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Clandestino si chiude nella toilette dell’aereo per tornare in India

Grazie ad una imperdonabile leggerezza dei servizi di sicurezza, un clandestino si e’ nascosto nel wc di un volo speciale fra Medina (Arabia saudita) e la citta’ indiana di Jaipur ed e’ stato scoperto solo molto dopo il decollo. Lo scrivono i media a New Delhi. L’uomo, Habib Hussein di 26 anni e di nazionalita’ indiana, era addetto alle pulizie su un aereo della compagnia Air India in partenza con 278 pellegrini che avevano compiuto un pellegrinaggio a La Mecca. Deciso a mettere fine alla sua esperienza di lavoro in terra saudita, il giovane ha avuto l’idea di chiudersi nella toilette per attendere l’avvenuto decollo. Il piano ha avuto una esecuzione perfetta e poi, come niente fosse, Hussein e’ uscito dal suo rifugio e si e’ seduto in un posto libero di classe economica, dove pero’ e’ stato scoperto. All’arrivo la polizia lo ha preso in consegna, mentre l’Aviazione civile indiana ha ordinato una inchiesta sull’accaduto e chiesto severe pene per i membri dell’equipaggio responsabili della negligenza.

fonte: Ansa

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Morta l’ultima Maharani di Jaipur

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Sono cominciati oggi a Jaipur, nel nord ovest dell’india, i funerali della Maharani (la regina moglie del Maharaja) Gayatri Devi, morta ieri all’eta’ di 90 anni. Migliaia di persone stanno partecipando nella capitale del Rajasthan ai funerali della donna, uno degli ultimi simboli della nobilta’ indiana, considerata, negli anni sessanta e settanta, una delle donne piu’ carismatiche e belle del mondo, tanta da essere inserita da Vogue fra le dieci donne piu’ belle del mondo. La Devi, terza moglie del maharaja di Jaipur, ha sempre vissuto nella ‘citta’ rosa’, alternando con lunghi soggiorni in Europa, specie a Londra dove aveva trascorso la sua infanzia. Nata nel 1919 in una famiglia nobile, Gayatri Devi divenne la Maharani di Jaipur nel 1939, sposando l’allora Maharaja, Sawai Man Singh. In breve Gayatri, grazie anche al suo portamento regale, alla sua istruzione e alla sua grazia e bellezza, divenne fuori e dentro l’India icona di eleganza. Fondatrice di una prestigiosa scuola a Jaipur, nel 1962 scese in politica (fondando il Swatantra Party in opposizione al Congress della dinastia Gandhi) e fu eletta in parlamento con una vastissima maggioranza, tanto da essere inserita nel guinnes dei primati. Fu poi in seguito rieletta per altri due mandati, ed e’ stata una delle piu’ acerrime avversarie di Indira Gandhi, soprattutto per la decisione di quest’ultima di togliere i privilegi ai maharaja. La sua fama di donna di successo, anche in politica oltre che in societa’, oltrepasso’ i confini indiani tanto che il Presidente Kennedy la invito’ ad un evento da lui organizzato, presentandola come ”la donna con la piu’ sbalorditiva maggioranza che nessuno abbia mai ottenuto in un’elezione”.
La gloria e il successo della Devi subirono tuttavia una battuta di arresto quando l’allora primo ministro Indira Gandhi aboli’ nel 1971 tutti i privilegi reali. Gayatri Devi fu accusata di aver violato la legge sulle tasse e trascorse 5 mesi in carcere. Si ritiro’ dalla vita politica e pubblico’ un’autobiografia, ”Ricordi di una principessa”, nel 1976. Negli ultimi anni, per dispute sull’eredita’ del marito, e’ entrata in conflitto con il figlio di suo marito, l’attuale maharaja di Jaipur.
La sua morte ha suscitato le reazioni commosse di tutto la societa’ indiana. ”Era una bellissima e squisita principessa – ha commentato tra gli altri la leggenda di Bollywood, Amitab Bachachan – la sua grazie e bellezza mi aveva lasciato senza parole”.

