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Trovato l’avvocato per il terrorista di Mumbai

Sarà una donna avvocato a difendere Mohammed Ajmal Amir Kasab, l’unico terrorista sopravvissuto del gruppo di fuoco che assaltò a novembre Mumbai, nel processo a suo carico che comincerà il 6 aprile. Lo ha deciso la corte speciale della capitale economica indiana, dinanzi alla quale si svolgerà il processo. Con la decisione di oggi, il tribunale speciale è riuscito a superare lo stallo nel quale si trovava il procedimento, anche a causa del fatto che non si trovavano avvocati disposti a difendere Kasab. Il tribunale ha informato Kasab, collegato in videoconferenza, della data di inizio del processo e del suo nuovo avvocato d’ufficio, che a giorni sarà affiancato da un assistente. Il terrorista non ha fatto obiezioni e ha chiesto ed ottenuto di vedere il legale prima del processo.

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Una Barbie a forma di Aishwarya Rai

La Mattel sta per produrre una Barbie con le fattezze di Aishwarya Rai, l’ex miss mondo, la piu’ famosa attrice di Bollywood, conosciuta anche a livello internazionale. Lo scrivono la stampa indiana e i blog di informazione su Bollywood, riprendendo fonti giornalistiche da Londra. Secondo le informazioni, alcuni rappresentanti della Rai hanno incontrato ieri i vertici della Mattel per decidere la realizzazione della bambola e il suo design. La Barbie-Aishwarya dovrebbe avere gli occhi verdi come l’attrice ed essere vestita con abiti indiani disegnati dai piu’ importanti stilisti del subcontinente. La Barbie classica, anche nella sua versione indiana con il sari, viene gia’ venduta in India. Aishwarya Rai non e’ la prima donna ad avere una propria Barbie: in passato anche Diana Ross, Cher, Beyonce, Elisabeth Taylor ed altre sono state prese a modello per la bambola piu’ famosa al mondo. La Rai, trentaseienne ex miss mondo nel 1994, dopo decine di film di Bollywood acclamati come successi in patria, e’ divenuta famosa a livello internazionale con il film Matrimoni e Pregiudizi (Bride and Pregiudice) del 2004. Ha inoltre partecipato al film di Hollywood L’Ultima Legione del 2007 e quest’anno a La Pantera Rosa 2. Dal 2005 e’ testimonial de L’Oreal. Nel 2007 ha sposato l’attore indiano Abishek Bachchan, figlio di Amitabh, considerata la ‘leggenda vivente’ di Bollywood.

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Aishwarya Rai

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Sul mio silenzio (parte seconda e ultima)

Una cosa volevo farvi notare. A parte la spettacolarizzazione, l’attentato i Mumbai non rappresenta nulla di nuovo nel panorama indiano. Sempre l’ex Bombay è stata oggetto di attentati anche più gravi. Ricordo che due anni fa diverse bombe esplosero nella “metropolitana” della città facendo 200 morti. Ma erano tutti indiani, per cui, dopo neanche un paio di giorni, se ne dimenticarono tutti. Come questo altri. In meno di sei mesi, gli ultimi, in India ci sono state, accantonando i fatti di Mumbai, almeno 64 bombe che hanno ucciso quasi 300 persone ferendone 900. Quante di queste notizie ricordate? Invece di Mumbai ce ne ricordiamo, per la spettacoliazzazione dell’evento e perchè ci sono andati di mezzo anche gli stranieri. Non c’è che dire. Come sempre i morti indiani valgono di meno, come nel caso delle inondazioni, dei terremoti, dello tsunami. Si è fatto un casino in Italia per la questione dei cristiani in Orissa dopo l’attacco ad una chiesa e l’uccisione di alcune persone (sempre deprecabile, per carità). Ma cala il silenzio sulle centinaia di morti quotidiane anche in Orissa a causa delle guerre tribali, di indiani missionari di tutte le religioni, di povera gente, di morti di fame, di gente che muore nell’attesa della “speranza indiana”. Non c’è che dire, faccio davvero un bel mestiere. Mi sento un po’ Cassandra, rileggendo e pensando che scrivevo o dicevo che eravamo in pericolo, che non potevamo uscire di casa, da più parti mi prendevano n giro, dicevano che ero esagerato. Ecco. Mi dispiace aver ragione così. Sempre sul fatto di aver ragione (non che la cosa mi fa piacere), ma il 13 settembre scorso ho scritto un post (e un lancio Ansa) nel quale riportavo che i terroristi avevano annunciato hce il prossimo attentato rispetto a quello di Delhi di settembre, sarebbe avvenuto a Mumbai. Porto sfiga?

