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Hacker cinesi attaccano sistemi sicurezza indiani

Hacker cinesi hanno provato a penetrare nei computer del consulente indiano alla Sicurezza Nazionale, M K Narayanan. Lo ha rivelato lo stesso responsabile della sicurezza indiana a Londra, dove è in visita. L’attacco sarebbe stato portato il 15 dicembre scorso, nello stesso giorno nel quale furono presi di miria il ministero americano per la difesa, enti e sistituzioni finanziare di tutto il mondo, società tecnologiche come Google. La Cina ha ovviamente smentito di avere un ruolo nella cosa. Come già in passato, gli hacker hanno inviato email con allegati virus. Gli indiani sono sicuri che gli attacchi sono partiti dalla Cina, ma Pechino smentisce “è una cosa illegale in Cina”, ha detto il portavoce del ministro degli esteri cinese. Ma Narayan teme che attacchi possano arrivare anche dal Pakistan, dal momento che, secondo lui, il governo pachistano non ha fatto nulla per smantellare le “strutture del terrore”. La cosa comica è che, soprattutto grazie a persone tipo Hopeman, l’India è conosciuta anche per ospitare i più bravi ingegneri informatici del mondo. Sarà. Tuttoqua e Bixx non la pensano così.

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Sui turisti e la comprensione dell’italiano

Il 25 settembre ho scritto questo post sulla questione dei turisti che nel mondo vanno in cerca di avventura e spesso si cacciano nei guai. Citavo, senza fare il nome, anche il caso di un povero ragazzo in galera qui in India, condannato in primo grado per essere stato trovato con 18 kg di droga. Il post è stato commentato da molte persone. Un eminente esponente della società civile italiana, che si firma con una serie di titoli che ci vorrebbe Totò con il suo “ma mi faccia il piacere”, mi ha scritto oggi un commento che mi lascia allibito. Oltre ad avergli risposto, metto qui il suo commento e la mia risposta perché delle due l’una: o io ho ragione, o io non capisco un cazzo! Aiutatemi voi a capire.

Scrive Luciano Ardoino

Gentile Nello Del Gatto,

navigando in rete, alla ricerca di notizie riguardanti un caso accaduto in India tempo addietro, ho letto la Sua datata 25 settembre 2008 in merito a “Turisti alla ricerca di emozioni e carcerati italiani all’estero” e mi sono un po’ preoccupato per le terminologie usate nella descrizione di quanto accade nell’Ambasciata di New Delhi nonché delle Sue supposizioni al in merito ad eventuali colpevolezze di alcuni cittadini italiani attualmente imprigionati in quel lontano paese.
Premetto che ho una buona conoscenza dell’AIRE, degli uffici consolari e quindi anche Ambasciate dislocate un po’ in tutto il mondo, India a parte, poiché ho svolto prevalentemente la mia attività operativa all’estero nel settore turistico per quasi 40anni contribuendo, in alcuni casi con i Governi locali, alla stesura delle leggi sul turismo e della sicurezza, per quelle nazioni che provvisoriamente mi ospitavano per lavoro.
Detto ha permesso una mia assidua frequenza negli uffici sopra menzionati con un riscontro molto favorevole all’indirizzo delle personalità che ci rappresentavano, Ambasciatori, Consoli, semplici immigrati o turisti italiani occasionali e alcune volte ho dovuto affrontare problematiche, anche se non di mia stretta pertinenza, per risolvere casi che erano da imputare esclusivamente alla corruzione locale, taluni, proprio come nel caso di Angelo Falcone da lei citato, riportavano esattamente le stesse causali; attualmente dispongo di circa una ventina di coincidenze per quanto riguarda l’India e per differenti nazionalità.
In tutte queste occasioni o solamente quelle che mi vedevano vagare in quei corridoi, a volte solo per un cortese saluto, non ho mai, ripeto mai, sentito apostrofare parziali sentenze vocali all’indirizzo di concittadini più sfortunati e tanto meno verso parenti o genitori che impossibilitati richiedevano un aiuto. Nel Suo caso, cortese Nello, le ho viste addirittura scritte in un blog, contribuendo esageratamente all’abbassamento morale dei genitori del sopraddetto che si è manifestato in un chiaro senso di rabbia e sconforto. Mi creda, non è un gran bel agire tenendo in considerazione che Sua moglie lavora in quel dipartimento che dovrebbe invece agire in supporto e cooperazione con i connazionali come, tanto meno il Suo, che in possesso di notevoli armi mediatiche può contribuire a rendere vano ogni nostro sforzo per la liberazione di Angelo Falcone.
La prego pertanto voler rivedere le Sue posizioni e certo di un favorevole riscontro Le invio i miei più cordiali saluti.

