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Hacker cinesi attaccano sistemi sicurezza indiani

Hacker cinesi hanno provato a penetrare nei computer del consulente indiano alla Sicurezza Nazionale, M K Narayanan. Lo ha rivelato lo stesso responsabile della sicurezza indiana a Londra, dove è in visita. L’attacco sarebbe stato portato il 15 dicembre scorso, nello stesso giorno nel quale furono presi di miria il ministero americano per la difesa, enti e sistituzioni finanziare di tutto il mondo, società tecnologiche come Google. La Cina ha ovviamente smentito di avere un ruolo nella cosa. Come già in passato, gli hacker hanno inviato email con allegati virus. Gli indiani sono sicuri che gli attacchi sono partiti dalla Cina, ma Pechino smentisce “è una cosa illegale in Cina”, ha detto il portavoce del ministro degli esteri cinese. Ma Narayan teme che attacchi possano arrivare anche dal Pakistan, dal momento che, secondo lui, il governo pachistano non ha fatto nulla per smantellare le “strutture del terrore”. La cosa comica è che, soprattutto grazie a persone tipo Hopeman, l’India è conosciuta anche per ospitare i più bravi ingegneri informatici del mondo. Sarà. Tuttoqua e Bixx non la pensano così.

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La torcia passa indenne per Islamabad, attesa da manifestazioni a Delhi

Tra centinaia di bandiere rosse cinesi e altrettanti cinesi, la fiamma di Olimpia e’ arrivata oggi nello Sports Complex di Islamabad accolta tra ingenti misure di sicurezza. Nessun problema per l’organizzazione ne’ dai manifestanti pro Tibet, ne dai temuti attacchi terroristici. D’altronde il Pakistan aveva poco da temere dalle manifestazioni anti Cina. Pechino e’ il partner commerciale piu’ importante per Islamabad, dal quale il Pakistan acquista la maggior parte dei suoi armamenti. In un’area deserta guardata da 3000 agenti, piena solo di cinesi e di pochi autorizzati, il fuoco olimpico e’ arrivato a bordo di un calesse per essere poi trasferito alla torcia olimpica posta in primo luogo nelle mani, congiunte, del primo ministro Syed Yousuf Raza Gilani e il quelle del suo nemico, il presidente Pervez Musharraf, il quale era appena tornato da Pechino. Solo 8000 persone ammesse a seguire la cerimonia che si e’ svolta prima sulle strade del complesso, poi la fiaccola e’ stata accesa all’esterno dello stadio Jinnah nel quale i 70 tedofori hanno, percorrendo pochi metri a testa, fatto il giro del campo, per poi finire allo stadio della ginnastica dove si e’ svolto lo spettacolo chiuso dai fuochi d’artificio. Al termine della cerimonia, il fuoco di Olimpia e’ stato portato all’aeroporto della base dell’aeronautica di Rawalpindi, da dove in tarda serata l’aereo con la fiamma dipinta sulla carlinga, e’ partito per Delhi dove arrivera’ in nottata. E l’attenzione si sposta ora in India, dove si attendono forti manifestazioni di protesta, dal momento che il paese di Gandi ospita non solo il Dalai Lama e il governo tibetano in esilio, ma anche oltre 100 mila tibetani della diaspora. Nella capitale indiana sono state approntate misure di sicurezza simili a quelle utilizzate per la parata militare. Dopotutto il percorso e’ lo stesso: la fiaccola partira’ intorno alle 15 ora locale dal Rashtrapati Bhavan, l’ex residenza del vicere’ britannico ora residenza del presidente della repubblica indiana, e lungo la diritta Raj Path raggiungera’ il Gate of India, il monumento ai caduti. 70 tedofori, tra i quali non ci sara’ il campione di cricket Sachin Tendulkar, tra sportivi e vip, si alterneranno per 3 chilometri nel percorso ridotto dai 9 iniziali, per esigenze di sicurezza. A sorvegliare la fiaccola oltre 15000 agenti ai quali si aggiungono reparti speciali della polizia cinese. Per l’occasione, il monumento ai caduti e’ stato gia’ chiuso oggi al pubblico con barriere e filo spinato. Lo stesso accadra’ a tutta l’area da domani all’una. Non solo: tutti i ministeri indiani che affacciano sulla strada, quasi tutti quelli dell’amministrazione centrale indiana, dovranno essere svuotati entro le 13 di domani. Porte e finestre dovranno essere sbarrate e a nessuno sara’ permesso di circolare. Tiratori scelti saranno dispiegati sui tetti. E domattina alle 10 ci sara’ invece l’assemblea dei manifestanti pro Tibet al Raj Gaht, dove Gandhi fu cremato. Da qui, partira’ una controstaffetta fino al Jantar Mandir, il luogo dove il governo indiano da oltre un mese ha permesso ai tibetani di manifestare. Sono attesi oltre 3000 manifestanti.

