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Pakistan, pesante sconfitta per Musharraf. Si va all’impeachment?

Questo è l’articolo che ho scritto per Il Mattino, pubblicato stamattina.

Quella che doveva essere la conferma della sua supremazia è diventata invece la sua disfatta. Pervez Musharraf, il padre padrone incontrastato degli ultimi anni in Pakistan, ha perso le elezioni che lui stesso ha definito più di una volta ‘libere e democratiche’ rischiando ora non poco la sua poltrona. Contro di lui, i partiti vincitori, il Partito del Popolo Pakistano (PPP) guidato dal vedovo di Benazir Bhutto e la Lega Musulmana Pachistana-N (PML-N) dell’ex primo ministro Nawaz Sharif, potrebbero decidere l’impeachment.

Gli ultimi dati elettorali, a scrutinio quasi completo, davano su 276 seggi, il PPP a 86 seggi, il PML-N a 65 e il partito di Musharraf, la Lega Musulmana Pachistana-Q (PML-Q) a 37 seggi. Anche i partiti radicali islamici della coalizione Muttahida Majlis-i-Amal sono stati pesantemente sconfitti. Con Musharraf sono caduti molti dei suoi luogotenenti, a cominciare dal capo del suo partito per finire a ministri del suo governo. Il 45.6% degli 80mila pachistani aventi diretto al voto hanno così deciso di cambiare strada, di ribellarsi all’ex generale nato a New Delhi, forse ritenendolo responsabile di diverse colpe.

In primo luogo della sudditanza con gli Stati Uniti, che ha messo il Pakistan in una posizione opposta a quella di molti paesi musulmani. In secondo luogo alla situazione economica del paese, sempre peggiore, con un tasso di povertà altissimo a fronte di un alto costo della vita. In terzo luogo un problema democratico: il presidente non solo ha imposto lo stato di emergenza, ha rimosso i giudici che secondo lui gli erano contrari (e che Sharif vorrebbe reinstallare), ha cambiato la costituzione a suo favore; ma non è neanche riuscito a debellare il terrorismo che, soprattutto nelle zone frontaliere con l’Afghanistan fa sentire forte la sua voce.

Vincitrice morale delle elezioni è sicuramente Benazir Bhutto, che era scesa a patti con Musharraf pur di tornare in patria. Un successo elettorale del suo partito era già prevedibile al suo ritorno. L’ondata emotiva seguita alla sua tragica morte di dicembre a Rawalpindi ha fatto il resto, portando di riflesso come manifestazione anti Musharraf (ritenuto con il suo governo in qualche modo colpevole della morte della Bhutto) al successo anche il partito dell’altro ex primo ministro Sharif.

Il partito di Musharraf ha ammesso la sconfitta, ma non parla di referendum contro il presidente che, secondo quanto riferito dal portavoce del suo partito, resta e resterà al suo posto, nonostante Sharif ne abbia chiesto a gran voce le dimissioni.

Il pallino ora passa in mano ad Asif Ali Zardari, vedovo di Benazir Bhutto e succeduto a lei alla guida del PPP. Sharif chiede di coalizzarsi con Zardari, anche perché lui per la legge pachistana, essendo già stato due volte primo ministro, non potrà essere più premier. Il vedovo della Bhutto ha detto di non essere interessato a coloro che hanno fatto parte del precedente governo, tagliando quindi fuori il partito di Musharraf e i suoi alleati, ma parlando di coalizione tra i partiti vincitori oppositori al presidente.

Zardari non ha escluso il ricorso all’impeachment, non appena prenderanno possesso dell’Assemblea Nazionale. L’opposizione avrebbe i voti sufficienti per destituire Musharraf per incostituzionalità e per ripristinare la Costituzione del 1973, precedente gli emendamenti apportati che hanno rafforzato il potere del presidente.

Musharraf ora ha ancora tre possibilità, escludendo che governino in tranquillità da un lato lui e dall’altro l’alleanza Sharif-Zardari (se sarà formata). La prima è di allearsi con uno dei due, più plausibilmente Zardari, facendo valere l’accordo già fatto con Benazir che le ha permesso di tornare in patria e di ricandidarsi alla carica di premier nonostante avesse già fatto due mandati. In questo modo anche Zardari avrebbe il suo tornaconto e potrebbe essere ripulito del suo passato non proprio cristallino. Non è una ipotesi impossibile, sia Musharraf che Zardari hanno qualcosa da guadagnare in questa situazione. La seconda ipotesi è che Musharraf sciolga il parlamento. In questo caso avrebbe bisogno dell’appoggio dell’esercito, cosa che ha già in tasca. La terza ipotesi, meno praticabile, è che decida da solo le dimissioni. In ogni caso, queste elezioni che anche gli USA hanno definito ‘un passo verso la democrazia’ hanno segnato la volontà dei pachistani di cambiare pagina.

