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Donne in Asia? Non pervenute

Sul sito di Partecinesepartenopeo, ho trovato questo interessante articolo dell’Ansa sulla condizione femminile in Asia. Andatelo a leggere.

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Clima, India e Cina siglano accordo di cooperazione

India e Cina hanno sottoscritto oggi a New Delhi un accordo di cooperazione per combattere i cambiamenti climatici. Lo scrive l’agenzia Ians. I due paesi hanno ribadito che fra loro non ci sono differenze di “posizioni negoziali” sui trattati internazionali climatici, per questo continueranno a lavorare insieme sulla negoziazione internazionale. L’accordo è stato firmato dal ministro per l’ambiente indiano Jairam Ramesh e dal suo omologo Xie Zhenhua. Ramesh ha ribadito l’impegno dei due paesi nel rispetto dell’ambiente e che India e Cina si incontreranno anche successivamente per preparare la posizione comune in vista della conferenza internazionale di Copenaghen sul clima, organizzata dall’Onu a dicembre. India e Cina, secondo quanto ha detto il ministro indiano dell’Ambiente, vogliono sicuramente cooperare alla lotta ai cambiamenti climatici e al successo del vertice di Copenaghen, anche se, hanno detto, “non vogliamo limitare gli interessi e le possibilità dei paesi in via di sviluppo”. Ramesh ha anche chiarito che l’India non intende uscire dal Gruppo dei 77, la coalizione di paesi in via di sviluppo all’interno delle Nazioni Unite. L’accordo siglato oggi a Delhi intende intensificare la collaborazione nel campo dell’efficienza economica, delle energie rinnovabili, delle tecnologie ad energia pulita, dei trasporti, dell’agricoltura sostenibile e contro la deforestazione. In base all’accordo, scienziati climatici indiani e cinesi lavoreranno insieme su ricerche e sviluppo.

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Ban Ki-moon in visita in Sri Lanka

Un mare sterminato di 300.000 esseri umani, tutti di etnia Tamil e vittime di una guerra durata oltre un quarto di secolo, rischiano di essere i protagonisti nello Sri Lanka settentrionale di una catastrofe umanitaria e stanno sollecitando aiuti che gli organismi internazionali non sono per il momento autorizzati a fornire. E’ questa l’indicazione che ha ricevuto oggi il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon che ha avuto il privilegio di essere il primo straniero a visitare dalla fine della guerra con l’Esercito di liberazione delle Tigri Tamil (Ltte) l’area nel distretto di Vavuniya dove il governo ha organizzato le tendopoli per ospitare i rifugiati. Accompagnato dal ministro degli Esteri Rohitha Bogollagama e da altri funzionari governativi locali, il responsabile delle Nazioni Unite è entrato in alcuni dei quattro campi approntati a Chettikulam, ed in particolare nel più grande, conosciuto come Manik Farm, dove ha raccomandato al governo di “contribuire a sanare le ferite” aperte dal conflitto. Dopo aver ispezionato alcune tende, verificato le condizioni di vita esistenti, parlato con vari profughi e visitato i malati di un ospedale, Ban ha detto che ” la situazione che ho visto con i miei occhi è molto, molto difficile. E’ veramente una sfida”. Ravvivando diplomaticamente una polemica riguardante il divieto per le agenzie dell’Onu e per gli organismi umanitari stranieri di portare soccorso alle persone sofferenti, il titolare del Palazzo di Vetro ha aggiunto: “C’é chiaramente una limitazione e noi dobbiamo cercare di colmare questo gap”. Rivolgendosi ai giornalisti, ha poi chiesto nuovamente al governo di autorizzare “senza limiti” l’intervento degli operatori umanitari internazionali, dando anche un caloroso benvenuto alla promessa del presidente Mahinda Rajapaksa di risistemare il grosso dei profughi entro fine anno”. Successivamente, Ban Ki-moon ha potuto anche sorvolare la zona di Mullaittivu dove si trovava la cosiddetta ‘zona di sicurezza’ all’interno della quale, insieme a decine di migliaia di civili rimasti intrappolati, l’Ltte e il suo storico leader, Velupillai Prabhakaran hanno organizzato la loro inutile resistenza finale. L’ultimo impegno della breve visita del segretario generale dell’Onu è stato un breve colloquio con lo stesso Rajapaksa, al termine del quale il tenore delle dichiarazioni è rimasto invariato: “Il governo fa del proprio meglio, ma non ha risorse. E c’é un baratro fra le esigenze reali e quanto può essere fatto”. Da giorni il governo cingalese èimpegnato in sontuosi festeggiamenti per celebrare la fine della guerra e “la sconfitta del terrorismo”, ma il drammatico bilancio del conflitto – in tutto si stimano 100.000 morti – e il sospetto di pesanti violazioni dei diritti umani da parte dei guerriglieri, ma anche da parte delle forze armate, impediscono all’opinione pubblica di chiudere gli occhi. E lunedì nel Consiglio dei diritti umani dell’Onu a Ginevra si annuncia battaglia fra due gruppi di paesi, favorevoli e contrari ad aprire una inchiesta per verificare se è stato violato il diritto umanitario internazionale.

