta ed ultima fase delle elezioni indiane, il cui risultato sara’ reso noto il 16 maggio. Oltre 19 milioni di elettori saranno chiamati ad eleggere gli ultimi 86 parlamentari dei 543 eletti (due vengono scelti dal presidente) che faranno parte della Lokh Saba, la camera bassa del parlamento indiano. Si votera’ in 9 tra stati e territori dell’unione: Jammu e Kashmir, Himachal Pradesh, Punjab, Uttarakhand, Puducherry, Chandigarh e soprattutto in West Bengala, Tamil Nadu e Uttar Pradesh, il cui risultato sara’ determinante per definire le alleanze per il nuovo governo indiano. Questi ultimi tre stati, infatti, potrebbero decidere le sorti delle elezioni e consegnare il paese o al partito del Congresso di Sonia Gandhi o al Bharatiya Janata Party, il partito nazionalista hindu che ha gia’ governato il paese prima dell’attuale governo. Tra gli scommettitori, il partito della Gandhi e’ dato per favorito, anche se il BJP e’ in rimonta rispetto alle fasi precedenti. Secondo gli analisti, nessuno dei grandi partiti riuscira’ ad ottenere i 272 seggi necessari per governare autonomamente, dovendo cosi’ fare ricorso alle alleanze. Alcune sono gia’ scritte, su altre si sta lavorando. E proprio i risultati di domani potrebbero dare qualche sorpresa. In Tamil Nadu, ad esempio, sara’ determinante la rivalita’ fra l’ex primo ministro Jayalalitha, capo dell’All India Anna Dravida Munnetra Kazhagam (AIADMK), e l’attuale primo ministro Karunanidhi a capo del Dravida Munnettra Kazhagam (DMK). La prima era alleata con Sonia, con la quale ha avuto dissidi che hanno portato alla rottura dell’alleanza a favore di quella con il DMK. Il BJP, a questo punto si e’ rivolto all’AIADMK per tentare un’alleanza. Situazione incerta anche in West Bengala, dove il risultato dei comunisti potrebbe far recedere il Congresso dal proposito di non allearsi con loro, dopo che in questa legislatura i comunisti hanno abbandonato l’appoggio esterno al governo del Congresso a seguito della firma dell’accordo nucleare con gli USA. E domani si votera’ anche nello stato piu’ popoloso dell’India, l’Uttar Pradesh, nel quale 10 dei 14 collegi in cui si andra’ alle urne, sono a maggioranza musulmana. E il voto di questi potrebbe essere importante, perche’ il BJP ha spesso fatto una campagna anti musulmana. Tra i candidati importanti che cercheranno gloria domani, l’attuale ministro dell’interno ed ex ministro delle finanze Palanippam Chidambaran, considerato uno dei piu’ importanti esponenti del Congresso; Varun Gandhi e sua madre Maneka, figlio e vedova di Sanjay Gandhi, secondogenito di Indira, entrambi candidati per il BJP contro i loro parenti Sonia e Rahul. E per spingere la gente al voto, i negozianti offrono sconti. A Khan Market, uno dei piu’ importanti mercati di Delhi, i negozianti offrono il 10% di sconto a coloro che mostrano sul dito indice il segno con inchiostro indelebile che attesta il voto.

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