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Nuovo primo ministro in Pakistan

Syed Yousuf Raza Gilani, membro del Partito del Popolo Pachistano, e’ stato oggi eletto primo ministro del Pakistan. Gilani, nell’assemblea nazionale di Islamabad, ha ottenuto 264 voti contro i 42 voti del suo avversario Chaudhry Pervaiz Elahi, sostenuto dalla Lega Musulmana Pachistana-Q, vicina a Musharraf, e dagli altri partiti suoi alleati. Quando il portavoce dell’Assemblea, Fehimida Mirza, ha annunciato la vittoria di Gilani, Bilawal Bhutto Zardari, figlio di Benazir Bhutto, non ha trattenuto le lacrime.
Il cinquantacinquenne Raza Gilani, che appartiene ad una importante ed influente famiglia di Multan, ha cominciato la sua carriera politica nel 1978, con la Lega Musulmana Pakistana, quando al potere era il generale Zia ul Haq.
Dieci anni dopo, nel 1988, Gilani entro’ a far parte del Partito del Popolo Pakistano e nel giro di dieci anni divenne il vice presidente del partito. Ministro federale dal 1985 al 1988 e speaker dell’Assemblea Nazionale dal 1993 al 1996, Gilani e’ attualmente vice presidente del Partito del Popolo pakistano.
Nel 2001 rimase coinvolto in un caso di corruzione e trascorse quattro anni in carcere durante i quali Gilani scrisse un libro, pubblicato e diffuso in tutto il Paese, nel quale il neo Primo Ministro del Pakistan condivide con i lettori la dura esperienza del carcere e ripercorre la storia politica del Paese, da Zia Ul Haq sino all’era di Musharraff.
Noto come un uomo deciso e risoluto, Gilani non ha deluso le aspettative. Il neo Primo Ministro, che giurera’ domani nelle mani di Pervez Musharraf, e’ subito entrato nel vivo delle questioni scottanti che dividono il Paese. Ha ordinato la liberazione dei giudici, arrestati per ordine di Musharraff per presunti motivi di sicurezza dopo che quest’ultimo aveva dichiarato lo stato di emergenza e ha parlato della morte, tuttora avvolta nel mistero, dell’ex premier Benazir Bhutto, uccisa lo scorso dicembre.
”Chiedo all’assemblea nazionale come mio primo passo che venga approvata una risoluzione per una inchiesta delle Nazioni Unite sull’assassinio di Benazir Bhutto”, ha dichiarato Gilani nel suo primo discorso. ”Oggi la democrazia in Pakistan e’ stata restaurata grazie all’enorme sacrificio di Benazir Bhutto – ha proseguito il neo eletto – ed invito tutte le forze politiche ad unirsi perche’ il Paese sta attraversando una crisi tale che un uomo da solo non puo’ affrontarla”.
Il nuovo Primo Ministro ha anche parlato dei problemi del paese, tra i quali la mancanza di elettricita’ e ha detto che il governo non risparmiera’ gli sforzi per la risoluzione di questi problemi e per assicurare alla gente del pakistan una vita migliore.
Ma la sua elezione ha anche provocato malumori nel partito. L’altro leader del PPP, Fahim, sin dalla morte di Benazir Bhutto indicato come primo ministro e poi messo da parte, ha minacciato le dimissioni. Nessun commento invece dal PML-N, il partito dell’ex primo ministro Nawaz Sharif, arrivato secondo dietro al PPP alle scorse politiche del 18 febbraio, che ha contribuito alla elezione di Gilani. Il PPP ha piazzato sue pedine sia alla presidenza dell’Assemblea Naizonale che a capo del governo, mentre sin dall’inizio si era parlato di condivisione di ruoli cn il PML-N. Inoltre pare che Gilani sara’ un primo ministro di transizione, per permettere, a seguito di elezioni suppletive, ad Asif Ali Zardari, vedovo di Benazir, co-presidente del PPP e da poco amnistiato da tutte le condanne e accuse, di sedere in parlamento e diventare primo ministro.

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Pakistan, pesante sconfitta per Musharraf. Si va all’impeachment?

Questo è l’articolo che ho scritto per Il Mattino, pubblicato stamattina.