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Il (mio) silenzio sull’attentato di Mumbai

Molti di voi, e vi ringrazio, mi hanno lasciato messaggi tra il blog e facebook, oltre a telefonate ed email, preoccupati per i fatti di Mumbai. Qualcuno si è anche chiesto sul blog perchè non ho riportato notizie sugli avvenimenti, lasciando invece la pubblicazione di notizie “frivole”. I motivi sono due: il primo è che ero in vacanza e il secondo è che sono stanco di scrivere di morti. Per il primo motivo, vi rimando ad un post che scriverò nei prossimi giorni. Sono appena tornato da una settimana di vacanza da un posto meraviglioso, un paradiso terrestre. Vi racconterò poi. Il secondo motivo è meno frivolo. Sono stanco di parlare di morti. Sono stanco di scrivere e cercare di far capire che questo paese non è quella democrazia più grande del mondo che si vuol disegnare, che è quel bengodi degli investimenti stranieri, che è il paese dove si campa divinamente. Basta digitare “bombe” nel motore di ricerca interno del blog per trovare diversi articoli a riguardo. Chi mi segue da tempo sa che ho sempre cercato di raccontare un’India diversa dall’iconosgorafia e dalle immagini oleografiche solite, diversa dalle “speranze indiane”. Ma la mia è un’azione donchisciottesca. Resteranno sempre le “speranze indiane”. Non per questo mi arrendo, ma non voglio dare pubblicità ai terroristi, non più di quanto non abbiano già avuto sui media di tutto il mondo. Io cerco di raccontare l’India come la vedo, com’è, le grandi notizie le leggete dovunque (molto spesso sono mie…). Sulla faccenda di Mumbai, bhè, posso dirvi che due settimane fa ero al Taj Mahal Palace con moglie e figlia. Hanno perquisito anche la mia bambina di nemmeno due anni prima di farla entrare. Ma sui controlli indiani ho già scritto nel blog. Quando consiglio ai turisti di fare attenzione, di evitare luoghi affollati come mercati o altro perchè pericoloso, vengo tacciato di voler spaventare la gente. Ecco, li voglio spaventare. Si è visto. Per me e per molti amici che vivono qui, la “speranza indiana” è quella di riportare salva la pellaccia a casa. Cosa che, di questi tempi in India (ma anche da un po’ di tempo) non è poi così sicura. Facciamo vita da reclusi, non possiamo andare nei centri commerciali, nei ristoranti degli alberghi (che sono i migliori), nei mercati. Già un paio di bombe a Delhi sono esplose non lontane da me. A Pushkar la fiera è stata sottotono anche per le bombe. Ma si può campare così? No. La cosa che mi fa più paura è che gli indiani hanno l’atomica. Ma come la proteggono? come hanno fatto con le città? Poveri noi.

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Ancora bombe in India, 64 in meno di sei mesi

