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Vietata ai lebbrosi la città del Mahatma Gandhi

La decisione di un magistrato indiano di rendere off limits per i lebbrosi Porbandar, la città dove il Mahatma Gandhi è nato 140 anni fa ha suscitato in tutto il paese sorpresa e polemiche. Questo non tanto per la misura in sé, ma per il fatto che nel suo ashram (comunità) Gandhi offriva rifugio e cure alle persone affette da questa piaga del subcontinente. La direttiva del magistrato, M.H.Joshi, impedisce in sostanza ai malati di avvicinarsi a più di otto chilometri dalla città dal 13 al 17 agosto, quando si prevede che oltre 200.000 persone vi si recheranno per celebrare la nascita di Krishna, una delle più popolari e venerate divinità indù. “L’obiettivo – si legge nell’ordinanza – non è quello di offendere ma di prevenire l’epidemia di malattie contagiose. Serve più prudenza, soprattutto dopo la paura per l’influenza suina”. Ovviamente sul piede di guerra le associazioni gandhiane che si occupano dell’assistenza ai malati. “Questa decisione non aiuta a prevenire affatto le epidemie di malattie contagiose, e servirà invece solamente a marchiare ulteriormente i lebbrosi”, ha detto un loro portavoce.

fonte: Ansa

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Illegale l’asta degli oggetti di Gandhi

L’India ha comunicato al governo americano che l’asta nella quale sono stati venduti gli oggetti appartenuti a Gandhi, e’ illegale. Lo riferisce l’agenzia di stampa PTI. Un ufficiale del governo indiano ha risposto a una richiesta del dipartimento di giustizia americano, affermando che l’asta battuta il 6 marzo scorso a New York era illegale in quanto i cinque oggetti appartenuti al Mahatma non erano di proprieta’ del collezionista americano James Otis, ma della fondazione indiana Navjivan Trust, fondata dallo stesso Mahatma Gandhi. Il dipartimento americano della giustizia aveva inviato una richiesta al governo indiano circa gli oggetti di Gandhi, dopo che questi erano stati acquistati dall’industriale indiano Vijay Mallya per 1,8 milioni di dollari. Lo stesso tycoon, che opera nel campo dei liquori e dell’aviazione civile tra gli altri, non ha potuto formalizzare l’acquisto ed entrare in possesso degli oggetti, per questioni legali legate ad essi. Secondo il governo indiano, che ha inviato le risposte al dipartimento americano tramite il ministro degli esteri, trattandosi di oggetti di Gandhi e appartenendo alla fondazione da egli stesso voluta, non possono essere venduti o utilizzati per qualsiasi scopo commerciale. Il collezionista americano Otis aveva deciso di mettere all’asta gli occhiali, il portaocchiali, i sandali, l’orologio da taschino e una ciotola appartenuti al padre della patria indiana. Il governo indiano tento’ di bloccare la vendita degli oggetti e Otis si dichiaro’ disposto a cedere al governo di Delhi gli oggetti se questi si fosse impegnato a investire di piu’ per l’educazione e la salute dei poveri. L’India rifiuto’ e gli oggetti andarono all’asta, nonostante ricorsi al tribunale. Furono acquistati dall’imprenditore indiano che, smenti’ come il ministro della cultura di Delhi aveva detto, di aver comprato gli oggetti di Gandhi per conto del governo.

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Il collezionista vuole indietro gli oggetti di Gandhi

Continua la telenoleva. Il collezionista americano proprietario degli oggetti appartenuti a Gandhi, andati all’asta e comprati da un industriale indiano, ha presentato al tribunale una richiesta per riaverli indietro. Lo riferisce l’agenzia indiana PTI. James Otis, collezionista californiano e attivista dei diritti civili, era proprietario degli occhiali, del portaocchiali, dei sandali e dell’orologio da taschino appartenuti al Mahatma Gandhi. L’uomo aveva deciso di vendere all’asta a New York gli oggetti ed era stato approcciato dal governo indiano che li voleva acquistare direttamente. Il collezionista non li ha venduti al governo perché questi si è rifiutato di impegnarsi a spendere di più per l’educazione e la sanità dei più poveri. Così l’asta si svolse regolarmente e gli oggetti sono stati acquistati il sei marzo dal tycoon indiano Vijay Mallya che, nonostante le dichiarazioni del governo, ha smentito di aver acquistato gli oggetti per conto dell’esecutivo di New Delhi. Oggi Otis, secondo l’agenzia di stampa indiana, avrebbe presentato tramite i suoi legali un esposto alla suprema corte dello stato di New York, per riottenere gli oggetti di Gandhi.

