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Parto raro, ma se ci fosse stata l’ecografia…

I medici di un ospedale di Chennai nel sud dell’India hanno portato alla luce un bambino che aveva trascorso il periodo gestazionale non nell’utero della madre ma nel colon sigmoide, alla fine dell’intestino crasso, vicino all’utero. I medici dell’ospedale statale Kasturba Gandhi della capitale dello stato del Tamil Nadu, non si erano mai accorti che Meena, una donna di 30 anni, aveva sviluppato il feto non nell’utero. E così, l’operazione di 15 minuti di taglio cesareo è invece diventata più complessa e ha richiesto ai sanitari oltre tre ore per permettere la nascita di un maschietto di 2.25 chilogrammi. È il secondo caso in India di gravidanza addominale secondaria e, secondo i medici indiani, se ne registra solo un caso ogni 10000 nel mondo e, secondo le ricerche effettuate dai medici, è un caso che il bambino ha vissuto oltre le dodici settimane, di solito il feto muore e la madre abortisce. Nel mondo sarebbero 109 i casi accertati. La donna non aveva mai patito nulla di strano. Aveva già dato alla luce una bambina 15 anni fa ed era alla 37ma settimana di gravidanza. I medici assicurano che lei aveva eseguito tutti gli accertamenti, avrebbero anche verificato la salute del sacco amniotico, ma non citano l’ecografia, che, mi spiegano, avrebbe potuto svelare la circostanza. In India è vietato diffondere il sesso del nascituro per via ecografica, per evitare il ricorso all’aborto selettivo, e molte donne non fanno le ecografie. Inoltre, in stato di gravidanza avanzata, sono pochissimi i ginecologi (che nel paese sono principalmente donne) che visitano le pazienti in maniera tradizionale, limitandosi a sentire il battito del bambino. Mi ricordo che quando Marianna era incinta, un mese prima di partorire, dovendo prendere il volo per tornare in Italia, andammo dalla ginecologa di un famoso ospedale privato. Questa non fece spogliare Marianna: la moglie di Superman, infatti, la fece stendere e sentì solo il battito del bamkbino, probabilmente utilizzando i suoi superpoteri, gli occhi a raggi x, per visitarla.

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Ancora troppe le donne che muioino per aborto in India

Sono circa 80 mila le donne che muoiono ogni anno in India durante gli aborti. Sono 11 milioni gli aborti nel paese e molti di questi vengono operati da mani non esperte che portano alla morte le gestanti.

L’allarme e’ stato lanciato da Hema Divakar, presidente della federazione degli ostetrici e ginecologi indiani. Per Divakar questa e’ una vera e propria emergenza silenziosa per la quale il governo si dovrebbe adoperare di piu’ anche nel promuovere maggiormente metodi contraccettivi anche di emergenza.

Secondo ricerche della federazione, il 78%delle gravidanze in India sono non pianificate e il 25% di queste non sono neanche volute, che contribuiscono ad incrementare il numero degli 11 milioni di aborti. Secondo Divakar, solo una donna su cento sa dell’utilizzo di contraccettivi di emergenza, tipo la ”pillola del giorno dopo”.

La federazione degli ostetrici sta cercando di diffondere la mentalita’ dei contraccettivi di emergenza che, secondo i loro studi, puo’ prevenire una gravidanza nell’80% dei casi se la medicina viene assunta entro 72 ore dal rapporto. Ma, ci tengonoa precisare i medici, queste medicine devono essere prese solo in reali casi di emergenza e non usati come normale forma di contraccezione.

All’aborto ricorrono soprattutto le donne vittime di stupri, molto frequenti in India. Una donna, soprattutto nell’India rurale, che pur non essendo sposata mette al mondo un figlio, viene messa al bando dalla societa’ e non ha nessuna possibilita’ di ricever aiuti da nessuno. Per questo, spesso ricorrono ad aborti operati anche da medici improvvisati o senza nessuno strumento medico.

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