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Testate dall’esercito bombe a mano al peperoncino

Da ingrediente immancabile della cucina indiana, il peperoncino potrebbe diventare ora anche una potente arma contro sospetti terroristi e rivoltosi, e magari contro irriducibili nemici militari. Secondo quanto ha riferito l’agenzia di stampa Ians, gli esperti della difesa indiana hanno concluso gli esperimenti su un tipo di bomba a mano che contiene i semi di una varieta’ di peperoncino rosso noto per essere il piu’ piccante al mondo. Nella lingua hindi si chiama ”bhut jolokia” (letteralmente il peperoncino fantasma) ed e’ coltivato nello stato nord orientale dell’Assam. Tre anni fa era stato inserito nel libro dei Guinness dopo aver battuto per grado di piccantezza una specie messicana considerata fino allora la piu’ ”hot”. Gli scienziati del DRDO (Defence Research and Development Organization), l’ente di ricerca della Difesa indiano, avevano annunciato lo scorso anno l’avvio di test applicativi ed i risultati, si e’ appreso ora, sono stati soddisfacenti. ”Quando l’abbiamo usato nell’ambito di una simulazione di un’operazione di antiterrorismo, il gas che si e’ sprigionato ha prodotto una forte intossicazione immobilizzando i nemici senza ucciderli”, ha detto al riguardo il responsabile degli studi, R.B.Srivastava. Il peperoncino rosso e’ gia’ usato negli spray anti aggressione per l’autodifesa delle donne, ma e’ la prima volta che riscuote l’interesse delle forze armate che pensano anche di utilizzarlo nelle operazioni anti sommossa al posto dei gas lacrimogeni e dei cannoni ad acqua. Altri usi del ”peperoncino fantasma” sono possibili grazie alle sue proprieta’ di potente disinfettante e anche di repellente per gli animali. ”Se spruzziamo la polvere di peperoncino sui muri esterni delle caserme – ha continuato Srivastava – il suo odore puo’ tenere alla larga anche gli elefanti allo stato brado in diverse parti dell’Assam e del nord est”.

fonte: ANSA

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Comincia il ritorno a casa dei profughi pachistani

Il primo gruppo di sfollati dalle regioni pachistane nelle quali infuria la guerra dell’esercito contro i talebani, i cosiddetti IDPs (Internally Displaced Persons), hanno fatto oggi ritorno alle loro abitazioni. Un totale di 600 famiglie ha potuto fare ritorno a casa, lasciando i campi di Charsadda e Naushehra, a bordo di convogli composti da autobus e camion, sotto la stretta vigilanza della polizia e con un elevato spiegamento di forze di sicurezza. Ad ogni famiglia sono anche date state provviste alimentari per un mese e una somma di 25.000 rupie pachistane (poco più di 200 euro). Il processo di ritorno a casa dei quasi due milioni di sfollati, secondo il programma annunciato da fonti governative alla stampa pachistana, dovrebbe completarsi nei prossimi 14 giorni. La priorita’ verra’ data a coloro che si trovano nelle tende dei campi di accoglienza, seguiranno coloro che sono stati alloggiati in scuole, ospedali e altre strutture pubbliche, e per ultimi coloro che, durante il periodo della guerra, sono stati ospitati in altre zone del Paese da amici o parenti. Agli sfollati e’ stato anche consentito di portare con se’ le tende nelle quali hanno vissuto per circa due mesi in modo da poterle riutilizzare nelle loro aree di origine qualora, all’arrivo, dovessero trovare le loro case distrutte dalla guerra. Gli scontri tra esercito pachistano e talebani ebbero inizio lo scorso 26 aprile, dopo che i talebani violarono un controverso accordo di pace con il governo della NWFP (North West Frontier Province) e occuparono il Buner, a soli 100 chilometri dalla capitale del Paese, Islamabad. Le operazioni iniziarono nel distretto del Lower Dir per poi in seguito estendersi anche al Buner, allo Swat e al Sud Waziristan, dove ha sede il quartier generale di Baitullah Mehsud, leader del TTP (Tehrik-e-Taliban Pakistan), l’organizzazione che riunisce vari gruppi talebani nel paese. Il 24 giugno scorso, dopo quasi due mesi di aspri combattimenti che hanno portato alla morte di almeno 1700 estremisti (secondo dati forniti da fonti dell’esercito), il governo pachistano ha annunciato che tutti i talebani erano stati cacciati dalla valle dello Swat e dal Makaland e che presto la vita in queste aree del Paese sarebbe tornata alla normalita’. Ma non tutti sembrano convinti che il problema talebani possa ritenersi archiviato. In particolare la circostanza che nessuno dei leader talebani (Baitullah Mehsud in testa) sia stato ucciso o quantomeno catturato, desta preoccupazione in molta parte della popolazione delle zone interessate dal conflitto, che temono che prima o poi le forze talebane, sotto la guida dei loro leaders, possano prima o poi tornare ad organizzarsi e a farsi nuovamente vive. Che si tratti, insomma, solo di una tregua momentanea. Intanto anche le Nazioni Unite esprimono preoccupazione per il ritorno a casa delle popolazioni pachistane. Felipe Camargo, dell’Alto Commissariato per i Rifugiati dell’ONU, ha dichiarato che effettivamente alcune aree sono da considerarsi ”al sicuro e libere” ma ha poi aggiunto che e’ vitale che la popolazione sia correttamente informata delle condizioni che potrebbe trovare al rientro. Nelle zone interessate dal conflitto, infatti, l’elettricità e l’acqua sono state interrotte e la ricostruzione potrebbe richiedere anche alcuni mesi.

