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Nuovo film per baby attore de Il Milionario

Il mini-attore indiano Ayush Khedekar, protagonista insieme a Rubina Ali e Azharuddin Ismail del film The Millionaire di Danny Boyle, conferma la sua vocazione artistica avendo appena accettato una nuova scrittura per un film della Coppola Productions, The Carpet Boy, diretto dal regista britannico Giles Nuttgens, e che sara’ ambientato in Pakistan. Lo scorso anno la stampa indiana aveva sottolineato che Ayush (nel film di Boyle nei panni del piccolo Jamal Malik), a differenza dei suoi compagni ritornati nella baraccopoli di Mumbai da dove provenivano, grazie alla sua appartenenza ad una famiglia molto piu’ agiata aveva piu’ possibilita’ di emergenre nel difficile mondo dello spettacolo. E cosi’ lo scorso anno ha partecipato da protagonista alle riprese del film svizzero ‘Shyam’s Secret’, diretto da Deborah Mangola, con la partecipazione di Kabir Bedi, che narra le avventura di una europea di otto anni che giunge in India e diventa amica di un enigmatico bambino locale, appunto Aysush. Nel nuovo film di cui parla l’Hindustan Times interpretera’ invece il ruolo di un bambino pakistano-schiavo liberato dalla tirannia di un padrone di una fabbrica di tappeti.

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A Bollywood la maggioranza di film vietati ai minori

Bollywood sembra non essere piu’ la patria dell’industria cinematografica per famiglie, dal momento che nel 2009 la maggior parte dei film prodotti erano riservati agli adulti. Su 248 film prodotti a Mumbai, solo 93 sono stati dichiarati dall’organo di censura indiano, visibili a tutti bambini compresi; 92 sono stati bollati come visibili da maggiori di 12 anni con supervisione di adulti; 63 sono stati invece dichiarati film per adulti. Ma l’inversione di tendenza rispetto al passato, quando i film per adulti si contavano sulle dita di una mano, non interessa solo Bollywood ma anche le altre industrie cinematografiche indiane. Nel cinema Telugu, dal nome dell’omonima lingua parlata nello stato centro-meridionale dell’Andra Pradesh, il film per adulti sono stati 62 su 286 (140 film per famiglie e 84 vietati ai minori di 12 anni). I tamil hanno prodotto 37 film per adulti, il cinema Kannada (dello stato meridionale del Karnataka) ne ha prodotti 21 mentre il cinema Malayalam (dello stato meridionale del Kerala) quest’anno ne ha prodotti 13. In tutti e quattro i casi, pero’, a differenza di Bollywood, la percentuale dei film per adulti e’ di molto inferiore a al totale del film prodotti e visibili da tutti. Il Censor Board of Film, l’organo governativo che decide la censura per i film indiani, ha riscontrato un aumento considerevole dei film per adulti fra quelli di Bollywood. A far aumentare il loro numero, la presenza nei film di maggiori scene di sesso e di violenza, oltre all’uso di un linguaggio forte. Ma le polemiche intorno alla certificazione montano in maniera forte. Secondo i produttori e i registi l’organo di censura esagera con i suoi giudizi, non considerando i cambi e l’evoluzione della societa’. Per i registi e produttori, e’ necessaria una revisione del regolamento di censura che tenga conto dei cambiamenti della societa’. Questa revisione dovrebbe infatti considerare il fatto che quasi 6 milioni di indiani sono sotto i 25 anni e sono molto diversi da quelli per i quali venne scritto il regolamento del Censor Board. E, il vecchio regolamento, non permette al cinema indiano di mettersi al pari con quello straniero. In quello di Bollywood, infatti, anche un bacio puo’ far propendere il Board per decretare il film come ”per adulti”, mentre in nessun film, anche quelli vietati ai minori, c’e’ un nudo anche parziale di qualcuno. Per questi, esiste il sottobosco dei film Blue Movie, venduti illegalmente nei mercati indiani. Le critiche dei registi nascono soprattutto dal fatto che, tramite internet, i ragazzi oggi possono accedere a siti porno senza problemi e, secondo le ultime statistiche, proprio gli indiani sono fra i maggiori fruitori al mondo di pornografia su internet a tutte le eta’, ma sopratutto fra adolescenti. Secondo i dati dell’industria cinematografica indiana, il 70% dei film stranieri riceve una ”A”, simbolo di film destinato ad un pubblico adulto. Emblematico il caso del film vincitore di otto premi Oscar ”Slumdog Millionnaire” (Il Milionario), la cui versione inglese e’ stata bollata con una A dal Censor Board mentre la versione in hindi e’ stata giudicata con una ”U”, simbolo dei film per tutti senza restrizioni.

