Archivi tag: indu

Da una parte la crisi e i problemi, dall’altro l’India

E già, è proprio così. Il mondo crolla, l’economia affossa i paesi tra i quali l’India (vedi il post sui disoccupati), siamo sull’orlo di una guerra nucleare con il Pakistan, i nazionalisti picchiano le donne che bevono e fumano nei pub minacciando ritorsioni per San Valentino e i media indiani che fanno? Da ieri dirette sull’asta in corso oggi a Goa tra i consorzi realizzati per la seconda edizione del campionato di cricket indiano, per aggiudicarsi i migliori giocatori a suon di milioni di dollari. Voi direte: beh, succede anche in Italia, durante il calciomercato. Si, è vero, ma in Italia questa non è la notizia di apertura, collegamenti 24 ore su 24, giornali e telegiornali che parlano solo di questo. E tutto il resto? E la crisi? E la guerra? Poi accusano noi napoletani che con una chitarra e un mandolino cantiamo anche sulle disgrazie.

Basta ca ce sta ‘o sole,

ca c’è rimasto ‘o mare,

na nénna a core a core,

na canzone pe’ cantá…

Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto…

chi ha dato, ha dato, ha dato…

scurdámmoce ‘o ppassato,

simmo ‘e Napule paisá!…

Certo è una cosa buona, spezzare un attimo la tensione di questi giorni. Ma qui stiamo esagerando. Tutti, e dico tutti i media parlano solo di questo. Complimenti. La stampa indiana è si democratica e pluralista forse più che in qualsiasi altro paese, ma non mi sembra molto di qualità. Unico accenno alla guerra per ora fortunatamente solo fredda, il fatto che nessun giocatore pachistano potrà giocare in India. Amen.

SIMMO ‘E NAPULE PAISA’

di Fiorelli – Valente

Tarantella, facennoce ‘e cunte, nun vale cchiù a niente ‘o ppassato a penzá…

Quanno nun ce stanno ‘e tramme, na carrozza è sempe pronta n’ata a ll’angolo sta giá:

Caccia oje nénna ‘o crespo giallo, miette ‘a vesta cchiù carella, (…cu na rosa ‘inte capille, saje che ‘mmidia ‘ncuoll’ a me…)

Tarantella, facènnoce ‘e cunte, nun vale cchiù a niente “‘o ppeccomme e ‘o ppecché…”

Basta ca ce sta ‘o sole, ca c’è rimasto ‘o mare, na nénna a core a core, na canzone pe’ cantá…

Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto… chi ha dato, ha dato, ha dato… scurdámmoce ‘o ppassato, simmo ‘e Napule paisá!…

Tarantella, stu munno è na rota: chi saglie ‘a sagliuta, chi sta pe’ cadé!

Dice buono ‘o mutto antico: Ccá se scontano ‘e peccate… ogge a te…dimane a me!

Io, nu poco fatto a vino, penzo ô mmale e penzo ô bbene… ma ‘sta vocca curallina cerca ‘a mia pe’ sa vasá!

Tarantella, si ‘o munno è na rota, pigliammo ‘o minuto che sta pe’ passá…

Basta ca ce sta ‘o sole,

Tarantella, ‘o cucchiere è n’amico: Nun ‘ngarra cchiù ‘o vico addó mm’ha da purtá…

Mo redenno e mo cantanno, s’è scurdato ‘o coprifuoco, vò’ surtanto cammená…

Quanno sta a Santa Lucia, “Signurí’, – nce dice a nuje – ccá nce steva ‘a casa mia, só’ rimasto surtant’i’…”

E chiagnenno, chiagnenno, s’avvía… …ma po’, ‘a nustalgía, fa priesto a ferní…

Basta ca ce sta ‘o sole,

Annunci

2 commenti

Archiviato in Vita indiana

Scontri religiosi in Orissa, missionaria laica bruciata viva

Questo il mio pezzo uscito stamattina su Il Mattino.

