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Hacker cinesi attaccano sistemi sicurezza indiani

Hacker cinesi hanno provato a penetrare nei computer del consulente indiano alla Sicurezza Nazionale, M K Narayanan. Lo ha rivelato lo stesso responsabile della sicurezza indiana a Londra, dove è in visita. L’attacco sarebbe stato portato il 15 dicembre scorso, nello stesso giorno nel quale furono presi di miria il ministero americano per la difesa, enti e sistituzioni finanziare di tutto il mondo, società tecnologiche come Google. La Cina ha ovviamente smentito di avere un ruolo nella cosa. Come già in passato, gli hacker hanno inviato email con allegati virus. Gli indiani sono sicuri che gli attacchi sono partiti dalla Cina, ma Pechino smentisce “è una cosa illegale in Cina”, ha detto il portavoce del ministro degli esteri cinese. Ma Narayan teme che attacchi possano arrivare anche dal Pakistan, dal momento che, secondo lui, il governo pachistano non ha fatto nulla per smantellare le “strutture del terrore”. La cosa comica è che, soprattutto grazie a persone tipo Hopeman, l’India è conosciuta anche per ospitare i più bravi ingegneri informatici del mondo. Sarà. Tuttoqua e Bixx non la pensano così.

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Cominciata la riunione speciale sul futuro del Tibet

Buddisti, tibetani e sostenitori della causa del Tibet da tutto il mondo, si sono riuniti oggi a Dharamsala, nel nord dell’India dove ha sede il governo tibetano in esilio, per il primo dei sei giorni dello speciale incontro voluto dal Dalai Lama per fare il punto della situazione sulla questione tibetana e verificare lo stato di attuazione della politica fino ad ora intrapresa. Da pochi giorni, il 5 novembre, e’ terminato il settimo round di colloqui tra due inviati del Dalai Lama e il governo cinese a Pechino. Un nulla di fatto, nel quale da un lato i tibetani hanno ribadito la loro richiesta di una ”genuina autonomia” sotto l’egida cinese, dall’altro i cinesi respingono le richieste tibetane perche’, dicono, nascondono una volonta’ secessionista e indipendentista. Un discorso tra sordi che, nonostante le pressioni internazionali soprattutto alla vigilia delle Olimpiadi dello scorso agosto, non ha portato a nessun cambiamento. Tanto da insinuare il dubbio tra i tibetani che la politica della ”via di mezzo” adottata dal Dalai Lama nei confronti della Cina, il suo approccio soft alla causa tibetana, non sia valido. Da qui la necessita’ di un incontro aperto, dal quale uscira’ il pensiero dei tibetani che si potra’ concretizzare in una conferma del mandato al Dalai sulla sua linea politica, o il radicale cambiamento della stessa verso una svolta piu’ radicale e intransigente. Il Dalai Lama, forse per non condizionare il dibattito, non sara’ presente alla sei giorni. Da tempo, il leader spirituale e politico dei tibetani ha anche affermato di essere pronto a fare un passo indietro, esprimendo la volonta’ di tornare a fare il monaco. Una posizione ribadita soprattutto all’indomani dei moti di marzo scorso a Lhasa, quando la polizia cinese e’ intervenuta duramente contro i manifestanti pro Tibet, arrestando e uccidendo diversi monaci e civili. Proprio la ferma reazione cinese e lo stallo nelle trattative per l’autonomia del Tibet da Pechino, ha spinto i giovani tibetani, soprattutto quelli del Tibetan Youth Congress, a criticare in piu’ di una occasione l’atteggiamento attendista del 73nne premio Nobel per la pace. Questa loro posizione, che e’ stata appoggiata da piu’ parti all’interno della diaspora tibetana, e’ stata la spinta che ha mosso il Dalai Lama a convocare questo incontro speciale, come quello che nel 1993 diede slancio alla ”via di mezzo”. Secondo molti osservatori, il Dalai Lama cerca anche di pesare il reale consenso internazionale sulla causa tibetana. Da anni il leader tibetano gira il mondo ottenendo da tutti simpatia e consenso. Molti leader politici lo appoggiano apertamente, tanti invece si sono rifiutati di incontrarlo per non urtare la suscettibilita’ di Pechino. Durante i moti di Lhasa e alla vigilia delle Olimpiadi, fu unanime la critica al governo cinese per quanto successe in Tibet e unanime fu anche la richiesta di rispettare i tibetani e di concedere l’autonomia che, come scritto nel memorandum per l’autonomia presentato dagli inviati del Dalai Lama al governo di Pechino, chiede alla Cina di rendere il Tibet autonomo sotto il governo cinese per permettere la sopravvivenza di lingua, cultura, tradizioni e religione di quel popolo. Nonostante le pressioni internazionali, la Cina non ha mai cambiato la sua posizione, accusando anzi il Dalai di giocare sporco e di volere in realta’ l’indipendenza da Pechino.

