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Il governo nepalese rimuove capo dell’esercito, è un anti maoista

Il governo nepalese ha deciso di rimuovere il capo dell’esercito di Kathmandu., Lo riferisce la stampa nepalese. In disaccordo con il governo maoista e accusato di aver fatto scelte in troppa autonomia, il generale Rukmangud Katawal, che non e’ mai stato vicino alle posizioni degli ex ribelli ora al potere, e’ stato rimosso questa mattina durante un consiglio dei ministri che ha visto gli alleati del partito di governo abbandonare la riunione per disaccordo con il primo ministro Prachanda, facendo presagire una crisi. Al posto del generale rimosso e’ stato nominato l’attuale numero due, Kul Bahadur Khadka. Sia la rimozione che la nuova nomina devono ora essere approvate dal presidente del Nepal Ram Baran Yadav, al quale si sono appellati sia i partiti dell’opposizione, con il partito del Congresso in testa, sia gli alleati di governo dei maoisti di Prachanda, affinche’ non ratifichi gli atti. Katwal ha nominato, senza il consenso del governo, alcuni generali ed ha provveduto al reclutamento di quasi 3000 soldati, senza pero’ provvedere ad inserire gli ex combattenti maoisti nelle fila dell’esercito. Quest’ultimo e’ sempre stato un punto fisso dell’accordo di pace che ha portato il Nepal alla fine della guerra e verso la repubblica. I maoisti di Prachanda, dopo oltre dieci anni di guerra civile, hanno accettato di deporre le armi e hanno vinto le elezioni, anche con la promessa che i militanti che avevano combattuto dalle campagne alle citta’ contro il governo provocando migliaia di morti, sarebbero poi entrati nelle fila dell’esercito. Cosa che, invece, non e’ mai stata accettata dai vertici militari.

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Proteste in Nepal per sostituzione bramini

Ancora scontri e proteste in Nepal dopo la decisione del governo di cambiare i vertici del piu’ importante tempio induista. Alla fine dello scorso dicembre, il governo maoista ha deciso di sostituire i due bramini indiani a capo del tempio di Pashupatinath a Kathmandu, il piu’ sacro del Nepal, con due bramini nepalesi, rompendo la tradizione. Ne sono scaturite proteste e accese manifestazioni che sono sfociate in scontri con la polizia e nell’ordine della giustizia nepalese di annullare l’ordinanza. Il governo maoista ha giustificato la nomina con un normale avvicendamento, ma i bramini protestano perche’ accusano il governo di aver messo due ”fantocci” che possono essere controllati dall’esecutivo. Il tempio e’ costruito sulle rive del fiume Bagamati, poco fuori Kathmandu nei pressi dell’aeroporto, ed e’ il luogo dove avvengono le cremazioni. L’accesso al tempio e’ consentito ai soli induisti e tutt’intorno risiedono decine di sadhu, i santoni vestiti di solito d’arancione, coperti di sabbia e con i capelli stopposi. Le proteste per la nomina sono arrivate anche dall’India dove gruppi religiosi e partiti induisti, come il Bjp che ha guidato fino a cinque anni fa il Paese, hanno protestato con i diplomatici nepalesi in India e direttamente con il governo di Kathmandu. Il tribunale della capitale del Nepal ha vietato le manifestazioni intorno al sacro tempio, anche se fedeli e bramini lo hanno occupato.

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Il Nepal senz’acqua ed elettricità

Si fa sempre più difficile la situazione energetica in Nepal, in particolare per la capitale Kathmandu. La Nepal Elettricity Authority (NEA) ha annunciato che a partire da oggi taglierà per dieci ore l’energia nella capitale e nel resto del paese himalayano, portando il taglio energetico settimanale da 45 a 63 ore. La scelta di tagliare l’energia, spiegano alla NEA, è derivata da una anomala stagione secca, che ha ridotto il livello dei fiumi, impedendo il normale funzionamento dei generatori. Il paese ha una capacità di produzione elettrica pari a 619 megawatt, ma in inverno se ne possono produrre solo 400, mentre la domanda è di 750 megawatt. A causa della difficile situazione energetica, il governo nepalese ha deciso di dichiarare l’energia una emergenza nazionale e ha dato incarico ad una commissione di esplorare nuove possibilità.