Con stima

Luciano Ardoino

Membro Assefa per i bambini in India
Responsabile turismo, Liguria (F. I.)
Multi General Manager


Rispondo io:

Gentile Ardoino, Lei sarà tutte le cose che scrive e avrà tutte le qualifiche e le esperienze che dice, ma Le manca una cosa fondamentale. La conoscenza e la comprensione della lingua italiana. Forse ai Multi General Manager la cosa non è richiesta. A noi poveri mortali si. Vado con ordine a rispondere a quello che dice.
1) Innanzitutto lei non sa di chi parla e non sa che esperienza ha. Posso dire di conoscere meglio di lei ambasciate e consolati, per il semplice fatto di aver lavorato all’ufficio stampa del MAE, lavorando con l’entourage del presidente del Suo partito, che ancora mi ricorda e mi apprezza.
2) Io non ho fatto nessun nome proprio per non offendere nessuno. Ma, dal momento che lo ha fatto lei, vengo a parlare del caso di Falcone. Dal signor Falcone io sono anni che ricevo telefonate. Mi sono messo sempre a disposizione. Anche nei giorni scorsi, di nuovo, mi ha contattato prima tramite un collega a me molto caro e poi personalmente. Non ho fatto altro che fare quello che ho sempre fatto. Dirgli che io mi potevo solo limitare a scrivere del caso ma lui sarebbe in primo luogo dovuto venire qui e in secondo luogo trovare un avvocato. Non ha fatto nè la prima nè la seconda cosa. L’avvocato che gli ho proposto io è un avvocato italiano che lavora in un primario studio indiano che serve le più grosse multinazionali. Non ce ne sono altri italiani, anche perchè non possono esercitare. Ogni volta, ultima la settimana scorsa, il sig. Falcone mi ha detto che costava troppo. Non è certo colpa mia. Fare le battaglie dall’Italia non serve a nulla. Suo figlio, poverino, rimarrà in galera se non si fa qualcosa da qui. E chi lo deve fare se non i genitori? Io, lo ribadisco, rispetto il dolore del signor Falcone e sono vicino al figlio per le condizioni nelle quali si trova in galera. Ma ribadisco che se non si viene qui e, soprattutto, se le cose non si fanno in prima persona, si risolve poco.
3) Se avesse una minima conoscenza della lingua italiana, avrebbe letto che io ribadisco che per me lui, come chiunque altro, è innocente fino a prova contraria. Mi resta però qualche dubbio sulla “modica quantità” di droga: 18 chili è qualcosa in più di uno spinello. Vede, caro signore-non-conosco-l’italiano-ma-sono-bravo-solo-a-sputare-sentenze, non metto in dubbio che il ragazzo possa essere stato coinvolto in una cosa della quale non sa nulla. Allora delle due l’una: o è stato un po’ sprovveduto a fare un viaggio del genere e a “farsi buttare dentro”, o c’è qualcosa di diverso, dal momento che per lui ci si limita a fare battaglie dall’Italia.
4) Signor Multi General Manager, mi spiega che c’entra l’ambasciata e soprattutto mia moglie in tutto questo? Mia moglie non lavora in nessun dipartimento dove si aiutano i connazionali. E comunque, quando imparerà a leggere l’italiano, vedrà che io ho scritto nel post che i funzionari e i dipendenti non fanno mai mancare il loro supporto ai connazionali in difficoltà, spesso ricorrendo anche a soldi propri. Ho infatti scritto di “fare una colletta”: se apre qualsiasi vocabolario, sa quel librone grande dove ci sono le parole in quella lingua che lei fatica a comprendere, fare una colletta significa “raccolta di offerte”.
5) Tra l’altro, signor MGM, io so bene come vanno queste cose. Nel 1995 fui arrestato per aver subito un incidente stradale in Montenegro. A differenza di Falcone, io, nonostante avessi chiamato e chiesto aiuto alle autorità diplomatiche italiane, non ho avuto nessun supporto da loro. Sono stato dalla polizia picchiato e imprigionato, poi processato e condannato a pagare in nero ad un giudice. Credo quindi di avere un po’ di esperienza su questioni legati ai cittadini stranieri all’estero.
6) Lei si dice “preoccupato per le terminologie usate nella descrizione di quanto accade nell’Ambasciata di New Delhi”. E chi ha parlato male dell’ambasciata di New Delhi? Non è che il basilico che ha usato nel suo ultimo pesto era qualcosa di diverso che provoca allucinazioni?
7) Mi viene da pensare che se la politica per il turismo del più grande partito italiano sia nelle sue mani, vedo tempi foschi per il nostro turismo.
Nell’attesa di poterla risentire dopo un corso, da parte sua, anche rapido di lettura e comprensione dell’italiano, La saluto e La ringrazio.
nello del gatto

