Archivi tag: hindu

Da giovedì il Kumbha Mela ad Haridwar

Un sadhu

Comincia giovedi’ prossimo ad Haridwar, una delle citta’ sacre dell’India, il Kumbh Mela, uno dei festival religiosi piu’ importanti e sentiti dalla parte induista del paese. Il Kumbh Mela, secondo gli astrologi, si tiene quando il pianeta Giove entra in Acquario e il Sole entra in Ariete. Si tiene alternativamente, ogni 3 anni, in quattro localita’ indiane, Allahabad (anche nota come Prayag) nello stato indiano dell’Uttar Pradesh, sita sulla confluenza dei tre fiumi sacri indiani (il Gange, lo Yamuna e il Saraswati, fiume mitologico); Haridwar (in Uttarakhand) luogo dove il Gange entra nelle pianure scendendo dall’Himalaya; Ujjain (in Madhya Pradesh) sulle rive del fiume Shipra; Nasik (in Maharasthra) sulle rive del fiume Godavari. Il ciclo include, ogni dodici anni, la grande (Maha) Kumbh Mela di Allahabad, frequentata da milioni di persone e considerato il festival religioso piu’ grande del mondo. Il Kumbh Mela commemora una battaglia tra divinita’ e demoni per la conquista di una brocca contenente il nettare dell’immortalita’. Durante la lotta alcune gocce del nettare si sparpagliarono e caddero in quattro luoghi: per l’appunto Allahabad, Haridwar, Ujjain e Nasik. Il momento centrale del Kumbh Mela (che dura circa quattro mesi, quest’anno terminera’ il 28 aprile) e’ costituito da una serie di rituali nel fiume della citta’ di turno. Il primo sara’ il 14 gennaio, l’ultimo il 28 aprile, quelli piu’ sacri il 12 febbraio e il 15 marzo. In questa occasione, nella citta’ di Haridwar sono attesi milioni tra pellegrini, santoni veri e falsi, sadhu, yogi, ma anche turisti da tutto il mondo che vengono alloggiati nei campi di tende messi a disposizione dal governo. Oltre ai bagni rituali, moltissimi sono gli eventi previsti, tra cui celebrazioni, conferenze, assemblee, discussioni su temi religiosi, canti e balli. In vista dell’inizio del pellegrinaggio milioni di persone, in particolar modo sadhu e devoti, molti dei quali nudi e con il capo cosparso di cenere, stanno gia’ viaggiando da tutta l’India e dal Nepal verso Haridwar dove le autorita’ locali stanno predisponendo tutto il necessario. Le speciali aree tendate divise per uomini e donne e luoghi di ristoro sono stati installati nella cittadina e le unita’ sanitarie di soccorso sono pronte per soccorrere eventuali pellegrini in difficolta’. Le ferrovie indiane hanno annunciato di aver aggiunto treni speciali per facilitare l’arrivo dei devoti nei luoghi del festival.