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Il Dalai Lama verso una nuova scelta?

Il Dalai Lama, il capo dei buddisti tibetani, ha lanciato oggi da Tokyo un grido d’allarme sul futuro del Tibet ” condannato a morte” dalla Cina evocando la necessita’ di un ripensamento della strategia del dialogo finora perseguita. ” I tibetani sono condannati a morte. Questa antica nazione e la sua eredita’ culturale stanno morendo… – ha detto incontrando i giornalisti a Tokyo e in un’intervista a Sky Tg24 – Oggi la situazione assomiglia a una occupazione militare di tutto il territorio. E’ come se fossimo sotto la legge marziale. La paura, il terrore e le campagne di rieducazione politica causano molte sofferenze”. Sono idee che il Premio Nobel peer la pace aveva gia’ espresso nei giorni scorsi, pur se poi aveva leggermente aggiustato il tiro quando, poco dopo, fu annunciata la visita in Cina di due inviati del governo tibetano in esilio per discutere della situazione con il governo cinese. La visita dei due inviati, confermata da un comunicato ufficiale del governo tibetano in esilio a Dharamsala nel nord dell’India, e’ pero’ coperta dal massimo riserbo, e dalla Cina non trapelano notizie. E’ cosi’ uscito di muovo allo scoperto il leader spirituale del Tibet. Ha detto che che occorre ora vedere che cosa decidera’ il parlamento tibetano in esilio il 17 novembre, quando sara’ convocato in seduta straordinaria, con la partecipazione di moltissimi fedeli buddhisati . In quella occasione, il Dalai Lama, che ha sempre seguito la ”via di mezzo” con i cinesi, chiedendo una piena autonomia per il suo Tibet e non l’indipendenza da Pechino, da raggiungere attraverso il dialogo e la non violenza, potrebbe, come ha piu’ volte annunciato, farsi da parte se il parlamento decidesse per una via piu’ decisa. La politica di mediazione del leader religioso e’ stata duramente criticata dai giovani tibetani, che sono per un intervento deciso nei confronti di Pechino, mentre molta parte della comunita’ internazionale continua a rimanere cauta sulla questione tibetana per non contrapporsi in maniera frontale con la Cina. Il 10 dicembre prossimo a Parigi e’ prevista una riunione dei premi Nobel per la Pace. Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha fatto conoscere oggi la sua disponibila’ a incontrarsi con il Dalai Lama in questa occasione, nonostante che nella visita di due settimane compiuta dal leader religioso in Francia lo scorso agosto durante il periodo delle Olimpiadi di Pechino 2008, fu salutato solo dalla first lady Carla Bruni. Il Dalai Lama, tuttavia, ha reso noto l’Eliseo, non ha confermato per ora la sua presenza, ”per motivi di salute”. Anche l’interprete ufficiale francese del Dalai Lama, Mathieu Ricard, ha dichiarato a ‘Le Journal de Dimanche’ che il settantatreenne Premio Nobel non sara’ a Parigi, senza spiegarne pero’ i motivi. Secondo alcuni osservatori, solo dopo la riunione del Parlamento tibetano in esilio il 17 novembre, il Dalai sciogliera’ la riserva annunciando anche quella che potrebbe essere la sua nuova veste.

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Gli atleti italiani si ricordano dei diritti civili violati in Cina. Meglio tardi che mai