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Pakistan: nelle elezioni avanza l’opposizione

Si sono tenute oggi le elezioni in Pakistan. Qui di seguito il pezzo del’Ansa. 

Le urne chiuse da poche ore in Pakistan e il conto dei voti in corso, per le strade si sono subito aperti i festeggiamenti dei sostenitori di un’opposizione che si vede gia’ in mano la vittoria nelle elezioni legislative, cruciali per il presidente Pervez Musharraf e per il futuro dell’unico Paese musulmano dotato dell’atomica. I primi risultati ufficiali indicano che uomini molto vicini al presidente, come il capo del partito Lega musulmana pachistana Chaudhry Shujaat Hussain e il ministro delle ferrovie e consigliere Sheikh Rashid Ahmed, non sono stati rieletti, riferiscono fonti giornalistiche pachistane. ”Sembra profilarsi un voto anti-Musharraf”, dice l’analista Rashid Rahman, intervistato dalla televisione Dawn. ”Se l’andamento e’ confermato, e’ un referendum contro il presidente”, afferma il giudice Wajihuddin Ahmed, a capo del movimento dei togati, che molta parte ha avuto nel crollo della popolarita’ di Musharraf. Il Partito popolare pachistano, sull’onda dell’emozione dell’assassinio della sua leader Benazir Bhutto a dicembre, ha guadagnato terreno, affermandosi con forza nelle sue roccaforti tradizionali provinciali del Sindh e Beluchistan. E la Lega musulmana pachistana-N dell’ex premier Nawaz Sharif e’ al comando a Rawalpindi e Lahore. ”Questa e’ la voce della nazione”, ha detto Musharraf alla televisione di Stato. ”Dobbiamo tutti accettare i risultati, me incluso”. Andando a votare oggi nel seggio a Rawalpindi dove risiede ancora nel quartiere militare malgrado non sia piu’ generale, Musharraf ha ribadito di volere la riconciliazione nazionale e di essere disposto a ”lavorare con chiunque vincera’ ”. Il punto e’ vedere se l’opposizione, che dai primi risultati sembrerebbe avere riscosso una discreta affermazione, avra’ voglia o interesse di cooperare con lui. Ottanta milioni di aventi diritto sono stati chiamati alle urne, ma l’affluenza pare sia stata scarsa, soprattutto per il timore di violenze e attentati, e con grandi diversita’ da un posto all’altro. A Quetta, nella turbolenta provincia Sud occidentale del Beluchistan, solo il 19%, secondo il primo risultato ufficiale fornito dalla Commissione elettorale. Analisti parlano di un 30-35% nazionale, fonti semi ufficiali dicono intorno al 40%, quanto nelle ultime elezioni. I risultati stanno arrivando con lentezza, alimentando i sospetti e le denunce di possibili brogli, argomento che, con la violenza, ha dominato una campagna elettorale silenziosa e sanguinosa, cominciata con l’assassinio della leader dell’opposizione Benazir Bhutto a dicembre e conclusasi con un bilancio di 450 morti dall’inizio dell’anno. I 160 milioni di pachistani dovranno attendere fino a domani per sapere chi avra’ vinto queste elezioni, le none nella storia del Pakistan. La consultazione, per 272 seggi del parlamento nazionale e per le assemblee provinciali, dovrebbero segnare la conclusione della transizione a un governo civile, dopo che Musharraf, su pressioni dell’alleato Stati Uniti, ha smesso la divisa da generale prima del giuramento per il nuovo mandato a novembre. La sua rielezione e’ contestata come incostituzionale dall’opposizione che se si dovesse alleare e ottenere due terzi del parlamento potrebbe chiedere l’impeachement di Musharraf. La giornata di oggi si e’ svolta senza incidenti gravi, sotto l’occhio di mezzo milione di poliziotti e militari. Ma ci sono stati scontri tra sostenitori di diversi partiti. Venti persone sono morte, sei a Lahore dove sconosciuti hanno sparato contro un candidato del Partito popolare pachistano della Bhutto (Ppp), e un centinaio sono rimaste ferite. In diversi seggi di Islamabad e Rawalpindi, tra molte bandiere e simboli fantasiosi dei candidati in lizza, pochi elettori si sono recati alle urne. Ma tutti molto convinti del loro diritto e del valore del loro voto. ”Dobbiamo votare perche’ si tratta del futuro del Pakistan”, dice Amna Mehmud, 20 anni, studentessa di medicina, in un seggio nel quartiere piu’ popoloso di Rawalpindi. ”Sono solo venuto ad accompagnare mia moglie, perche’ io boicotto queste false elezioni”, afferma Rajah Mohammed Faruk, 55 anni, avvocato, che appartiene al movimento delle toghe, l’avanguardia della protesta contro il regime di Musharraf. ”Voto il partito della Bhutto perche’ e’ il partito dei poveri”, dice un uomo di 47 anni, nel villaggio di Tofkian, a 40 chilometri da Islamabad. Centinaia di osservatori stranieri e migliaia di pachistani hanno monitorato lo svolgimento delle elezioni, ma non sono stati autorizzati a condurre exit polls. Il gruppo dell’Unione europea dovrebbe esprimere un giudizio preliminare mercoledi’. Calata la sera, nell’attesa, fuori dai seggi dove il conto e’ gia’ terminato e sono stati annunciati i risultati, i sostenitori dei candidati festeggiano, bardati con le bandiere dei partiti: in molti casi a Islamabad sono verdi con la tigre al centro di Nawaz Sharif, o nere rosse e bianche con il volto della Bhutto.

