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Niente comunicazioni all’aeroporto di Calcutta

Momenti di panico ieri all’aeroporto internazionale di Calcutta dove per oltre mezz’ora e’ andato fuori uso il sistema di comunicazione con gli aerei nel momento in cui sette aerei stavano per atterrare ed altri dovevano partire. Mentre il volo della compagnia privata Jet Airways proveniente da Bangalore stava per atterrare le comunicazioni via radio VHF (Very High Frequence), si sono prima interrotte impedendo le comunicazioni con gli aerei, e poi sono riprese a sprazzi con il solo volo da Bangalore. L’aeroporto e’ stato messo in stato di allerta e tutti i voli bloccati. Contattate via telefono le altre torri di controllo queste ultime hanno avvisato gli aerei in avvicinamento a Calcutta a non cominciare le procedure di atterraggio, ma di aspettare ulteriori comunicazioni. I sette voli in atterraggio, non avendo comunicazioni da parte della torre di controllo, hanno continuato a girare sulla citta’ di Madre Teresa, mentre i voli in partenza, alcuni verso destinazioni estere, sono stati bloccati a tempo indeterminato. Gli aerei erano visibili ai radar, ma non era possibile inviare loro nessuna comunicazione. Ma non e’ stato possibile fermare il volo della Jet Airways da Bangalore, che e’ atterrato nonostante le comunicazioni con la torre fossero non perfette. Dopo oltre mezz’ora i tecnici sono riusciti a ristabilire le comunicazioni e gli aerei sono atterrati. Fonti dell’aviazione civile indiana citate anonime dalla stampa di New Delhi, hanno detto che in quei trenta minuti sarebbe potuto succedere qualsiasi cosa,anche perche’, a causa della crisi e per tenere i prezzi bassi, molti aerei in India volano con la quantita’ di carburante necessario per effettuare il volo, ma non abbastanza per proseguirlo.

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L’assistente di volo sull’aereo parla spesso al telefono? Certo, deve tenere sveglio il pilota

Se viaggiate in India, sugli aerei interni e vedete le hostess spesso attaccate al telefono interno, non abbiate paura, lo fanno per voi. Gli assistenti di volo indiani sono stati autorizzati a parlare durante il volo con i piloti per tenerli svegli. Lo ha deciso il Directorate General of Civil Aviation, l’organismo che controlla l’aviazione civile indiana, che ha emesso un proprio regolamento. La circolare, secondo fonti della direzione, intende prevenire che i piloti non si addormentino durante i voli, considerando gli orari massacranti che fanno e i molti voli notturni. Secondo la direttiva, ogni mezz’ora gli assistenti di volo devono ”interagire” con i piloti attraverso l’interfono. La direttiva della direzione generale dell’aviazione riporta alcuni casi nei quali i piloti di aerei di linea interni indiani si sono addormentati e non hanno risposto alle chiamate delle torri di controllo per 15-30 minuti. Lo scorso settembre un aereo dell’AIR India non ha risposto alle chiamatre della torre di controllo e ha superato la sua destinazione. Nella circolare si riporta anche il caso del giugno scorso dell’aereo dell’Indian Airlines che partito da Dubai e fermato a Jaipur, doveva atterrare a Mumbai ma, poiche’ i piloti si addormentarono inserendo il pilota automatico, arrivo’ fino a Goa per poi ritornare nella capitale economica dell’India.

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Hostess licenziate perchè grasse

L’Air India, la compagnia aerea di bandiera indiana, ha licenziato 10 hostess perché in sovrappeso. Lo scrive il quotidiano Times of India che cita fonti della stessa compagnia. Le hostess erano state allontanate già due mesi fa, ma le lettere di licenziamento sono arrivate nei giorni scorsi. Tutte e dieci lavoravano sulle rotte nazionali. Non è la prima volta che la compagnia di bandiera indiana licenzia assistenti di volo in sovrappeso: 43 hostess e steward delle compagnie statali indiane, erano stati già lasciati a terra nel marzo scorso. Dal 2005, alludendo a questioni di sicurezza, ma nascondendo una volontà di rinnovamento soprattutto in chiave di concorrenza nei confronti dei numerosi vettori privati, le compagnie statali indiane hanno cominciato una battaglia contro gli assistenti di volo sovrappeso. Cinque hostess già licenziate, nel giugno scorso si erano rivolte all’Alta Corte chiedendo di essere reintegrate perché discriminate, ma il tribunale ha dato loro torto. Così la compagnia aerea fondata dai TATA ha emanato le nuove regole: una assistente di volo diciottenne alta 152 centimetri non deve superare i 50 chili, 56 se ha dai 26 ai 30 anni con la stessa altezza. E’ permesso solo uno sforamento di tre chilogrammi. A coloro che sforano questi limiti, prima viene inviato un ammonimento, poi vengono lasciate a terra senza stipendio con l’obbligo di perdere peso. Se entro un limite temporale fissato non lo fanno, vengono licenziati. Le nuove compagnie private indiane, dalla loro entrata sul mercato hanno puntato a hostess giovani e avvenenti, ma, soprattutto, senza il tradizionale sari indossato dalle colleghe dell’Air India, e con camicette e minigonne. Discorso a parte per la Kingfisher: tutte le hostess, solo rigorosamente donne, vengono scelte dal patron Vijay Mallya dopo una selezione di bellezza.