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Vijay Mallya smentisce di aver acquistato gli oggetti di Gandhi per conto del governo

Come volevasi dimostrare, ecco un’altra puntata della telenovela sugli oggetti di Gandhi, un’altra dimostrazione del fatto che l’India da più grande democrazia del mondo sta diventando la più grossa barzelletta dle mondo. Vijay Mallya, il tycoon indiano che ha acquistato all’asta gli oggetti appartenuti al Mahatma Gandhi, ha smentito di essere stato contatto dal governo per fare l’offerta all’asta, come detto dal ministro della cultura di Delhi. Lo ha riferito lo stesso imprenditore dalla Francia, dove si trova in questo momento per affari, e l’intervista e’ stata ripresa dalla televisione indiana IBNLive. ”Sto aspettando di vedere cosa ho comprato e spero che sia piu’ prima che dopo. Non sono stato contattato da nessuno del governo indiano, ma avro’ sempre la soddisfazione morale di aver comprato gli oggetti e regalarli al governo indiano. Non l’ho fatto per nessuna pubblicita’ o benevolenza per me”. La dichiarazione di Mallya arriva poche ore dopo quella ministro della cultura Ambika Soni che aveva detto che il governo indiano aveva spinto l’imprenditore ad acquistare gli oggetti appartenuti al padre della patria, acquisto che sarebbe stato in cooperazione fra Mallya e il governo e che gli emissari dell’uomo d’affari, presenti nella casa d’aste, sarebbero stati in stretto contatto con il governo indiano. Mallya, proprietario di uno dei piu’ grossi gruppi al mondo che opera nel campo degli alcolici, dell’aviazione civile e possiede un team di formula uno, ha pagato gli oggetti del Mahatma Gandhi, 1,8 miliori di dollari ad un’asta di New York. L’imprenditore, il cui nome all’asta e’ stata una sorpresa, ha anche una carriera politica nel partito conservatore Janatha Party, che da sempre e’ in opposizione al Congress Party della famiglia Gandhi-Nehru, che da cinque anno guida il paese. Mo dico io, cara Ambika Soni, ma se proprio devi dire una cazzata o ti vuoi rivolgerti a qualcuno che ti pari il culo, non sarebbe stato meglio farlo con qualcuno che ti sia complice, almeno che ti sia vicino, invece di sceglier l’esponente di un partito che ha sempre avversato quello del tuo capo? Minchia, sti politici indiani fanno rivalutare Silvio, Uolter & co.

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Mallya acquista gli oggetti di Gandhi e il governo ne rivendica il successo

Il governo indiano ha rivendicato a se il successo del recupero degli oggetti appartenuti a Gandhi, andati ieri all’asta a New York e acquistati dall’imprenditore indiano Vijay Mallya. Lo ha detto alla stampa il ministro della cultura di New Delhi, Ambika Soni, che ha spiegato che e’ stato il governo indiano, impossibilitato a partecipare all’asta a causa di una sentenza della corte, a spingere Mallya all’acquisto. Il proprietario della United Breweries, la societa’ che produce la birra Kingfisher, proprietaria della compagnia aerea Kingfisher, di diverse aziende di liquori sia indiane che internazionali e anche il team di Formula 1 Force India, ha speso 1,8 milioni di dollari tramite suoi rappresentanti a New York per acquistare gli occhiali, il portaocchiali in metallo, i sandali e l’orologio da taschino Zenith appartenuti al padre della patria indiana. La Soni ha spiegato che Mallya e i suoi rappresentanti erano in costante contatto con il governo indiano attraverso il consolato di New York, mentre si battevano gli oggetti all’asta. Per il ministro ”si e’ trattato di una vittoria del governo della United Progressive Alliance (la coalizione, presieduta da Sonia Gandhi, che guida l’India, ndr), arrivata con una stretta cooperazione tra il mio dipartimento e il ministero degli affari esteri”. Mallya si e’ detto ”veramente contento di portare la storia degli oggetti di nuovo in India”, affermando di aver partecipato all’asta ”per la nazione indiana”. Con la vendita a Mallya, anche l’ordinanza del dipartimento della giustizia americana che chiedeva alla casa d’aste newyorchese Antoquorum Auctioneers, dopo l’ingiunzione dell’Alta Corte di New Delhi di bloccare la vendita degli oggetti e di tenerli in custodia fino a quando non si dirimeranno tutte le questioni, cada, anche se ci vorranno un paio di settimane prima che arrivino in India. Il nome di Vijay Mallya e’ stata una sorpresa all’asta, in quanto fino a quel momento si erano avanzato ipotesi di altri imprenditori indiani che avrebbero acquistato gli oggetti per poi donarli all’India.