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Nuovamente abbattuta al baracca della baby star de Il Milionario

Le autorita’ di Mumbai hanno demolito stamattina la baracca nella quale viveva Rubina Ali, la piccola star del film vincitore di premi Oscar Slumdog Millionnaire (Il Milionario). Lo riferisce la televisione indiana. Rubina viveva nella baraccopoli di Garib Nagar nella capitale economica dell’India. Qui fu scelta dal regista del film, Danny Boyle, per recitare nel film vincitore di otto premi Oscar nel ruolo della protagonista, Latika, da bambina. Stamattina le ruspe delle autorita’ municipali di Mumbai hanno demolito la sua baracca ed altre, che si trovavano su una linea ferroviaria. E’ la seconda volta che la bambina vede la sua casa demolita: era gia’ successo a maggio e il padre della bambina si era trasferito con la famiglia e la baby star nella baracca demolita oggi. In verita’, dopo il successo del film, il comune di Mumbai e la stessa produzione del film avevano proposto due case per Rubina e la famiglia, non una baracca ma una casa in mattoni, ma il padre della baby star l’ha rifiutata dicendo che non piaceva loro il posto dove si trovava.

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Ricchi e poveri in un reality show fra le baracche di Mumbai

Dieci ricchi rampolli indiani che vivono per tre mesi in una baraccopoli di Mumbai insieme a dieci ragazzi poveri. E’ questo il tema di The Big Switch, reality show prodotto dalla indiana Utv Bindass che dalla fine di ottobre, ogni sabato, tiene incollati milioni di indiani davanti allo schermo televisivo. I dieci ricchi ragazzi indiani, appartenenti al mondo dello spettacolo o a famiglie facoltose di imprenditori e industriali, stanno vivendo in uno studio televisivo realizzato ai margini del piu’ grande slum (baraccopoli) di Mumbai, con dieci coetanei che vengono proprio dalle baraccopoli. I concorrenti sono monitorati dalle telecamere 24 ore su 24, anche se la trasmissione non e’ in diretta. Abbinati a coppie di due, uno ricco e uno povero, nel corso delle trasmissioni i concorrenti devono superare delle prove, pena l’eliminazione. Chi rimarra’ in gara si contendera’ il premio finale di circa 20 mila euro, che verra’ assegnato non al ricco della coppia vincente, ma al povero, che potra’ cosi’ coronare un suo sogno. L’idea del reality, spiegano gli autori, e’ nata sulla scia del successo di “Il Milionario”, il film vincitore di otto premi Oscar, il cui protagonista principale e’ proprio un ragazzo delle baraccopoli di Mumbai, che diventa ricco proprio partecipando ad un gioco televisivo. Nel reality show i giovani ricchi si sono dovuti privare di tutte le loro comodita’: internet, telefonini, vestiti di lusso, letti, tv satellitari, servitu’, accontentandosi di vestiti semplici, letti di paglia. Inoltre, devono sbrigare le faccende domestiche e cucinare, cibandosi con alimenti semplici. Alcuni si sono mostrati incapaci con i lavori della casa, come spazzare per terra o lavare i piatti, altri non sono stati neppure in gradi di cucinare il chapati, il pane indiano di acqua e farina. Negli ultimi tre anni in India si registra un vero e proprio boom dei reality show: si va dal “Big Boss” (versione indiana de “Il Grande Fratello”) all'”India Idol” (versione locale di “American Idol”), a molti altri ancora che sono sempre seguitissimi dai telespettatori.

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Regista de Il Milionario stanco delle continue richieste economiche dei baby attori

Danny Boyle, regista del Il Milionario, film che ha vinto otto premi Oscar, si e’ dichiarato ‘stanco’ delle continue richieste economiche dei suoi baby attori presi dalle baraccopoli di Mumbai. Lo scrive da Londra l’agenzia di stampa indiana Press Trust of India. Secondo l’agenzia, le famiglie di Rubina Ali e di Azharuddin Ismail continuano a chiedere soldi al regista e alla fondazione da lui realizzata a Mumbai, nonostante abbiano gia’ ricevuto soldi. In particolare, i familiari di Azharuddin, hanno chiesto a Boyle tramite la sua fondazione ‘Jhai Ho’, dal nome della canzone del film, soldi per un’auto, mentre quelli di Rubina hanno chiesto 48000 dollari oltre agli 80000 gia’ avuti per l’acquisto di una casa. Doyle, che si trovava in India per seguire i lavori della fondazione caritatevole e per organizzare nuovi progetti, secondo quanto riferisce l’agenzia indiana, avrebbe lasciato il paese a seguito delle continue richieste dei ragazzi. All’indomani del successo de Il Milionario (Slumdog Millionaire in lingua originale), i baby attori reclutati nelle baraccopoli, si lamentarono con la stampa di non essere stati pagati il giusti dalla produzione. Per questo motivo, Boyle, regista anche di Trainspotting, realizzo’ con la produzione del film, una fondazione caritatevole a Mumbai per aiutare questi ragazzi. I quali, hanno gia’ ricevuto soldi, ma non hanno mai smesso di chiederne altri, come oltre 35000 dollari per una assicurazione sanitaria per tutta la famiglia.