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Il Nepal al re: o paghi le tasse o resti al buio

Il deposto re del Nepal e la sua famiglia devono pagare una cospicua bolletta elettrica entro 15 giorni, oppure alle loro case verranno tagliate le forniture. Lo ha reso noto oggi il dipartimento per l’energia dello stato himalayano. L’Autorità per l’energia elettrica del Nepal (Nea) ha comunicato che le bollette non pagate per la corrente fornita a 22 palazzi e villini appartenuti in passato a re Gyanendra e ai suoi familiari ammonterebbero a un totale di 1,14 milioni di dollari, fino all’anno 2006 quando le proteste costrinsero la monarchia ad abbandonare un periodo di governo assolutistico del paese. Una assemblea parlamentare straordinaria in cui aveva la maggioranza il partito degli ex ribelli maoisti, nel maggio scorso ha decretato la fine della monarchia e la trasformazione del paese in una repubblica.

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Il primo ministro Koirala si dimette, via libera in Nepal al governo dei maoisti

Il primo ministro nepalese Girija Prasad Koirala si e’ dimesso dalla carica annunciando anche il suo ritiro dalla scena politica. L’ottantatreenne capo del Partito del Congresso nepalese ha fatto il suo annuncio durante la riunione dei parlamentari eletti nell’assemblea costituente, che sta disegnando il nuovo Nepal repubblicano. Koirala, che e’ stato in passato diverse volte primo ministro, era stato rinominato alla carica lo scorso 24 aprile 2006, dopo le manifestazioni di piazza che portarono l’ex re Gyanendra a lasciare il potere. Il ritiro di Koirala, che apre le porte del nuovo governo all’ex primula rossa dei maoisti, Prachanda, e’ arrivato al termine di settimane di polemiche proprio con la formazione degli ex ribelli che considerano Koirala incapace di governare. L’ottuagenario politico era stato designato alla carica di presidente, primo nella storia del nuovo Nepal repubblicano, ma ha avuto la ferma opposizione dei maoisti. Questi, usciti vincitori dalle elezioni dell’assemblea costituente dello scorso aprile, conquistando 220 dei 601 seggi, mirano ad occupare entrambi i ruoli. Mentre pare definito quello di primo ministro affidato a Prachanda, resta il dubbio sulla presidenza che potrebbe essere concessa agli alleati del partito comunista marxista leninista. Alle scorse elezioni di aprile, il partito di Koirala si piazzo’ alle spalle dei maoisti e davanti ai marxisti leninisti.

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L’ex re e suo figlio devono restituire automobili e computer

Il Governo del Nepal ha chiesto all’ex re Gyanendra e a suo figlio Paras di restituire otto automobili che usavano al tempo del loro regno. Al giovane Paras inoltre e’ stato chiesto di riportare indietro anche alcuni computer che quest’ultimo avrebbe indebitamente portato via. Secondo il quotidiano nepalese Kantipur, Gyanendra e suo figlio non avrebbero ancora in nessun modo risposto alle richieste del Governo, che aveva nei giorni scorsi acconsentito a lasciare a Gyanendra solo due autovetture, un’automobile e una jeep. Paras invece, avrebbe portato via diversi computers dalla ‘Nepal Trust for Nature Conservation’ una ONG di cui, prima dell’inizio della ribellione del 2006, lui stesso era a capo. Nel frattempo Gyanendra ha detto alla commissione governativa che sta procedendo all’inventario del palazzo reale, che lui non e’ in possesso di nessun particolare documento storico. La Commissione la scorsa settimana aveva infatti chiesto formalmente all’ex sovrano se egli possedesse importanti documenti relativi alla monarchia da dover consegnare. La Commissione ha anche invitato il Governo a prendere provvedimenti per lo spostamento, presso il Ministero dell’Agricoltura, di 61 mucche che vivono tuttora all’interno di Narayanhiti Palace, considerate sacre dalle quali il re riceveva il latte fresco ogni giorno.