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L’India non recupera gli oggetti di Gandhi perchè non vuole spendere per i poveri

Nessun accordo tra l’India e il collezionista americano James Otis, proprietario degli oggetti appartenuti al Mahatma Gandhi che andranno all’asta stasera a New York. Il governo di New Delhi aveva chiesto al collezionista di ritirare il suo lotto e di donarlo al paese di Gandhi. Una offerta che l’uomo aveva anche accettato, ma ponendo delle condizioni. Otis, infatti, dopo un incontro con il console generale indiano a New York, ha scritto la governo di New Delhi offrendo gli oggetti di Gandhi in cambio della promessa e dell’impegno dell’esecutivo indiano di investire di piu’ sull’educazione, il sollievo dei poveri e la salute dei piu’ deboli in India. Il governo di New Delhi, ha rifiutato l’offerta del documentarista-collezionista californiano, impegnato in molte campagne per i diritti civili. ”Lo stesso Gandhi – ha detto alla PTI il sottosegretario agli esteri indiano Anand Sharma – non accetterebe queste condizioni. Il governo dell’India rappresenta la sovranita’ del popolo di questa repubblica, non puo’ entrare in questi accordi che impongono restrizioni e allocazione di risorse in specifiche aree”. A questo punto la situazione degli gli occhiali, il portaocchiali, i sandali e l’orologio da tasca del Mahatma Gandhi, si fa piu’ complicata. Alle 15.30 di oggi ora americana, (le 21.30 in Italia) alla casa d’aste Antiquorum Auctioneers di New York, gli oggetti andranno all’asta ad un prezzo tra i 20mila e i 30 mila dollari ciascuno. Il governo di New Delhi sta cercando di bloccare l’asta con mezzi diplomatici. Il console di New Delhi sta anche cercando una via legale: e’ stato infatti inviato ad un tribunale di New York, un ordine dell’alta corte di New Delhi con il quale si chiede di bloccare l’asta. Come ultima possibilita’, sono anche gia’ pronti degli indiani, in particolare alcuni imprenditori del settore alberghiero, ad acquistare all’asta gli oggetti del padre della patria e a donarli al governo indiano.

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Il governo tenta di recuperare all’asta oggetti di Gandhi

Il governo indiano ha convocato una riunione di emergenza di esperti per decidere le azioni da intraprendere nei confronti di una casa d’aste di New York nella quale, il mese prossimo, saranno venduti oggetti appartenuti al Mahatma Gandhi. Il ministro della Cultura, Ambika Soni, ha convocato degli esperti, tra i quali la nipote del padre della patria, Tara Gandhi Battacharjee, che dovranno decidere le azioni per recuperare gli occhiali, i sandali e l’orologio da tasca del Mahatma. ”Con questi ho visto il sogno di fare un’India libera”, aveva detto Gandhi ad un ufficiale britannico poco prima di regalargli i suoi occhiali da vista tondi, uno dei segni esteriori caratteristici del padre della patria indiana. Tanto caratteristici da diventare essi stesso simbolo di Gandhi in diverse iconografie e addirittura simbolo di partiti politici che si rifanno al messaggio gandhiano. Per questo il governo vorrebbe recuperare gli oggetti, come fece l’anno scorso per delle lettere autografe del Mahatma che furono acquistate dall’esecutivo pochi giorni prima che andassero all’asta da Christie’s. Il valore degli oggetti che saranno messi all’asta il prossimo mese a New York si aggira intorno ai centomila euro. Il governo indiano vorrebbe portare gli oggetti in un museo in India, dal momento che la quasi totalita’ delle reliquie del Mahatma sono conservate nel suo paese. Il ministro della Cultura ha chiesto al collega degli Esteri di verificare se ci sono degli spiragli diplomatici per impedire che altri acquistino gli oggetti di Gandhi.