E’ di 61 morti e 470 feriti il bilancio delle 13 esplosioni che nel giro di 10 minuti hanno scosso quattro distretti dello stato nord orientale indiano dell’Assam. Erano le 11.25 quando la prima esplosione e’ stata avvertita nella citta’ principale dello stato, Guwahati, sotto la sopraelevata di Ganeshguri, vicinissima al tribunale distrettuale e nei pressi della zona del parlamento locale, ad appena cento metri dalla residenza del primo ministro. Da un cortile del tribunale si e’ alzato del fumo nero che ha invaso anche l’ufficio del vice procuratore, e la polizia crede che la bomba sia stata piazzata su un motorino. Pochi minuti dopo, altre esplosioni sono avvenute nei mercati affollati Pan Bazar e Fancy Bazar, per poi terminare alle 11.35 con l’ultima esplosione nei pressi del policlinico Dyspur. Quasi simultaneamente, altre bombe sono esplose nel mercato del pesce, in uno di verdure e nei pressi della stazione di Kokrajhar, citta’ dell’ovest dello stato. Sempre negli stessi minuti altre bombe sono esplose nelle citta’ di Barpeta e di Bogaingaon. 31, secondo il bilancio ufficiale annunciato dal primo ministro dello stato Tarun Gogoi, le vittime a Guwahati, dove una folla inferocita con la polizia, per la mancanza di sicurezza, ha attaccato gli agenti che, per difendersi, hanno fatto fuoco in aria. Per questo e’ stato imposto il coprifuoco in citta’, poi tolto dopo diverse ore, mentre lo stato di allerta e’ stato aumentato in tutto il paese. Al momento, non e’ stata fatta nessuna rivendicazione ufficiale. Nell’immediatezza delle bombe, la polizia e i politici hanno puntato il dito contro l’ULFA (United Liberation Front of Assam, Fronte di Unito di Liberazione dell’Assam), che dal 1979 combatte per affermare l’indipendenza dell’Assam da New Delhi, attraverso attentati anche al di fuori dello stato. Aanjan Borthakur, uno dei membri pubblici dell’ULFA, in una mail inviata ad alcuni giornali ha negato il coinvolgimento del suo gruppo negli attentati, condannandoli. Il governo assamese pero’ non crede a questa presa di distanza ed e’ convinto, da fonti di intelligence, che altri gruppi abbiano aiutato i separatisti. In particolare, gli agenti indiani sono convinti che anche l’HUJI, (Harkat-ul-Jihad-al Islami, il Movimento della Guerra Santa Islamica) una formazione terrorista legata ad Al Qaeda, nata in Pakistan con ramificazioni in India e in Bangladesh. Proprio il gruppo di questo stato, confinante con l’Assam avrebbe piazzato la prima bomba di Guwahati di concerto con quelli dell’Ulfa. Su una cosa gli inquirenti sono d’accordo: e’ stato usato in diversi attentati l’esplosivo RDX, gia’ usato dall’ULFA e, soprattutto, si e’ trattato di una serie di potenti attentati ben congegnati, che nel giro di 10 minuti hanno gettato nel terrore 4 distretti dell’Assam. L’India e’ sotto shock. Il ministro degli interni indiano Shivraj Patil, nel condannare le bombe, ha invitato tutti alla calma. In meno di sei mesi, l’India ha registrato 64 bombe in sei stati, che hanno provocato la morte di 220 persone e il ferimento di 900.

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SMS dal ministero contro la violenza, nel segno di Gandhi

Il ministero dell’Information e Broadcasting indiano, che gestisce le reti di telefonia mobile, ha inviato oggi a tutti i possessori di cellulari indiani, un messaggio di pace in occasione della giornata della non violenza, che coincide con l’anniversario della nascita di Gandhi. ”Seguiamo il cammino di pace e non violenza indicato dal Mahatma Gandhi”, e’ scritto nell’Sms. E’ la prima volta che sui cellulari indiani arriva un messaggio del genere. La scelta del ministero nasce dal fatto che dal mese di maggio e, soprattutto nelle ultime settimane, l’India e’ stata colpita da una serie di attentati che hanno molto scosso l’opinione pubblica, tanto da portare gli indiani a confessare di non sentirsi sicuri neanche nelle loro case.

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Una giornata cominciata all’insegna dei morti

Bella giornata, non c’è che dire. Sono le 11 del mattino e ho già totalizzato (nel senso che ho scritto di) 154 morti così divisi:

– 103 morti per la calca in un tempio a Jodhpur;

– 40 morti per lo scontro tra un autobus e un’autocisterna in Pakistan;

– 8 morti per due bombe in India;

– 3 morti negli scontri tra cristiani e induisti in Orissa.

Non c’è che dire, davvero una bella giornata.

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Il paese delle vacche sacre? no, delle bombe