fonte: Ansa

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Finita la guerra, riconosciuto cadavere del leader Tamil

Il presidente dello Sri Lanka, Mahinda Rajapaksa, ha proclamato oggi in un discorso in Parlamento che il Paese ”e’ stato liberato dal terrorismo” con la sconfitta dei separatisti delle Tigri Tamil (Ltte) dopo oltre un quarto di secolo di guerra civile, e che esso ”e’ stato quindi interamente unificato per la prima volta in 30 anni”. Proprio mentre il capo dello Stato cingalese pronunciava il suo discorso, l’agenzia Tamilnet pubblicava dichiarazioni del capo del dipartimento internazionale dell’Ltte, Selvarasa Pathmanathan, che smentivano la morte del leader storico del movimento, Velupillai Prabhakaran. ”Il nostro amato leader e’ vivo e al sicuro”, assicurava Pathmanathan fra accuse di ”perfidia” rivolte al governo di Colombo. Subito dopo, pero’, il comandante dell’esercito in persona, generale Sarath Fonseka, ha firmato un comunicato in ci ha assicurato che ”il corpo dello psicopatico leader del gruppo terrorista piu’ barbaro al mondo Ltte, e’ stato trovato poco fa”. Immagini del cadavere sono poi andate in onda sulla tv nazionale. Nel suo discorso odierno il presidente Rajapaksa ha chiesto alla comunita’ internazionale aiuti per i rifugiati e investimenti per aiutare lo sviluppo della regione settentrionale del Paese, dove prevale la minoranza tamil e per decenni afflitta dalla guerra. Dopo aver sottolineato che ”si e’ trattato di una vittoria totale contro l’Ltte”, il capo dello Stato ha concluso: ”Non ci sono piu’ minoranze nello Sri Lanka”, il ”Paese ora e’ finalmente unificato”. Rajapaks ha assicurato che ora ”proteggere la minoranza Tamil sara’ il mio impegno”.

fonte: Ansa

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Profilo del presidente cingalese Mahnda Rajapaksa

Si e’ definito una volta ”un ribelle con una causa” ma Mahinda Rajapaksa, presidente dello Sri Lanka di convinzioni progressiste che ha chiuso la partita militare con i guerriglieri Tamil, ha mostrato di avere grande determinazione nel raggiungere gli scopi prefissati. Nato nel 1945 in un distretto rurale del sud del Paese, Rajapaksa e’ cresciuto in una famiglia di politici cingalesi di etnia sinhala, maggioritaria rispetto alla minoranza Tamil, ha studiato fino a diventare avvocato e, a 24 anni, il piu’ giovane parlamentare nella storia del suo Paese. ”Sa come parlare alla gente – ha detto l’analista Jehan Perera – che con lui si sente a suo agio”. Pochi ricordano che quando nel 2004 fu nominato primo ministro dal Partito della liberta’ dello Sri Lanka (Slfp), fu favorevole ad un accordo negoziato con le Tigri Tamil, ma poi, dopo aver firmato un accordo elettorale con due partiti nazionalisti, la sua posizione e’ andata via via indurendosi. L’anno successivo, designato candidato alle presidenziali dallo stesso Slpf, Rajapaksa respinse categoricamente la richiesta di autonomia Tamil avanzata dalla guerriglia. Da allora il suo irrigidimento e’ cresciuto, fino alla denuncia del cessate il fuoco del 2002 con l’Esercito di liberazione delle Tigri Tamil (Ltte) e la richiesta alla Norvegia di abbandonare la funzione di garante per la pace. I vertici del Ltte capirono che con lui sarebbe stata dura e gli diedero battaglia. Ma la risposta di Rajapaksa dal luglio 2008 e’ stata affidata alle forze armate che hanno ricevuto finanziamenti enormi per raggiungere, come annunciato oggi, la liberazione di tutto il territorio nazionale. Sotto la sua presidenza, ha segnalato in un rapporto di Giornalisti senza frontiere, lo Sri Lanka e’ al 165/o posto (su 173 Paesi) per la liberta’ di stampa, con moltissimi giornalisti morti in circostanze dubbie. Human Rights Watch ha denunciato che il governo di Colombo e’ responsabile di numerosi sequestri di persona ed ha ricordato che lo scorso anno non ottenne i voti necessari per essere riconfermato nel Consiglio per i diritti umani dell’Onu.

fonte: Ansa

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Profilo del leader delle Tigri Tamil Prabhakaran