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Adolescente arrestato per omicidio Bhutto

Un adolescente pachistano, arrestato la settimana scorsa per l’omicidio di Benazir Bhutto, ha riferito ieri agli investigatori che il prossimo obiettivo dei terroristi era il consolato americano nella città settentrionale di Karachi. Lo riferisce l’agenzia indiana PTI. Aitezaz Shah, il quindicenne che ha confessato agli agenti di essere stato addestrato in un campo come attentatore suicida, ha detto che gli era stato chiesto di colpire Benazir Bhutto a Karachi se questa fosse scappata dall’attentato di Rawalpindi. Secondo il racconto alla polizia, Shah faceva parte di un commando di cinque membri inviati da Baitullah Mehsud, comandante del gruppo Tehrik-e-Taliban, che doveva uccidere l’ex primo ministro pachistano. Non appena arrestato giovedì nella città di Dera Ismail Khan nella Provincia Frontaliera di Nord Ovest, il ragazzo aveva confessato che ad uccidere Benazir, sparando contro di lei e facendo esplodere il suo giubbotto esplosivo, è stato un uomo di nome Bilal. Nell’interrogatorio di ieri, il giovane ha poi detto, secondo quanto riferisce il giornale pachistano Dawn, di aver avuto ordini di recarsi a Karachi per colpire il consolato americano. Shah ha ammesso alla polizia di essere stato addestrato da Bilal e Ikram, due nomi che sono stati intercettati anche dalla polizia in una conversazione telefonica tra Baiatullah Mehsud e un anonimo, il giorno dopo l’omicidio della Bhutto. Nella telefonata si citavano Bilal, Ikramullah e Said come coloro che avevano attentato alla Bhutto.

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Intervista sul Pakistan

Come già successo in passato,Angelo Maria D’Addesio, gestore del blog Il Paroliere, mi ha cheisto una intervista sul Pakistan che gli ho rilasciato volentieri.

La trovate qui.

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Musharraf scontento dell’inchiesta