Sabato sera, ancora una bomba. Due settimane dopo la serie di attentati a Delhi che hanno fatto 20 morti, ancora un attentato, in un altro mecato. Due su una moto hanno lanciato una bomba in un pacchetto. Un bambino l’ha preso ed è esplosa. Testimoni hanno detto che l’esplosione ha fatto schizzare la testa del bambino, 11 anni, lontano. Ancora di sabato, ancora bombe, ancora mercati. Che vogliono, che restiamo chiusi in casa? Ho già scritto del concetto di sicurezza per gli indiani. E’ incredibile quello che sta succedendo, e non c’è possibilità di fermarli. Viviamo nella paura, anche perchè queste cose non sono lontane da noi, ma le fanno esplodere anche nei posti che frequentiamo. La guerra è fra di loro, noi non c’entriamo nulla. Eppure questo è il terzo week end che ci chiedono di restare a casa e di evitare luoghi affollati. Sarà così fino a Diwali, il capodanno indiano. Ma si può campare così? Sono davvero stanco. Il prossimo che viene dall’Italia con il sorrisetto del cazzo dicendo che quetso è il paese della spiritualità, che gli indiani sono gentili e buoni, lo tengo segregato per un mese a Delhi, E vediamo se non cambia idea. L’India non è più la stessa, è cambiata, è peggiorata. Dall’inquinamento alla sicurezza, non è quel paese di prima, sta perdendo il suo fascino. Sta avvicinandosi a modelli che non le appartengono, per assomigliare e avvicinarsi all’occidente sta prendendo il peggio. Speriamo che questo processo si fermi. E’ uno degli aspetti negativi della globalizzazione. Non ci resta che sperare. Lunedì devo partecipare in teleconferenza ad un convegno della Confindustria Salerno sulle possibilità di investimento in India. Mi hanno chiesto di trovare un imprenditore italiano che racocnti la sua esperienza, invitando i colleghi a venire in India. Non ne ho trovato neanche uno che vuole parlare bene di questo paese. Sarà un caso?

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Attentato in Pakistan: si guarda alle zone tribali

Portano diritte ai taleban e alle zone tribali nella parte occidentale del paese, le indagini della polizia pachistana sulle mani che ieri hanno fatto esplodere un camion bomba dinanzi all’Hotel Marriott di Islamabad provocando almeno 60 vittime, tra cui l’ambasciatore della Repubblica Ceca e due militari dell’ambasciata Usa. Anche se nessuna rivendicazione e’ stata fatta, gli investigatori pachistani, che hanno ricevuto informazioni dai servizi di sicurezza, propendono per un attacco voluto da Al Qaida e dai suoi gruppi di appoggio in Pakistan che, nella zona frontaliera con l’Afghanistan, hanno trovato i loro ‘santuari’. La convinzione emerge dalle parole del ministro dell’Interno pachistano, Rehman Malik, che in una conferenza stampa ha detto oggi, riferendosi alla responsabilita’ dell’attentato, che ”tutte le strade portano al Fata”, che e’ l’acronimo che viene usato per indicare le regioni tribali dell’ovest e nord ovest del paese. Secondo alcuni esponenti delle forze di sicurezza pachistane, trattandosi di un attentato ben organizzato, studiato nei minimi dettagli per fare i maggiori danni e considerando anche la quantita’ e la qualita’ dell’esplosivo, pare certa la firma di Al Qaida e dei suoi alleati taleban dell’occidente pachistano. Secondo Malik, il camion bomba era preparato con 600 chilogrammi di esplosivo a alto potenziale Rdx e Tnt, unito a polvere di alluminio per aumentarne gli effetti incendiari. Indiziato numero uno e’ di nuovo quel Baiatullah Mehsud, leader del gruppo Terikh-e-taleban, che e’ ritenuto essere dietro anche all’omicidio di Benazir Bhutto lo scorso 27 dicembre. C’e’ un altro particolare che spinge gli investigatori a propendere per un ruolo determinante di Al Qaida: il camion bomba e’ esploso ad un anno esatto del messaggio di Osama Bin Laden con il quale il leader di Al Qaida chiamava alla jihad, la guerra santa, i musulmani pachistani contro il governo alleato degli americani dell’aborrito presidente Pervez Musharraf. Nel messaggio audio diffuso il 20 settembre dell’anno scorso su internet e intercettato dai servizi americani, la voce attribuita a Bin Laden definisce ”un obbligo” per i pachistani ribellarsi a Musharraf, ”un traditore dell’Islam e dei musulmani”. Oggi non c’e’ piu’ Musharraf ma, nonostante i problemi legati alle incursioni in Pakistan delle forze americane di stanza in Afghanistan, il Pakistan e’ ancora un forte alleato americano nella ”lotta al terrorismo”. Malik ha anche aggiornato il numero delle vittime. Secondo il ministro dell’Interno, i corpi fino ad ora recuperati sarebbero 53, altri sette sono stati individuati e mancano all’appello ancora diverse persone, tra le quali un diplomatico danese, che potrebbero ancora essere intrappolati sotto le macerie della struttura in parte crollata. Tra le vittime, ci sono quattro occidentali accertati: l’ambasciatore della Repubblica Ceca Ivo Zdarek, una donna vietnamita, due militari americani addetti all’ambasciata Usa. Tra i 286 feriti sono 21 gli stranieri, tra i quali inglesi, americani, tedeschi e di paesi del Medio oriente. Ma il bilancio delle vittime potrebbe aumentare perche’ alcuni dei feriti versano in gravi condizioni. Il primo ministro Yusuf Raza Gilani ha denunciato la volonta’ dei terroristi di ”destabilizzare il paese e la democrazia” e di ”distruggerne l’economia”. Parlando ai giornalisti a Lahore (est), ha detto poi che l’intelligence pachistana sapeva da due giorni dell’attacco, anche se l’obiettivo previsto era la sua stessa residenza o il parlamento. Per Gilani e’ essenziale aiutare le aree tribali dell’ovest, per evitare che si crei una frattura incolmabile di odio con il resto del paese. Il presidente Asif Ali Zardari, che e’ in viaggio verso New York per partecipare all’assemblea generale dell’ONU, ha detto in un messaggio alla nazione che ”il terrorismo sara’ estirpato con ogni mezzo dal paese”. Ma da quando il vedovo di Benazir Bhutto ha soppiantato Musharraf, c’e’ stata una recrudescenza di attacchi terroristici nel paese.