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In aumento i matrimoni tra bambini in Rajasthan

Nonostante apposite leggi lo vietino, il matrimonio tra bambini in India e’ ancora ampiamente praticato, soprattutto nello stato nord-occidentale del Rajasthan. Lo rivela uno studio del Mamta Health Institute od Mother and Child, secondo il quale nel solo distretto di Bundi del Rajasthan, il 65,5% delle bambine sotto i 18 anni sono gia’ sposate. Nello stesso distretto, solo nella sua parte rurale, il dato sale all’84,3%. Capita cosi’ che in alcune classi elementari la maggior parte delle bambine che frequentano la scuola, siano gia’ sposate. In India, soprattutto nelle zone rurali di alcuni stati, e’ usanza sposare le figlie in tenera eta’, anche per un fatto economico. I genitori, infatti, che devono provvedere alle spese per il matrimonio, se hanno due figlie femmine anche di eta’ diverse, le sposano insieme per risparmiare sulle spese. Una volta sposate, inoltre, vanno a vivere a casa del marito e quindi il genitore non deve piu’ preoccuparsene. Moltre bambine restano a vivere con i propri genitori fino ai 18 anni, ma diverse sono quelle che si trasferiscono. Tradizionalmente i matrimoni, soprattutto quello dei bambini, si celebrano nelle feste di Akha Teej o in quella di Akshaya Tritya, che cadono da aprile a giugno. Da quando e’ stata varata la legge che li vieta, consapevoli che in quei giorni la polizia controlla i ‘mandap’, i luoghi dove si celebrano i matrimoni per verificare che non ci siano bambini, i genitori preferiscono far sposare i loro figli minori in altre date, anche se vanno contro il volere dell’astrologo. In India, infatti, le date per i matrimoni vengono decise dagli astrologi in base alle congiunture astrali. Si verifica cosi’ che in una stessa sera si sposino centinaia di migliaia di persone mentre nessuna negli altri giorni. I genitori di bambine soprattutto del Rajasthan, pur di far sposare le loro figlie e cosi’ evitare di dover continuare a pensare a loro, vanno anche contro la tradizione, contro la religione, contro la superstizione. Oltre, ovviamente, ad andare contro la legge. L’istituto di ricerca denuncia che durante il periodo elettorale i candidati alle elezioni e i politici gia’ in carica chiudono un occhio rispetto ai matrimoni di bambini, facendo cosi’ diffondere questa pratica. E’ il Rajasthan lo stato piu’ interessato dal fenomeno. Oltre al distretto di Bundi, nel distretto di Chittorghar il 63,5% delle bambine ( il 73,6% di quelle che vivono nelle zone rurali) sono gia’ sposate; in quello di Tonk il 61,7% delle bambine (73,9% delle aree rurali) sono sposate; in quello di Bhilwara hanno gia’ contratto matrimonio il 60,3% delle bambine, il 73,2% di quelle che vivono nelle campagne. Numeri allarmanti che neanche l’approvazione della nuova legge e le minacce di punizioni e galera nei confronti dei genitori ha bloccato.

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Ma sti turisti, sono pazzi o cosa?

