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Per la Cina in Tibet è tutto a posto

La situazione in Tibet e’ ”stabile” a poco meno di un anno dalla rivolta dell’ anno scorso. Lo ha detto oggi la portavoce del ministero degli esteri cinese Jiang Yu in una conferenza stampa a Pechino in una indiretta risposta al Dalai Lama. Il leader tibetano, arrivando ieri in Germania dove gli sara’ conferita un’ onorificenza, ha affermato che il Tibet e’ molto ”teso” e che una nuova rivolta potrebbe scoppiare ”in qualsiasi momento”. Jiang Yu ha sostenuto che il problema del Tibet ”non e’ problema di diritti umani” ma che riguarda ”l’ integrita’ territoriale della Cina”. ”Tutti coloro che conoscono la storia sanno che fin dal 13esimo secolo tutte le dinastie cinesi hanno avuto la sovranita’…il Tibet non e’ mai stato un Paese indipendente”, ha aggiunto la portavoce. Il 10 marzo ricorre il cinquantesimo anniversario della rivolta anticinese che si concluse con la fuga in India del Dalai Lama, che da allora vive in esilio. Il 10 marzo dell’ anno scorso sono iniziate a Lhasa una serie di manifestazioni che il 14 sono sfociate in violenze contro gli immigrati cinesi. In seguito le manifestazioni si sono estese ad altre zone a popolazione tibetana e sono proseguite fino alla fine di maggio. Secondo i cinesi le vittime sono state poco piu’ di venti, mentre i gruppi tibetani in esilio parlano di duecento.

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Si condizionato alla Via di Mezzo del Dalai Lama

Fiducia al Dalai Lama, si alla sua ”via di mezzo” ma niente piu’ concessioni alla Cina e soprattutto non accantonamento dell’idea dell’indipendenza da Pechino. Questi i risultati della settimana di colloqui a Dharamsala, la citta’ del nord dell’India sede del governo tibetano in esilio, alla quale hanno partecipato 600 tra tibetani, monaci e sostenitori da tutto il mondo. Invitati dal Dalai Lama come previsto dalla costituzione del governo in esilio, le delegazioni hanno discusso in commissioni prima e poi in seduta plenaria, sul futuro del Tibet e sulla strategia da adottare nei confronti della Cina. Il messaggio che dall’assembla arriva al governo tibetano, unico organo in grado di decidere dal momento che il meeting aveva valore consultivo, e’ di fiducia alla politica attendista del leader spirituale, ma a tempo. Anche se nessun termine e’ stato fissato, la linea intransigente, portata avanti soprattutto dai movimenti giovanili che vorrebbero azioni decise contro la Cina per ottenere non l’autonomia ma l’indipendenza, non e’ passata del tutto ma ha ottenuto una grossa vittoria. Per la prima volta, infatti, dal 1993 da quando si scelse la ”via di mezzo”, la richiesta dell’indipendenza e’ stata avanzata a chiare lettere. E’ stato il presidente del parlamento tibetano in esilio, Karma Choephel, a spiegare le risultanze del meeting speciale ai giornalisti. ”L’assemblea ha detto alla Kashag (il governo tibetano in esilio, ndr) che non ha senso di continuare il dialogo con Pechino, la parte cinese non ha accettato le nostre richieste”, ha detto Choephel aggiungendo che non saranno mandati altri a Pechino per colloqui senza aperture chiare dalla Cina. Choephel ha anche ribadito che l’assemblea, pur ”unanimemente affermando la fiducia nel Dalai Lama”, ha minacciato di ”andare per una completa indipendenza e autodeterminazione” se la ”via di mezzo” del leader spirituale dovesse fallire nel lungo termine. In ogni caso, pero’, l’assemblea e’ stata chiara: sia nella richiesta dell’autonomia che dell’indipendenza, la politica sara’ sempre quella della non violenza. L’assemblea ha anche chiesto che la Cina finisca di criminalizzare il Dalai Lama, riconosciuto a livello mondiale come leader spirituale e politico dei tibetani. Il Dalai Lama fino ad ora non si e’ espresso. Attende che l’indicazione dell’assemblea giunga sul suo tavolo per l’approvazione. Non ha neanche partecipato ai lavori, per non condizionarli con la sua presenza, visto che era in discussione non la sua persona, ma la sua politica. L’assemblea ha rigettato ogni idea di dimissioni da parte del leader spirituale, ribadendo la fiducia in lui. Ha pero’ voluto dare un segnale politico al 73nne premio Nobel, il quale gode dell’appoggio morale di molti capi di stato e di governo oltre che di persone da ogni parte del pianeta. Che, pero’, fino ad ora non sono riusciti a premere efficacemente su Pechino per far concedere l’autonomia ai tibetani. La scelta di ribadire la fiducia nel Dalai nasce anche dal fatto che il leader e’ il catalizzatore di un movimento internazionale che andrebbe perso se uscisse di scena. Ma bisognava dare pure una risposta ai tanti, soprattutto i giovani dei movimenti tibetani, che chiedevano una svolta radicale e un intervento piu’ deciso su Pechino. Il Dalai ora dovra’ scegliere. Ottenuta la fiducia alla sua persona, potrebbe anche ritirarsi, come ha piu’ volte detto, lasciando agli altri il compito di fare gli ultimi tentativi verso l’autonomia. La politica della via di mezzo, potra’ continuare anche senza di lui. Ma non per molto.

