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La verità, vi prego, sulla Nano

Lanciata la Nano. E fin qui la giostra mediatica ha fatto il suo gioco, glorificando Ratan Tata e il suo gruppo. Ma l’operazione Nano, è davvero conveniente? Mentre aspetto che Tuttoquà analizzi i dettagli tecnici, mi voglio soffermare su alcune cose, alcune delle quali ho già scritto. Innanzitutto vorrei sfatare un mito. La Tata non è una operazione sociale, non è l'”auto del popolo” di comunista memoria come Ratan Tata vuole far credere. E’ una iniziativa industriale, nè più nè meno. La Tata, fra le altre cose, fa le auto e la Tata è uno dei progetti della casa di Mumbai, forse uno dei più ambiziosi, ma capace di fare rientrare soldi alla casa indiana che ne ha persi abbastanza acquistando Land Rover e Jaguar, oltre che persi a causa della crisi. Ratan Tata non è un filantropo, almeno non in questo caso, è un industriale e come tale si comporta. La Nano costerà, poco per gli indiani, perché non ha nulla. Neanche i filtri anti emissioni, per cui inquinerà moltissimo. Non è poi assolutamente vero che i possessori di moto acquisteranno al Nano e non la moto. Chi ha la moto in India non ce l’ha perché non si può permettere un’auto. Ma perchè non ha lo spazio dove mettere la macchina. Per cui, questi non possono essere potenziali acquirenti. Ma tutti quelli che acquisteranno la Nano, non faranno altro che rendere ancora più impraticabili le strade delle metropoli indiane, già congestionate, e che non riescono a supportare la mole di auto che vi circola. Per non parlare dell’aspetto ecologico. Ratan, per tenere bassi i prezzi, ha risparmiato su tutto. Anche sui filtri per le emissioni, così la Nano inquinerà sempre di più. Una ambientalista, di cui non ricordo ma della quale ho scritto, ha detto che se tata davvero voleva fare qualcosa per il popolo indiano, avrebbe dovuto fare autobus non inquinanti. E ha ragione. La Nano non sarà la salvezza dell’India, ma una sua piaga, e comunque un’ancora per la Tata. Che, infatti, potrà, grazie ai soldi incassati (in particolare a quelli delel prenotazioni), mettere un po’ di moneta contante nel suo portafoglio. Già perchè la macchina, come scritto, arriverà in ritardo e con calma. Per intanto si può prenotarla, versando un anticipo e prendendosi gli interessi su questo anticipo. In Europa, se mai arrivasse, dovrebbe costare un sacco di soldi. Questo perchè per adeguarla alle normative ambientali e di sicurezza, bisognerà investire soldi. E’ chiaro che dalla sua, Tata ha il basso costo di manodopera. Aspetto commenti.

Per maggiori informazioni sulla tata Nano potete inserire le parole chiave nello strumento ricerca in altro a desta e vi appariranno una serie di articoli precedenti che ricostruiscono tutta la vicenda di quest’auto.

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Riri lanciata oggi la Tata Nano (è già la terza presentazione…)