Ho fatto uno dei miei soliti giri tra India e Nepal. A parte la bellezza del Nepal (estetica, ovviamente) e il contrasto con l’India, ho visto delle cose assurde soprattutto da parte di turisti italiani. Ad Agra, dinanzi al Taj Mahal, ho sentito una di Torino dire: “e siamo venuti fin qui per vedere questo coso?”. Questo coso è il Taj Mahal. A voi il commento. Ma di cose assurde dei turisti italiani ce ne sono tante. Alcuni di questi che ho visto negli ultimi giorni, invece di fotografare monumenti, fotografavano storpi, malati, mendicanti, lebbrosi, cadaveri. A Jaipur, dinanzi al palazzo dei venti, ho visto un uomo mettersi in posa insieme ad una mendicate con le mani fasciate e insanguinate, il corpo sporco e la maglietta con il sangue, mentre sua moglie li fotografava. La mendicante, che prima aveva il viso contrito e addolorato, ha sfornato un sorriso a 72 denti per il periodo della foto, per poi tornare alla sua aria contrita, afflitta e addolorata. A Varanasi, a parte le solite foto alle cremazioni, per altro vietate, ho sentito le solite stupide domande sul perchè gli induisti facessero il bagno in un fiume inquinato, nel quale galleggia di tutto. Quando c’ero io, sul fiume galleggiava un cadavere. Aveva la testa sommersa e i piedi legati. Proabilmente uno di quelli che non vengono cremati, un malato di lebbra, al quale, come consuetudine, avevano legato una pieta ai piedi e lo avevano buttato nel fiume. Giù via fotografie a non finire. E che dire di quelli che si chiedono perchè gli indiani non puliscono le strade, non la smettono di fare i loro bisogni in pubblico, perchè non si lavano e cose del genere? Non c’è che dire, bisogna essere acculturati anche per fare i turisti. Invece la maggior parte di quelli che vedo qui sono coloro che poi, tornati a casa, nei loro salotti di alcantara, mostrano orgogliosi le foto alle sciure e agli amici,  con commenti del tipo: “sai siamo stati in India, nella povertà, nella sporcizia, senza fogne, sapessi come vivono, io li ho aiutati, ho dato i soldi ai mendicanti, ho regalato le penne, gli shampoo ai bambini, le caramelle, ma sapessi come vivono, guarda qui i malati, i poveri, i cadaveri….”. E io che prendo a malincuore mai un cicloriscio’ perchè mi scoccia essere portato a forza da un uomo.

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E sono 20, ancora una bomba trovata a Surat

Sono salite a venti le bombe ritrovate a Surat, la citta’ dello stato nord occidentale indiano del Gujarat, capitale del mercato dei diamanti. La polizia di Surat ha trovato appesa ad un albero una bomba non esplosa, dopo quella trovata stamattina in un negozio nel mercato della citta’. Proprio oggi il primo ministro dello stato Narendra Modi aveva visitato la citta’ promettendo impegno nella lotta al terrorismo. Il Gujarat e’ stato al centro nel 2002 degli scontri religiosi fra induisti e musulmani, che fecero migliaia di morti. Modi e’ da sempre indicato come uno degli ispiratori del pogrom musulmano. Il fatto che venti ordigni siano stati trovati non esplosi a Surat, tutte bombe della stessa fattura di quelle esplose a Jaipur, Bangalore e Ahmedabad, ma senza timer, fa propendere gli investigatori verso un avvertimento dei terroristi che vogliono instaurare una stagione del terrore negli stati nei quali governa il partito nazionalista induista del BJP, che aspira a un’India di soli indu’.

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17 bombe ad Ahmedabad, 38 i morti