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Nepal: ex re Gyanendra lascia per sempre palazzo reale

L’ex re del Nepal, Gyanendra, ha lasciato stasera per l’ultima volta, alle 20.30 ora locale, il palazzo reale di Narayanhiti per trasferirsi nella sua nuova residenza poco fuori Kathmandu, il palazzo di Nagarjuna.
Gyanendra e’ uscito accompagnato da sua moglie, l’ex regina Komal e dagli uomini della scorta. Centinaia di persone si sono radunate all’esterno del palazzo per assistere alla partenza di Gyanendra; al suo passaggio, a bordo di una mercedes nera,alcuni hanno issato manifesti contro la monarchia e hanno cantato slogan anti monarchici. Da stasera dunque Gyanendra vivra’ come un privato cittadino. Il governo nepalese ha acconsentito a fornirgli un contingente di 75 persone per la sua difesa, rigettando pero’ la sua richiesta
di poter contare su 400 persone. Trasferendosi a Nagarjuna, inoltre, Gyanendra e sua moglie hanno dovuto rinunciare a tutto il personale di servizio del palazzo, 600 persone tra segretari, camerieri, giardinieri, autisti, cuochi etc. Il figlio di Gyanendra e Komal, noto soprattutto per il suo stile di vita libertino, vivra’ invece da solo in una residenza privata a Kathmandu. ”Non ho intenzione di lasciare il mio paese – ha detto Gyanendra in una conferenza stampa tenutasi a palazzo reale poche ore fa – la mia vita e’ qui. Voglio restare e contribuire allo sviluppo del Nepal”.
”E’ ora responsabilita’ del governo repubblicano prendersi cura del Nepal”, ha detto ancora Gyanendra, affermando di accettare e rispettare la volonta’ del popolo e la trasformazione del suo paese in repubblica.
L’ex sovrano viveva nel palazzo di Narayanhiti dal 2001, dopo il massacro della famiglia reale, ad opera del principe Dipendra, nel quale morirono l’allora re Birendra (fratello di Gyanendra) e altri otto membri della famiglia reale. Morto Birendra Gyanendra sali’ al trono. Sebbene non sia stato mai provato il suo coinvolgimento, nel Paese si diffuse l’idea che dietro il massacro ci fosse la mano proprio di Gyanendra.
”Voglio chiarire che non c’entro nulla con la morte di mio fratello Birendra – ha detto oggi l’ex re come per chiudere quel capitolo -la mia famiglia e’ stata ingiustamente infamata per quel fatto”. La monarchia in Nepal e’ stata definitivamente abolita lo scorso 28 maggio quando l’Assemblea Costituente ha deciso la
trasformazione del Paese in repubblica. L’ex sovrano continuera’ a svolgere attivita’ imprenditoriali.
Gia’ prima di diventare re era noto per i suoi interessi nel campo del turismo, del tea e del tabacco.
L’enorme e lussuoso palazzo di Narayanhiti diventera’ presto un museo.

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Via il re, ma chi si occupa ora della Kumari?

Chi dovrà ora consacrare la nuova Kumari? In Nepal è caos perché nessuno sa come comportarsi per la consacrazione della dea bambina. Prima, infatti, la consacrazione era gestita dal primo sacerdote del re. Ma da quando il Nepal è diventato una repubblica e si è messo fino ai 240 anni di monarchia, ci si pone ora il problema della dea bambina. Un mio caro amico, al quale ho chiesto sul destino della kumari, mi ha detto che è una tradizione che ora andrà a finire.