Quella che doveva essere la conferma della sua supremazia è diventata invece la sua disfatta. Pervez Musharraf, il padre padrone incontrastato degli ultimi anni in Pakistan, ha perso le elezioni che lui stesso ha definito più di una volta ‘libere e democratiche’ rischiando ora non poco la sua poltrona. Contro di lui, i partiti vincitori, il Partito del Popolo Pakistano (PPP) guidato dal vedovo di Benazir Bhutto e la Lega Musulmana Pachistana-N (PML-N) dell’ex primo ministro Nawaz Sharif, potrebbero decidere l’impeachment.

Gli ultimi dati elettorali, a scrutinio quasi completo, davano su 276 seggi, il PPP a 86 seggi, il PML-N a 65 e il partito di Musharraf, la Lega Musulmana Pachistana-Q (PML-Q) a 37 seggi. Anche i partiti radicali islamici della coalizione Muttahida Majlis-i-Amal sono stati pesantemente sconfitti. Con Musharraf sono caduti molti dei suoi luogotenenti, a cominciare dal capo del suo partito per finire a ministri del suo governo. Il 45.6% degli 80mila pachistani aventi diretto al voto hanno così deciso di cambiare strada, di ribellarsi all’ex generale nato a New Delhi, forse ritenendolo responsabile di diverse colpe.

In primo luogo della sudditanza con gli Stati Uniti, che ha messo il Pakistan in una posizione opposta a quella di molti paesi musulmani. In secondo luogo alla situazione economica del paese, sempre peggiore, con un tasso di povertà altissimo a fronte di un alto costo della vita. In terzo luogo un problema democratico: il presidente non solo ha imposto lo stato di emergenza, ha rimosso i giudici che secondo lui gli erano contrari (e che Sharif vorrebbe reinstallare), ha cambiato la costituzione a suo favore; ma non è neanche riuscito a debellare il terrorismo che, soprattutto nelle zone frontaliere con l’Afghanistan fa sentire forte la sua voce.

Vincitrice morale delle elezioni è sicuramente Benazir Bhutto, che era scesa a patti con Musharraf pur di tornare in patria. Un successo elettorale del suo partito era già prevedibile al suo ritorno. L’ondata emotiva seguita alla sua tragica morte di dicembre a Rawalpindi ha fatto il resto, portando di riflesso come manifestazione anti Musharraf (ritenuto con il suo governo in qualche modo colpevole della morte della Bhutto) al successo anche il partito dell’altro ex primo ministro Sharif.

Il partito di Musharraf ha ammesso la sconfitta, ma non parla di referendum contro il presidente che, secondo quanto riferito dal portavoce del suo partito, resta e resterà al suo posto, nonostante Sharif ne abbia chiesto a gran voce le dimissioni.

Il pallino ora passa in mano ad Asif Ali Zardari, vedovo di Benazir Bhutto e succeduto a lei alla guida del PPP. Sharif chiede di coalizzarsi con Zardari, anche perché lui per la legge pachistana, essendo già stato due volte primo ministro, non potrà essere più premier. Il vedovo della Bhutto ha detto di non essere interessato a coloro che hanno fatto parte del precedente governo, tagliando quindi fuori il partito di Musharraf e i suoi alleati, ma parlando di coalizione tra i partiti vincitori oppositori al presidente.

Zardari non ha escluso il ricorso all’impeachment, non appena prenderanno possesso dell’Assemblea Nazionale. L’opposizione avrebbe i voti sufficienti per destituire Musharraf per incostituzionalità e per ripristinare la Costituzione del 1973, precedente gli emendamenti apportati che hanno rafforzato il potere del presidente.

Musharraf ora ha ancora tre possibilità, escludendo che governino in tranquillità da un lato lui e dall’altro l’alleanza Sharif-Zardari (se sarà formata). La prima è di allearsi con uno dei due, più plausibilmente Zardari, facendo valere l’accordo già fatto con Benazir che le ha permesso di tornare in patria e di ricandidarsi alla carica di premier nonostante avesse già fatto due mandati. In questo modo anche Zardari avrebbe il suo tornaconto e potrebbe essere ripulito del suo passato non proprio cristallino. Non è una ipotesi impossibile, sia Musharraf che Zardari hanno qualcosa da guadagnare in questa situazione. La seconda ipotesi è che Musharraf sciolga il parlamento. In questo caso avrebbe bisogno dell’appoggio dell’esercito, cosa che ha già in tasca. La terza ipotesi, meno praticabile, è che decida da solo le dimissioni. In ogni caso, queste elezioni che anche gli USA hanno definito ‘un passo verso la democrazia’ hanno segnato la volontà dei pachistani di cambiare pagina.

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