http://www.wikio.it/

Lascia un commento

Archiviato in india, Vita indiana

In Nepal festa religiosa con il sacrificio di oltre 300000 animali

Comincia oggi in Nepal una delle piu’ importanti feste religiose durante la quale oltre 300000 animali vengono sacrificati. Il Gadhimai festival, durante il quale si venera la dea della potenza, ha visto il via stamattina alle 2.45 a Bariyapur, nella parte meridionale del Nepal, con l’inizio dell’arrivo di milioni di devoti provenienti anche dall’India. Ma anche la presenza di attivisti animalisti che protestano. Ad aprire il festival religioso, il ministro della salute nepalese Umakanta Chaudhri che ha raggiunto il tempio vecchio di 260 anni dedicato a Gadhimai, per dare inizio al festival. Non senza polemiche. A parte quelle sulla sicurezza, visto che il Nepal da settimane registra problemi a causa degli ex ribelli maoisti, a tenere banco sono le polemiche animaliste. Attivisti per i diritti degli animali di tutto il mondo, tra i quali Brigitte Bardot, hanno scritto al presidente nepalese chiedendo la fine della festa e, soprattutto, della mattanza degli animali. ”Personalmente trovo difficile da immaginare – ha scritto la Bardot al presidente nepalese Ram Baran Yadav – che il suo cuore possa approvare questa crudelta’, sapendo che lei, essendo il capo di un paese, e’ anche responsabile della cosa”. Almeno 40000 bufali, arrivati principalmente dall’India, saranno sacrificati insieme a molti altri animali nel piu’ grande sacrificio animale di tutto il mondo. Dinanzi al tempio stamattina, anche attivisti di organizzazioni animaliste nepalesi e indiane che manifestavano contro i sacrifici di massa degli animali. Il governo nepalese si e’ lavato le mani, rispondendo agli attivisti di non avere il potere di fermare la festa religiosa. Il ”piccolo Buddha”, Ram Bahadur Bomjan, il giovane che ha meditato nella foresta per settimane senza mangiare ne’ muoversi, ha meditato nei pressi del tempio di Gadhimai per chiedere la fine del massacro, cosi’ come maestri e monaci tibetani che hanno recitato mantra (preghiere buddiste) intorno al tempio. Oltre 1100 agenti di polizia sono stati dispiegati in zona per evitare scontri. La festa di Gadhimai si celebra ogni cinque anni nella citta’ di Bariyapur. Fino a 500000 animali vengono sacrificati da 250 ‘sgozzatori’ autorizzati. I primi animali ad essere sacrificati son i bufali, seguiti poi da capre, pecore, polli, piccioni ed anche topi. Circa 5 milioni di fedeli sono attesi alla festa, la maggior parte dei quali provenienti dall’India. La tradizione vuole che nei due giorni della festa, vengano sacrificati animali alla dea della potenza, assetata di sangue. Su internet si trovano video, ma sono troppo cruenti per me da postare.

11 commenti

Archiviato in Diario dal subcontinente

Per l’ONU le caste violano i diritti umani, ma l’India non ci sta

Il sistema delle caste, formalmente abolito, ma assai radicato nei paesi di cultura hindu, fra cui l’India, potrebbe essere presto inserito dall’Onu nella lista delle violazioni di diritti umani. Durante la 12/a sessione del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani (Unhrc), in corso a Ginevra, è stato discusso un documento in cui si prospettano le linee guida per l’eliminazione delle “discriminazioni basate su lavoro e discendenza” – così è definita la questione delle caste – che riguarda 260 milioni di persone dell’Asia meridionale. La proposta di trasferire nel 2010 il dibattito all’Assemblea generale dell’Onu ha ottenuto l’adesione della presidenza svedese dell’Unione europea, dell’Alto commissariato per i diritti umani dell’Onu e del Nepal. Proprio la posizione di Kathmandu rappresenta una novità significativa rispetto al passato. Il paese himalaiano infatti, dove l’80% dei cittadini è di religione hindu, è il primo della regione ad ammettere apertamente che il sistema delle caste, che persiste in molte società, è discriminante. “Siamo favorevoli all’idea di coinvolgere organismi nazionali e internazionali per combattere questo tipo di discriminazioni”, ha dichiarato il ministro per l’Amministrazione generale nepalese Jeet Bahadur Darjee Gautam. Il ministro ha poi detto che le linee guida del documento sono “utili strumenti per combattere questo flagello” ed ha infine espresso la speranza, con evidente riferimento all’India, che “altri paesi seguano l’esempio”. L’India però, come fatto in passato, si è rifiutata a Ginevra di assimilare le caste alla discriminazione razziale. Anche se la costituzione indiana del 1950 le ha abolite, il sistema, fortemente legato alla tradizione hindu, è radicato ad ogni livello della società, penalizzando e condannando alla povertà gli appartenenti ai livelli più bassi. Risalenti a 2.500 anni fa, le caste sono principalmente quattro: Brahmani (sacerdoti), Kshatriya (guerrieri e nobili), Vaishya (agricoltori e mercanti), Shudra (servitori, artigiani impuri, orafi, carpentieri). A queste si aggiungono i dalit, gli schiavi, che sono considerati fuori casta. Anticamente le caste erano mobili e le persone venivano definite dal mestiere. Preoccupati per l’eccessiva mobilità sociale i sacerdoti stabilirono che i Brahmani derivavano dalla bocca del dio Brahma, gli Kshatriya dalle spalle, i Vaishya dalle anche e gli Shudra dai piedi, e che alle caste si apparteneva per nascita senza possibilità di cambiamento.

