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Natale in India, molto meglio dell’omonimo film

“…mia cara madre, sta pe’ trasì Natale e a sta luntane chiu me pare amara… ‘E figlie mie facitele ‘o presepe, e a tavola mettito ‘o piatt mio, facite quann’e a sera ra’ vigilia, comme si mmiez a vvuie stess pur’ie.. E ‘nce ne costa lacrime chest’Inda a nuie napulitane a nuie ca ce chiagnimm ‘o ciel ‘e Napule, comm’è amaro stu ppane…”

Così racconta il Natale dell’emigrante il grande e compianto Mario Merola. E per me è stato un po’ così. Ditemi che sono setimentale, che sono arcaico,ma per me il Natale è in famiglia. E non solo: Natale per me non è tale senza il cenone con vongole, capitone, baccalà fritto, insalata di rinforzo, roccocò, susamielli, struffoli e altro.

Dovrò rimandare a Capodanno.

Devo dire che gli amici che ci hanno ospitati per la cena della vigilia ci hanno fatto sentire quasi come a Napoli. I De Benedictis, amici siciliani, hanno preparato infatti un cenone di spaghetti ai porpetielli, calamaretti alla brace, gamberoni alla brace, aragosta alla brace e dolci vari. Anche Anna Chiara si è fiondata sull’aragosta, scartando con una mossa che farebbe impallidire Lavezzi, i suoi omogeneizzati.

Ovviamente dopo, immancabili canzoni di Natale e i bambini che a squarciagola hanno intonato Supersantos di Tony Tammaro, divenuta oramai l’inno dei bambini italiani in India, che potete ascoltare qui.

Una serata simpatica, con tanta gente, abbiamo scartocciato i regali. Ad Anna Chiara abbiamo regalato un giochino musicale che abbiamo scoperto poi, aveva come base musicale Funiculì Funiculà in inglese. Quando si dice ‘o core ‘e Napule!

Il 25 è stato il giorno della messa in Italiano. L’ha celebrata Padre Dino Colussi, un sacerdote salesiano del Friuli, in India da oltre 60 anni, con un bagaglio di conoscenze, con storie, aneddoti, che farebbero invidia a tutti. Un uomo incredibile: 12 fratelli, di cui diversi sacerdoti e quattro missionari in India. Lui è l’ultimo, e il primo fratello missionario non l’ha mai conosciuto, essendo quello morto di tifo in India prima del suo arrivo.

La messa, alla quale ha partecipato un sacco di gente, l’abbiamo celebrata alla chiesa di San Domenico vicno casa nostra. Io e Nuccia abbiamo suonato e i bambini hanno dato il meglio di loro con i canti natalizi.

Al termine della messa, pranzo con padre Dino e altre quattro famiglie a casa di amici fiorentini, i Messeri. Devo dire che all’idea di mangiare la lasagna il giorno di Natale mi si era arriccitao un po’ il naso. Ma la lasagna di Elena era davvero buona e mi ci sono buttato a capofitto. Dopotutto, allo stomaco non si comanda, isn’t it? Inutile dire che era tutto perfetto, come solo Leo e Chiara sanno fare.

Ieri niente minestra maritata ma un bello spaghetto al sugo alla maniera di Stella, con la salsa avanzata dalla preparazione dei ravioli alle verdure che la nostra eccellente Stella aveva preparato il giorno di Natale. Ho realizzato gli auguri, un filmato con Anna Chiara, che potete vedere qui.

A casa abbiamo fatto anche l’albero e il presepe, l’essenziale. L’albero lo abbiamo trovato due anni fa qui a Delhi, oramai tutti vendono queste cose “occidentali”. Il presepe lo abbiamo comprato da una ONG che si occupa di bambini poveri, che realizzano queste statuette in cartapesta.

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Oramai, a parte i prodotti che non trovo come ho detto sopra, e la mancanza dei botti, anche qui fanno Natale. Luci, alberi, presepi, stelle, palline colorate. Quelli che sono i segni di un Natale tipicamente occidentale stanno invadendo le strade di Delhi, Mumbai e delle altre grandi città indiane in questi giorni prenatalizi.

Sono molti i negozi che espongono prodotti e addobbi natalizi, e sono presi d’assalto no solo dagli occidentali o dai cristiani indiani, ma da moltissimi appartenenti alla middle class del paese di Gandhi che, pur non avendone tradizione, vogliono abbellire la loro casa nel periodo delle feste con albero e luminarie.

Anche i mendicanti si sono attrezzati: se durante tutto l’anno vendono giornali o stracci per pulire l’auto, dagli inizi di dicembre cercano di piazzare agli automobilisti fermi ai semafori, cappellini e maschere di babbo natale.

Il mio amico Padre Babu Joseph, che è il portavoce della conferenza episcopale indiana, mi ha detto che Natale è riconosciuto in questo paese come la più grande festa dei cristiani, anche persone appartenenti ad altre religioni lo riconoscono come tale e partecipano alle celebrazioni. Cinque anni fa partecipavano alle funzioni di Natale nella cattedrale di Delhi 20-30 mila persone. L’anno scorso, circa 200 mila persone ci sono andate, il 90% di queste appartenevano ad altre religioni.

Ma la simpatia verso il Natale non fa cessare le violenze dei fondamentalisti hindù contro la comunità cristiana. Nel solo 2007 si sono registrati 280 casi, ma la stima è sottovalutata perché non tutti denunciano. Chiese e scuole distrutte, sacerdoti e suore aggrediti e picchiati. In quella che viene descritta come la più grande democrazia del mondo, l’esempio di Gandhi, padre della patria, è ormai andato perso, e i cristiani sono vittime predestinate dei fondamentalisti hindu che vogliono un’India esclusivamente induista. Ne è esemèpio quello che è successo in Orissa.

Il brutto è che il Natale amplifica i contrasti di questo paese. Per fare i regali, siamo andati in un grande centro commerciale, all’americana, bellissimo, con un grande albero, con le renne, commessi con i cappellini di Babbo Natale, ricchi indiani che acquistavano. Appena usciti, niente strade, poveri per le strade, gente senza nulla, neanche speranza.

Federico Rampini, dovrebbe farsi un giro da queste parti.

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