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Arundhati Roy sull’India: come darle torto?

Ho conosciuto Arundhati Roy, l’ho incontrata diverse volte. Il suo libro non mi aveva esaltato, ma lei si. E’ una donna piena di fascino, non solo per come è ma per quello che è. Mi trova sempre d’accordo con quello che pensa e dice. E anche con quello che dice in quest’articolo. Alla faccia degli hope man, di coloro che e conoscono l’India per stereotipi, gli stessi con i quali comincia l’articolista e per i quali la stessa articolista si meraviglia che la Roy li demolisca. L’articolo di seguito è uscito su Repubblica nella pagina dei libri il 27 giugno scorso. Autrice dell’intervista, è Leonetta Bentivoglio.

Un´altra immagine dell´India: non quella di una terra riflessiva e morbida, fondata su princìpi di meditazione, yoga e pacifismo ascetico “alla” Gandhi. L´India raccontata da Arundhati Roy, considerata la massima scrittrice indiana odierna, è un paese malato, oppresso dalla violenza del fondamentalismo indù, corrotto da ingiustizie, sospinto da un separatismo proiettato in barriere di casta, etnia e religione. Da una decina d´anni questa tenace combattente («essere pacifista significherebbe accettare l´ordine costituito»), lotta con la forza delle parole contro una democrazia che definisce «guasta nelle istituzioni e ipocrita nella sua fusione predatoria con un capitalismo che giustifica ogni abuso».
È così assorta nelle polemiche, così presa dal suo impegno anti-global, che dopo Il dio delle piccole cose, l´opera prima che la rese una celebrità internazionale, non ha più scritto romanzi, optando per saggi rapidi e infuocati su questioni politiche e sociali. Eppure il passo è quasi letterario nell´uso peculiare di metafore poetiche e paradossi ironici: accade anche in Quando arrivano le cavallette, appena pubblicato da Guanda, suo editore di riferimento in Italia. Il libro raccoglie «otto interventi pubblici», spiega Arundhati Roy al telefono da Delhi, «relativi a momenti critici della vita indiana contemporanea». La sua voce emerge con dolcezza dall´amalgama sonoro di un continuo guaire, latrare e abbaiare: «Ho attorno sei o sette cani che vanno e vengono, dato che la porta di casa mia è aperta e s´affaccia su un parco. Non so più quali sono miei e quali appartengono al mondo».
In questo libro sferra attacchi feroci alla magistratura indiana. La stato della giustizia è tanto disastroso nel suo Paese?
«Accade spesso che il governo si astenga da decisioni impopolari delegandole ai magistrati, che acquistano sempre più potere e tendono a comportarsi con l´arroganza che caratterizza l´élite del paese. Di fronte a certi massacri, come quello dei tremila Sik uccisi nel 1984 nelle strade di Delhi, non c´è alcun sistema legale che soccorra le famiglie delle vittime. La cosiddetta legalità è fuori dalla portata della gente comune: nessuno può pagarsi un avvocato. La magistratura è un´istituzione che serve solo ai ricchi, ed è un sistema inattaccabile e protetto. In nessun´altra democrazia si va in prigione, com´è capitato a me, per aver criticato una sentenza: nel mio caso fu quella che nel 2001 autorizzava la costruzione di una diga gigantesca sul fiume Narmada. Mi condannarono per oltraggio alla corte».
La politica dell´industrializzazione intrapresa dall´India in questi anni sembra il suo bersaglio centrale.
«Termini come “progresso” e “sviluppo” sono diventati intercambiabili con “riforme economiche”, “deregulation” e “privatizzazione”. Al di là di una classe media ebbra di una ricchezza improvvisa, ci sono decine di milioni di persone private della loro terra e costrette a sfollare a causa di dighe, miniere e zone di speciale interesse economico. Lo strapotere dei gruppi industriali ha determinato una sorta di feudalesimo geneticamente modificato. E mentre si sbandierano pianificazioni deliranti come quella della futura urbanizzazione dell´85 per cento della popolazione, interi ecosistemi vengono distrutti e il numero dei suicidi dei contadini è arrivato a 180 mila».
Le recenti elezioni hanno portato alla nomina dell´”intoccabile” Meira Kumar alla guida del parlamento, e pochi mesi prima negli Stati Uniti è sorta la nuova stella Obama. Queste novità non la rendono più ottimista?
«La situazione dei dalit, gli intoccabili, dura da migliaia di anni, e una mossa politica come quella non può modificarla. Il parlamento fa i suoi giochi mettendo le varie comunità una contro l´altra, e se prima lo faceva in modo surrettizio ora agisce in modo scoperto. Quanto a Obama è ovvio che è molto meglio di Bush, ma niente ci fa credere che non proseguirà nello sforzo di mantenere l´America al vertice della piramide del cibo. Se c´è qualcosa che può spostare gli squilibri è la crisi economica mondiale, e io credo che nel contesto attuale il lavoro di Obama sarà simile a quello del pilota che ha dovuto far atterrare un aereo sull´Hudson: se si vuole evitare una guerra nucleare bisogna far atterrare l´impero americano con estrema cura. Ma considerando quel che accade in Sri Lanka, Pakistan, Afganistan e Iraq, si capirà che la grande novità chiamata Obama è finora soltanto un po´ di miele versato su piaghe molto profonde».
Lei scrive in inglese: non ha problemi a esprimersi nella lingua degli imperialisti?
«L´India è ricchissima di lingue e dialetti. Come figlia di madre cristiana del Kerala e di padre bengalese e induista, io sono un prodotto di diverse lingue e culture. Non c´è un linguaggio comune eccetto l´inglese, cioè la lingua dei colonizzatori. Ma in una società piena di disuguaglianze come questa possono essere imperialiste anche le lingue regionali. Pensi agli intoccabili: dal loro punto di vista, chi sarebbero i colonizzatori? Io sono contro l´idea che per affermare una certa opinione sia necessario usare una determinata lingua. Il linguaggio è funzionale: lo scrittore deve usarlo per farsi comprendere; non dev´essere la lingua a usare lui».
La lettura di Quando arrivano le cavallette può evocare l´immagine violentissima dell´India proposta dal film Slumdog Millionaire: le è piaciuto?
«No. L´ho trovato culturalmente falso, pieno di errori. E poi mostra la povertà come se fosse un fenomeno naturale».
Lei dà un giudizio problematico sul mahatma Gandhi: forse è la sola…
«Era un uomo capace d´intelligenza e di discorsi profetici: lo sono stati, per esempio, quelli che ha fatto sulla questione ambientale. Ma era troppo conservatore riguardo a certi temi, come il sistema delle caste, che non ha mai messo in discussione, e il suo pacifismo aveva risvolti assurdi: come si può invocare lo sciopero della fame in un paese dove la metà delle persone muore di fame?»
Non pensa a nuovi romanzi?
«Ci penso spesso: ho in mente belle storie. Ma la realtà attorno a me è troppo pressante per darmi il tempo di scrivere fiction».