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Di turisti alla ricerca di emozioni e carcerati italiani all’estero

Spesso i giornali riportano notizie di turisti italiani che, in cerca di avventure e di emozioni forti, visitano luoghi pericolosi nei quali subiscono violenza, vengono rapiti. Interviene poi giustamente il governo, il paese per aiutarli. In questi giorni c’è ad esempio la notizia degli italiani che sono stati rapiti nel sud dell’Egitto. Avevano voluto fortemente questo viaggio, nonostante la Farnesina sul sito dei viaggi sconsigli da tempo questi luoghi. Ferma restando la necessità e il dovere morale di aiutare queste persone, chi deve pagare per i soccorsi, per eventuali riscatti? Non c’era quella massima che diceva “chi è causa del suo mal pianga se stesso”? Non è più valida? Ha fatto scalpore a metà del mese che il governo pachistano abbia chiesto il conto dei soccorsi agli alpinisti che avevano tentato di scalare il Nanga Parbat, in una spedizione che aveva visto la morte di un loro collega. Il ministero degli esteri italiano, giustamente, girò il conto agli alpinisti che si indignarono. Ma dde cche? Sapevano a che rischi andavano incontro, perchè dovrei pagare io? I turisti vengono rapiti in un luogo sconsigliato dalla Farnesina. Perchè devo pagare io? Si sono voluti assumere la responsabilità di farlo e, come si sarebero presi gli onori (mostrando orgogliosi le foto e i video dei viaggi agli amici, mostrando quanto sono machi), se ne devono prendere anche gli oneri. Qui in India, a volte, quando vado in ambasciata, vedo nella sala d’aspetto, degli straccioni che sono venuti in India a “cercare loro stessi”. Strafumati, strafatti, finiscono i soldi e pretendono che l’ambasciata dia loro i soldi e paghi il viaggio in Italia. E in ambasciata, spesso, fanno una colletta e li aiutano, oltre a fare quello che la legge e il buon senso chiede loro. La cosa succede anche altrove, ovviamente, ma soprattutto in paesi come questo. Ma dde cche? Il discorso, per me, vale anche per coloro che vengono arrestati all’estero per reati vari, in maggior parte dei quali legati a reati sessuali o a droga. Anche qui in India ci sono diversi italiani nelle galere indiane, più che altro per questioni di droga. L’ambasciata fornisce loro assistenza, gli impiegati vanno a trovarli in carcere una volta al mese più o meno, portando qualche genere di conforto. Ma c’è qualcuno che vorrebbe di più. Pretende che non siano loro, ma lo stato, a pagare gli avvocati. Da tempo, ad esempio, sono martellato dal genitore di un ragazzo che sta in galera da un anno. Lo hanno trovato con 18 kg di droga. Premetto che sono un innocentista, per me, a differenza di quello che succede in India, una perosna è innocente fino a prova contraria. Ma pretendere che debba essere il governo italiano a pagare l’avvocato per questo ragazzo che è stato arrestato, ricordo, con 18 kg di droga, mi pare assurdo. Una cosa è essere trovati con un grammo, magari in una macchina guidata da un altro. Ma non sapere di una borsa con 18 kg mi pare strano. Ribadisco che sono convinto dell’innocenza del ragazzo fino a prova contraria, ma ho qualche dubbio. Sono anche vicino ai genitori, sicuramente staranno patendo le pene dell’inferno e a lui, che si troverà in un posto sicuramente disumano. Ma ognuno, si dovrebbe assumere le responsabiulità di quello che fa. Il fatto è che noi, abituati in Italia ad un sistema giudiziario che funziona male nel quale i colpevoli sono spesso fuori, dando un senso diffuso di impunità, ci aspettiamo che la stessa cosa accada anche negli altri paesi che, a torto, consideriamo incivili. Deve finire il periodo dello stato che paga per tutti. Ognuno si assuma le proprie responsabilità. Andate in vacanza giù alla Scala a Torre del Greco. Il massimo che vi può capitare è pigliarvi un eczema.