L’India si appresta a vivere una storica giornata: la compagnia automobilistica Tata Motors presentera’ in prima mondiale a Mumbai la ‘Nano‘, l’auto che con il prezzo base di 100.000 rupie (poco piu’ di 1.500 euro), si aggiudichera’ il titolo di ”piu’ economica al mondo”. La cerimonia di lancio e’ prevista per le 19 (le 14,30 italiane) nel Parsi Gymkhana a Marine Drive, e si avvarra’ di una futuristica presentazione, con l’utilizzazione sfarzosa di luci, musica techno e laser. Descritta come ”l’auto del popolo” dal presidente del Tata Group, Ratan Tata, la ‘Nano’ comincera’ ad essere consegnata a partire da maggio, dopo che nella seconda settimana di aprile gli indiani potranno cominciare a prenotarla nelle agenzie della State Bank of India. Il suo prezzo su strada alla fine non sara’ minore, per il modello di base, a 1.800 euro, e potra’ raggiungere i 2.000 nelle versioni deluxe. Per quest’anno, secondo gli esperti, Tata accettera’ 70.000 prenotazioni, anche se non sara’ in grado di produrre piu’ di 50.000 veicoli. Una cifra che dal 2010 sara’ sicuramente molto maggiore, per l’entrata in funzione di una nuova fabbrica a Sanand, nello Stato di Gujarat. La Nano, che avra’ un motore da 623 cc e una potenza di 33 HP, sara’ dell’8% piu’ corta della Maruti 800, l’auto piu’ economica offerta attualmente in India, ma sara’ il 21% piu’ spaziosa, potendo ospitare quattro, ed anche cinque persone. Il lancio della mini-vettura in Europa, ad un prezzo sempre competitivo, ma molto superiore a quello indiano, e’ previsto per il 2011. “Non vogliamo che la Nano sia vista come l’auto più economica del mondo, ma il veicolo per il popolo indiano”: lo ha dichiarato oggi il presidente di Tata Group, Ratan Tata. Incontrando i giornalisti a Mumbai poco ore prima del lancio in grande stile del veicolo destinato a “rivoluzionare la vita quotidiana degli automobilisti indiani”, Tata ha sottolineato che nonostante le difficoltà avute, “abbiamo deciso ugualmente di lanciare la Nano per rispondere rispondere alle attese del mercato”. L’imprenditore indiano ha quindi sottolineato che il primo gruppo di auto sarà venduto alla cifra promessa – 100.000 rupie (meno di 1.600 euro) – “nonostante gli aumenti registrati nelle materie prime” dopo l’annuncio realizzato anni fa. Oltre alla misura ridotta – tre metri di lunghezza – Tata ha precisato che la Nano percorrerà in condizioni normali 23,6 chilometri con un litro di benzina, ed avrà una velocità massima di 105 km/h. “Le sue emissioni di gas – ha concluso – saranno ampiamente inferiori alle massime stabilite dall’Unione europea (Ue)”. Le prenotazioni cominceranno il 9 aprile e le prime Nano saranno consegnate a partire da luglio.

fonte: ANSA

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A fine Marzo l’uscita della Nano

La Tata ha annunciato che lancera’ il prossimo 23 marzo la Nano, l’auto a 1.500 euro. Lo rendono noti fonti della casa automobilistica indiana, che informano che dalla seconda settimana di aprile partiranno le prenotazioni dell’auto piu’ economica del mondo. Il progetto della macchina economica della Tata e’ stato lanciato a gennaio dell’anno scorso e la prima autovettura sarebbe dovuta uscire dagli stabilimenti dello stato nord orientale indiano del West Benagala lo scorso ottobre.

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La Tata in crisi rinvia uscita della Nano

Il colosso indiano dell’auto Tata Motors, partner della Fiat colpito anch’esso dalla crisi mondiale, ha deciso di rinviare ancora l’uscita dell’ultimo modello, la Nano, l’auto da 1.500 euro. Lo ha detto alla stampa il managing director dell’azienda, Ravi Kant. Secondo i dati forniti da Kant, la compagnia ha registrato una perdita netta di circa 40 milioni di euro per il terzo trimestre, annunciando che ci vorra’ almeno un anno per l’uscita della nuova auto. Per far fronte alla caduta della domanda, la casa automobilistica indiana ha ridotto in modo deciso la manodopera, utilizzando sia i licenziamenti che la chiusura ciclica degli impianti in tutte le linee. Nei prossimi tre anni la Tata, come ha spiegato il responsabile delle operazioni finanziare, Ramakrishnan, punta a una forte riduzione dei costi e al rifinanziamento dei prestiti per l’acquisto di Land Rover e Jaguar, le cui vendite sono crollate con conseguenti forte perdite per l’azienda indiana e la decisione di tagliare almeno 450 posti di lavoro.

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A Calcutta, tra arte e spiritualità

Non c’è che dire, Calcutta è sempre la stessa. Bella, sporca, disordinata, decadente, fatiscente, coloniale, come solo Calcutta può esserlo. Una città unica al mondo, anche se non so se potrei viverci. La qualità della vita è veramente bassa e non resisterei di continuo in quei club internazionali post coloniali che rappresentano l’unico svago degli expat nella città della gioia.

Ci sono tornato due fine settimane fa, per vedere una mostra d’arte di Serena, la figlia di Sergio. La mostra GenNextIII mi ha impressionato, ci sono raccolte opere di giovanissimi artisti contemporanei da tutto il mondo, anche se principalmente indiani. L’arte contemporanea in India si sta sviluppando molto e gli artisti indiani sono molto richiesti. Basti pensare che il gallerista di Calcutta che ha organizzato la mostra, mi ha mostrato un suo libro nel quale analizza il prezzo di beni di investimento (oro, etc) confrontandoli con le opere d’arte. Queste ultime hanno avuto un valore in crescita costante.