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Si chiude domani riunione speciale tibetana

Si chiudera’ domani l’incontro speciale convocato dal Dalia Lama a Dharamsala, nel nord dell’India sede del governo tibetano in esilio, e che vede impegnati centinaia di monaci, tibetani e sostenitori della causa tibetani da tutto il mondo per discutere sul futuro della politica del paese. Fino ad ora si e’ registrato un nulla di fatto tra le posizioni attendista, che ha nel leader spirituale premio nobel, nella sua ”via di mezzo” e nella ricerca di una ”genuina autonomia” da Pechino i punti fermi, e quella piu’ intransigente dei giovani, che vogliono andare invece verso l’indipendenza dalla Cina. Dopo il fallimento dei recenti negoziati sino-tibetani sono in molti, soprattutto quelli appartenenti alle nuove generazioni e ai movimenti giovanili Free Tibet e Tibetan Youth Congress, che sembrerebbero favorevoli ad un cambiamento, a provare ad ottenere un maggiore ascolto con una politica piu’ aggressiva. Nonostante cio’, tuttavia, secondo un sondaggio condotto nell’ambito del popolo tibetano e i cui risultati sono stati resi noti dal portavoce del governo tibetano in esilio, Karma Chopel, sembra che la maggioranza intenda comunque seguire quella che sara’ la decisione finale del Dalai, nonostante la stessa maggioranza si sia espressa piu’ verso l’indipendenza che verso l’autonomia. Al momento una delle ipotesi piu’ probabili sarebbe quella secondo la quale si decida di continuare con la politica della via di mezzo, ponendo pero’ una sorta di time limit – si parla di un paio di anni – per poi eventualmente cambiare strategia qualora non saranno stati raggiunti risultati significativi. Intanto la posizione della Cina sembra irremovibile. ”Il cosiddetto governo tibetano in esilio – ha detto Qin Gang, portavoce del Ministero degli esteri cinese – non e’ riconosciuto da nessun governo al mondo. Ogni tentativo di separare il Tibet dalla Cina sara’ bloccato”.  La Cina inoltre contesta al Dalai Lama e ai suoi seguaci di mascherare, con la richiesta dell’autonomia, il tentativo di arrivare all’indipendenza.

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Cominciata la riunione speciale sul futuro del Tibet

Buddisti, tibetani e sostenitori della causa del Tibet da tutto il mondo, si sono riuniti oggi a Dharamsala, nel nord dell’India dove ha sede il governo tibetano in esilio, per il primo dei sei giorni dello speciale incontro voluto dal Dalai Lama per fare il punto della situazione sulla questione tibetana e verificare lo stato di attuazione della politica fino ad ora intrapresa. Da pochi giorni, il 5 novembre, e’ terminato il settimo round di colloqui tra due inviati del Dalai Lama e il governo cinese a Pechino. Un nulla di fatto, nel quale da un lato i tibetani hanno ribadito la loro richiesta di una ”genuina autonomia” sotto l’egida cinese, dall’altro i cinesi respingono le richieste tibetane perche’, dicono, nascondono una volonta’ secessionista e indipendentista. Un discorso tra sordi che, nonostante le pressioni internazionali soprattutto alla vigilia delle Olimpiadi dello scorso agosto, non ha portato a nessun cambiamento. Tanto da insinuare il dubbio tra i tibetani che la politica della ”via di mezzo” adottata dal Dalai Lama nei confronti della Cina, il suo approccio soft alla causa tibetana, non sia valido. Da qui la necessita’ di un incontro aperto, dal quale uscira’ il pensiero dei tibetani che si potra’ concretizzare in una conferma del mandato al Dalai sulla sua linea politica, o il radicale cambiamento della stessa verso una svolta piu’ radicale e intransigente. Il Dalai Lama, forse per non condizionare il dibattito, non sara’ presente alla sei giorni. Da tempo, il leader spirituale e politico dei tibetani ha anche affermato di essere pronto a fare un passo indietro, esprimendo la volonta’ di tornare a fare il monaco. Una posizione ribadita soprattutto all’indomani dei moti di marzo scorso a Lhasa, quando la polizia cinese e’ intervenuta duramente contro i manifestanti pro Tibet, arrestando e uccidendo diversi monaci e civili. Proprio la ferma reazione cinese e lo stallo nelle trattative per l’autonomia del Tibet da Pechino, ha spinto i giovani tibetani, soprattutto quelli del Tibetan Youth Congress, a criticare in piu’ di una occasione l’atteggiamento attendista del 73nne premio Nobel per la pace. Questa loro posizione, che e’ stata appoggiata da piu’ parti all’interno della diaspora tibetana, e’ stata la spinta che ha mosso il Dalai Lama a convocare questo incontro speciale, come quello che nel 1993 diede slancio alla ”via di mezzo”. Secondo molti osservatori, il Dalai Lama cerca anche di pesare il reale consenso internazionale sulla causa tibetana. Da anni il leader tibetano gira il mondo ottenendo da tutti simpatia e consenso. Molti leader politici lo appoggiano apertamente, tanti invece si sono rifiutati di incontrarlo per non urtare la suscettibilita’ di Pechino. Durante i moti di Lhasa e alla vigilia delle Olimpiadi, fu unanime la critica al governo cinese per quanto successe in Tibet e unanime fu anche la richiesta di rispettare i tibetani e di concedere l’autonomia che, come scritto nel memorandum per l’autonomia presentato dagli inviati del Dalai Lama al governo di Pechino, chiede alla Cina di rendere il Tibet autonomo sotto il governo cinese per permettere la sopravvivenza di lingua, cultura, tradizioni e religione di quel popolo. Nonostante le pressioni internazionali, la Cina non ha mai cambiato la sua posizione, accusando anzi il Dalai di giocare sporco e di volere in realta’ l’indipendenza da Pechino.