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Alla Farnesina l’ambasciatore indiano

Su istruzioni del Ministro degli Esteri Franco Frattini, il Segretario Generale della Farnesina, Giampiero Massolo, ha ricevuto stamane alla Farnesina l’Ambasciatore indiano Arif Shahid Khan al quale ha espresso “la forte preoccupazione e sensibilità del Governo italiano di fronte al perdurare dei gravi episodi di violenza interreligiosa nello Stato Indiano dell’Orissa, anche con numerose vittime cristiane”. E’ auspicio dell’Italia che le “ferme misure” adottate dalle Autorità indiane, a seguito dei gravi episodi di violenza interreligiosa nello stato dell’Orissa, “possano porre termine alla violenza e rilanciare il dialogo ed il reciproco rispetto tra le varie componenti della società”. E’ quanto ha affermato il segretario generale della Farnesina, Giampiero Massolo ricevendo, stamane al ministero degli Esteri, l’Ambasciatore indiano Arif Shahid Khan che gli ha ampiamente illustrato i passi adottati dal suo Governo. L’ambasciatore Massolo – si è appreso alla Farnesina – ha sottolineato che l’Italia apprezza grandemente – le pratiche consolidate di pacifica convivenza che caratterizzano la moderna democrazia indiana ed in queste drammatiche circostanze tiene a confermare i sentimenti di profonda amicizia e fattiva collaborazione in ogni campo tra i due Paesi, entrambi fondati su valori di pluralismo e rispetto dei diritti umani fondamentali, in particolare della libertà religiosa.

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La torcia a Delhi: un dispiegamento di forze mai visto, neanche per Bush