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Air India licenzia per la crisi

Air India, la maggiore compagnia aerea indiana, a controllo statale, ha annunciato oggi che, a causa della crisi finanziaria che sta investendo anche il settore aereo, sta pensando di lasciare senza lavoro e stipendio per 3-5 anni fino a 15.000 suoi dipendenti. Lo ha annunciato il Managing Director Raghu Menon. Solo ieri la Jet Airways, la piu’ grande compagnia aerea privata, aveva annunciato il licenziamento di 1.900 dipendenti. La proposta di Menon sara’ al piu’ presto portata sul tavolo del consiglio di amministrazione della compagnia aerea. Il ministro dell’aviazione indiano, Paful Patel, ha assicurato i dipendenti dell’Air India che i livelli occupazionali saranno rispettati e non ci saranno tagli, pur ammettendo la grossa crisi nel settore. L’Air India, fondata 77 anni fa, nonostante essersi unita con l’Indian Airlines, che segue soprattutto rotte interne al paese, sta attraversando un momento di forte crisi acutizzata dalla situazione finanziaria mondiale, ma nata dal proliferare in India delle compagnie aeree anche low cost.

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A Calcutta, tra arte e spiritualità

Non c’è che dire, Calcutta è sempre la stessa. Bella, sporca, disordinata, decadente, fatiscente, coloniale, come solo Calcutta può esserlo. Una città unica al mondo, anche se non so se potrei viverci. La qualità della vita è veramente bassa e non resisterei di continuo in quei club internazionali post coloniali che rappresentano l’unico svago degli expat nella città della gioia.

Ci sono tornato due fine settimane fa, per vedere una mostra d’arte di Serena, la figlia di Sergio. La mostra GenNextIII mi ha impressionato, ci sono raccolte opere di giovanissimi artisti contemporanei da tutto il mondo, anche se principalmente indiani. L’arte contemporanea in India si sta sviluppando molto e gli artisti indiani sono molto richiesti. Basti pensare che il gallerista di Calcutta che ha organizzato la mostra, mi ha mostrato un suo libro nel quale analizza il prezzo di beni di investimento (oro, etc) confrontandoli con le opere d’arte. Queste ultime hanno avuto un valore in crescita costante.

Serena ha presentato due opere, davvero interessanti. Infatti è stata molto apprezzata e ha conquistato le prime pagine dei giornali della capitale culturale dell’India, un titolo che nessuna città del subcontinente riuscirà mai a strappare a Calcutta dove, in effetti, al di là del fatto che vengano organizzate numerose manifestazioni, si respira un’aria diversa (e non a causa dell’inquinamento) tra i suoi vecchi palazzi.

Immancabile il pranzo delizioso con i colleghi di Marianna al consolato di Calcutta. Stavolta, a differenza della prima, siamo andati in un altro club, il Tollygunge club, uno dei più vecchi ed esclusivi, nonchè grandi, con un campo di golf e i ricchi indiani che, al posto degli inglesi colonizzatori, ora lo frequentano.

Ma l’andata a Calcutta è coincisa anche con la Durga Puja, la più grande festa dei bengalesi, durante la quale si venera Durga, una delle incarnazioni, come Kali, di Parvati, la moglie di Shiva. In onore della dea vengono realizzate statue in cartapesta raffiguranti Durga con le sue almeno sei braccia, tutta ornata di gioielli, vestiti scintillanti, e circondata da altre raffigurazioni sacre e mitologiche indù.

Queste statue, che sono continuo oggetto di venerazione, vengono custodite in pandal, dei templi costruiti per l’occasione utilizzando cartapesta, bambù e altro. Al termine della festa, i pandal vengono distrutti e la statua della dea lasciata nelle rive del Gange o dello Hoogly, il fiume di Calcutta.

La festa è scintillante, c’è casino dovunque. Calcutta è la capitale della Durga Puja e tutti sono eccitati, anche se quest’anno c’era il problema della Tata e la chiusura della fabbrica a rendere le cose più tristi.

Anche noi abbiamo visitato dei pandal e, soprattutto, siamo andati (Marianna, Anna Chiara, io e Oscar, un amico svedese di Sergio), a visitare il Kali Temple, al Kali Ghat, il tempio più sacro di Calcutta che ha dato il nome alla città, dedicata alla incarnazione di Parvati che distrugge i demoni, assetata del loro sangue da qui la faccia nera della morte e la lingua rossa. Sin dalle prime luci dell’alba centinaia, poi migliaia, di fedeli affollano la piccolissima struttura per pregare la piccola statua nera della dea. All’esterno, oltre ai negozietti che vendono oggetti rituali, pellegrini e mendicanti, anche gli animali che vengono sacrificati alla dea. Al Kali Temple, infatti, è ancora viva la tradizione del sacrificio animale. Fino a qualche anno fa, venivano sacrificati anche gli uomini, ma la pratica è stata vietata dalla legge.