Intanto a Bhaktapur, una delle città della valle di Kathamandu, si è tenuto un incontro per eleggere la nuova kumari della città. L’incontro è stato deciso dopo che il GSCO (il Guthi Sansthan Central Office, un organismo governativo deputato a queste decisioni) ha proposto, come nuova kumari di Bhaktapur, Shreeya Bajracharya, una bambina di sei anni.

Nella piccola città della valle, infatti, il “posto” di kumari è ormai vacante sin dallo scorso 19 gennaio, quando la kumari precedente, Sajani Shakya, si e’ ritirata.

Fino ad ora era il sacerdote del re ad avere l’autorità di decidere e dire l’ultima parola sull’approvazione delle kumari. Ora, con l’abolizione della monarchia, le cose sono cambiate e, per decidere sulla faccenda, sono stati consultati numerosi esperti ed è anche stato informato il Ministero delle riforme.

Narendra Prasad Joshi, capo del tempio di Taleju a Bhaktapur, insieme al suo aiutante, Nhuchhe Ratna Shakya, ha scelto la piccolo Shreeya fra molte altre ragazzine tra i due anni e mezzo e i sette anni. La scelta della bambina destinata a rivestire il ruolo di Kumari avviene seguendo un ben preciso rituale religioso.

Finora inoltre, i sacerdoti dovevano verificare che l’oroscopo dell’aspirante dea fosse compatibile con quello del re. In base alla tradizione, l’aspirante kumari deve possedere 32 qualità. La piccola Shreeya, hanno detto i responsabili del Guthi Sansthan, ha espresso una forte volontà di essere la nuova kumari di Bhaktapur e anche i suoi genitori ne sarebbero molto felici, aggiungendo che la bambina possiede molte delle qualità richieste tra cui la pelle chiara, i capelli e gli occhi neri e una voce cristallina.

La Kumari di Bhaktapur percepisce, come stipendio, 1700 rupie nepalesi mensili (circa 17 euro) da parte del Ministero delle Finanze e 450 rupie nepalesi mensili (circa 4 euro) dal Guthi Sansthan Central Office. A differenza della kumari di Kathmandu, che vive in un palazzo lontana dalla sua famiglia di origine, a Bhaktapur la kumari rimane con i suoi genitori.

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Ammainata bandiera reale, a Kathmandu sventola quella repubblicana

Dopo la proclamazione della trasformazione del Nepal in repubblica avvenuta ieri sera, stamattina è stata rimossa la bandiera con il simbolo del re dall’ex palazzo reale del Paese. In giornata verrà issata la nuova bandiera nazionale. Moltissime persone si sono riunite davanti all’ingresso principale del palazzo (che re Gyanendra dovrà lasciare entro 15 giorni) per assistere alla cerimonia.  Intanto scontri tra dimostranti antimonarchici e polizia hanno segnato il primo giorno del Nepal repubblicano. Le forze dell’ordine hanno dovuto fare uso di sfollagente e gas lacrimogeni per disperdere un centinaio di dimostranti che volevano fare irruzione nella residenza reale al Grido di “Gyanendra, ladro, lascia il palazzo”. Negli scontri sono rimaste ferite una ventina di persone. Il governo nepalese invierà domattina una lettera all’ex re chiedendo ufficialmente di lasciare il palazzo entro i prossimi 15 giorni, in base a quanto ha deciso un comitato formato da esponenti dei partiti nepalesi e riunitosi a casa del primo ministro Gyria Prasad Koirala. Il comitato ha deciso di formare una commissione che dovrà valutare tutte le proprietà reali e assicurare la sicurezza di tutti i membri della famiglia. Il palazzo, nelle intenzioni del governo e della nuova assemblea costituente, dovrà diventare un museo, mentre per il re si prospetta un futuro da semplice nepalese, se non dovesse decidere per l’esilio in un altro paese, come l’India.

