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Avvocato costretta a lasciare difesa terrorista di Mumbai

La democrazia indiana non si smentisce e il diritto alla difesa, come tanti diritti, viene calpestato. Capisco implicazioni sentimentali, capisco tutto, ma i diritti sono inalienabili. Anche io, quando a volte mi viene da pensare a quelli che stuprano o violentano bambini, mi chiedo perchè questi debbano avere un difensore. Ma la democrazia è per tutti, anche per i più “cattivi”. Anjali Waghmare, la donna avvocato che solo ieri aveva accettato di difendere d’ufficio Muhammed Ajmal Amir Kasab, l’unico terrorista rimasto in vita tra quelli che hanno attaccato Mumbai lo scorso novembre, ha dovuto rinunciare all’incarico. Poche ore dopo la pubblicazione della notizia dell’accettazione della sua difesa e dell’inizio del processo il 6 aprile prossimo, un centinaio di manifestanti dello Shiv Sena, un movimento induista fondamentalista, ieri sera tardi hanno protestato dinanzi la sua casa di Mumbai, lanciando pietre e urlandole contro slogan. La donna, che e’ anche moglie di un poliziotto, temendo per la sua vita, ha annunciato di rinunciare alla difesa di Kasab, ”per non urtare i sentimenti della gente”. I manifestanti, dispersi dalla polizia, sono stati a protestare fino all’alba dinanzi alla stazione di polizia di Worli, il quartiere dove vive l’avvocato, ma nessuno e’ riuscito a raggiungere l’abitazione della donna e non ci sono stati feriti. Gia’ lo scorso dicembre un altro avvocato, Dinesh Mota, scelto per difendere Kasab, ha rifiutato dopo aver accettato adducendo motivi etici e dichiarandosi disponibile anche a consegnare la sua licenza di avvocato. La corte da allora ha avuto difficolta’ a trovare un difensore per il terrorista, fino a ieri. Ma da oggi bisognera’ cominciare tutto da capo per permettere l’inizio del processo come previsto.

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Fondamentalisti indù attaccano orfanotrofio cattolico, bruciata viva missionaria laica

Una missionaria laica è morta nell’incendio appiccato da estremisti indù a un orfanotrofio in un villaggio nel distretto di Bargarh, nello stato dell’Orissa, nell’India orientale. Ecco la ricostruzione di monsignor Joseph Babu, portavoce della Conferenza episcopale indiana. “Quando sono state appiccate le fiamme i bambini non si trovavano nell’edificio. Solo la donna si trovava in una delle due camere incendiate ed è rimasta ustionata nel tentativo di scappare” ha detto monsignor Babu, confermando che da sabato sera si sono susseguiti nella zona numerose aggressioni contro istituzioni religiose e caritatevoli cristiane (come oratori e centri pastorali), ma anche case di singoli fedeli. Disordini che hanno provocato il ferimento anche di altri due sacerdoti e di una suora; “La suora era in un centro pastorale nel distretto di Kandhamal quando è stata aggredita e picchiata” ha aggiunto il portavoce dei vescovi indiani riferendosi alla religiosa che secondo alcune fonti sarebbe stata violentata dai suoi aggressori. Gli scontri sono seguiti all’uccisione di un leader religioso induista sabato sera, del cui omicidio è stato accusata la comunità cristiana.

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