E’ salito a 38 il bilancio delle vittime delle 17 bombe esplose ieri a poca distanza l’una dall’altra ad Ahmedabad, capitale del Gujarat, nel nord ovest dell’India. 94 i feriti, alcuni dei quali in gravi condizioni tanto da poter far salire il bilancio delle vittime. Oltre ai 17 ordigni esplosi nel giro di un’ora, la polizia ha trovato e disinnescato due altre bombe inesplose. Timer hanno azionato gli ordigni che contenevano pallottole e pezzi metallici. Due le bombe esplose in ospedali, mentre le altre, tutte posizionate su biciclette, hanno colpito mercati, fermate degli autobus e zone residenziali. Una mail a firma del gruppo Indian Mujaheddin, lo stesso che rivendicò l’attentato di Jaipur del maggio scorso che fece, con le stesse modalità di quello di ieri, 63 morti, è arrivata 5 minuti prima dell’esplosione alla centrale di polizia del Gujarat. Anche il gruppo terrorista del Bangladesh Harkat-ul-Jihad-al Islami (HuJi), ha rivendicato gli attentati di Ahmedabad. Lo stesso modus operandi usato ieri ad Ahmedabad, venerdì a Bangalore nel sud, con tre morti, e a maggio a Jaipur, fa pensare che dietro ci sia la stessa mano. In tre mesi, i terroristi hanno colpito con le stesse modalità tre stati nei quali governa il partito nazionalista indù del BJP, che idealizza un’India di soli induisti. L’intelligence crede comunque che il SIMI, il gruppo terrorista degli studenti islamici che fanno base in Maharashtra, così come per l’attentato di Jaipur, abbiano fornito al logistica per gli attentati di ieri. Una riunione dei capi delle polizie di tutti gli stati indiani, che sono stati messi in stato d’allerta, è stata convocata d’urgenza e si terrà a Delhi nelle prossime ore. Ma l’intelligence indiana pare confusa. Si punta il dito anche contro gruppi terroristici pakistani, come il Lashkar-e-Taiba, vicino al Al Qaeda, come risposta alle accuse di Delhi formulate un paio di settimane fa al Pakistan, di essere dietro all’attentato all’ambasciata indiana a Kabul. La polizia indiana, comunque, come già fece per gli attentati di Jaipur, non crede alla rivendicazione dell’Indian Mujaheddin, ritenendolo una copertura di altri gruppi.

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I piloti si addormentano e l’aereo supera la destinazione

Due piloti dell’Air India-India Airlines si sono addormentati dopo aver inserito il pilota automatico e il loro aereo di linea ha superato la destinazione. E’ successo alcune sere fa sui cieli indiani, e lo racconta il Times of India, riferendo indiscrezioni dal ministero dell’aviazione, Air India e aeroporto di Mumbai. Secondo il quotidiano, l’IC 612 seguiva la rotta Dubai-Jaipur-Mumbai, con oltre 100 passeggeri a bordo. L’aereo era partito dagli Emirati Arabi alle 01:35 del mattino e poi da Jaipur alle 07:00. Affaticati per il volo notturno, i piloti, dopo aver effettuato il decollo da Jaipur in direzione di Mumbai, hanno inserito il pilota automatico e si sono messi a dormire. L’aereo, su indicazione del pilota automatico ha seguito la rotta prestabilita verso il sud. Arrivati nello spazio aereo di Mumbai, dalla torre di controllo della capitale economica indiana hanno realizzato che dall’aereo non c’era nessuna risposta alle loro richieste e istruzioni. Il campanello d’allarme è scattato a 100 miglia da Mumbai, quando l’aereo non ha cominciato, come di prassi, la discesa verso la città. Temendo un dirottamento, i controllori di volo hanno applicato le misure previste, ma quando hanno capito che non c’era nessun dirottamento e che i piloti continuavano a non rispondere, hanno inviato dei segnali audio continui in alta frequenza all’aereo che ha svegliato i piloti. A quel punto l’aereo aveva già superato Mumbai ed era sulla rotta per Goa. I piloti hanno quindi fatto marcia indietro, atterrando senza problemi a Mumbai. Sia la compagnia che il ministero dell’aviazione ha negato che i piloti stessero dormendo, adducendo problemi di comunicazione. Con l’aumento dei voli in India, da mesi si discute delle condizioni di lavoro dei piloti e assistenti di voli considerate massacranti a discapito della sicurezza. In passato erano stati resi pubblici altri scandali, come quello dei piloti senza licenza.