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Presto nuove case per i baby attori del Milionario

I baby attori del film premio Oscar ”Il Milionario” avranno nuove case dopo che le loro baracche, a Mumbai, sono state demolite dal comune. Lo ha riferito in un comunicato stampa il Maharashtra Housing and Development Authority (Mhada), l’ente dello Stato centrale indiano del Maharashtra dove si trova Mumbai, responsabile dello sviluppo abitativo. Qualche settimana fa, le baracche in cui vivevano Azharuddin Mohammed Ismail e Rubina Ali Qureshi nello slum (baraccopoli) di Garib Nagar, nel quartiere Bandra di Mumbai, sono state abbattute dalle ruspe. Gia’ nel mese di febbraio, il presidente dell’MHADA, Amarjeet Singh Manhas, aveva promesso nuove case ai baby attori, come ricompensa al lustro che avevano recato al paese nel recitare nel film che ha vinto otto premi Oscar. Ma la promessa di Manhas e’ rimasta tale, in quanto, con le imminenti elezioni, avrebbe violato il codice di condotta elettorale. Ora Manhas ha comunicato che l’autorita’ della quale e’ presidente potra’ dare una casa ai due baby attori prima dell’arrivo del monsone. Azharuddin, che nel film interpretava Salim da piccolo e Rubiuna, che invece interpretava Latka da bambina, avevano visto le loro case demolite rispettivamente il 16 e il 20 maggio scorso. Entrambi hanno ricevuto diverse promesse di denaro e aiuti, ma nonostante la fama, continuano a vivere nella baraccopoli e nell’indigenza.

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