Ci sono stati errori nelle indagini, ma non c’é stata nessuna mano dei servizi segreti nella morte di Benazir Bhutto e l’ex primo ministro era stata avvertita dal governo dei pericoli che correva. Lo ha detto oggi il presidente pachistano Pervez Musharraf, durante una conferenza stampa televisiva, dinanzi a giornalisti provenienti da tutto il mondo. Mentre la tensione sembra calare e il paese ha vissuto un giorno di calma, nel quale non si sono registrati scontri, oggi Nawaz Sharif, ex primo ministro e leader della Pakistan Muslim League-N, ha fatto sapere di essere aperto ad una coalizione di governo con il Ppp di Zerdari e Bilawal Bhutto, figlio e erede politico di Benazir, in vista delle elezioni del 18 febbraio. Musharraf ha insistito anche oggi con la sua versione: il governo ha fatto di tutto per difendere la Bhutto, le ha dato la possibilità di scegliersi anche la scorta, ma “lei ha ignorato il pericolo”. E ha di nuovo puntato il dito contro il maulana Fazlullah e Baitullah Mehsud, responsabili, secondo lui, dei 19 attentati terroristici degli ultimi tre mesi. A una settimana dalla morte di Benazir Bhutto, Musharraf ha nuovamente respinto i sospetti da più parti gettati sui servizi segreti militari, negando che alcun servizio di intelligence pachistano sia capace di indottrinare un uomo a farsi esplodere in un attacco suicida. Il capo di Stato ha ammesso di “non essere del tutto soddisfatto” dell’andamento dell’inchiesta sulla morte dell’ex primo ministro, soprattutto puntando il dito sul lavaggio della scena del delitto fatta subito dopo l’attentato dal servizio di nettezza urbana con potenti idranti. Tuttavia ha escluso che questa solerte opera di pulizia sia dovuta a una volontà di cancellare eventuali prove. “Sono sicuro che non lo hanno fatto con l’intenzione di nascondere segreti o che l’intelligence abbia ordinato di nascondere segreti”, ha detto il capo di Stato. Per questo motivo ha detto di aver chiesto la partecipazione di Scotland Yard all’indagine; richiesta che, però, oggi è stata contestata da Asif Ali Zardari, vedovo di Benazir. Secondo il copresidente del Partito del popolo pachistano (Ppp), infatti, l’unica inchiesta indipendente che potrebbe fare luce sulle circostanze della morte è una delle Nazioni Unite, perché Scotland Yard comunque lavora con elementi del governo pachistano. Musharraf ha voluto anche tranquillizzare la stampa straniera annunciando che “non c’é nessuna possibilità che gli estremisti arrivino al potere o nel governo del Pakistan o che possano prendere il controllo di impianti nucleari, anche attraverso il sistema politico o democratico”. Quella dell’infiltrazione di terroristi nelle maglie del governo o sulle istallazioni nucleari è infatti una delle paure ricorrenti e maggiori nella comunità internazionale. La minaccia arriva soprattutto dalla zone zone tribali al confine con l’Afghanistan, dalla Provincia della frontiera di Nord Ovest, dal nord e sud Waziristan, dalla Valle di Swat o dal distretto di Kurram. Qui la presenza dei taleban e il controllo che esercitano sulla popolazione è notevole e l’esercito nonostante i molti proclami, non è riuscito a prendere davvero il controllo del territorio. Oggi un portavoce taleban ha fatto sapere alla stampa che se il governo non ritirerà l’esercito dalla valle di Swat entro due giorni, kamikaze colpiranno istallazioni governative e persone in tutto il paese. Oggi ci sono state centinaia di arresti e almeno 30 morti fra la valle di Swat e il Kurram, anche se in questo distretto i guerriglieri tribali hanno accettato la proposta del cessate il fuoco.

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Pakistan: elezioni il 18 febbraio e Scotland Yard per l’inchiesta

Collaborazione di un gruppo di Scotland Yard per lo svolgimento delle indagini sull’assassinio di Benazir Bhutto; rinvio delle elezioni al 18 febbraio; rafforzamento dell’esercito per assicurare la sicurezza nel Paese e per garantire un voto trasparente e democratico. Questi i punti centrali del discorso fatto oggi dal presidente del Pakistan, Pervez Musharraf, alla nazione. L’annuncio del rinvio delle elezioni legislative dall’8 gennaio al 18 febbraio è stata fatta oggi dalla Commissione elettorale. I due principali partiti di opposizione, la Lega musulmana del Pakistan – N, dell’ex premier Nawaz Sharif, e il Partito del popolo pachistano (Ppp), di Bhutto, hanno annunciato uno dopo l’altro che parteciperanno alla consultazione. Il presidente, rivolgendosi alla nazione dagli schermi della tv di Stato, ha detto che “una squadra inglese di Scotland Yard é invitata per assistere i nostri investigatori nelle indagini per l’assassinio di Benazir Bhutto”, che il presidente ha definito un atto di “martirio”. “Da chi Benazir Bhutto è stata martirizzata? Chi lo ha fatto? Voglio andare in fondo alla questione e permettere a tutta la nazione di scoprirne i dettagli e di sapere”, ha detto il presidente. Musharraf ha anche ringraziato il primo ministro inglese Gordon Brown che ha accolto la sua richiesta di aiuto nelle indagini, riconoscendo in particolare le carenze delle sue forze di sicurezza in materia di medicina legale. Londra ha detto che la squadra di investigatori arriverà entro la settimana. Aiuti nelle indagini sono stati offerti anche dal ministro degli esteri francese Bernard Kouchner, in visita a Islamabad; e dagli Usa, che hanno anche salutato la decisione di fissare la data delle elezioni. Per l’attentato del 27 dicembre costato la vita alla ex premier e leader dell’opposizione, Musharraf ha puntato il dito contro due taleban che operano nelle province tribali del nord ovest: Baitullah Mehsud, della regione del Waziristan (dove solo ieri, secondo quanto annunciato oggi dalle forze di sicurezza pachistane, sono stati uccisi 25 sospetti militanti filo Al Qaida); e il Maulana Fazlullah, della valle di Swat. I due, sospettati di legami con Al Qaida, sono da tempo in lotta con il governo pachistano. Il primo è stato accusato della morte della Bhutto sin dal’inizio; il secondo è ritenuto responsabile degli scontri antigovernativi nel distretto di Swat. Entrambi sono ritenuti responsabili di diversi attentati terroristici in Pakistan. “Posso dire – ha aggiunto il capo dello Stato – che sono gli stessi che hanno martirizzato Benazir Bhutto”. Musharraf ha poi difeso la decisione della Commissione elettorale pachistana di rinviare le elezioni al prossimo 18 febbraio. Il presidente ha spiegato che la necessità di posticipare le legislative è nata dal fatto che molti uffici elettorali, specie nella regione del Sindh, sono stati distrutti durante gli scontri succeduti alla morte della Bhutto. Musharraf ha detto che è stata istituita una commissione per quantificare i danni e per identificare i responsabili delle violenze delle distruzioni. Le forze di sicurezza, esercito e ranger, saranno dispiegati in tutto il paese fino a dopo il voto del 18 febbraio per assicurare “che non ci siano violenze durante le elezioni, che – ha detto Musharraf – voglio che siano libere, chiare, trasparenti e pacifiche”. Il presidente ha spiegato che non aveva intenzione di dispiegare le forze di sicurezza, ma che è stato obbligato a farlo dopo che la situazione nel paese è degenerata. Per mantenere la pace, Musharraf si è appellato anche ai partiti politici e ai media, dicendo che “questo è il tempo della riconciliazione politica e non dei conflitti”. “La missione di Benazir Bhutto era di promuovere la democrazia ed eliminare il terrorismo. Io ho la stessa missione”, ha detto, aggiungendo che se non si combatte contro il terrorismo il futuro del Pakistan potrebbe “diventare tetro”. Alla fine il presidente ha auspicato una svolta democratica nel paese. “Dopo le elezioni, dio volendo, un governo costituzionale e democratico sarà formato e porterà il Pakistan attraverso sviluppo e prosperità nei prossimi cinque anni”.