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Immigrati del Bangladesh, i rom dell’India

Questo almeno è l’impressione che si ha leggendo oggi i giornali indiani. A seguito degli attentati di Jaipur, è caccia al gruppo terrorista straniero, soprattutto del Bangladesh, che sarebbe responsabile delle bombe.  Come in ogni paese che si rispetti, dopo le bombe è cominciato il palleggiamento di responsabilità tra il governo locale (a guida centrodestra, BJP) e quello nazionale a guida Congresso. I primi accusano i secondi di non aver fornito le informazioni di intelligence sugli attentati, così da prepararsi. Le accuse si sono ora spinte sul piano degli immigrati. In Rajasthan, infatti, c’è una nutrita comunità di persone e profughi che arrivano dal Bangladesh. L’ “ospitale” governo Rahjasthano più di una volta ha scritto a Delhi chiedendo una soluzione al problema dei bengalesi immigrati che darebbero fastidio e oggi il primo miistro dello stato, Vasundhara Raje, ha detto ai giornali che il governo centrale le ha chiesto di mettere tutti gli immigrati in delle colonie, tipo i nostri centri a Lampedusa dove vengono parcheggiati gli immigrati. Lungi da lei l’idea di farlo, “noi del centrodestra non lo facciamo e ci meravigliamo che quelli della sinistra ce lo chiedano”. I locali però non ci stanno e non vogliono gli immigrati, così hanno messo su la caccia all’immigrato del Bangladesh. Non c’è niente da fare, ogni mondo è paese.

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Torna il terrore: bombe a Jaipur

Una raffica di attentati ha colpito oggi Jaipur, meta del turismo mondiale e capitale del Rajasthan, nell’India nord-occidentale, uccidendo almeno 80 persone e ferendone altre 150. La ‘citta’ rosa’, come e’ soprannominata Jaipur, e’ stata scossa nella serata locale da sette esplosioni nel giro di una ventina di minuti, alcune delle quali in un’area di un chilometro quadrato nel centro storico. Secondo fonti di polizia, le bombe, di medio e alto potenziale, sono state fabbricate con esplosivo RDX e cuscinetti a sfera di ferro, azionati da timer. L’ultimo bilancio e’ stato fornito in una conferenza stampa dal ministro dell’Interno dello stato del Rajasthan, Gulab Chand Kataria, il quale ha aggiunto che ”un sospetto e’ stato arrestato ed e’ sottoposto a interrogatorio”. Secondo la tv indiana Ibn Live, la polizia ha fermato alcune persone. Fonti del ministero dell’interno, citate dalla televisione indiana, puntano il dito contro un gruppo terrorista originario del Bangladesh, Harkut-ul-Jehadi Islami(HuJI), che avrebbe organizzato nei dettagli gli attentati, ma spunta pure il nome del gruppo terrorista kashmiro del Lashkar-e-Taiba, responsabile di numerosi attacchi molto cruenti nel paese. Gli ordigni deflagrati, secondo la polizia, sono stati sette. Altri tre sono stati trovati inesplosi e disinnescati. Le bombe sono state piazzate nei luoghi piu’ affollati della citta’, colpendo anche zone con i monumenti piu’ noti ai turisti, come il Palazzo dei Venti, l’Hawa Mahal, simbolo della citta’. Erano circa le 19.30 ora locale, le 16 in Italia, quando la prima bomba e’ esplosa nei pressi della stazione di polizia di Manas Chowk. Nel giro di pochi minuti gli altri ordigni, uno posizionato in un auto, altri su biciclette e cicloriscio’, sono esplosi in altre zone del centro storico colpendo mercati solitamente affollati di turisti: Johari Bazar, Tripolia Bazar, Badi Choupal, Choti Choupal, e l’area di Kotwali. In questi giorni pero’, a causa del caldo, la presenza dei turisti e’ minima. Colpiti anche due importanti templi dedicati al dio scimmia Hanuman, che proprio ogni martedi’ attirano molti pellegrini. Una nutrita folla di devoti indu’ si trovava nei pressi del tempio del dio scimmia a Tripolia Bazar, dove alcune persone sono morte per la calca derivata dal fuggi fuggi. Nei pressi del tempio le squadre speciali della polizia hanno trovato e disinnescato un’altra bomba. L’intelligence indiana, che ha detto di aver avuto nei giorni scorsi informazioni riguardo a un possibile attentato, sta controllando telefonate statali e internazionali partite e arrivate nelle ultime 48 ore da Jaipur. La polizia ha chiuso tutte le strade di accesso alla citta’ come pure le frontiere dello Stato del Rajasthan, che confina sia con il Pakistan che con il Kashmir. New Delhi, Mumbai e altre grandi citta’, tra le quali la sacra Varanasi, sono state messe in stato di massima allerta. Jaipur, insieme a Delhi e Agra – dove sorge il mausoleo del Taj Mahal – fa parte del triangolo d’oro, i tre luoghi piu’ visitati d’India. La ‘citta’ rosa’, 260 chilometri da New Delhi, accoglie ogni giorno dai 4.000 ai 5.000 turisti in media, 2.000 dei quali sono stranieri, ed e’ giudicata sicura. L’ultimo attentato che si ricorda nello stato del Rajasthan e’ dell’anno scorso, quando una bomba esplose dinanzi al santuario sufi Khwaja Moinuddin Chishti di Ajmer, a un centinaio di chilometri da Jaipur, facendo due vittime. Nel 2006, a settembre, quattro ordigni esplosero nella moschea di Malegaon, nello stato del Maharashtra nell’India centrale, facendo 35 vittime. Anche in quella occasione le bombe furono piazzate su biciclette