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Anche campione di cricket indiano rinuncia a portare la fiaccola

Anche la leggenda del cricket indiano, Sachin Tendulkar, non correra’ domani con la fiaccola olimpica. E’ stato lo stesso giocatore indiano, idolo della nazionale, che ha annunciato alla stampa la notizia, adducendo problemi all’inguine. Ma, secondo la stampa indiana, la decisione del campione di cricket deriverebbe da questioni di sicurezza. Tendulkar doveva essere uno dei 50, tra atleti, vip e attori, impegnati nella staffetta domani al centro di New Delhi con la fiaccola olimpica. E Tendulkar e’ il terzo vip indiano a rifiutarsi di portare la fiaccola olimpica dopo l’esplosione delle proteste anti cinesi in tutto il mondo. Ha cominciato il capitano della nazionale di calcio indiana, Buthia, di origini tibetane, che ha annunciato giorni fa di non voler portare la fiaccola. Ieri e’ stata la volta dell’attrice di Bollywood Soha Ali Khan che ha annunciato che non sara’ della partita per forti motivazioni personali. Oggi quella di Tendulkar. Questo mentre oltre 5000 attivisti e simpatizzanti pro Tibet stanno definendo i dettagli della controstaffetta che domani partira’ dal memoriale del Mahatma Gandhi mentre la vera fiaccola percorrera’ la strada che lambisce i ministeri indiani.

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Lo stato indiano dell’Arunachal Pradesh vieta le manifestazioni pro Tibet

Il governo dello stato indiano dell’Arunachal Pradesh ha proibito lo svolgimento di manifestazioni filo-tibetane a Tawang, il distretto che si trova al confine con la Cina. Confermando la notizia, S.N. Mosobi, sovrintendente di polizia del distretto di Tawang, ha detto che la decisione e’ stata presa per motivi di ordine pubblico, per evitare disordini in caso di manifestazioni di protesta. L’Arunachal Pradesh, nell’India nord-orientale, si trova al confine con la Cina ed e’ lo stato di cui Pechino rivendica il possesso. Il divieto e’ stato imposto nonostante la decisione contraria del governo di New Delhi che ha chiarito di non aver intenzione di imporre restrizioni contro le proteste tibetane nel Paese. Il diverso atteggiamento del governo dell’Arunachal Pradesh potrebbe derivare, secondo gli analisti, proprio dalla vicinanza di questo stato con la Cina, che risentirebbe quindi, piu’ degli altri, delle pressioni di Pechino. Sabato scorso 500 monaci del monastero di Tawang, il piu’ vecchio esistente al di fuori del Tibet, hanno organizzato una protesta pacifica. Rivolgendosi in particolare contro il ministro degli esteri indiano, Pranab Mukherjee, che lo scorso primo aprile aveva invitato il Dalai Lama a evitare di ingerirsi in affari politici, i monaci hanno detto che ”se questo e’ vero, si tratta di un colpo di frusta nei confronti della gente della regione dell’Hymalaya”. ”L’India finora e’ stata molto cauta sulla questione tibetana – ha detto Nawang Borbu, uno dei monaci – ma non paghera’ alla fine rimanere in una posizione difensiva su una situazione che riguarda anche l’India”.