fonte: ANSA

Lascia un commento

Archiviato in Vita indiana

Non validi i matrimoni tra induisti e cristiani

Il matrimonio tra indu’ e cristiani non e’ valido. Lo ha stabilito la Suprema Corte indiana, secondo la quale l’Hindu Marriage Act, la legge induista che disciplina i matrimoni, prevede solo l’ipotesi in cui a stringere il vincolo matrimoniale siano due persone appartenenti alla religione indu’. La questione era stata portata all’esame della Corte dopo che una donna, di religione induista, aveva chiesto l’annullamento del suo matrimonio sulla base del fatto che suo marito l’avrebbe ingannata inducendola a credere di essere induista ma essendo invece un cristiano. I due si erano sposati nel 1996 con rito religioso indu’ e il matrimonio era stato poi registrato in base alle disposizioni dell’Hindu Marriage Act. Pochi mesi dopo il matrimonio la donna, scopri’ che il marito era in realta’ cristiano. Si era allora rivolta al tribunale indiano, invocando la nullita’ del matrimonio. Il tribunale, dando ragione alla donna, nel 2002 dichiaro’ che ”il matrimonio tra un indu’ e un cristiano e’ nullo ab initio”. Sulla base di questa prima sentenza la donna sposo’ poi un altro uomo, di religione induista. Ma il primo marito, non convinto, fece appello alla Suprema Corte affermando che l’Hindu Marriage Act non preclude esplicitamente il matrimonio di un indu’ con persone appartenenti ad altre fedi religiose. Ipotesi respinta invece ora anche dalla Suprema Corte per la quale non ci sono dubbi che la legge induista sui matrimoni si applichi solo alle persone appartenenti a questa religione. In India sono fondamentalmente due le leggi che regolano il matrimonio. L’Hindu Marriage Act e lo Special Marriage Act. L’Hindu Marriage Act prevede la possibilita’ di registrare il matrimonio religioso solo per persone appartenenti alle religioni induista, buddista e sikh, ma non per i cristiani ne’ per appartenenti ad altre fedi religiose, che possono tuttavia procedere alla registrazione dei loro vincoli matrimoniali avvalendosi invece dello Special Marriage Act. Lo Special Marriage Act, inoltre, prevede anche la possibilita’ di effettuare un matrimonio soltanto civile, che viene celebrato da un ufficiale di stato civile e che prevede anche delle pubblicazioni che devono restare affisse per un mese prima della celebrazione. Si tratta tuttavia di una formula quasi per niente usata. La maggior parte degli indiani si sposa solo con rito religioso, spesso omettendo del tutto la registrazione civile. In molti casi questa viene effettuata in un secondo momento, a volte anche a distanza di anni dal matrimonio religioso, solo se necessaria ad esempio per ottenere visti per l’estero per ricongiungimento familiare o per avvalersi di benefit riservati solo a coppie che risultino regolarmente sposate. I matrimoni religiosi, con qualunque rito effettuato, non prevedono invece alcuna forma di trascrizione civile automatica.

Lascia un commento

Archiviato in Vita indiana

Il PM promette di fermare le violenze contro i cristiani. E contro gli altri?