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Pronti al rinvio delle elezioni in Pakistan

Non si svolgeranno l’8 gennaio le elezioni legislative in Pakistan. La Commissione elettorale oggi ha fatto chiaramente capire di essere fortemente orientata a posporre di un mese o due la chiamata alle urne dei pachistani, ma ha nuovamente rinviato di 24 ore la comunicazione ufficiale del rinvio dell’appuntamento elettorale. In questo contesto, nel quale non si ha notizia di ulteriori violenze dopo quelle che nei giorni scorsi hanno causato più di 40 morti, il presidente Pervez Musharraf ha fatto sapere che proprio domani, alle 16:00 ora italiana, parlerà al popolo pachistano, per la prima volta dopo l’assassinio – avvenuto giovedì scorso – della leader dell’opposizione ed ex premier Benazir Bhutto. Incontrando i giornalisti dopo la riunione odierna, il segretario generale e portavoce della commissione elettorale pachistana, Kunwar Dilshad, ha detto che allo stato attuale “é impossibile tenere le elezioni l’8 gennaio”. Dilshad ha evocato i problemi legati agli scontri seguiti alla morte di Benazir Bhutto, aggiungendo che la richiesta di rinvio è arrivata da diverse commissioni elettorali provinciali, soprattutto del Sindh e della regione del nordovest. Nel Sindh infatti, durante gli scontri seguiti all’attentasto contro la Bhutto sono stati bruciati molti uffici elettorali e sono andati distrutti elenchi, liste e schede. Nella zona del nordovest, invece, soprattutto nella regione dello Swat e nella Kurram Agency gli scontri tra sciiti e sunniti e tra esercito e taleban, rende impossibile l’apertura regolare dei seggi. L’indicazione della commissione elettorale è quella di rinviare almeno a metà febbraio, anche perché diverse commissioni elettorali hanno chiesto di fissare la data dopo il mese sacro di Muharram, che finisce l’8 di febbraio. Il 10 febbraio poi, scadono anche i 40 giorni di lutto proclamati dal Partito del Popolo Pachistano (Ppp) per la morte della Bhutto, anche se la formazione dell’ex primo ministro, insieme a quella di Nawaz Sharif, ha chiesto di non rinviare le elezioni. Al rinvio invece, è favorevole il partito di Musharraf, la Pakistan Muslim League-Q, che ha già interrotto da due giorni la campagna elettorale. La data potrebbe slittare ulteriormente, arrivando a metà marzo, per la concomitanza con feste religiose musulmane. Dopo l’annuncio della nuova data, il presidente Musharraf parlerà alla nazione. Lo ha annunciato oggi il suo portavoce, anche se non si sa nulla dei temi del discorso. Intanto, mentre la televisione indiana oggi parla di prove del partito dei Bhutto sull’intenzione dell’ISI, i servizi segreti pachistani, di organizzare brogli elettorali con migliaia di schede prevotate a favore del partito di Musharraf, il governo pachistano ha fatto dietro-front rispetto alla versione della morte accidentale di Benazir Bhutto. In una conferenza stampa, il primo ministro Mohammedmian Soomro ha chiesto “scusa” per la versione della morte accidentale e ha chiesto di “perdonare e ignorare” le affermazioni fatte il giorno dopo l’attentato dal portavoce del ministero degli interni, Javed Iqbal Cheema, secondo cui la Bhutto sarebbe deceduta dopo aver battuto la testa su una maniglia del tettuccio della sua jeep blindata. Questa versione è stata ritirata dopo la messa in onda di nuove immagini e la pubblicazione di nuove foto sull’attentato, nelle quali si vedono chiaramente i sicari che sparano verso la Bhutto. Soomro ha aggiunto: “Stiamo conducendo una inchiesta su tutte le riprese video, tutte le prove che ci permetteranno di arrivare alla conclusione definitiva”. Il governo ha comunque ribadito che il veicolo sul quale viaggiava la Bhutto era blindato e che se la leader fosse rimasta dentro, non sarebbe successo nulla.