Più agenti di polizia che spettatori nella tappa indiana della torcia olimpica, considerata la più difficile della fiamma olimpica in giro per il mondo in vista delle olimpiadi di Pechino. Duecento gli arresti al termine di quella che la stampa indiana definisce una giornata ‘storica’ ed ‘entusiasmante’, enfatizzando l’assenza di incidenti e ricordando quelli avvenuti a Londra e a Parigi. L’India ospita non solo il Dalai Lama e il governo tibetano in esilio, ma anche oltre 100 mila tibetani della diaspora. Per questo si temevano incidenti, ma oggi era arduo, se non impossibile, tentare di sabotare il percorso della fiamma olimpica. I 2,3 chilometri di percorso, ridotto per questioni di sicurezza dai 9 iniziali, che si snodavano dal Rashtrapati Bhawan, residenza un tempo del viceré britannico e ora del presidente della repubblica indiana, attraversavano la diritta Raj Path per poi raggiungere il Gate of India, il monumento ai caduti, erano off limits da ore. Tutto serrato in zona: chiuse le stazioni delle metropolitane, chiusi i diversi ministeri, porte e finestre sbarrate, elicotteri, agenti sui tetti. Raj Path era delimitata da una doppia barriera in ferro guardata da due ordini di agenti, tra cui anche gli agenti cinesi. La fiaccola era scortata, oltre che dai soliti accompagnatori, da agenti scelti delle forze speciali indiane pronti ad intervenire; 17000 secondo il Times of India, gli agenti dispiegati. Ci sono voluti 40 minuti ai 70 tedofori, 47 tra atleti ed ex atleti il resto attori e vip, per arrivare al Gate of India dove erano in attesa un migliaio di bambini delle scuole elementari, che sventolavano bandiere indiane e cinesi. Ammessa la sola tv di stato indiana, che non ha mandato in onda le riprese della accensione della torcia. In quel momento, infatti, prendendo di sorpresa la polizia, una trentina di tibetani hanno tentato di interrompere la cerimonia. Secondo la stampa indiana, i trenta sono stati affrontati dalla polizia con bastoni e poi arrestati. Senza gravi incidenti la controstaffetta che i militanti pro Tibet hanno organizzato in un’altra zona della città. La manifestazione parallela è cominciata in tarda mattinata al Raj Gath, il luogo che conserva il memoriale dove il Mahatma Gandhi fu cremato. Qui leader di tutte le fedi religiose hanno pregato sulla ‘tomba’ del Mahatma ed hanno acceso una fiaccola da quella che brucia perennemente sul memoriale del padre della patria indiana, consegnando poi la fiaccola ai manifestanti pro Tibet. Poco più di due ore per raggiungere il Jantar Mantar, l’osservatorio astronomico settecentesco che il governo indiano ha assegnato ai tibetani come scenario delle loro manifestazioni. Qui spettacoli, discorsi, mostre e feste. Non sono mancati però momenti di tensione, che hanno portato al termine a contare un bilancio di duecento arresti. Si è cominciato in mattinata, con una decina di arresti nei confronti dei tibetani che volevano entrare nell’albergo che ospitava la fiaccola. Altri sono stati arrestati dinanzi all’ambasciata cinese, e qualcuno perfino all’inizio della controstaffetta, quando la polizia ne ha impedito la partenza. La maggior parte degli arresti è avvenuta nei pressi di Raj Path, quando un centinaio di attivisti hanno cercato di sfondare in diverse parti per interrompere la staffetta, quella vera. Arresti sono stati eseguiti anche a Mumbai, Bangalore e Calcutta. In serata, oltre 300 attivisti sono stati arrestati a Kathmandu. In serata la fiaccola è partita alla volta di Bangkok. Con piena soddisfazione delle autorità indiane che si rallegrano per aver fatto una bella figura nei confronti della Cina, recente ma molto utile alleato.

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Finita la staffetta, molti arresti

E’ terminata la staffetta della fiaccola olimpica a New Delhi al Gate of India, il monumento ai caduti, lungo un percorso di 2,3 chilometri fra imponenti misure di sicurezza, mentre continue proteste e scontri a New Delhi tra polizia e manifestanti pro Tibet sono in corso nella zona intorno al centro coloniale della capitale indiana. Oltre un centinaio i tibetani e manifestanti fino ad ora arrestati. La maggior parte degli arresti sono avvenuti nella zona di Janpath una delle strade centrali di Delhi. Durante il percorso la fiaccola si e’ spenta una volta per errore del tedoforo. Ognuno dei 70 tedofori ha corso per pochi metri, meno di un minuto a testa in una cosa che non posso che non definire ridicola.