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Tibetani inscenano a Delhi falsa staffetta, arrestati

Una falsa staffetta con la torcia olimpica e’ stata messa in atto poche ore fa da un gruppo di una ventina di tibetani sulla stessa strada che vedra’ giovedi’ la vera torcia olimpica sfilare per Delhi. Urlando slogan come ‘fermiamo gli omicidi in Tibet’ e ‘no alle olimpiadi in Cina’. I venti hanno corso lungo Raj Path, la strada che collega la residenza del presidente della repubblica al Gate of India, il monumento ai caduti. Il percorso originario della fiaccola e’ stato ridotto da 9 a 3 chilometri dalla polizia indiana per questioni di sicurezza e completamente circondato da barriere e cavalli di frisia. Ma nonostante i controlli e le barriere, i tibetani sono riusciti a correre con la falsa torcia. Arrivati al Gate of India, dove c’e’ gia’ normalmente molta polizia, ancor di piu’ in questi giorni di vigilia dell’arrivo della torcia, i manifestanti sono stati bloccati. Hanno tentato di scappare, ma sono stati arrestati e portati alla vicina stazione di polizia. Saranno invece oltre 5000 i tibetani e i manifestanti che parteciperanno giovedi’ alla staffetta parallela a quella che attraversera’ il centro di New Delhi con la fiaccola olimpica. La manifestazione parallela comincera’ al Raj Ghat, dove c’e’ il memoriale che ricorda il luogo dove venne cremato il Mahatma Gandhi, e si concludera’ al Jantar Mantar, il settecentesco osservatorio astronomico di Delhi dove dall’inizio delle proteste anticinesi, il governo indiano ha autorizzato i tibetani a tenere le loro manifestazioni.

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Nuove manifestazioni pro Tibet in Nepal

Sono riprese la manifestazioni anti cinesi in Nepal. Una settantina di persone ha manifestato dinanzi all’ambasciata cinese di Kathmandu. La polizia è intervenuta con i bastoni e ha arrestato una ventina di manifestanti, tra monaci e laici. Kathmandu era stata uno delle città calde delle proteste tibetane anti cinesi delle scorse settimane, ma le manifestazioni si erano fermate durante il periodo elettorale terminato giovedì. I manifestanti hanno promesso di riscendere in piazza fino a quando la Cina non metterà fine alla sua occupazione in Tibet. Anche in Nepal, come in India, vive una nutrita comunità tibetana della diaspora, con oltre 20.000 tibetani.

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Hackers attaccano sito governo tibetano e ministero esteri indiano

Il sito del governo tibetano in esilio e’ stato attaccato dagli hacker e non e’ raggiungibile. Da ieri non e’ possibile vedere nessuna pagina all’indirizzo http://www.tibet.net, che ospita il sito con le notizie e le informazioni del governo tibetano in esilio a Dharamsala, nel nord dell’India. Dietro questa operazione, dicono a mezza bocca esponenti tibetani da Dharamsala, ci sono hacker cinesi convinti che nel sito ci siano manifestazioni di dissenso anticinese. ”Ma noi abbiamo sempre seguito la via di mezzo del Dalai Lama e non abbiamo mai fatto accuse ma esortazioni al dialogo”, ha detto Kalsang Rinchen, ex direttore del sito on line da otto anni. Nel sito infatti non si usava neanche l’espressione di ”governo tibetano in esilio” ma quella di ”sito ufficiale della Central Tibetan Administration”. Il sito era comunque il punto di riferimento della stampa internazionale soprattutto per conoscere le posizioni ufficiali del governo, come ad esempio il numero delle vittime negli scontri di Lhasa e nel resto della Cina occidentale. Nessun problema invece per il sito del Dalai Lama. Venerdi’ anche il sito e il server del ministero degli esteri indiano era stato attaccato dagli hacker, sicuramente cinesi. I primi computer a rimanere bloccati sono stati proprio quelli della missione diplomatica indiana a Pechino. Il governo di Delhi, confermando l’attacco informatico, ha pero’ detto di aver risolto il problema e che nessuna informazione riservata e’ stata carpita dagli hacker. L’attacco cinese al ministero degli esteri indiano, secondo il Daily News and Analysis, deriva dal fatto che l’India ospita sul suo territorio il Dalai Lama.

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