Serena ha presentato due opere, davvero interessanti. Infatti è stata molto apprezzata e ha conquistato le prime pagine dei giornali della capitale culturale dell’India, un titolo che nessuna città del subcontinente riuscirà mai a strappare a Calcutta dove, in effetti, al di là del fatto che vengano organizzate numerose manifestazioni, si respira un’aria diversa (e non a causa dell’inquinamento) tra i suoi vecchi palazzi.

Immancabile il pranzo delizioso con i colleghi di Marianna al consolato di Calcutta. Stavolta, a differenza della prima, siamo andati in un altro club, il Tollygunge club, uno dei più vecchi ed esclusivi, nonchè grandi, con un campo di golf e i ricchi indiani che, al posto degli inglesi colonizzatori, ora lo frequentano.

Ma l’andata a Calcutta è coincisa anche con la Durga Puja, la più grande festa dei bengalesi, durante la quale si venera Durga, una delle incarnazioni, come Kali, di Parvati, la moglie di Shiva. In onore della dea vengono realizzate statue in cartapesta raffiguranti Durga con le sue almeno sei braccia, tutta ornata di gioielli, vestiti scintillanti, e circondata da altre raffigurazioni sacre e mitologiche indù.

Queste statue, che sono continuo oggetto di venerazione, vengono custodite in pandal, dei templi costruiti per l’occasione utilizzando cartapesta, bambù e altro. Al termine della festa, i pandal vengono distrutti e la statua della dea lasciata nelle rive del Gange o dello Hoogly, il fiume di Calcutta.

La festa è scintillante, c’è casino dovunque. Calcutta è la capitale della Durga Puja e tutti sono eccitati, anche se quest’anno c’era il problema della Tata e la chiusura della fabbrica a rendere le cose più tristi.

Anche noi abbiamo visitato dei pandal e, soprattutto, siamo andati (Marianna, Anna Chiara, io e Oscar, un amico svedese di Sergio), a visitare il Kali Temple, al Kali Ghat, il tempio più sacro di Calcutta che ha dato il nome alla città, dedicata alla incarnazione di Parvati che distrugge i demoni, assetata del loro sangue da qui la faccia nera della morte e la lingua rossa. Sin dalle prime luci dell’alba centinaia, poi migliaia, di fedeli affollano la piccolissima struttura per pregare la piccola statua nera della dea. All’esterno, oltre ai negozietti che vendono oggetti rituali, pellegrini e mendicanti, anche gli animali che vengono sacrificati alla dea. Al Kali Temple, infatti, è ancora viva la tradizione del sacrificio animale. Fino a qualche anno fa, venivano sacrificati anche gli uomini, ma la pratica è stata vietata dalla legge.

Per ovviare a questo, gli indiani hanno escogitato il sistema del cocco. Questo frutto viene tagliato in maniera tale che ne resta il cuore e un ciuffetto, che simboleggia una testa con capelli. Il cocco, inoltre, contiene il latte che, una volta rotto, si disperde, come il sangue quando si taglia un corpo. Infine, quando si apre un cocco, all’interno si trovano tre puntini neri, come se fossero due occhi e un naso. Rompere e offrire alla dea un cocco è come offrire un umano.

Per ovviare alla fila che alle 7 etra già immensa, abbiamo usato il metodo indonapoletano. Abbiamo beccato uno dei tanti brahmini che vogliono obbligatoriamente farti fare una puja, una preghiera rituale, gli ho dato un po’ di rupie che lui ha sapientemente diviso con la polizia, e così siamo passati davanti alla fila. Ogni santone è paese.

Ma per me la visita di Calcutta non può essere considerata tale senza tre cose: Kallol, Madre Teresa e Annamaria.