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Tutto pronto per l’inizio della staffetta

Tutto è pronto a New Delhi per la partenza della staffetta della torcia olimpica, tra imponenti misure di sicurezza e gli appelli alla non violenza lanciati dal governo tibetano in esilio. Gli autobus dell’organizzazione con la fiamma di Olimpia hanno lasciato l’hotel Le Meridien per andare ad accendere la fiaccola. La controstaffetta dei manifestanti filo Tibet, che ha avuto un percorso tranquillo senza manifestazioni di violenza, è intanto attesa al Jantar Mantar, l’osservatorio astronomico, dove sono in corso spettacoli di cultura tibetana e discorsi. I settanta tedofori ufficiali, tra atleti e vip raggiungeranno il Rashtrapati Bhawan, l’ex residenza del viceré britannico ora residenza del presidente della repubblica indiana, per poi raggiungere, lungo la diritta Raj Path, il Gate of India, il monumento ai caduti. La zona è già off limits da un paio di ore. Chiusi gli uffici, sbarrate porte e finestre dei ministeri, chiuse le stazioni della metropolitana, gli elicotteri già in volo. La strada è delimitata da una doppia barriera in ferro guardata da due ordini di agenti, tra cui anche gli agenti cinesi. La fiaccola sarà scortata, oltre che dai soliti accompagnatori, da agenti scelti delle forze speciali indiane. Il governo tibetano in esilio ha rivolto un invito ai manifestanti a “rispettare la pratica della nonviolenza e a non offendere l’India che ci ospita da tempo”. La televisione indiana ha riferito che una cinquantina di manifestanti sono stati fermati al momento della partenza della controstaffetta al Raj Gath, il luogo dove il Mahatma Gandhi è stato cremato.

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Esponenti di tutte le religioni partecipano a contro staffetta

Esponenti di tutte le religioni presenti in India, dai buddisti ai sikh, dai musulmani ai Jain, hanno partecipato poco fa alla preghiera per la pace a Raj Gaht sulla pietra nera che ricorda il luogo dove il Mahatma Gandhi e’ stato cremato. Al termine della preghiera gli esponenti religiosi sono usciti dal memoriale con una torica che hanno dato ai manifestanti, ma la polizia ha interrotto la staffetta che stava per partire. Dopo pochi minuti, la manifestazione anti torcia e’ partita come previsto. Insieme agli esponenti religiosi, che hanno spiegato di essere li per una manifestazione per la pace e contro la violenza, anche personalita’ come la scrittrice Arundhati Roy e l’ex ministro della difesa George Fernandes.

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La fiamma è arrivata a Delhi

Oltre un migliaio di persone, tra monaci, attivisti pro Tibet e stranieri, sono gia’ arrivati al Raj Ghat, il luogo dove il Mahatma Gandhi venne cremato e da dove comincera’ la manifestazione di protesta parallela alla staffetta del torcia. In realta’ la staffetta vera partira’ intorno alle 15, ma le organizzazioni tibetane hanno messo su un programma intenso di manifestazioni che sono cominciate gia’ la notte scorsa, all’arrivo della torcia a Delhi. Nessuna protesta all’aeroporto di Palam dove la torcia e’ arrivata intorno all’1.30 di notte. La torcia, accolta dal presidente del comitato olimpico indiano Suresh Kalmadi e dall’ambasciatore cinese in India Zhang Yan, e’ stata poi trasferita all’hotel Le Meridien, nella zona centrale, dove alcuni piani sono stati riservati all’organizzazione. Ma la torcia e’ stata trasferita dal quinto al nono piano perche’ pare che alcuni tibetani siano riusciti ad entrare nella struttura di 22 piani. L’albergo ha fatto sapere che per motivi di sicurezza da oltre un mese non sono state prese prenotazioni durante il soggiorno della torcia e dei funzionari cinesi. All’esterno dell’albergo un centinaio di tibetani hanno manifestato all’arrivo della torcia e 30 di loro sono stati arrestati. Saranno 70 i tedofori che si alterneranno nel percorso di poco meno di 3 chilometri al centro di Delhi, dal Rashtrapati Bhavan, l’ex residenza del vicere’ britannico ora residenza del presidente della repubblica indiana, e lungo la diritta Raj Path raggiungera’ il Gate of India, il monumento ai caduti. A sorvegliare la fiaccola oltre 15.000 agenti ai quali si aggiungono reparti speciali della polizia cinese, elicotteri e agenti sui tetti. Le stazioni della metropolitana nella zona saranno chiuse cosi’ come tutte le strade limitrofe e i palazzi (tutti ministeri), con le finestre e le porte sbarrate a cominciare dalle 13. Ingenti misure di sicurezza sono state dispiegate intorno all’ambasciata cinese.