Le violenze contro i cristiani in Orissa e Karnataka sono “pericolose e sconvolgenti”: lo ha affermato ol Primo Ministro indiano, Manmohan Singh, che ha annunciato punizioni esemplari per coloro che minacciano la convivenza pacifica e l’armonia del Paese. In un discorso fatto all’inaugurazione del NIC (il Consiglio per l’Integrazione Nazionale) a New Delhi, Manmohan Singh ha aggiunto poi che “ci sono forze che incoraggiano deliberatamente le violenze e che devono quindi essere fermamente affrontate e fermate” . “Non ci possono essere due diversi punti di vista – ha detto ancora Singh – sul fatto che questi tentativi di diffondere la violenza devono essere fermati con il pieno potere dello stato che ha lo scopo di proteggere le sue fondamenta democratiche”. E delle violenze contro i cristiani oggi hanno parlato anche alcuni ecclesiastici indiani che hanno accolto con favore le parole di condanna pronunciate ieri da Papa Benedetto XVI durante la cerimonia di canonizzazione di Suor Alphonsa, la prima donna indiana divenuta santa. “Il Pontefice ha posto l’attenzione della comunità internazionale su una minoranza che non è in grado di difendersi da sola” ha detto padre Dominic Emmanuel, portavoce della Arcidiocesi di New Delhi. “Le parole del Papa – ha aggiunto Raphael Cheenath, arcivescovo in Orissa – sono una grande consolazione per tutti i cristiani che soffrono sia in Orissa che nelle altre parti dell’India”.

Lascia un commento

Archiviato in Vita indiana

Dall’Orissa a Roma

Continuano, seppur in maniera ridotta, i casini in Orissa. Oggi l’ambasciatore indiano dovrebbe recarsi per colloqui alla Farnesina. Una mossa assolutamente stupida da parte del nostro governo, come ho scritto già e come giustamente e bene spiega anche Enrica Garzilli nel suo blog.Tra l’altro, la convocazione dell’ambasciatore indiano alla Farnesina per ora non ha scatenato reaioni ufficiali da parte del governo indiano, ma altre molto feroci da parte della stampa indiana, come si può leggere in quest’altro post di Enrica, dove si cita l’editoriale di The Piooner, che titola, in un editoriale, Non Abbiamo Bisogno di un Secondo Sacro Romano Impero. Davvero una bella cosa.

Intanto, ancora quattro chiese bruciate in Orissa. Nonostante la situazione sembrasse migliorare, tanto da spingere le autorita’ a revocare il coprifuoco e l’ordine di sparare a vista, alcune persone hanno dato fuoco a tre edifici di culto cristiano, tanto che il governo locale ha di nuovo imposto il coprifuoco serale e notturno. La situazione e’ tranquilla a Kandhmal, epicentro degli scontri, dove la vita e’ tornata normale. Arrivano invece echi di scontri da diversi villaggi, tanto che le autorita’ locali hanno chiesto altre 10 compagnie tra esercito e paramilitari per ripristinare l’ordine. Alcuni cristiani hanno anche lasciato i centri di accoglienza dove erano stati ospitati per far ritorno nelle loro case. Sono ancora 8000 gli ospiti dei centri di accoglienza che si aspettano un aiuto dal governo per ricostruire le proprie abitazioni. Sono 600 quelle che sarebbero state bruciate, secondo informazioni governative rese note dal quotidiano The Times of India, mentre 17 sarebbero le chiese e i luoghi di preghiera dati alle fiamme.

1 Commento

Archiviato in Vita indiana

Di cristiani colpiti e intolleranze religiose

In questi giorni si è parlato o, meglio, straparlato della faccenda dei cristiani in Orissa. Per carità, faccenda grave. Anche se si è montata quando si è saputo che una suora (notizia falsa) era stata bruciata viva e un’altra (ancora una notizia falsa) violentata. Ovviamente anch’io ho dovuto fare il mio lavoro e riportare le notizie.

La questione è che, pur senza voler giustificare questi atti terribili, che di faccende simili in India se ne sente quasi quotidianamente. E non solo contro i cristiani, ma contro i musulmani e altre minoranze, religiose, etniche e sociali. Eppure nessuno se ne interessa, nessuno ne parla, nessuno si lamenta.