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Il governo pachistano fa dietro front e chiede scusa

Il governo pachistano ha fatto dietro front sulla sua versione ufficiale dei fatti sulla morte di Benazir Bhutto. Secondo quanto riferiscono i giornali indiani, citando l’agenzia indiana Pti, il ministro degli interni pro tempore, Hamid Nawaz Khan, in un incontro con i direttori dei giornali pachistani di ieri, avrebbe ”chiesto scusa” e avrebbe chiesto di ”perdonare e ignorare” le affermazioni fatte il giorno dopo l’attentato dal suo portavoce, Javed Iqbal Cheema, secondo cui la Bhutto sarebbe deceduta dopo aver battuto la testa su una maniglia del tettuccio della sua jeep blindata. Una versione, questa, gia’ definita una ”bugia” dal Partito del Popolo Pachistano (Ppp) di Benazir Bhutto. Video sull’attentato diffusi nei giorni scorsi hanno invece mostrato immagini di due terroristi che da dietro sparavano alla ex primo ministro. La notizia e’ stata pubblicata anche dal giornale pachistano The News, il cui direttore era presente alla conferenza stampa presieduta dal primo ministro Mohammedmian Soomro e alla quale ha partecipato, oltre al ministro dell’interno anche quello degli esteri. Tutti i direttori di giornali pachistani presenti hanno criticato aspramente il governo per il suo ”non serio comportamento nella tragedia”, specialmente nell’aver immediatamente dichiarato e insistito sulla versione dell’incidente, ritirata solo dopo la messa in onda di nuove immagini e la pubblicazione di nuove foto sull’attentato, nelle quali si vedono chiaramente i sicari che sparano all’indirizzo di Benazir Bhutto. Il primo ministro Soomro ha dapprima difeso il portavoce degli interni Cheema che avrebbe solo detto quello che a lui era stato riferito, e poi ha assicurato una inchiesta. ”Stiamo conducendo una inchiesta su tutte le riprese video, tutte le prove che ci permetteranno di arrivare alla conclusione definitiva dei fatti”, ha detto Soomro. Il governo ha comunque ribadito che il veicolo sul quale viaggiava la Bhutto era blindato a prova di proiettile e se la leader fosse rimasta dentro, non sarebbe successo nulla. I report dei medici, secondo quanto ha detto il ministro degli interni Khan, parlavano di ferita alla testa che aveva provocato un arresto cardio-polmonare, senza pero’ chiarire la causa della ferita. Alle rimostranze dei giornalisti circa il fatto che Cheema aveva parlato di una leva del tettuccio apribile come causa della morte della Bhutto, nonostante il marito di quest’ultima Asif Ali Zardari avesse detto che non c’era nessuna leva del genere nell’auto che avrebbe potuto fare quel danno, il ministro degli interni Khan ha detto che il riferimento del suo portavoce ”potrebbe essere stato un errore, dal momento che siamo faujis (soldati, ndr) e non siamo bravi a presentare le nostre idee come voi giornalisti potete fare”. Khan ha poi chiesto scusa ”Mi dispiace dell’accaduto e vi prego di perdonare e ignorare questi nostri commenti”. Soomro ha poi detto che il governo pachistano dara’ il benvenuto a aiuti stranieri per le investigazioni sul caso, come ha gia’ detto il presidente Musharraf al primo ministro britannico Gordon Brown.