Per ovviare a questo, gli indiani hanno escogitato il sistema del cocco. Questo frutto viene tagliato in maniera tale che ne resta il cuore e un ciuffetto, che simboleggia una testa con capelli. Il cocco, inoltre, contiene il latte che, una volta rotto, si disperde, come il sangue quando si taglia un corpo. Infine, quando si apre un cocco, all’interno si trovano tre puntini neri, come se fossero due occhi e un naso. Rompere e offrire alla dea un cocco è come offrire un umano.

Per ovviare alla fila che alle 7 etra già immensa, abbiamo usato il metodo indonapoletano. Abbiamo beccato uno dei tanti brahmini che vogliono obbligatoriamente farti fare una puja, una preghiera rituale, gli ho dato un po’ di rupie che lui ha sapientemente diviso con la polizia, e così siamo passati davanti alla fila. Ogni santone è paese.

Ma per me la visita di Calcutta non può essere considerata tale senza tre cose: Kallol, Madre Teresa e Annamaria.

La visita ai centri di Kallol Gosh, dove abbiamo partecipato prima al coro dei bambini malati di HIV ad Anandaghar, poi assistito allo spettacolo dei bambini con ritardi mentali di Apanjan, è stata come al solito super. Questi bambini, nonostante tute le loro disabilità, hanno messo in scena alcuni quadri dalla vita di Durga e degli altri dei, rigorosamente in costume. Come guest of honour, insieme a due politici e a Sergio, ho dovuto anche tenere un discorso, mentre Anna Chiara mi faceva da claque tra la gente. Lo spettacolo e l’impegno dei bambini sono stati egregi ed è bello vedere il lavoro che fanno in questi centri per aiutare i bambini sfortunati, raccolti per strada dopo essere stati abbandonati. Un’opera alla quale tutti possono contribuire, come già fanno molti napoletani di MondoAmico. E, credetemi, i soldi sono ben spesi.

Hanno completato il quadro un fotografo fortemente strabico (non so cosa vedesse nell’obiettivo) e un operatore video con la gobba, tutto piegato.

Una preghiera sulla tomba di Madre Teresa, con Anna Chiara che porta scompiglio nel piccolo convento, presa simpaticamente in cura e passata di braccia in braccia tra tutte le suore, è immancabile.

Inutile dire che, per suggellare la visita, siamo andati a cena da Annamaria e il suo Fire and Ice, la migliore pizzeria del sub continente asiatico.

La ciliegina sulla torta del viaggio è stata la business class al ritorno. Su questa storia devo fare una premessa. Venerdì, poco prima di partire da Delhi per Calcutta, ricevo un sms dalla Jet Airways, di solito una buona compagnia, che mi avvisa che il mio volo di ritorno di domenica alle 20 era stato cancellato e che ero stato riprotetto alle 17. Significava lasciare l’albergo alle 13 visto il traffico della città. Ho chiamato il call centre, ma non c’è stato nulla da fare. Così il colpo di genio. Chiamo il responsabile stampa della compagnia, le dico che io domenica ho una intervista con il primo ministro dello stato alle 16, quindi non posso partire alle 17. Delle due l’una: o mi trovano un altro volo, oppure mi pagano l’albergo e mi fanno partire di lunedì. A meno che nono volessero dire al primo ministro che non sarei potuto andare.

Detto, fatto: ritorno di domenica su volo Indian Airlines, in business class. Con conseguente show di Anna Chiara a bordo.

Unita nota triste e negativa? Probabilmente questa è l’ultima volta che vado a Calcutta. A maggio lasciamo l’India e… chissà.

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Sei chiatta? Non puoi fare la hostess in India

Quarantre’ hostess e steward delle compagnie statali indiane, sono state lasciati a terra perche’ sovrappeso. Non e’ la prima volta che Air India, Indian Airlines e Alliance Air prendono una decisione del genere. Dal 2005, alludendo a questioni di sicurezza, ma nascondendo una volonta’ di rinnovamento soprattutto in chiave di concorrenza nei confronti dei numerosi vettori privati, le compagnie statali indiane hanno cominciato una battaglia contro gli assistenti di volo sovrappeso. Non un licenziamento, ma il riposo forzato fino a quando non torneranno in forma. In caso non rispettino i limiti di peso imposti dal regolamento, saranno licenziati. Le nuove compagnie private indiane, dalla loro entrata sul mercato hanno puntato a hostess giovani e molto carine, ma, soprattutto, senza il tradizionale sari indossato dalle colleghe dell’Air India, e con camicette e minigonne. Discorso a parte per la Kingfisher: tutte le hostess, solo rigorosamente donne, vengono scelte dal patron Vijay Mallya dopo una selezione di bellezza.

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