La visita ai centri di Kallol Gosh, dove abbiamo partecipato prima al coro dei bambini malati di HIV ad Anandaghar, poi assistito allo spettacolo dei bambini con ritardi mentali di Apanjan, è stata come al solito super. Questi bambini, nonostante tute le loro disabilità, hanno messo in scena alcuni quadri dalla vita di Durga e degli altri dei, rigorosamente in costume. Come guest of honour, insieme a due politici e a Sergio, ho dovuto anche tenere un discorso, mentre Anna Chiara mi faceva da claque tra la gente. Lo spettacolo e l’impegno dei bambini sono stati egregi ed è bello vedere il lavoro che fanno in questi centri per aiutare i bambini sfortunati, raccolti per strada dopo essere stati abbandonati. Un’opera alla quale tutti possono contribuire, come già fanno molti napoletani di MondoAmico. E, credetemi, i soldi sono ben spesi.

Hanno completato il quadro un fotografo fortemente strabico (non so cosa vedesse nell’obiettivo) e un operatore video con la gobba, tutto piegato.

Una preghiera sulla tomba di Madre Teresa, con Anna Chiara che porta scompiglio nel piccolo convento, presa simpaticamente in cura e passata di braccia in braccia tra tutte le suore, è immancabile.

Inutile dire che, per suggellare la visita, siamo andati a cena da Annamaria e il suo Fire and Ice, la migliore pizzeria del sub continente asiatico.

La ciliegina sulla torta del viaggio è stata la business class al ritorno. Su questa storia devo fare una premessa. Venerdì, poco prima di partire da Delhi per Calcutta, ricevo un sms dalla Jet Airways, di solito una buona compagnia, che mi avvisa che il mio volo di ritorno di domenica alle 20 era stato cancellato e che ero stato riprotetto alle 17. Significava lasciare l’albergo alle 13 visto il traffico della città. Ho chiamato il call centre, ma non c’è stato nulla da fare. Così il colpo di genio. Chiamo il responsabile stampa della compagnia, le dico che io domenica ho una intervista con il primo ministro dello stato alle 16, quindi non posso partire alle 17. Delle due l’una: o mi trovano un altro volo, oppure mi pagano l’albergo e mi fanno partire di lunedì. A meno che nono volessero dire al primo ministro che non sarei potuto andare.

Detto, fatto: ritorno di domenica su volo Indian Airlines, in business class. Con conseguente show di Anna Chiara a bordo.

Unita nota triste e negativa? Probabilmente questa è l’ultima volta che vado a Calcutta. A maggio lasciamo l’India e… chissà.

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La Tata trova la casa per la Nano

Ha trovato casa nello stato del Gujarat la fabbrica della Nano, la low cost della casa automobilistica indiana Tata, sfrattata dal West Bengala. Lo riferisce la televisione indiana. Secondo le indiscrezioni di stampa, il primo ministro del Gujarat, stato nel nord ovest del paese, tra i piu’ industrializzati dell’India, ha messo a disposizione dell’azienda partner di Fiat, dei terreni utili all’istallazione della nuova fabbrica per la produzione dell’auto a 1700 euro. La Tata sabato scorso aveva deciso di chiudere la fabbrica di Singur, in West Bengala, per l’opposizione del partito del Trinamol Congress che ha protestato contro il governo locale per aver tolto le terre ai contadini, concesso loro pochi indennizzi e assegnato invece i terreni alla Tata. A causa di questo spostamento, l’auto da 1700 euro uscira’ dagli stabilimenti della Tata in ritardo rispetto alla meta’ di ottobre prevista. I primi esemplari saranno prodotti negli stabilimenti di Pune e di Pantnagar, fino a quando non sara’ completato lo stabilimento in Gujarat dal quale, secondo le previsioni della Tata usciranno 250 mila Nano all’anno.

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La Tata chiude la fabbrica, ritardi per la Nano