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SMS dal ministero contro la violenza, nel segno di Gandhi

Il ministero dell’Information e Broadcasting indiano, che gestisce le reti di telefonia mobile, ha inviato oggi a tutti i possessori di cellulari indiani, un messaggio di pace in occasione della giornata della non violenza, che coincide con l’anniversario della nascita di Gandhi. ”Seguiamo il cammino di pace e non violenza indicato dal Mahatma Gandhi”, e’ scritto nell’Sms. E’ la prima volta che sui cellulari indiani arriva un messaggio del genere. La scelta del ministero nasce dal fatto che dal mese di maggio e, soprattutto nelle ultime settimane, l’India e’ stata colpita da una serie di attentati che hanno molto scosso l’opinione pubblica, tanto da portare gli indiani a confessare di non sentirsi sicuri neanche nelle loro case.

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Nuovo funerale per Gandhi, per riappacificare a lui il figlio

Il Mahatma Gandhi, il padre della patria indiana, avrà un secondo funerale. Parti delle sue ceneri infatti non verranno più esposte al museo Mani Bhavan di Mumbai, il museo di Gandhi, ma saranno sparse nell’Oceano indiano in una solenne cerimonia funebre il 30 gennaio prossimo, 60 anni dopo la morte del profeta della non-violenza, avvenuta nel 1948 per mano di un estremista indù. I discendenti di Harilal, il primogenito ribelle e che con il Mahatma ebbe rapporti molto burrascosi, hanno deciso di riappropriarsi dell’urna donata al museo da una ricca famiglia di industriali un anno fa, e di disperderne le ceneri al Girgaum Chowpatty, sulla spiaggia di Mumbai, per poter ‘riappacificare’ le anime di padre e figlio. La storia, infatti, è incredibile se si pensa che ha per protagonista l’emblema della concordia, dell’amore e della nonviolenza. Harilal Gandhi entrò subito in conflitto con il padre quando decise di proseguire gli studi e diventare avvocato. Mohandas Gandhi glielo vietò, volendo invece che il figlio lo seguisse nel suo Ashram e nella pratica non violenta di opposizione all’Inghilterra. Harilal, deluso dal padre, lo abbandonò e addirittura si convertì all’Islam, assumendo il nome di Abdullah Gandhi. Il Mahatma non si oppose a questa scelta, credendo nell’unicità della religione, ma la madre gli vietò di presentarsi in pubblico. Dopo la sua riconversione all’induismo, padre e figlio si riavvicinarono, seppur per poco. Harilal, infatti, spese gli ultimi anni di vita in depressione e dedito all’alcool e morì sei mesi dopo il padre, in un ospedale di Mumbai. Harilal non partecipò ai funerali del padre: per la tradizione indiana è il figlio maggiore ad accendere la pira del genitore, ma Harilal non si fece vedere e il rito fu celebrato dai due più giovani figli del Mahatma, Ramdas e Devdas. Gandhi fu ucciso a New Delhi mentre si apprestava a parlare alla folla. Subito dopo essere cremato nella capitale indiana, le sue ceneri furono divise in diverse urne portate e mostrate in tutta l’India e in alcune città straniere, e furono immerse nel Gange e in altri importanti fiumi del mondo. La storia del rapporto tra Harilal e il Mahatma Gandhi è stata oggetto di molte opere, film e libri. “Gandhi My Father” (Gandhi mio padre), prodotto e uscito lo scorso anno in India, ha destato molto scalpore perché mostrava il Mahatma padre insensibile alle richieste del figlio, mentre era accondiscendente con i nipoti ai quali permise di studiare all’estero e di seguire i propri sogni. La speranza è che la cerimonia funebre del prossimo 30 gennaio prossimo possa riappacificare le anime di padre e figlio – hanno fatto sapere alla stampa indiana i discendenti di Hiralal – e di ridare anche dignità storica al figlio ribelle, il cui conflitto con il padre è stato dipinto, secondo alcuni storici, in modo esagerato.

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