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Domani riunione speciale sul futuro del Tibet

Hanno cominciatoano ad arrivare oggi a Dharamsala, nel nord dell’India, le centinaia di dirigenti tibetani in esilio attesi per la riunione, al via da domani fino al 22, convocata per stabilire una nuova strategia sul futuro del Tibet dopo l’insuccesso nei rapporti con la Cina riconosciuto anche dal Dalai Lama. Una strategia che da più parti si ritiene debba basarsi su una rinnovata intransigenza, insistendo sul riconoscimento dell’indipendenza da parte di Pechino e abbandonando quindi la linea che vedrebbe come auspicabile anche uno status di autonomia. La riunione, la più massiccia della comunità tibetana da 60 anni a questa parte, potrebbe inoltre dettare i tempi per un’uscita di scena del Dalai Lama, dal momento che la sua “via di mezzo”, l’azione non violenta nei confronti della Cina nella richiesta di una completa autonomia, è fortemente criticata soprattutto dai giovani. Il leader spirituale e politico dei tibetani, che dal 1959 è costretto a vivere in esilio a Dharamsala, nelle scorse settimane ha esternato la sua frustrazione e delusione nei confronti delle trattative con Pechino, parlando di “perdita di fiducia” e di scomparsa del Tibet. Dal 2002 emissari del Dalai Lama e rappresentanti cinesi sono stati impegnati in regolari incontri in una linea di dialogo che sembra però irreparabilmente interrotta dopo che la scorsa settimana la Cina ha affermato che non farà “mai concessioni” al Tibet, escludendo anche la possibilità di una “semi-indipendenza”. Oggi il Dalai Lama ha accolto i primi delegati giunti nella città indiana dicendo che l’obiettivo dell’assemblea è di raccogliere “le vere opinioni e punti di vista del popolo tibetano attraverso discussioni libere e franche”. Si prevede che durante l’assise venga presentata una mozione che rivendica l’indipendenza, ma l’assemblea non ha alcun potere decisionale e dovrà quindi rimettersi alle decisioni di Parlamento e governo in esilio. La riunione è vista da molti in ogni caso come “un momento di svolta”, ne è convinto Sonam Dolkar, dell’organizzazione degli ex prigionieri politici ‘Go Chu Sum’ che fa parte dell’ala indipendentista, “é arrivato il momento per il popolo tibetano di riflettere sul proprio avvenire e di decidere quale direzione prendere”. “I cinesi attendano che sua Santità (il Dalai Lama, che ha 73 anni e problemi di salute) muoia perché pensano che ciò segnerà la fine del movimento tibetano – dice Tenzin Choeying leader degli ‘Studenti per un Tibet libero’ -. La comunità tibetana deve prendere in mano il suo avvenire”.

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Operato il Dalai Lama

Il Dalai Lama ha subito questa mattina a New Delhi un intervento per la rimozione di calcoli biliari. L’intervento si e’ concluso con successo e le condizioni del Dalai Lama sono buone. Lo rivela un comunicato del sito ufficiale del leader spirituale tibetano, che precisa che Sua santita’ dovra’ riposare qualche giorno prima di ritornare a Dharamsala e riprendere i suoi impegni.