Il nostro governo ha pensato bene, interferendo nella gestione di un paese straniero, di chiamare l’Ambasciatore indiano a Roma per riferire sulle questioni. E perché? Mica c’è stato un italiano coinvolto?

Neanche il Vaticano ha richiamato l’ambasciatore indiano presso la santa sede. Noi invece si.

Il nostro non è uno stato laico? Intendiamoci: io sono cattolico apostolico anche se poco romano, ma credo incredibilmente assurdo e, permettetemi stupido l’atteggiamento del governo italiano. Che, di contro, non ha detto nulla delle violazioni dei diritti civili e delle morti in Tibet o in altri paesi.

Mica a marzo quando i cinesi hanno ucciso centinaia di tibetani inermi, la Farnesina ha richiamato l’ambasciatore cinese? E allora, perché ora quello indiano? che significa?

Ripeto, se uno conoscesse un po’ meglio l’India, quello che succede qui, saprebbe che queste cose sono, purtroppo, normali. L’atteggiamento del nostro paese e il clamore della nostra stampa, invece, non lo è.

1 Commento

Archiviato in Diario indonapoletano

In Orissa, situazione sempre grave

Sono continuate anche oggi, nonostante il coprifuoco imposto in molte citta’, le violenze contro i cristiani nello stato indiano dell’Orissa, scatenate dopo l’uccisione di un leader fondamentalista indu’, attribuita da gruppi estremisti alla comunita’ cristiana. Incerto il numero delle vittime, che nella notte sarebbero salite ad almeno cinque, e nelle ore successive forse a otto o piu’, ma e’ stata comunque un’altra giornata di paura per tutta la comunita’ cristiana dello stato dell’est indiano. E per alcuni religiosi, rimasti in gran parte nelle zone a rischio, anche una giornata di pestaggi e umiliazioni. Due religiosi, un missionario verbita e un gesuita, sono stati presi dai fondamentalisti in un centro giovanile a Duburi, condotti nella foresta, denudati e picchiati, prima di riuscire a fuggire. Altri hanno dovuto trovare rifugio nei posti di polizia o in altri luoghi protetti. Chiuse le scuole, per le violenze, in tutto il distretto di Kandhamal. Resteranno chiuse, ma per protesta, il 29 agosto le scuole cattoliche di tutta l’India, per sollecitare il governo a difendere la liberta’ di culto e ristabilire l’ordine. Il Vaticano reagisce facendo appello ”a tutti”, ”affinche’, con senso di responsabilita’, si ponga fine ad ogni sopraffazione e si ricostituisca un clima di dialogo e rispetto vicendevole”. La nota ufficiale della Santa Sede ”esprime solidarieta’ alle Chiese locali e alle Congregazioni religiose coinvolte” e ”riprova queste azioni che ledono la dignita’ e la liberta’ delle persone e compromettono la pacifica convivenza civile”. Parole rafforzate, nel pomeriggio, dal presidente del Pontificio consiglio per il Dialogo interreligioso, card. Jean-Louis Touran che dichiara all’Osservatore romano: ” ”I cattolici risponderanno alle violenze in atto in India. Lo faranno come sempre, con la carita’, con la vicinanza ai piu’ poveri, ai diseredati”. ”Tuttavia, di fronte ai tragici avvenimenti di queste ore – aggiunge – occorre che la comunita’ internazionale prema sul governo indiano al fine di fare rispettare le disposizioni contenute nella Costituzione indiana a tutela della liberta’ religiosa. Perche’ e’ chiaro che i cattolici rimarranno in India, resistendo a ogni violenza”. ”Violenza che va comunque ripudiata”, gli fa eco l’Osservatore romano estendendo all’India il monito di domenica del Papa pronunciato soprattutto in riferimento alla crisi del Caucaso. E sul fatto che i cattolici resteranno in India a compiere la loro missione, non hanno dubbi neanche la nunziatura di New Delhi, ne’ i vescovi dell’India o quelli di Orissa, nonostante il terrore di questi giorni vissuto in prima persona. Qualche prete chiede una tregua in nome di Madre Teresa di Calcutta, che oggi avrebbe compiuto 98 anni, e che gli induisti hanno sempre rispettato. La suora che l’ha sostituita alla guida delle Missionarie della Carita’, suor Nirmala Joshi, invita a ”perdonare e andare avanti”. La solidarieta’ arriva anche da lontano, perfino dagli Intellettuali musulmani italiani, che chiedono un intervento del governo italiano che, per la verita’, si era mosso gia’ ieri sera. Ma la comunita’ cattolica indiana si interroga anche sulle radici di una tale esplosione di violenza, al di la’ dell’uccisione dello Swami di sabato scorso. L’episodio e’ stato nuovamente condannato, ma qualcuno punta il dito contro una certa propaganda anticristiana in atto in India, anche attraverso alcuni media che, pur senza appoggiare apertamente gli agitatori di estrema destra in azione in questi giorni, non avrebbero condannato con troppa convinzioni gli attacchi anticristiani. E un portavoce dei vescovi dell’Andhra Pradesh punta il dito contro certe ”conversioni forzate”, praticate non dai cattolici ma da certi gruppi evangelici indipendenti americani, che spenderebbero in questa attivita’ cospicue somme di denaro per poi lasciare il Paese. ”I governi dovrebbero vietarle – ha detto il portavoce – e il denaro potrebbe essere speso meglio”.

