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Pena di morte per due necrofili cannibali

Pena di morte per due indiani ritenuti colpevoli di aver ucciso, violentato, accanmento contro i cadaveri e, per uno di essi aver mangiato parti di 19 persone, tra le quali 14 ragazzine. L’imprenditore Mohinder Singh Pandher e il suo aiutante domestico Surendra Koli, vivevano a Noida, citta’ dello stato nord occidentale indiano dell’Uttar Pradesh, considerata una citta’ satellite della capitale New Delhi. La casa di Singh e’ nei pressi del villaggio di Nithari: un’area tristemente famosa perche’ nel solo 2006 si registro’ la scomparsa di una quarantina di bambini. Nel giardino della casa di Singh, a dicembre di quell’anno, fu trovata una borsa contenente teschi umani e oltre 700 ossa. Altri resti umani furono trovati dalla polizia sepolti in altre parti del giardino, nei tubi di scarico e nelle fogne. Degli omicidi fu sin dall’inizio accusato Surendra Koli il quale, durante un interrogatorio, ammise di essere necrofilo e di aver mangiato parti di bambine. Koli esito’ molto prima di tirare in ballo il suo datore di lavoro il quale, nel frattempo, aveva dato ingenti tangenti ai poliziotti pur di non essere indagato. Dietro la denuncia dei genitori di una bambina di 14 anni scomparsa, Rimpa Halder, i cui resti furono trovati nel giardino degli orrori dopo essere stata uccisa con un coltello e fatta a pezzi con un’ascia, il caso passo’ dalla polizia locale al Central Bureau of Investigation, la polizia federale, che porto’ avanti le indagini e arresto’ anche l’imprenditore Singh. Al momento dell’arresto dell’uomo, avvenuto a gennaio di due anni fa, la folla inferocita tento’ di linciare lui e la polizia locale. Le indagini andarono avanti, gli esperti della scientifica misero a soqquadro l’intera abitazione, scoprendo una stanza degli orrori piena di attrezzi chirurgici, che fecero propendere gli inquirenti, oltre che per le depravazioni mentali e sessuali degli indagati, anche per un traffico di organi. Nella villa, infatti, sono state trovate solo ossa. Dopo diversi rinvii, i due sono stati chiamati dinanzi ad un tribunale speciale con giudice monocratico organizzato dal CBI, che ha oggi emesso la sentenza. Il procuratore generale aveva chiesto la pena di morte solo per Kholi, ma il giudice l’ha estesa anche a Singh, definendo il procedimento ”il piu’ raro fra i casi rari’. Non potevamo dare nessuna altra pena, dal momento che le loro colpe sono al di la di qualsiasi canone di umanita”. Il procuratore ha invece parlato di ”sentenza storica, vittoria per la giustizia”. Kholi e Pandher sono stati ritenuti colpevoli di omicidio plurimo, mentre il solo domestico e’ stato giudicato colpevole anche di rapimento e violenza sessuale aggravata. Alla lettura della sentenza, Pandher, che si dichiara innocente e la cui famiglia ha annunciato ricorso, e’ scoppiato in lacrime, mentre Kholi non ha lasciato trasparire emozioni. Contro i due ci sono altre 16 denunce simili. In India la pena di morte non viene eseguita da anni. La maggior parte dei detenuti condannati alla pena capitale, vedono poi dopo anni tramutata la loro condanna all’ergastolo.

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Sciopero a Bollywood per migliori condizioni di lavoro

Bollywood in sciopero a tempo indeterminato per protestare contro le condizioni di lavoro delle maestranze. Appoggiati dalle star del cinema di Mumbai come Amitab Bachachan e Shah Rukh Khan, circa 150 mila lavoratori dell’industria cinematografica indiana hanno incrociato le braccia e promettono di continuare l’agitazione se non miglioreranno le loro condizioni di lavoro. Alla base delle richieste, soprattutto stipendi contrattualizzati e orari di lavoro regolarizzati. Lo sciopero é stato convocato dalla Federazione dei dipendenti cinematografici dell’India occidentale che controlla 22 tra i maggiori sindacati del settore cinematografico. Tutti i più grandi studios di Bombay, Noida, Hyderabad e di altre città indiane sono rimasti vuoti oggi. Diverse produzioni sono state sospese a tempo indeterminato.

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Il ministro del lavoro si scusa. Mi hanno frainteso. Non ricorda qualcuno?