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Bhutto: Il giallo della morte

Si tinge sempre più di giallo la morte di Benazir Bhutto. Da un lato, il governo pachistano insiste per la versione dell’incidente. Dall’altro, il partito e la famiglia continuano a parlare di un attentato vero e proprio con tanto di sicari. E a suffragare quanto i familiari e il partito sostengono, sono usciti almeno tre diversi prove, tra video e immagini fotografiche e due email inviate dalla Bhutto negli USA e in Gran Bretagna. A squarciare il velo di silenzio ha cominciato la portavoce di Benazir Bhutto, Sherry Rehman, che era con lei al momento dell’0agguato e tra i pochi che l’ha lavata in ospedale prima del funerale. “Ho visto una ferita di proiettile nella sua testa, con foro d’ingresso di dietro e foro di uscita dall’altro lato”. “Non abbiamo potuto lavarla nel modo migliore – ha aggiunto la Rehman – perchè la ferita era ancora sanguinante. Lei ha perso una grande quantità di sangue”. Sherry Rehman ha accusato il governo di voler camuffare la verità. “L’ospedale ha cambiato immediatamente la propria dichiarazione iniziale sulle cause della morte. Non hanno mai fornito una relazione appropriata”. E la tesi della Rehman sembra trovare conferme non soltanto dalle notizie circolate subito dopo la morte dell’ex primo ministro pachistano, ma anche da un nuovo video messo in onda dalle televisioni pachistane nel quale si vede chiaramente un uomo che spara dalle spalle della Bhutto, all’indirizzo proprio dell’ex primo ministro del Pakistan. Ieri altre immagini video e fotografiche hanno mostrato i sicari della Bhutto mostrando i loro volti e le fasi degli spari. Alle dichiarazioni della Rehman, che ha chiesto la riesumazione del corpo dell’ex leader del Partito del Popolo Pachistano, hanno fatto seguito quelle di Farooq Naik, avvocato della Bhutto e esponente del partito, secondo il quale l’ex primo ministro avrebbe un altro proiettile conficcato nell’addome. E ieri si è fatto sentire anche il marito della Bhutto, Asif Ali Zardari. Appena eletto co-presidente del partito insieme al figlio Bilawal, Zardari ha chiesto aiuto alla Gran Bretagna e all’ONU per ottenere una inchiesta internazionale che faccia luce sulla morte della moglie, come quella realizzata per l’omicidio dell’ex premier libanese Rafiq Hariri. “Non abbiamo bisogno di autopsia – ha detto Zardari – per sapere come è morta Benazir”. Queste accuse, però sono state rigettate dal portavoce del ministero degli interni brigadiere Javed Iqbal Cheema, che ha ribadito la versione del. “Perchè avremmo dovuto mentire? Noi abbiamo dato assolutamente i fatti, nient’altro che i fatti. Questi sono stati corroborati dai report dei dottori e dalle evidenze raccolte. È immateriale – ha detto Cheema – il modo nel quale è morta. Ma la cosa più importante è sapere chi sono coloro che la volevano uccidere”. Il portavoce del ministro degli interni ha detto che il governo è anche pronto a riesumare il corpo della Bhutto se la famiglia lo riterrà opportuno, ricordando che è stato lo stesso marito dell’ex primo ministro, Asif Ali Zardari, a chiedere, nell’immediatezza della morte della moglie, che non venisse effettuata l’autopsia. Cheema ha detto inoltre che il governo pachistano non necessita dell’aiuto della comunità internazionale perchè questa non conosce l’ambiente pachistano e che l’indagine giudiziaria si chiuderà nel giro di sette giorni. Ma nessuno ci crede e la comunità internazionale sta a guardare, anche se oggi Parigi ha fatto sapere che il ministro degli esteri Kouchner andrà nelle prossime 48 ore a Islamabad, con il benestare di Musharraf. E spuntano anche altre rivelazioni sui mandanti e gli esecutori, che Benazir conosceva già da tempo tanto da scriverlo in due email. Oltre a quella inviata all’amico americano e poi resa nota dalla CNN, tre mesi fa Benazir Bhutto mandò al capo del Foreign Office britannico David Miliband un’e-mail dove faceva i nomi di tre personaggi influenti legati al presidente Musharraf che secondo lei complottavano per ucciderla. Uno dei tre è un alto ufficiale dei servizi segreti pakistani che ufficialmente avrebbe dovuto proteggere la Bhutto dopo il suo ritorno in patria. il secondo un ‘noto ministro’ e il terzo ‘una figura eminente in Pakistan’ appartenente ad una famiglia che ha avuto propri membri ammazzati da Al Zulfiqar, una milizia controllata dal clan Bhutto.