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Il peperoncino nuova arma dell’esercito indiano

Il ”Bhut Jolokia”, una delle qualita’ di peperoncino piu’ piccante al mondo, potrebbe diventare la nuova arma usata dall’esercito indiano, in molteplici modi.
L’Organizzazione per lo Sviluppo e la Ricerca nella Difesa (Defence Research & Development Organisation (DRDO), secondo quanto scrive il quotidiano di Calcutta The Telegraph, sta lavorando su possibili nuovi utilizzi del peperoncino, tra i quali vi potrebbe essere quello di inserirlo nelle granate da lanciare a mano (che rappresenterebbero, secondo il DRDO, una valida alternativa ai gas lacrimogeni) oppure per cacciare via gli elefanti. Usato poi come supplemento alimentare, il peperoncino potrebbe aiutare i soldati quando si trovano ad elevate altitudini.
”Stiamo anche lavorando – ha dichiarato R.B. Srivastava, direttore del DRDO a Delhi – su un progetto che riguarda l’utilizzo del peperoncino per cacciare gli elefanti. Questi ultimi infatti stanno diventando sempre di piu’ una minaccia per le basi militari che sono posizionate vicino a foreste o a riserve naturali. Poiche’ l’odore del peperoncino li tiene lontani, questo puo’ davvero rappresentare una soluzione al problema”.
Srivastava ha spiegato che l’idea di utilizzare questo particolare tipo di peperoncino nel campo della difesa e’ venuta al DRDO nel 2007, dopoche’ il Guinness World Record ha dichiarato il ”Bhut Jolokia” come il peperoncino piu’ forte al mondo.
Il governo dell’Assam sta anche cercando di brevettare il Bhut Jolokia che cresce non solo in Assam e in Nagaland ma anche nella maggior parte degli stati del nord est dell’India.

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Per l’India, la Cina è più pericolosa del Pakistan

La Cina rappresenta per l’India un pericolo maggiore del Pakistan: lo ha assicurato il capo dell’aviazione di New Delhi al quotidiano Hindustan Times. Fali Homi Major, capo di Stato Maggiore dell’aeronautica indiana, ha spiegato che la Cina si sta militarmente espandendo in maniera incredibile, e Delhi sta rapidamente potenziando le sue basi aeree nella parte nord orientale del Paese ai confini con la Cina, per creare una sorta di deterrente. ”La Cina rappresenta un gioco diverso paragonato al Pakistan – ha detto Major – noi conosciamo poco l’attuale capacita’ militare della Cina, il loro potenziale di combattimento, quanto sia professionale il loro esercito. Loro rappresentano certamente una grande minaccia”. I commenti di Major spingono ora il nuovo governo a decidere una agenda con la Cina per capirne le qualita’ militari. I cinesi, secondo Major, stanno migliorando e rinnovando il loro parco aerei da guerra, acquistando sul mercato gli ultimi modelli disponibili. E proprio la velocita’ con la quale Pechino sta aggiornando e migliorando i suoi armamenti, spaventa le forze armate indiane.