Dotato di una personalita’ controversa, considerato cinico e spietato, Veluppilai Prabhakaran, rocambolesco guerrigliero che oggi secondo il governo di Colombo e’ stato ucciso mentre tentava una impossibile fuga, si e’ ritagliato un posto nella storia dello Sri Lanka avendo coltivato il sogno, dimostratosi vano, dell’indipendenza di un territorio denominato Tamil Eelat. Nato nel 1954 nella cittadina di Velvettithurai (penisola di Jaffna) Prabhakaran fu il quarto ed ultimo figlio di un padre convinto assertore delle teorie della nonviolenza predicate in India dal Mahatma Gandhi. In contrasto con l’educazione paterna, si convinse da subito che i diritti della minoranza Tamil non potevano essere tutelati con le tecniche nonviolente. Entrato a 17 anni in politica, fondo’ un’organizzazione chiamata Tamil New Tigers (Tnt), per opporsi alla politica postcoloniale che vedeva a suo avviso la minoranza Tamil sfavorita rispetto alla maggioranza cingalese. Nel 1975, dopo aver cominciato ad occuparsi attivamente della causa Tamil, fu accusato dell’omicidio del sindaco di Jaffna, il maggiore Alfred Duraiappah, colpevole secondo Prabhakaran e i suoi sostenitori di aver tradito la causa. Nel 1976, assicurano le cronache, il defunto leader guerrigliero organizzo’ un campo di addestramento nella giungla, vicino a Vavuniya, con denaro frutto di una rapina in banca. Il Tnt, intanto, fu ribattezzato come Tigri di liberazione della patria Tamil (Ltte). Ossessionato dal sogno di costruire una ”grande patria Tamil” che comprendesse anche lo stato indiano meridionale del Tamil Nadu, Prabhakaran, noto come il ”capo supremo”, creo’ uno dei gruppi guerriglieri piu’ pericolosi del mondo, con 10-15.000 combattenti e una riserva inesauribile di potenziali attentatori suicidi. Si racconta che i kamikaze Tamil, prima di partire per compiere un attentato suicida, avessero il privilegio di una cena con il leader nel suo rifugio nella giungla di Wanni. Capo indiscusso delle Tigri Tamil sin dall’inizio del conflitto, nel 1983, a Prabhakaran sono stati attribuiti nel corso degli anni gli assassini di importanti leader politici cingalesi tra cui quello, nel 1993, del presidente Ranasinghe Premadasa. A lungo e’ stato uno degli uomini piu’ ricercati al mondo dall’Interpol mentre la magistratura indiana lo ha condannato a morte considerandolo il mandante dell’assassinio di Rajiv Gandhi, il leader politico che da primo ministro, nel 1987, aveva inviato nello Sri Lanka un corpo di pace, e che nel 1991 fu ucciso da una kamikaze Tamil.

fonte: Ansa

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Finita la guerra in Sri Lanka, annunciata morte del leader LTTE

l conflitto durato oltre un quarto di secolo nello Sri Lanka fra le forze regolari e la guerriglia Tamil e’ drammaticamente finito oggi con l’annuncio da parte dei vertici militari della liberazione di tutto il territorio cingalese e della morte dei massimi dirigenti dell’ Esercito di liberazione delle Tigri Tamil (Ltte), compreso il mitico capo supremo, Vellupillai Prabhakaran. Un annuncio al quale fa pero’ da contrappeso oggi la richiesta dell’Unione europea che venga avviata un’indagine indipendente sulle presunte violazioni dei diritti umani nello Sri Lanka e che i responsabili siano assicurati alla giustizia. Quanto al leader dei ribelli, i militari hanno affermato che e’ stato ucciso mentre cercava di fuggire dalla cosidetta ”zona di sicurezza” a bordo di un ambulanza. Insieme a lui sono morti anche il comandante della ”marina” dell’Ltte (Le Tigri dei Mari), Soosai, e il capo dei servizi segreti delle Tigri, Pottu Amman. Entrambi, dicono i militari, si trovavano sull’ambulanza. ”Quando le truppe hanno aperto il fuoco – ha raccontato una fonte – il l’ambulanza ha cercato di sfuggire, ma e’ stata colpito e ha preso fuoco”. In precedenza era stata anche confermata la morte del figlio di Prabhakaran, Charles Antony, il cui cadavere e’ stato mostrato in tv, e di alcuni altri massimi dirigenti dell’Ltte. Raggiante, il comandante delle forze armate cingalesi, generale Sarath Fonseka, ha annunciato la fine dei combattimenti e la riconquista di tutto il territorio nazionale: ”Abbiamo liberato l’intero Paese, liberando completamente il nord dai terroristi. Abbiamo ripreso pienamente il controllo delle zone tenute dall’Ltte”, ha annunciato alla tv il generale. Nell’ultimo lembo di terra, all’incirca 100 metri per 100, in cui la 58/a e la 59/a Divisione dell’esercito sono entrate, indica un altro comunicato, ”sono stati raccolti oggi i cadaveri di almeno 250 guerriglieri Tamil”. I vertici dell’Ltte, ha infine reso noto oggi l’agenzia Tamilnet, hanno tentato disperatamente la notte scorsa di far intervenire il Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr) per salvare un migliaio di militanti militari e civili Tamil nella ”zona di sicurezza”. Ma e’ stato inutile, conclude Tamilnet, e ”tutto si e’ concluso con un omicidio premeditato da parte delle forze armate cingalesi (Sla)”.

fonte: Ansa

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