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Anche Mennea contro il CIO e le olimpiadi di Pechino

“Il Comitato olimpico internazionale ha commesso un grave errore ad assegnare le Olimpiadi a Pechino. I politici devono boicottare la cerimonia inaugurale. Sarebbe un segnale forte nei confronti della Cina”. Pietro Mennea, in una intervista video su MicroMega.net, torna a criticare il Cio e la sua scelta di assegnare le prossimo olimpiadi alla Cina. “Il problema dei diritti umani e quello del Tibet erano già presenti sul palcoscenico internazione da diversi anni. Il Cio lo sapeva, mentre la Cina fa i suoi interessi per proporre una nuova identità al paese”. L’ex primatista del mondo dei 200 metri, oro ai Giochi di Mosca dell’80, ricorda che l’attuale presidente del Cio Jacques Rogge “é stato eletto con i voti dell’Asia, ovviamente portati dalla Cina”. Da qui all’invito ai politici di boicottare la cerimonia inaugurale, mentre un boicottaggio sportivo “avrebbe senso solo se integrale. Io ho partecipato a olimpiadi parzialmente boicottate e non è servito a niente”. Durissima l’accusa dell’ex sprint azzurro al Cio, descritto come “una lobby che gestisce lo sport in regime di monopolio dove a prevalere è il fatto economico più di quello sportivo e dove sono assenti principi di democrazia interna. E’ una casta dove appena dici una parola sbagliata te la fanno pagare”. Secondo Mennea il Cio “da sempre fa politica. Quando De Coubertin assegnò l’olimpiade alla Germania condannando la Francia e l’Inghilterra fece politica. Altro che ideali olimpici… Anche il presidente del Cio ai miei tempi, l’americano Avery Brundage, era filo-nazista. Nel ’38 Hitler commissiono’ a un’impresa che faceva capo a lui la costruzione dell’ambasciata tedesca negli Stati Uniti. Brundage inoltre faceva parte di di un club esclusivo di San Diego che era contro i neri. Anche Samaranch era filo-franchista. Anche oggi i membri Cio, compresi quelli italiani, fanno politica”. La vocazione politica del Cio, secondo Mennea, è arrivata anche a “inficiare” alcune leggi, ad esempio quelle sul doping. “Dobbiamo convivere con poteri forti – è la conclusione dell’ex velocista – che un domani potrebbero rendere più deboli gli stati. Se questo dovesse accadere sarebbe un fatto grave”.

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