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Nepal: i maoisti vincono e il governo rischia

I maoisti hanno raggiunto la maggioranza assoluta nella nuova assemblea costituente nepalese, stando agli ultimi risultati arrivati. Su 220 seggi scrutinati, gli ex ribelli maoisti del leader Prachanda ‘il terribile’ hanno vinto 119 seggi, 33 vanno al partito del Congresso nepalese, 30 all’unione dei marxisti leninisti (UML), 30 ai separatisti del Madhesi People’s Rights Forum, 7 all’altro partito regionale Tarai Madhes Loktantrik Party, che cerca l’autonomia per la regione meridionale del Terai. Lo spoglio e’ oramai quasi completo. Il realta’ i seggi da assegnare con il metodo uninominale sono 240, ma le operazioni devono essere eseguite di nuovo in 20 seggi per problemi diversi. La commissione elettorale nepalese ha inoltre annunciato che sono terminate le operazioni di spoglio in 100 dei 335 seggi che verranno assegnati con metodo proporzionale e anche in questi seggi i maoisti sono in testa, guidando con oltre il 37% dei voti. Il sistema proporzionale prevede che un partito che prenda il 30% dei voti, avra’ 100,5 seggi sui 335. Ma quasi chiusa la parentesi elettorale si apre prepotentemente la fase politica. Lo tsunami provocato dalla vittoria dei maoisti e che ha interessato i partiti storici, potrebbe provocare un ribaltone nel governo, nonostante le elezioni appena tenute riguardino l’assemblea costituente che dotera’ il Nepal della nuova costituzione repubblicana. Oggi c’e’ stato un incontro tra i leader del Partito del Congresso, partito storico che guida il governo attraverso l’anziano presidente del partito Prasad Koirala, e l’UML. Questi ultimi, da sempre distanti dalle posizioni dei maoisti dei quali non hanno condiviso la scelta armata, hanno ritirato i loro sette ministri dal governo. Koirala ha chiesto loro di ripensarci e al termine della riunione hanno annunciato che rimettono tutto nelle mani di Prachanda e dei suoi uomini. In base a quello che i maoisti proporranno, loro decideranno, hanno fatto sapere fonti dei due partiti. I maoisti hanno fatto sapere oggi che ”il re dovrebbe allontanarsi con eleganza, dal momento che nella prima riunione dichiareremo il Nepal una repubblica e lui dovra’ lasciare il palazzo e rispettare le leggi da cittadino qualunque”. I Maoisti hanno messo l’allontanamento del re, eventualmente il suo esilio, al primo punto del loro programma elettorale. Ma la vittoria dei maoisti sta provocando uno scossone in tutto il paese sia nel mondo imprenditoriale che in quello politico. Oggi le associazioni degli imprenditori e dei commercianti nepalesi si sono detti pronti a dialogare con i maoisti, anche se ci sono timori nei confronti delle scelte economiche. La borsa di Kathmandu, all’annuncio dei dati finali, ha perso oltre 26 punti percentuali, dimostrando la sfiducia degli investitori nei confronti delle politiche economiche dei maoisti. L’ex primo ministro e nemico giurato del re Gyanendra, Sher Bahadur Deuba, vecchio leader del partito del Congresso (il vero sconfitto di queste elezioni), ha detto che la vittoria dei maoisti e’ da ricondurre solo alle minacce che gli stessi hanno fatto agli elettori. Secondo Deuba i maoisti hanno vinto e il suo partito ha perso a causa della mancanza di misure di sicurezza che hanno permesso ai maoisti di minacciare gli elettori costrigendoli a votare per loro, inficiando cosi’ la liberta’ e la democrazia elettorale.

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Nepal: il 60% ha votato, ma resta incognita maoisti