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Il Dalai Lama ricoverato a Delhi

l Dalai Lama è stato ricoverato oggi al Sir Gangaram Hospital di New Delhi a seguito di dolori addominali. Lo riferisce il Times of India. Secondo il giornale indiano il leader spirituale tibetano potrebbe subire un’operazione chirurgica già domani. Il Dalai Lama era stato precedentemente ricoverato presso il Lilawati Hospital di Mumbai. Il portavoce del leader spirituale tibetano, Tenzin Takla, ha reso noto all’ANSA che il Dalai Lama e’ stato ricoverato in serata (il primo pomeriggio in Italia) per accertamenti. ”Le condizioni di Sua Santita’ sono buone – ha detto Takla all’ANSA – ma lo stanno sottoponendo ad una serie di accertamenti per individuare le cause dei dolori addominali per i quali e’ stato ricoverato”. Takla ha aggiunto che domattina, quando si sapranno i risultati delle analisi, si potra’ avere un quadro piu’ preciso delle condizioni del Dalai Lama.

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Il Dalai deve riposare, cancella viaggio in Europa ad ottobre

Il Dalai Lama ha dovuto cancellare il suo viaggio previsto per ottobre in Svizzera e Germania. Lo ha fatto per ragioni di salute, visto che i suoi medici gli hanno richiesto tiposo assoluto. Il Dalai Lama ” e’ molto dispiaciuto per gli inconvenienti causati dalla cancellazione del suo viaggio in Svizzera e Germania e per il disagio nei confronti delle persone che volevano partecipare agli incontri. Speriamo che tutti capiscano la situazione”. Lo afferma un comunicato rilasciato stasera dalla segreteria del Dalai Lama a Dharamsala a commento della decisione di annullare per motivi di salute la sua programmata visita il mese prossimo in Germania e Svizzera. Tenzin Taklha, segretario del leader spirituale tibetano, tiene a precisare nel comunicato che ” le condizioni di salute del 73nne premio Nobel sono buone, ma c’e’ bisogno di ulteriore riposo” ”I dottori – continua il comunicato – gli hanno chiesto nell’immediato futuro di riposarsi bene prima di riprendere i suoi viaggi”. Il Dalai Lama, hanno fatto sapere da Dharamsala, aveva sofferto di problemi allo stomaco di ritorno dal suo viaggio di 13 giorni in Francia alla meta’ di agosto. Lo scorso 28 agosto era stato ricoverato per accertamenti al Lulavati Hospital di Mumbai. Il premio Nobel e’ stato poi dimesso dopo quattro giorni dall’ospedale e si era fermato prima a Bombay e poi a Delhi per riposare, per poi tornare tre giorni fa a Dharamsala. Sin dal suo ricovero, il suo ufficio aveva cancellato tutti gli appuntamenti per tre settimane, compreso un viaggio in America centrale”.

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Il Nepal vuole espellere i tibetani

Il governo nepalese sta pensando di espellere i tibetani che vivono ‘illegalmente’ nel paese o che commettono reati soprattutto di opinione. Lo scrive il quotidiano Kantipur Daily. La polizia e le autorità di immigrazione hanno cominciato delle indagini a seguito di precise direttive impartite dal vice primo ministro e ministro degli interni di Kathmandu Bamdev Gautam, che ha deciso di fermare tutte le manifestazioni di protesta dei rifugiati tibetani. La polizia nepalese continua ad arrestare tibetani, in base al divieto di manifestare contro la Cina e contro l’occupazione del Tibet. Martedì sono stati arrestati 64 rifugiati tibetani, mercoledì in galera ne sono finiti 42. Tutti stavano manifestando dinanzi alla sezione consolare dell’ambasciata cinese a Kathamandu. Gli incartamenti che li riguardano sono stati inviati alle autorità che gestiscono l’immigrazione per accertamenti. Secondo ufficiali dell’immigrazione citati dal quotidiani, i rifugiati “devono stare nel paese in certi limiti altrimenti dovranno lasciare il Nepal”. Fonti del ministero degli interni nepalese hanno indicato che le manifestazioni pro Tibet, creano non solo problemi al traffico, ma minano i rapporti internazionali del governo, in particolare quelli con la Cina, resi ancor più forti e stretti da quando al potere in Nepal ci sono i maoisti del primo ministro ex primula rossa e capo dei ribelli Pushpa Kamal Dahal, detto Prachanda. Ogni giorno il governo di Kathmandu dispiega 400 poliziotti intorno all’ambasciata cinese e alla sua sezione distaccata consolare, per bloccare le proteste dei tibetani. In Nepal vivono oltre 20.000 rifugiati dal Tibet.

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Cartone animato sul Tibet

Qui il cartone realizzato agli amici della Tilapia. Un Cartone bellissimo.

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