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La torcia passa indenne per Islamabad, attesa da manifestazioni a Delhi

Tra centinaia di bandiere rosse cinesi e altrettanti cinesi, la fiamma di Olimpia e’ arrivata oggi nello Sports Complex di Islamabad accolta tra ingenti misure di sicurezza. Nessun problema per l’organizzazione ne’ dai manifestanti pro Tibet, ne dai temuti attacchi terroristici. D’altronde il Pakistan aveva poco da temere dalle manifestazioni anti Cina. Pechino e’ il partner commerciale piu’ importante per Islamabad, dal quale il Pakistan acquista la maggior parte dei suoi armamenti. In un’area deserta guardata da 3000 agenti, piena solo di cinesi e di pochi autorizzati, il fuoco olimpico e’ arrivato a bordo di un calesse per essere poi trasferito alla torcia olimpica posta in primo luogo nelle mani, congiunte, del primo ministro Syed Yousuf Raza Gilani e il quelle del suo nemico, il presidente Pervez Musharraf, il quale era appena tornato da Pechino. Solo 8000 persone ammesse a seguire la cerimonia che si e’ svolta prima sulle strade del complesso, poi la fiaccola e’ stata accesa all’esterno dello stadio Jinnah nel quale i 70 tedofori hanno, percorrendo pochi metri a testa, fatto il giro del campo, per poi finire allo stadio della ginnastica dove si e’ svolto lo spettacolo chiuso dai fuochi d’artificio. Al termine della cerimonia, il fuoco di Olimpia e’ stato portato all’aeroporto della base dell’aeronautica di Rawalpindi, da dove in tarda serata l’aereo con la fiamma dipinta sulla carlinga, e’ partito per Delhi dove arrivera’ in nottata. E l’attenzione si sposta ora in India, dove si attendono forti manifestazioni di protesta, dal momento che il paese di Gandi ospita non solo il Dalai Lama e il governo tibetano in esilio, ma anche oltre 100 mila tibetani della diaspora. Nella capitale indiana sono state approntate misure di sicurezza simili a quelle utilizzate per la parata militare. Dopotutto il percorso e’ lo stesso: la fiaccola partira’ intorno alle 15 ora locale dal Rashtrapati Bhavan, l’ex residenza del vicere’ britannico ora residenza del presidente della repubblica indiana, e lungo la diritta Raj Path raggiungera’ il Gate of India, il monumento ai caduti. 70 tedofori, tra i quali non ci sara’ il campione di cricket Sachin Tendulkar, tra sportivi e vip, si alterneranno per 3 chilometri nel percorso ridotto dai 9 iniziali, per esigenze di sicurezza. A sorvegliare la fiaccola oltre 15000 agenti ai quali si aggiungono reparti speciali della polizia cinese. Per l’occasione, il monumento ai caduti e’ stato gia’ chiuso oggi al pubblico con barriere e filo spinato. Lo stesso accadra’ a tutta l’area da domani all’una. Non solo: tutti i ministeri indiani che affacciano sulla strada, quasi tutti quelli dell’amministrazione centrale indiana, dovranno essere svuotati entro le 13 di domani. Porte e finestre dovranno essere sbarrate e a nessuno sara’ permesso di circolare. Tiratori scelti saranno dispiegati sui tetti. E domattina alle 10 ci sara’ invece l’assemblea dei manifestanti pro Tibet al Raj Gaht, dove Gandhi fu cremato. Da qui, partira’ una controstaffetta fino al Jantar Mandir, il luogo dove il governo indiano da oltre un mese ha permesso ai tibetani di manifestare. Sono attesi oltre 3000 manifestanti.

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