Lascia un commento

Archiviato in Vita indiana

Natale in India, molto meglio dell’omonimo film

“…mia cara madre, sta pe’ trasì Natale e a sta luntane chiu me pare amara… ‘E figlie mie facitele ‘o presepe, e a tavola mettito ‘o piatt mio, facite quann’e a sera ra’ vigilia, comme si mmiez a vvuie stess pur’ie.. E ‘nce ne costa lacrime chest’Inda a nuie napulitane a nuie ca ce chiagnimm ‘o ciel ‘e Napule, comm’è amaro stu ppane…”

Così racconta il Natale dell’emigrante il grande e compianto Mario Merola. E per me è stato un po’ così. Ditemi che sono setimentale, che sono arcaico,ma per me il Natale è in famiglia. E non solo: Natale per me non è tale senza il cenone con vongole, capitone, baccalà fritto, insalata di rinforzo, roccocò, susamielli, struffoli e altro.

Dovrò rimandare a Capodanno.

Devo dire che gli amici che ci hanno ospitati per la cena della vigilia ci hanno fatto sentire quasi come a Napoli. I De Benedictis, amici siciliani, hanno preparato infatti un cenone di spaghetti ai porpetielli, calamaretti alla brace, gamberoni alla brace, aragosta alla brace e dolci vari. Anche Anna Chiara si è fiondata sull’aragosta, scartando con una mossa che farebbe impallidire Lavezzi, i suoi omogeneizzati.

Ovviamente dopo, immancabili canzoni di Natale e i bambini che a squarciagola hanno intonato Supersantos di Tony Tammaro, divenuta oramai l’inno dei bambini italiani in India, che potete ascoltare qui.

Una serata simpatica, con tanta gente, abbiamo scartocciato i regali. Ad Anna Chiara abbiamo regalato un giochino musicale che abbiamo scoperto poi, aveva come base musicale Funiculì Funiculà in inglese. Quando si dice ‘o core ‘e Napule!

Il 25 è stato il giorno della messa in Italiano. L’ha celebrata Padre Dino Colussi, un sacerdote salesiano del Friuli, in India da oltre 60 anni, con un bagaglio di conoscenze, con storie, aneddoti, che farebbero invidia a tutti. Un uomo incredibile: 12 fratelli, di cui diversi sacerdoti e quattro missionari in India. Lui è l’ultimo, e il primo fratello missionario non l’ha mai conosciuto, essendo quello morto di tifo in India prima del suo arrivo.