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Update sulle bombe. Morto ambasciatore Repubblica Ceca

C’e’ anche l’ambasciatore ceco in Pakistan tra gli oltre 60 morti nel pauroso attentato di ieri sera all’hotel Marriott di Islamabad. Parlando ai giornalisti, il premier pachistano Yousuf Raza Gilani ha confermato che il corpo di Ivo Zdarek, ambasciatore della Repubblica Ceca in Pakistan e’ tra i 53 gia’ recuperati tra le macerie dell’ex albergo a cinque stelle, fino a ieri punto di riferimento della comunita’ internazionale in Pakistan. La polizia e le forze di sicurezza stanno aconra lavorando per tentare di recuperare altri corpi. Tra le vittime ci son oaltri occidentali. Fino ad ora e’ stato riconosciuto il ccadavere di un americano e si cercano alcuni sauditi. Mancano all’appello ancora una ventina di persone che sono intrappolate nella struttura, mentre oltre venti tra i 230 feriti, versano in ospedale in gravi condizioni, per cui si teme che il bilancio delle vittime possa aumentare. L’albergo, di proprieta’ di una famiglia pachistana ma affiliato ad una catena americana, nella notte, dopo diverse ore nelle quali era stato avviluppato dalle fiamme, e’ crollato in parte, rendendo ancora piu’ difficile il lavoro dei soccorritori. Il ministro degli interni pachistano Rehmin Malik, ha detto che l’attentato di ieri e’ l’undici settembre pachistano e ha confidato che l’intelligence di Islamabad da due giorni aveva informazioni circa un attentato pianificato nel parlamento della capitale pachistana, in occasione del discorso che Zardari ha tenuto ieri. La polizia ha cosi’ concentrato l’attenzione intorno al parlamento, che non dista molto dall’hotel Marriot. Ancora non c’e’ nessuna rivendicazione ma sia i politici che gli investigatori pachistani puntano il dito contro Al Qaeda e i suoiu affiliati. In un messaggio video la scorsa settimana, Al Zawahiri, numero due del gruppo terrorista che fa capo ad Osama Bin Laden, oltre a minacciare l’occidentge e gli Stati Uniti, si era scagliato anche contro i paesi alleati degli USA come il Pakistan. Secondo alcune fonti di stampa pachistana, che riprende informazioni dei servizi di sicurezza, gli investigatori sono sicuri che dietro l’0attentato di ieri sera ci sia il gruppo Therik-e-Taliban, guidato da Baiatullah Mehsud, che ha la sua base nella zona di nord ovest ai confini con l’Afghanistan, dove c’e’ una nutrita presenza di Taliban. Mehssud, a cui era stata offerta una tregua a febbraio e poi rotta ad aprile, e’ ritenuto essere anche il responsabile dell’omicidio di Benazir Bhutto lo scorso 27 dicembre. Zardari ha parlato nella notte alla televisione assicurando che il terrorismo sara’ estirpato con ogni mezzo dal paese. Anche l’India si e’ unita al coro delle condanne all’attentato arrivato da tutto il mondo, parlando di minaccia al processo democratico dell’area.

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