Il ministro indiano del lavoro, Oscar Fernandes, ha chiesto scusa per i suoi giudizi di ieri a seguito dell’omicidio del presidente della filiale indiana della Graziano Trasmissioni. Fernandes, parlando ai giornalisti, ha chiesto scusa dicendo che le sue parole sono state fraintese. Il ministro ha detto di voler ”chiudere il capitolo” e che il suo intento era di porre l’attenzione sui lavoratori senza contratto che non hanno diritti. Il ministro Fernandes aveva detto ieri che l’omicidio, ad opera di ex operai, era il risultato dell’ ”aver scontentato i lavoratori a lungo” e che rappresentava ”un a lezione per i vari management”, giustificando l’opera degli ex operai. Contro il giudizio di Fernandes si erano scagliate le imprese e i rappresentanti del mondo commerciale, imprenditoriale e industriale indiano. Anche i siti internet dei giornali sono stati presi d’assalto da lettere di protesta da parte di numerosi lettori contro le parole del ministro.

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Ex operai licenziati uccidono il capo, e il ministro del lavoro da ragione a loro

Il governo indiano difende gli ex operai della Graziano Trasmissioni che hanno linciato, uccidendolo, il presidente della filiale indiana dell’azienda italiana. Il ministro del lavoro, Oscar Fernandes, ha detto che ”scontentare i lavoratori a lungo” e’ la ragione principale dietro l’uccisione di LK Chaudhry, il presidente della Graziano Trasmissioni India PVT, ucciso con spranghe dai lavoratori licenziati a giugno. Secondo Fernandes, ”questo deve servire da lezione ai vari managements. I lavoratori devono essere trattati con compassione”. Per il ministro del lavoro indiano, che ha parlato alla stampa, ”i lavoratori non non dovrebbero essere spinti cosi’ a lungo da ricorrere a qualunque cosa come successo a Noida”. Il ministro Fernandes punta il dito anche sull’uso di lavoratori con contratti atipici, facendo notare che il numero dei lavoratori organizzati e’ sceso dal 7% al 6%. Per domani e’ prevista a Greater Noida, presso la fabbrica della Graziano Trasmissioni, la visita di Oscar Fernandes. L’uccisione del presidente Chaudhry e’ stata invece condannata senza riserve dal mondo imprenditoriale indiano. Secondo Salil Singhal, il presidente dell’area nord della Confederation of Indian Industry, la Confindustria indiana, ”queste istanze di violenza non posso essere una soluzione ai problemi e non devono essere tollerate”. Dello stesso parere anche la Federation of Indian Chambers of Commerce and Industry (FICCI), che  in un comunicato denuncia come questo tipo di azioni ”non fanno alto che infangare l’immagine dell’India tra gli investitori stranieri in un momento nel quale l’India sta facendo tutti gli sforzi per dare di se una immagine di paese facile dal punto di vista dell’ambiente di lavoro e per gli invetsimenti”.

La polizia indiana ha fermato 136 persone dopo l’assalto alla fabbrica dell’azienda italiana Graziano Trasmissioni in India. La polizia di Noida, la città dell’Uttar Pradesh considerata un sobborgo della capitale indiana, ha arrestato, tra gli altri, 13 persone con l’accusa di omicidio e 63 per disordini. Nell’assalto, è rimasto ucciso il direttore della fabbrica e presidente della Graziano Trasmissioni India PVT, Lalit Chaudhary, colpito a morte dai dipendenti inferociti. Ferma la reazione da parte della Graziano Trasmissioni, l’azienda italiana partner della tedesca Oerlikon, leader nel settore della produzione di parti meccaniche per automobili. Il presidente del segmento Drive System, Marcello Lamberto, in un comunicato ha condannato l’episodio, si è detto vicino alla famiglia di Chaudhry e degli altri dipendenti che sono stati feriti, definendo l’attacco alla fabbrica “un atto criminale”. Anche l’ambasciata italiana a New Delhi in un comunicato ha condannato l’episodio auspicando che le autorità giudiziarie indiane puniscano “gli autori di questi crimini” e si appella alle autorità indiane affinché “assicurino che questi tragici eventi non si ripetano e che le dispute industriali vengano risolte senza violenze”. Oltre 200 ex dipendenti della Graziano, che a giugno erano stati licenziati, stamattina erano stati riconvocati in azienda per discutere della loro situazione. Alcuni di loro erano stati licenziati per la chiusura di linee, altri per aver creato danni nell’azienda manifestando contro i licenziamenti. L’azienda ottenne dal tribunale che questi dipendenti non si avvicinassero alla fabbrica a meno di 300 metri. Nonostante l’ordine della magistratura, gli ex dipendenti hanno bloccato i lavori stamattina facendo uscire gli altri operai e si sono scagliati contro la struttura, nonostante il tentativo di fermarli da parte della security della fabbrica. Cinque tecnici italiani in visita, sono rimasti chiusi dentro e non hanno avuto problemi. Chaudhry, per tentare di portare la calma si è avvicinato ai rivoltosi, ma è stato linciato e ucciso con spranghe e martelli. La polizia è arrivata solo dopo molto tempo.

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