E’ di due vittime bruciate vive e di un prete gravemente ferito il bilancio delle violenze religiose esplose ieri sera a Bubaneshwar e in altre città dello stato orientale indiano dell’Orissa, che hanno visto la furia dei fondamentalisti indu’ scagliarsi contro i cristiani. Da giorni nell’Orissa ci sono scontri tra manifestanti e polizia tanto che il governo locale ha imposto il coprifuoco. Gli scontri sono seguiti all’uccisione di un leader radicale indù, Swami Laxanananda Saraswati, espressione del partito fondamentalisa Vishwa Hindu Parishad (VHP), formazione che si batte per un’India di soli induisti. Della morte del religioso-politico sono state accusate le comunità religiose cristiane, che stanno crescendo molto nello stato. Il leader religioso è stato ucciso sabato sera nel suo Ashram (comunità) di Tumudibandha, da trenta persone mascherate che hanno sparato all’impazzata, nel giorno dei festeggiamenti per il dio Krishna, molto venerato. Durante la sparatoria sono morte altre cinque persone tra le quali due figli del religioso. Nonostante che l’omicidio sia stato rivendicato da un gruppo maoista, il People’s Liberation Revolutionary Group, gli attivisti del VHP hanno accusato i cristiani in quanto il leader ucciso si era sempre opposto alle conversioni al cristianesimo. Da qui la vendetta di ieri. I fondamentalisti hindu hanno attaccato, applicando le fiamme, ad un orfanotrofio cattolico a Puthpali, nel distretto di Bargah. In quel momento nel l’orfanotrofio si trovavano 30 bambini, un prete ed alcuni volontari. Una volontaria laica è rimasta bruciata viva, il prete è seriamente ferito mentre i bambini ed altri volontari sono riusciti a fuggire nella foresta. Un altro cristiano è stato ucciso, sempre arso vivo all’interno nella sua abitazione, nel villaggio di Rupa, nel distretto di Kandhamal. La violenza religiosa induista si è scagliata contro chiese, religiosi, istituzioni religiose ed altri edifici di culto cristiani anche nei distretti di Khurda, Bargarh, Sundergarh, Sambalpur, Koraput, Boudh, Mayurbhanj, Jagatsinghpur and Kandhamal districts e nella capitale dello stato Bubaneshwar. Nella città di Phulbani, 40 case di cristiani sono state date alle fiamme senza conseguenze per gli occupanti. Il sottosegretario agli interni dello stato dell’Orissa, ha chiesto al governo centrale di Delhi di inviare due battaglioni di forze paramilitari per tentare di rimettere a posto la situazione. Nel mirino dei fondamentalisti, anche le suore di madre Teresa di Calcutta, alcune delle quali sono state costrette a scappare per salvarsi dalla furia degli induisti. All’indomani della morte del leader religioso-politico induista, la diocesi locale, l’organismo ecumenico cristiano All India Christian Council e la Conferenza episcopale indiana avevano condannato l’uccisione di Saraswati. Il portavoce della conferenza episcopale indiana, Babu Jospeph, ha smentito a Il Mattino la notizia secondo la quale un’altra suora sarebbe stata violentata. “La suora – ha detto a Il Mattino padre Babu Joseph – era in un centro pastorale nel distretto di Kandhamal quando è stata aggredita e picchiata”. Nello stato dell’Orissa, lo scorso Natale, oltre 30 chiese furono bruciate in due giorni di scontri tra i cristiani e il VHP che protestavano per le celebrazioni natalizie. Non ci furono morti ma nello stato, dove è in vigore una legge anti conversioni che vieta di fatto le conversioni al cristianesimo, fu imposto per giorni il coprifuoco e si registrarono centinaia di feriti. Circa il 2,3% della popolazione indiana, intorno ai 24 milioni di persone, sono cristiani. La comunità cristiana è concentrata soprattutto negli stati meridionali del Tamil Nadu e del Kerala, oltre che in quello orientale dell’Orissa e nel West Bengala, che ha per capitale Calcutta. Gli scontri religiosi tra hindu e cristiani sono una spina nel fianco nella chiesa cattolica indiana che conta nel paese 160 tra diocesi ed arcidiocesi. Come riconoscimento per il lavoro svolto in India e il crescente numero di cristiani, l’ex arcivescovo di Mumbai, il Cardinale Diaz, è stato messo a capo dell’Istituto di Propaganda Fidei, dopo essere stato indicato come possibile successore di Giovanni Paolo II al soglio pontificio. I cristiani vengono attaccati soprattutto perché fanno proselitismo nelle caste basse e nei fuori casta, propagando l’uguaglianza tra le persone, avversata dal sistema castale indiano fortemente sostenuto dai fondamentalisti. L’ultimo omicidio di un religioso, prima degli scontri di ieri, è avvenuto il 16 agosto, quando un religioso carmelitano, Father Thomas Pandippally, è stato ucciso nello stato centrale indiano dell’Andra Pradesh.

4 commenti

Archiviato in Vita indiana