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Il Nepal caccia soldati colpevoli di abusi

L’esercito del Nepal ha interdetto 175 militari dalla partecipazione a missioni di pace per conto delle Nazioni unite, a causa degli abusi da essi commessi durante la guerra civile che per dieci anni ha insanguinato il paese asiatico. A renderlo noto, mercoledì, è stato un generale dell’esercito nepalese. Alcune associazioni a tutela dei diritti umani hanno accusato le truppe governative di violenze come: omicidio, sequestro di persona, rapimento e stupro, durante il conflitto nel quale, secondo le stime, sono state uccise 13 mila persone. Le Nazioni unite hanno esortato il Nepal a non mandare soldati colpevoli di questo tipo di abusi a partecipare ad operazioni di pace. “Sono inadatti per missioni Onu” ha precisato il portavoce dell’esercito generale di brigata Ramindra Chhetri. Il Nepal negli ultimi 50 anni ha contribuito con 60 mila soldati a 40 missioni delle Nazioni unite nel mondo, incluse Haiti, Congo e Burundi. Anche i ribelli maoisti che combattevano contro l’esercito regolare durante la guerra civile, che si concluse nel 2006 con un accordo pace, sono accusati degli stessi abusi.

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Paramilitari indiani addestrati con lo yoga

Il personale delle forze paramilitari indiane sarà addestrato utilizzando le tecniche dello yoga sotto la guida di Baba Ramdev, uno dei guru più celebri in India. Il tutto per cercare di diminuire lo stress e migliorare il rendimento, secondo quanto scrive oggi il quotidiano Indian express. “Abbiamo pianificato di iniziare ad addestrare 800 persone con lo yoga – ha dichiarato un ufficiale del CRPF (Central Reserve Police Force) – e in seguito estenderemo il programma a tutti gli altri”. La decisione di ricorrere allo yoga è derivata da un elevatissimo livello di stress tra i componenti delle forze paramilitari che ha causato, negli ultimi anni, un aumento dei casi di omicidio. Nel 2007 sono stati 10 i casi accertati, mentre nel 2008 il battaglione 201 ha già registrato 4 casi. “Questi uomini vivono una vita difficile, ha spiegato l’ufficiale del CRPF, sopportano livelli di stress notevolissimi, anche perché nella maggior parte dei casi operano in zone di combattimento”. Secondo fonti governative le forze paramilitari indiane hanno 72 dei propri battaglioni impegnati in operazioni nella zona del Kashmir mentre sono circa 44.000 gli uomini che operano negli stati del nord est dove si occupano di contenere le insurrezioni dei gruppi di ribelli di estrema sinistra. Ben 35.000 lavorano per il controllo dei naxaliti. “In base a quello che è il nostro schema organizzativo – spiega il direttore generale dell’CRPF, VK Joshy, la possibilità per i miei uomini di lavorare in una zona dove regna la pace si ha soltanto per un periodo non superiore ad un quinto della loro carriera”. Joshy ha poi detto che le date e le modalità di svolgimento dei corsi di yoga con Baba Ramdev saranno presto stabilite.

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Anche le donne a guardia delle frontiere indiane

L’India per la prima volta arruola donne nelle forze armate in ruoli di combattimento, superando una radicata convinzione nei vertici della sicurezza, che le donne non siano adatte a difendere le frontiere o a combattere guerre. L’esercito indiano, forte di un milione e 300 mila elementi, ha meno di mille donne nei suoi ranghi, tutte in incarichi non di combattimento, come il genio e la sanità. La Forza di Sicurezza di Frontiera (BSF) ha intenzione però di reclutare 750 donne per le perquisizioni e la lotta al traffico di clandestini e di droga. Una volta addestrate, saranno schierate lungo i confini nazionali con il Pakistan e il Bangladesh, che secondo Nuova Delhi sono le porte di ingresso più comuni per terroristi che progettano attacchi contro il paese. Le guardie di frontiera donne avranno gli stessi compiti degli uomini e porteranno le stesse armi. Il direttore generale della BSF, Ashish Kumar Mitra, ha spiegato che il corpo si è rivolto alle donne dopo aver rilevato che le guardie di sesso maschile non erano in grado di perquisire le contrabbandiere di droga. L’anno scorso le guardie di frontiera hanno arrestato 700 persone di sesso femminile per traffico di stupefacenti ed esseri umani ai confini con Pakistan e Bangladesh. Centinaia di donne però sono sfuggite, perché i frontalieri uomini non potevano perquisirle.

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