“I nostri body per il Dalai Lama”. Antonio Rossi e Josefa Idem scendono in acqua per la causa del Tibet. I due canoisti azzurri hanno deciso infatti di imitare la fiorettista Margherita Grambassi che aveva detto nei giorni scorsi di essere intenzionata a donare la sua maschera alla massima autorità religiosa tibetana. “Certo – spiega il portabandiera italiano ai Giochi di Pechino – non è un regalo di feticismo sportivo, ma di simbolismo sui diritti umani”. “Anche io – aggiunge la medaglia d’argento nel K1 500 – regalo il mio body alla causa del Dalai Lama. E’ un piccolo gesto a cui voglio però che faccia seguito una presa di posizione netta dei politici, che in passato hanno ricevuto vergognosamente il Dalai Lama sottobanco in Europa, ad eccezione della Merkel. Voglio che il Dalai Lama sia ricevuto con gli onori e il rispetto che merita, la prossima volta che viene in Europa”, conclude Josefa Idem. “Sono i politici che devono fare la politica – aggiunge Josefa Idem – non noi atleti. Sono loro che sono chiamati ad agire, invece di mettere la coda tra le gambe”. “Io volevo denunciare la grossa ipocrisia che c’é – sottolinea l’azzurra, ex assessore allo sport del Comune di Ravenna per il centrosinistra – Chiedono a noi atleti grandi gesti, mentre loro non hanno gli attributi. E tutti fanno affari con la Cina”. “Io non mi tiro indietro rispetto a un giudizio politico da dare – la conclusione della Idem – ma non qui. Se volevano fare qualcosa, doveva farlo il Cio in sede di assegnazione dei Giochi”. E anche Clemente Russo, dopo aver perso la medaglia d’oro e conquistato quella d’argento, ha parlato di dritti umani in Cina. ”Dedico questa medaglia d’argento a tutte le persone che soffrono in Cina, perche’ qui ce ne sono tante. Credo che comunque le Olimpiadi contribuiranno a cambiare le cose”. Smaltita la delusione per l’esito della finale dei pesi massimi del torneo di pugilato delle Olimpiadi, che l’aveva portato a piangere sul podio, l’azzurro Clemente Russo vuole fare una dedica speciale e, visto che i Giochi sono ormai alla fine, parla del problema dei diritti umani in Cina che sente particolarmente anche se su questo argomento aveva polemizzato con la ministro Giorgia Meloni, che aveva chiesto agli atleti italiani di non partecipare alla cerimonia d’apertura. ”Se ci ricevono al Quirinale e c’e’ anche la Meloni, io l’abbraccio”, ha detto Russo. E la palestra simbolica fornita dagli atleti di vertice azzurri al Dalai Lama per tenere desta l’attenzione sulla causa del tibet, si arricchisce. Arrivano infatti guantoni e bendaggi di Clemente Russo, medaglia d’argento nei pesi massimi ai Giochi.”So che altri atleti – ha spiegato il campano – stanno mandando attrezzi, se questo può servire a qualcosa lo faccio anch’io. Mando guantoni e bendaggi, e non sembri irriverente. Tra l’altro, solo con i miei guantoni il Dalai Lama non farebbe neanche il sacco, come diciamo noi pugili. Quindi invito gli altri atleti della spedizione italiana ad unirsi all’iniziativa”.

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Cartone animato sul Tibet

Qui il cartone realizzato agli amici della Tilapia. Un Cartone bellissimo.

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Il CIO non si smentisce, Rogge è arraggiato

Ma che aspetta Rogge a dimettersi? Prima ha concesso le olimpiadi a Pechino basandosi sulla promessa del governo cinese di migliorare la situazione dei diritti umani nel paese. E il risultato si è visto: vietate le manifestazioni, arresti e altro. Basta andare in rete o leggere questo blog per saperlo. Ieri mr. Rogge ne ha fatta un’altra: ha vietato la commemorazione degli spagnoli nei riguardi delle vittime dell’incidente nell’aeroporto di Madrid. Cosa avevano chiesto gli spagnoli? Mettere la bandiera a mezz’asta nel villaggio olimpico e gareggiare con un segno nero di lutto sulle divise. Niente da fare, il CIO lo ha vietato perchè è contro il regolamento. Sarebbe quindi contro il regolamento ricordare 150 vittime innocenti di un assurdo incidente aereo? E quale sarebbe sto regolamento? Lo stesso che vieta a Bolt, incredibile vincitore di 100 e 200 metri di festeggiare come vuole la vittoria olimpica, una cosa che non capita tutti giorni della vita? A Rogge, ma vattela a p…. nder c…

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Per il Dalai la Cina non rispetta la tregua olimpica

Il Dalai Lama, in visita al Senato francese, ha oggi accusato la Cina di non rispettare la ”tregua olimpica” e di continuare la repressione in Tibet. Lo hanno riferito numerosi parlamentari presenti all’incontro con il leader spirituale tibetano, che e’ avvenuto a porte chiuse. E’ stato l’ex ministro Robert Badinter a chiedere oggi al Dalai Lama, nel corso dell’incontro al Senato svoltosi a porte chiuse, se ”durante la tregua olimpica la Cina ha almeno sospeso le sue oppressioni ed i suoi arresti”. La risposta e’ stata ”no”. ”Mentre si svolgono i Giochi l’oppressione del popolo tibetano e la repressione continuano” ha riferito l’ex ministro ai giornalisti alla fine del colloquio con il Dalai Lama. Quest’ultimo avrebbe parlato di una ”repressione terribile che non cessa nonostante la tregua olimpica”. Gia’ prima, davanti ai giornalisti all’hotel George V, a Parigi, il Dalai Lama aveva sostenuto che ”il governo cinese nega i problemi del Tibet e non ascolta la voce dei tibetani che soffrono”. Senza nascondere la sua ”grande delusione” per i negoziati con Pechino che, secondo lui, fa ”orecchie da mercante” nei confronti della situazione in Tibet, il Dalai Lama dice di voler comunque ”continuare il dialogo con il governo cinese”.

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