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Governo intima a Taslima Nasreen di restare a Delhi

Stare a Delhi o lasciare il paese. E’ questo l’ultimatum che il ministro degli interni indiano ha dato a Taslima Nasreen, la scrittrice bengalese fuggita dal suo paese per minacce di morte. Taslima ha dovuto lasciare un mese fa Calcutta, dove vive dopo essere scappata dal Bangaldesh, per le proteste della comunita’ musulmana. Dopo una brevissima parentesi a Jaipur la scrittrice e’ stata ospitata a Delhi dove si trova tutt’ora in luogo segreto sotto scorta della polizia indiana come, dice lei, “agli arresti domiciliari”.

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La scrittrice ha chiesto piu’ di una volta di tornare a Calcutta, ma il governo del West Bengala non glielo permette adducendo motivi di sicurezza. E il ministro degli interni indnano ha detto che se la scrittrice vuole rimanere in India non deve lasciare Delhi. Ma la Nasreen ha appena detto ch ese non puo’ essere libera di girare dove vuole, preferirebbe lasciare l’India. Sin dal 1993 Nasreen ha subito numerose minacce di morte da parte di gruppi fondamentalisti islamici che l’anno accusata, con i suoi scritti, di offendere l’islam e il Corano.

Nell’occhio del cilcone, soporattutto il suo romanzo ”Lajja” (Vergogna), sulle persecuzioni dei musulmani contro la comunita’ hindu. Nel marzo scorso un gruppo islamico indiano offri’ una ricompensa di 500.000 rupie (circa 10.000 euro) a chi l’avesse uccisa. In agosto venne aggredita ad Hyderabad, nel sud dell’India, da un gruppo di attivisti islamici, mentre partecipava ad una manifestazione letteraria.

Rifugiatasi a Calcutta, la Nasreen e’ stata costretta, lo scorso 22 novembre, ad una precipitosa fuga prima a Jaipur e poi a Delhi a causa di violente proteste di piazza avvenute a seguito della notizia che il governo indiano aveva deciso di estendere ulteriormente il visto alla scrittrice. Per calmare le proteste, due settimane fa la scrittrice bengalese si e’ anche resa disponibile a cassare alcune frasi incriminate da un altro suo libro, ma questo non e’ servito a nulla.

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