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Il figlio e il marito successori di Benazir Bhutto

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Torna oggi a vivere l’impegno politico di Benazir Bhutto, tre giorni dopo la morte, nel figlio Bilawal, 19 anni, che ha promesso subito la ”mia vendetta sara’ la democrazia”, ma le elezioni indette dal governo di Pervez Musharraf per l’8 gennaio sono sempre piu’ in forse. Bilawal Bhutto Zardari, 19 anni, primogenito di Benazir, e’ stato nominato oggi presidente del Partito del Popolo Pachistano (Ppp) dai leader della formazione politica fondata nel ’67 dal padre di Benazir, Zulfikar Ali Bhutto.

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Tenta cosi’ di continuare la dinastia politica dei Bhutto, con Bilawal che ha aggiunto, come le altre due sorelle, il cognome della madre a quello del padre. Ma il giovane non sara’ presidente a tempo pieno, cosa che invece fara’ suo padre Asif Ali Zardari, nominato nella stessa riunione del comitato centrale del partito, co-presidente. Bilawal tornera’ per ora a Oxford per terminare gli studi. Dopotutto, fino a quando non compira’ 25 anni, per la legge pachistana non potra’ candidarsi alle elezioni. Ma il Partito del Popolo Pachistano non poteva non avere un Bhutto come leader e suo padre e’ ancora troppo riconducibile agli scandali di corruzione che lo hanno visto accusato e condannato in passato. Da qui la decisione di formare una specie di triumvirato Bilawal-Zardari e Makhdoom Amin Fahim che, se si dovessero vincere le elezioni, sara’ il candidato premier.

La riunione dei vertici del partito, si era aperta alle 15 ora pachistana a Naudero, dove i Bhutto hanno una sontuosa residenza, con la lettura, da parte di Bilawal, del testamento politico della madre. Benazir ha indicato come suo successore il marito Asif Ali, ma questi ha detto all’assemblea di non voler avere questa responsabilita’ e ha passato il testimone al figlio Bilawal. Dopo quasi cinque ore di riunione, la scelta di formare il triumvirato. ”Benazir ki tasveer Bilawal”, ”Bilawal e’ l’immagine di Benazir”, ha detto Zardari in conferenza stampa. ”Mia madre ha sempre detto che la democrazia e’ la miglior vendetta”, ha scandito Bilawal davanti alla stampa, giurando di vendicare la morte della madre lottando per la democrazia. Per la morte di Benazir e’ stata invocata giustizia. Zardari ha chiesto un’inchiesta dell’Onu come quella fatta per l’omicidio dell’ex premier libanese Rafiq Hariri. ”Non abbiamo bisogno di autopsia – ha detto Zardari – per sapere come e’ morta Benazir”. Zardari ha anche annunciato che il suo partito partecipera’ alle elezioni politiche previste per l’8 gennaio.

La decisione arriva a tre giorni dalla morte di Benazir Bhutto, quando sembrava che oramai il partito non avesse intenzione di competere. Dopotutto la stessa Benazir Bhutto aveva voluto che il suo partito partecipasse alla tornata elettorale: chiamata dal Nawaz Sharif a boicottare le elezioni un mese fa, la Bhutto non solo rifiuto’, ma riusci’ a convincere l’altro ex primo ministro a partecipare. E l’opera di convincimento ha avuto successo. Sharif, che subito dopo la morte di Benazir aveva annunciato che il suo partito, la Lega musulmana del Pakistan (Pml-n) non avrebbe partecipato alle elezioni, oggi si e’ detto pronto a far scendere in campo il Pml-n nelle elezioni dell’8 gennaio. Ma su questa data si addensano nubi. A cominciare da quelle della commissione elettorale pachistana, che ha detto di preferire un rinvio. La decisione finale e’ attesa per domani, e molte sono le questioni – anche pratiche – da valutare. Molti uffici elettorali sono stati bruciati; gli scontri hanno impedito il reclutamento di scrutatori capaci e il Ppp ha proclamato 40 giorni di lutto, fino al 10 febbraio. Autorevoli esponenti del partito di Musharraf hanno detto che un rinvio di due-tre mesi e’ ”realistico”.

L’ex ministro dell’informazione Tariq Azim Khan, fedele al presidente Musharraf, ha detto che il suo partito ha gia’ interrotto la campagna elettorale e che e’ auspicabile un rinvio delle elezioni. La data potrebbe quindi slittare alla seconda settimana di marzo. Le violenze, oggi, hanno conosciuto una giornata di pausa. Anche se si sono registrati scontri nelle zone tribali, dove da novembre e’ in corso una sanguinosa faida tra sunniti e sciiti.

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