La messa, alla quale ha partecipato un sacco di gente, l’abbiamo celebrata alla chiesa di San Domenico vicno casa nostra. Io e Nuccia abbiamo suonato e i bambini hanno dato il meglio di loro con i canti natalizi.

Al termine della messa, pranzo con padre Dino e altre quattro famiglie a casa di amici fiorentini, i Messeri. Devo dire che all’idea di mangiare la lasagna il giorno di Natale mi si era arriccitao un po’ il naso. Ma la lasagna di Elena era davvero buona e mi ci sono buttato a capofitto. Dopotutto, allo stomaco non si comanda, isn’t it? Inutile dire che era tutto perfetto, come solo Leo e Chiara sanno fare.

Ieri niente minestra maritata ma un bello spaghetto al sugo alla maniera di Stella, con la salsa avanzata dalla preparazione dei ravioli alle verdure che la nostra eccellente Stella aveva preparato il giorno di Natale. Ho realizzato gli auguri, un filmato con Anna Chiara, che potete vedere qui.

A casa abbiamo fatto anche l’albero e il presepe, l’essenziale. L’albero lo abbiamo trovato due anni fa qui a Delhi, oramai tutti vendono queste cose “occidentali”. Il presepe lo abbiamo comprato da una ONG che si occupa di bambini poveri, che realizzano queste statuette in cartapesta.

dsc00232.jpg

Oramai, a parte i prodotti che non trovo come ho detto sopra, e la mancanza dei botti, anche qui fanno Natale. Luci, alberi, presepi, stelle, palline colorate. Quelli che sono i segni di un Natale tipicamente occidentale stanno invadendo le strade di Delhi, Mumbai e delle altre grandi città indiane in questi giorni prenatalizi.

Sono molti i negozi che espongono prodotti e addobbi natalizi, e sono presi d’assalto no solo dagli occidentali o dai cristiani indiani, ma da moltissimi appartenenti alla middle class del paese di Gandhi che, pur non avendone tradizione, vogliono abbellire la loro casa nel periodo delle feste con albero e luminarie.

Anche i mendicanti si sono attrezzati: se durante tutto l’anno vendono giornali o stracci per pulire l’auto, dagli inizi di dicembre cercano di piazzare agli automobilisti fermi ai semafori, cappellini e maschere di babbo natale.

Il mio amico Padre Babu Joseph, che è il portavoce della conferenza episcopale indiana, mi ha detto che Natale è riconosciuto in questo paese come la più grande festa dei cristiani, anche persone appartenenti ad altre religioni lo riconoscono come tale e partecipano alle celebrazioni. Cinque anni fa partecipavano alle funzioni di Natale nella cattedrale di Delhi 20-30 mila persone. L’anno scorso, circa 200 mila persone ci sono andate, il 90% di queste appartenevano ad altre religioni.

Ma la simpatia verso il Natale non fa cessare le violenze dei fondamentalisti hindù contro la comunità cristiana. Nel solo 2007 si sono registrati 280 casi, ma la stima è sottovalutata perché non tutti denunciano. Chiese e scuole distrutte, sacerdoti e suore aggrediti e picchiati. In quella che viene descritta come la più grande democrazia del mondo, l’esempio di Gandhi, padre della patria, è ormai andato perso, e i cristiani sono vittime predestinate dei fondamentalisti hindu che vogliono un’India esclusivamente induista. Ne è esemèpio quello che è successo in Orissa.

Il brutto è che il Natale amplifica i contrasti di questo paese. Per fare i regali, siamo andati in un grande centro commerciale, all’americana, bellissimo, con un grande albero, con le renne, commessi con i cappellini di Babbo Natale, ricchi indiani che acquistavano. Appena usciti, niente strade, poveri per le strade, gente senza nulla, neanche speranza.

Federico Rampini, dovrebbe farsi un giro da queste parti.

Lascia un commento

Archiviato in Diario indonapoletano