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Fatwa contro Zardari per incontro con Sara Palin

Un religioso islamico ha emesso una ”fatwa” (editto religioso) per comportamento ”anti-islamico” nei confronti del presidente pachistano, Asif Ali Zardari, che durante i recenti lavori dell’ Assemblea generale dell’Onu si era lasciato scappare apprezzamenti sulla bellezza di Sarah Palin, candidata repubblicana alla vicepresidenza degli Stati Uniti. Il maulana Abdul Ghafar, capo della moschea rossa di Islamabad, ritenuta una roccaforte del fondamentalismo islamico, ha detto, secondo la televisione pachistana, che l’atteggiamento del presidente pachistano nei confronti della Palin a New York ha portato scandalo al Paese intero. Incontrando la Palin negli Usa dove si era recato per partecipare all’Assemblea generale dell’Onu, Zardari si era lasciato scappare apprezzamenti sulla bellezza della vice di McCain e le aveva stretto la mano esprimendo, secondo la stampa pachistana ”anche il desiderio di abbracciarla”. Il maulana ha detto che ”il gesto indecente del presidente, i continui elogi e gli sporchi commenti nei confronti di una donna non musulmana che indossava una gonna corta, non sono solo anti-islamici, ma non appartengono a un capo di stato di un Paese islamico”. Secondo Ghafar, il modo nel quale Zardari ha stretto la mano alla Palin e espresso la volonta’ di abbracciarla, e’ intollerabile e scandaloso. Il maulana ha sottolineato come i pachistani stiano combattendo una guerra sul proprio suolo per conto degli americani e ”migliaia di nostre persone sono state uccise solo per far piacere a Zio Sam. Per questo, chiediamo che vengano interrotte immediatamente le operazioni militari nelle aree tribali tra Pakistan e Afghanistan”. Ghafar e’ parente del mullah Abdul Rashid Ghazi, il capo della Moschea Rossa che si asserraglio’ con fondamentalisti e talebani vicino ad al Qaida nell’edificio a luglio del 2007. In quella occasione l’esercito intervenne e uccise oltre 140 persone, tra le quali lo stesso Ghazi.

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McCain: Il Dalai ispirazione per il mondo

Il Dalai Lama ”e’ un eroe del nostro tempo”, una ”ispirazione” per il mondo: cosi’ il candidato repubblicano alle presidenziali americane, John McCain, ha salutato giovedi’ ad Aspen, in Colorado, il Dalai Lama, leader spirituale del Tibet, in esilio dal 1959. McCain ha rivolto un pubblico appello alla Cina affinche’ rilasci i prigionieri tibetani e dia spiegazioni su coloro che ”sono scomparsi” durante gli scontri avvenuti la scorsa primavera a Lhasa tra manifestanti tibetani e forze dell’ordine cinesi. McCain, che in passato si era espresso a favore del boicottaggio della cerimonia d’apertura delle Olimpiadi di Pechino, ha detto che i Giochi sono ”una buona occasione” per la Cina per dimostrare ”che riconosce i diritti umani”. ”Il Dalai Lama altro non fa se non chiedere il diritto basilare di preservare la cultura, la lingua e la religione tibetana” ha detto McCain in un breve intervento nell’ambito della lezione del Dalai Lama, dedicata a ”La cultura del Tibet e le questioni globali”. ”E’ per questo – ha aggiunto – che sono cosi’ dispiaciuto dalle ripetute affermazioni delle autorita’ cinesi che attribuiscono al Dalai Lama vedute e comportamenti del tutto estranee a cio’ che lui davvero rappresenta. Questa retorica non serve a un cambiamento che sia nel segno della pace e del pieno rispetto reciproco”. McCain ha avuto col leader tibetano un colloquio di circa 45 minuti. ”Esorto il governo cinese a rilasciare i prigionieri politici tibetani e a dare conto di quelli che sono scomparsi dal giorno delle proteste di marzo, e a impegnarsi in un dialogo verso un’autentica autonomia del Tibet”. Nel ringraziare il candidato repubblicano per il suo intervento, il Dalai Lama ha sottolineato che il suo non vuole in alcun modo essere un appoggio di tipo politico nell’ambito della campagna elettorale americana. Come leader spirituale, ha detto, sta cercando sostegno da tutti i leader politici del mondo per riuscire a giungere all’apertura di un dialogo con la Cina una volta che le Olimpiadi di Pechino saranno finite. ”Sua Santita’ – ha detto McCain nel ringraziare il Dalai Lama – rappresenta il desiderio profondo di milioni di tibetani. Il suo approccio non violento e la sua opera di una vita sono d’ispirazione a tutta l’umanita’ e per tutti gli americani”.

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McCain incontra negli USA il Dalai Lama

Il candidato repubblicano alle presidenziali Usa 2008, John McCain, considera “un eroe del nostro tempo” il Dalai Lama, capo spirituale del Tibet in esilio dal 1959, ed è con questo spirito che ha pianificato oggi un incontro con lui nell’ambito della sua campagna elettorale americana. Per assistere a una lezione del Dalai Lama su “La cultura del Tibet e le questioni globali” il candidato repubblicano si reca nel pomeriggio (quando in Italia sarà notte) a Aspen, in Colorado. “Sono sempre stato un grande ammiratore del Dalai Lama – ha detto – è un eroe del nostro tempo e un modello trascendente internazionale”. John McCain ha spesso espresso pubblico sostegno al Dalai Lama nel corso della campagna elettorale. Contro la repressione cinese in corso da anni in Tibet, e sfociata negli scontri di piazza di Lhasa nella primavera scorsa, il candidato repubblicano aveva pubblicamente detto che – se fosse stato presidente degli Stati Uniti – avrebbe boicottato la cerimonia d’apertura dei Giochi Olimpici di Pechino. Posizione analoga è stata espressa nel corso della campagna anche dal candidato democratico, Barack Obama. La Casa Bianca ha invece annunciato che il presidente Bush sarà ufficialmente presente il prossimo 8 agosto alla cerimonia di apertura dei Giochi, mentre a quella di chiusura sarà presente il segretario di Stato, Condoleezza Rice. “Non ho bisogno dei Giochi Olimpici per esprimere alla Cina le mie preoccupazioni per il rispetto dei diritti umani” aveva detto nei mesi scorsi il presidente. Secondo Bush, il boicottaggio della cerimonia d’apertura dei Giochi renderebbe per lui “più difficile parlare con franchezza con i leader cinesi”. Il Dalai Lama, che ha ricevuto dagli Stati Uniti la Medaglia d’oro, nell’ottobre scorso ha tenuto un intervento al Congresso alla presenza del presidente, ricordando che il Tibet non cerca indipendenza ma autonomia. Il Dalai Lama vive in esilio in India ma frequenta spesso gli Stati Uniti, dove è solito tenere in università americane cicli di conferenze “sulla compassione”.

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