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Il Nepal da oggi è una repubblica

Da oggi il Nepal e’ ufficialmente una repubblica. Ponendo fine a 240 anni di monarchia, l’assemblea costituente del Nepal ha dichiarato la fine della monarchia e l’inizio di una nuova era per l’ex regno induista hymalaiano. Con oltre otto ore di ritardo e al termine di una lunga giornata si sono riuniti i 601 membri dell’assise che dovranno poi disegnare la nuova costituzione repubblicana, che trasformera’ il paese in una repubblica federale. Il ritardo dell’inizio dei lavori, previsti per stamattina, e’ stato dovuto a difficolta’ da parte dei partiti a raggiungere un accordo, sottoscritto solo in tarda serata, sulle funzioni del presidente e sui nomi dei 26 membri dell’assemblea non eletti ma nominati dall’esecutivo. I tre principali partiti del Paese sono stati d’accordo nel votare la trasformazione in repubblica, con la presenza di un presidente dotato per lo piu’ di poteri formali, mentre la maggior parte dei poteri decisionali saranno accentrati nella figura del Primo Ministro. Ma la decisione finale, giunta con diverse ore di ritardo ma attesa ormai da giorni, appariva scontata tanto che gia’ dalle prime ore di stamattina migliaia di persone sono scese in piazza cominciando i festeggiamenti di quella che sara’ ricordata come la giornata della svolta nella storia del Paese. Moltissime persone hanno affollato sin dalle prime ore dell’alba le strade della capitale, Kathmandu, cantando slogan contro il re, relegato gia’ da mesi ad un ruolo puramente formale. Arroccato nel suo palazzo, Gyanendra non ha ancora commentato il suo futuro. ”Va via, lascia il paese” gli hanno urlato ripetutamente durante la giornata migliaia di nepalesi. Il governo del Nepal aveva intimato gia’ prima della proclamazione della repubblica a Gyanendra di lasciare il palazzo diventando cosi’ un comune cittadino, avvisandolo che se si opporra’ verra cacciato con la forza. Il palazzo reale, nelle intenzioni del governo, diventera’ presto un museo. Ora non e’ chiaro il suo futuro. secondo alcune fonti del Partito del Congresso nepalese, il monarca avra’ a disposizione 15 giorni da oggi per lasciare il paese. Secondo fonti maoiste, invece, il re dovra’ lasciare immediatamente il palazzo. Intanto stasera, mentre si attendeva l’annuncio ufficiale della trasformazione del paese in repubblica, due bombe sono state fatte esplodere a Kathmandu dinanzi al luogo dove si stava svolgendo la prima riunione dell’assemblea costituente. Le due esplosioni, avvenute tra le 20 e le 20.15 ora locale, non hanno causato vittime. Anche ieri una bomba e il giorno precedente erano esplose delle bombe a Kathamdnu anche dinanzi al luogo di riunione dell’assemblea costituente. Il processo di trasformazione del Nepal ha avuto inizio nel 2006 quando re Gyanendra, fino ad allora monarca assoluto, fu costretto da una sommossa popolare a cedere gran parte dei suoi poteri e a consentire il ripristino della vecchia costituzione. Da allora il suo ruolo ando’ progressivamente sbiadendo tanto da costringerlo a pagare le tasse, cedere il controllo dell’esercito e persino rimuovere la sua immagine dalle monete del Nepal, rimpiazzandola con quella, quantomeno piu’ neutrale e meno politicamente connotata, del Monte Everest.  La sommossa dell’aprile 2006 rappresento’ la punta di diamante del movimento maoista che in oltre dieci anni di lotte e al prezzo di migliaia di morti riusci’ nel suo intento di innescare il movimento che avrebbe portato, in due anni, alla destituzione di Gyanendra. Del resto la potenza maoista e’ andata progressivamente crescendo tanto che nelle elezioni dello scorso aprile gli ex ribelli hanno conquistato ben 220 seggi in parlamento.

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