Oltre il 60% dei nepalesi hanno votato oggi per dotare il Nepal dell’assemblea costituente che dovra’ disegnare il nuovo paese repubblicano. Una giornata e una risposta dalla popolazione definita ‘entusiastica’ da molti osservatori internazionali e da politici e funzionari governativi nepalesi. Il presidente della commissione elettorale nepalese, Bhoj Raj Pokhrel, ha detto in serata che le procedure sono state ovunque rispettate e che c’e’ stata una buona risposta di cittadini, anche se il dato percentuale e’ inferiore di 7 punti alle elezioni politiche del 2002. Pokhrel ha definito le elezioni ”un grande successo” e ha spiegato che la percentuale di voto in molti distretti e’ stata ”piu’ alta delle previsioni”. Ma insieme alla soddisfazione per una giornata di democrazia dopo anni di tirannia, giornata che la missione nepalese delle Nazioni Unite ha definito ”un giorno di successo”, il presidente della commissione elettorale ha dovuto registrare la chiusura di 33 seggi con conseguente rinvio delle elezioni in queste zone, a causa di tafferugli. Pokhrel non si e’ voluto sbilanciare sulla causa degli incidenti, ma la polizia nepalese, citata dalla stampa di Kathmandu, punta il dito contro i giovani attivisti del partito maoista nepalese, ex terroristi ora al governo. I giovani dello Young Communist League, la sezione giovanile del partito guidato da Prachanda, ‘l’ex ”terribile” primula rossa nepalese, sembrano non ascoltare gli appelli del leader maoista, che aspira ad essere il primo presidente dalla repubblica nepalese. Prachanda, infatti, ha chiesto ai suoi di astenersi da iniziative violente, ma pare che questo appello sia caduto nel vuoto almeno per quanto riguarda i giovani. Oggi infatti in una decina di citta’ i giovani comunisti hanno rubato le urne o occupato i seggi, impedendo le operazioni di voto. In diversi casi ci sono stati scontri con la polizia o con esponenti di altri partiti, in particolare quelli del partito del congresso nepalese, il piu’ grande del paese. Due i morti, un candidato indipendente e uno del partito del congresso, uccisi da colpi di arma da fuoco dei giovani maoisti. Prachanda aveva anche promesso di non abbracciare piu’ le armi, chiedendo pero’ ripetutamente che i suoi entrino nell’esercito nepalese. Una promessa che pero’ ha smentito la settimana scorsa, dicendo di essere pronto alla rivolta armata se non si otterra’ il cambio repubblicano e l’abolizione della monarchia. E sono molti nel suo partito a non voler abbandonare le armi. Nonostante quest’azione sia tra i punti fondamentali dell’accordo di pace che due anni fa ha portato i maoisti nel governo, nonostante l’azione delle nazioni unite che hanno recuperato migliaia di armi dagli ex ribelli maoisti, diverse zone remote del paese, soprattutto nella zona orientale e occidentale, sono ancora controllate da gruppi di maoisti armati. Gruppi separatisti armati anche nel sud, nella zona del Terai, che ha visto forti scontri con l’esercito e decine di morti l’anno scorso. Qui al suono delle armi si chiede maggiore rappresentativita’ in parlamento e, se possibile, una autonomia da Kathmandu. I gruppi separatisti hanno chiesto il boicottaggio delle elezioni, ma la gente ha deciso lo stesso di votare, seppure in Terai le operazioni di voto sono state le piu’ lente. Il Nepal ora aspetta i risultati, l’elezione dei 575 (240 con elezione diretta e 335 con metodo proporzionale) dei 601 membri (gli altri 26 sono scelti tra eminenti personalita’ nepalesi) dell’Assemblea costituente, anche per vedere che peso hanno avuto i maoisti nelle elezioni per poi valutarne il peso politico nel paese.

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Il primo ministro nepalese nomina sua figlia ministro senza portafoglio

Proteste in Nepal per la nomina da parte del primo ministro, Preasad Koirala, di sua figlia Sujata Jost come ministro senza portafoglio. La stampa nepalese sta paragonando l’ottuagenario primo ministro, che è al suo quinto mandato, al deposto re Gyanendra, che nominò erede al trono nel 2001 l’impopolare figlio Paras. Anche gli alleati di Koirala e i membri del suo stesso partito, il Nepali Congress, hanno criticato la scelta del primo ministro, parlando di volontà di continuare una dinastia. Altri tre fratelli di Prasad Koirala in passato hanno ricoperto la carica di primo ministro del Nepal. Secondo quanto scrive il settimanale ‘Nepali Times’, il “family business”, l’affare di famiglia di Koirala, sarebbe da ricercare anche nella volontà da parte del primo ministro di avere nella figlia un alleato forte per salvare in qualche modo la monarchia nepalese, pur mantenendo la decisione della repubblica. Altra stampa ha invece paragonato Sujita a Sonia Gandhi, annunciando che la sua discesa in campo provocherà le stesse polemiche che investono Sonia Gandhi per le sue origini straniere. Sunita, infatti, è sposata con un tedesco ed ha ottenuto la cittadinanza dalla Germania. Intanto è stata fissata al 10 di Aprile, il 28 del mese nepalese di Chatria, che segna l’inizio dell’anno del piccolo stato himalayano, come data per le elezioni dell’assemblea costituente. Prachanda, il capo degli ex ribelli maoisti, ha comunicato che sarà candidato in due collegi.

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