La Tata ha detto basta. Dopo mesi di speculazioni, manifestazioni e problemi, l’azienda di Ratan Tata ha deciso di chiudere la fabbrica di Singur dalal quale sarebbe dovuta uscire la Nano, l’auto a 1700 euro. La decisione è stata presa sabato, alla vigilia di un importante festa a Calcutta e in tutto il West Bengala, il Durga Puja. I giornali di Calcutta riportavano il malcontento degli operai e di quelli che lavorano all’indotto che ora hanno perso, come si suol dire, “filippo e il panaro”. La gente comincerà a vedere che la mancanzi di stipendi in zona creerà non pochi problemi. Li non ci sono gli ammortizzatori sociali, e quelli che hanno perso il lavoro lo hanno perso è basta. Neanche la proposta di aumentare i soldi ai contadini ai quali avevano preso le terre per costruire la fabbrica è servita. La fabbrica chiude, la gente perde il lavoro. E, a differenza di quanto succede in Italia, ora si teme per la vita dei sindacalisti, la cui ottusità ha creato migliaia di senza lavoro. Ispettori della Tata stanno ispezionando dei terreni nello stato centrale indiano dell’Andra Pradesh per verificare la possibilita’ di costruire in loco la fabbrica dalla quale dovra’ uscire la Nano, l’auto da 1700 euro, dopo la chiusura dell’impianto di Singur, in West Bengala. Diversi stati indiani hanno proposto a Ratan Tata, patron dell’azienda automobilistica partner Fiat, di costruire presso di loro la nuova fabbrica. Tata fino all’ultimo ha cercato di scongiurare la chiusura della fabbrica di Singur, non solo per evitare di riprendere il lavoro da un’altra parte, ma anche per rispettare la scadenza di ottobre come data d’uscita per l’auto piu’ economica del mondo. Sabato scorso la decisione finale, dopo ore di incontri tra la Tata, il sindacato/partito del Trinamol Congress e il governo del West Bengala. Nonostante l’offerta di maggiori aiuti per i contadini locali ai quali sono stati tolti i terreni per far posto alla fabbrica, Mamata Banerjee, la leader del Trinamol Congress ha detto no e a Rata Tata non e’ rimasto altro da fare che cercare un nuovo terreno per la fabbrica della Nano. A Calcutta, capitale dello stato del West Bengala, si incomincia a sentire la crisi. I giornali parlano di lamentele da parte di ex operai ma soprattutto di tutto l’indotto (sia delle aziende che operavano per la fabbrica sia per tutti i piccoli negozietti e le altre attività sorte intorno all’impianto), che incominciano a rendersi conto di non avere più uno stipendio. E qualcuno comincia a lamentarsi dell’atteggiamento oltranzista della Banerjee, temendo proteste e manifestazioni di piazza. In questi giorni a Calcutta e in tutto il West Bengala si festeggia la Durga Puja, la festa religiosa induista più importante dello stato. Molti ex dipendenti, sui giornali di Calcutta, si lamentano del fatto di non avere soldi per le feste. Ma la Nano continua a vivere a Calcutta. Per la festa religiosa, si realizzano grandi statue di cartapesta della dea e di altri dei del pantheon induista oltre che rappresentazioni di oggetti e attività quotidiane. Quest’anno il piatto forte erano le riproduzioni in cartapesta della Nano che, nonostante la chiusura della fabbrica, non sono state distrutte e fanno bella mostra di loro in tutti i ‘pandal’, i templi costruiti in bambù e cartapesta per custodire le statue durante la festa prima che queste ultime vengano immerse nel Gange.

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La Tata ha deciso di tenere chiusa la fabbrica della Nano

Nessuna svolta nella situazione della fabbrica della Tata i cui lavori sono bloccati in West Bengala a seguito della protesta dei contadini. Se da un lato il partito del Trinamol Congress ha dichiarato vittoria annunciando di aver ottenuto dal governo di Calcutta maggiori indennizzi e restituzione di terre per i contadini che si sono visti sottrarre i campi per la costruzione della fabbrica da cui ad ottobre sarebbe dovuta uscire la Nano, l’auto da 1.500 euro, dall’altro il governo ha fatto sapere che nessun terreno della fabbrica verra’ restituito e la Tata ha invece comunicato che non riprendera’ i lavori. Secondo un portavoce dell’azienda automobilistica partner di Fiat, la Tata e’ ”turbata” dalla situazione che non e’ ancora chiara. ”La Tata – si legge in un comunicato – e’ obbligata a continuare la sospensione del lavoro alla fabbrica della Nano. Rivedremo le nostre posizioni solo se saremo soddisfatti, se si garantira’ la viabilita’ alla fabbrica, se sara’ mantenuta l’integrita’ della natura della fabbrica”. E stamattina nessun impiegato della Tata e’ entrato nella fabbrica. L’accordo di domenica sera ha soltanto sortito l’effetto di far interrompere il blocco esterno alla fabbrica, dando in via ad una commissione che in 7 giorni dovra’ andare incontro alle richieste dei contadini supportati dal Trinamol Congress. Fino a che la commissione governativa non avra’ chiarito le cose, secondo il governatore dello stato, Gopalkrishna Gandhi, il lavoro nell’area sara’ sospeso.

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Problemi per la fabbrica della TATA dove costruiscono la Nano

Ancora un blocco dinanzi alla fabbrica della TATA a Singur, nello stato nord orientale indiano del West Bengala, dove l’azienda partner della Fiat sta assemblando la Nano, l’auto da 1700 euro. Manifestanti da giorni bloccano l’accesso agli operai in segno di protesta per la costruzione della fabbrica sui terreni tolti, senza risarcimenti, ai contadini. Stamattina oltre 700 operai non son riusciti ad entrare nella fabbrica mentre ieri sera altrettanti lavoratori sono stati bloccati ai cancelli per oltre tre ore non potendo fare ritorno a casa. Formazioni di sinistra del West Bengala, stato governato dal partito comunista, insieme ai naxaliti e associazioni non governative, stanno da giorni protestando anche sulle strade, bloccando l’accesso a uomini e mezzi. Un portavoce della TATA ha fatto sapere che la produzione dell’automobile sta subendo rallentamenti. L’uscita della vettura a basso costo è prevista per ottobre. Molti lavoratori non si recano al lavoro per paura di scontri e violenze, gli stessi che nei mesi scorsi hanno fatto registrare oltre 10 vittime. I manifestanti chiedono al governo e alla Tata di restituire ai contadini almeno 400 acri di terreno. Ratan Tata, patron della casa automobilistica, ha detto che se le manifestazioni e le violenze continueranno, sarà costretto a trasferire le fabbriche dal West Bengala in un altro stato indiano. Il Rajastan si è fatto avanti, con un invito formulato dal primo ministro dello stato nord occidentale indiano.

E la Tata ha evacuato la sua fabbrica di Singur. Lo scrive la PTI. A nessuno degli 800 tra operai e quadri l’azienda partenr della Fiat ha permesso di entrare in fabbrica preoccupati per le violenze a seguito di proteste di partiti politici del West Bengala. Fonti della TATA fanno sapere che la produzione della Nano, l’auto piu’ economica del mondo che costerà 1700 euro, sta subendo forti rallentamenti ma che l’azienda e’ preoccupata per sicurezza dei lavoratori. Secondo la TATA, gli operai gli altri dipendenti sono molto impauriti e temono ritorsioni da parte dei manifestanti. Da qui la decisione dell’azienda di chiudere la fabbrica oggi.

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Un grande uomo, come suo nonno

 Gopal Krishna Gandhi

Gopal Krishna Gandhi è un grande uomo. E’ il governatore dello stato del West Bengala, che ha Calcutta per capitale. Il suo cognome  denuncia la sua parentela (anche se Gandhi è un cognome diffuso in India): è il più giovane nipote del Mahatma. L’ho conosciuto, ci ho parlato un paio di volte e mi è sembrato un politico e un amministratore molto illuminato. E’ il fratello di Tara, una mia amica di Delhi, una gentile signora innamorata dell’Italia e di Napoli (e questo dimostra la sua grandezza e il suo buon gusto).

Gopal Krishna Gandhi è un uomo di cultura, parla diverse lingue tra le quali l’italiano, ha girato il mondo, ha sempre servito lo stato. E si comporta, cosa strana per un indiano di questi tempi, come il suo illustre nonno.

Ricorderete che ho parlato diverse volte degli scontri soprattutto a Nandigram per la questione delle terre tolte ai contadini per realizzare fabbriche, in particolare quella della Tata Nano. Gli scontri e le proteste stanno continuando, anche se nessuno se ne occupa, tutti presi a decantare la magnificenza di questa India shining, risplendente.

La polizia, il governo, per sedare le rivolte, hanno tolto l’elettricità dai villaggi dei manifestanti. E Gopal Krishna che ha fatto? Visto che i suoi appelli alla calma sono andati a vuoto, nel più puro spirito gandiano di satyagraha (lotta non violenta) ha cominciato a staccare ogni giorno per ore la corrente dalla sua residenza. E lo farà fin quando non cambierà la situazione a Nandigram.

Come il nonno, che per obbligare gli inglesi a trattare bene gli indiani, faceva lo sciopero della fame.

Grande Gopal Krishna.

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