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Da domani il censimento indiano

Tutto è pronto per la realizzazione a partire da domani di uno degli esercizi demografici più importanti della storia: il censimento della popolazione dell’India. Lo sottolineano oggi a New Delhi i media nazionali. Il Censimento 2011 sarà il 15/o realizzato nella storia del paese. Dieci anni fa, il risultato fu di una popolazione di un miliardo e 28 milioni di persone, cifra che sarà ampiamente superiore questa volta, anche per l’alto tasso di natalità esistente nel territorio indiano. La prima persona che riempirà il prospetto preparato per il censimento sarà la presidente, Pratibha Patil, seguita dal vicepresidente, Hamid Ansari. Un vero e proprio esercito di 2,5 milioni di addetti si occuperà per tre mesi dei rilevamenti che dovranno servire anche alla formazione, per la prima volta, di una anagrafe nazionale, o National Population Register, attraverso cui poter consegnare ai cittadini una carta di identità nazionale.

fonte: ANSA

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Archiviato in india, Vita indiana

L’India diventerà il paese più popoloso al mondo?

Non si ferma l’esplosione demografica che dovrebbe portare il paese di Gandhi a superare la Cina entro il 2050 ed a diventare il Paese più popoloso del mondo. E’ una situazione che fa gonfiare il petto ai nazionalisti che vedono l’India primeggiare dinanzi ad uno dei rivali storici: nel 2050, secondo proiezioni attendibili, l’India avrà addirittura 1,7 miliardi di abitanti contro “solo” 1,4 in Cina. Ma all’orizzonte si profilano nuove tensioni, anche perché nel paese so è sempre faticato a trovare un equilibrio tra le diverse componenti religiose. Il tasso di natalità tra hindù e musulmani è infatti differente e pertanto il peso specifico di questi ultimi è destinato ad aumentare al punto che la tradizionale divisione tra un Pakistan islamico e un’India hindu tra qualche decennio non avrà più molto senso. D’altra parte, se già oggi, con un miliardo e 147 milioni di abitanti denunciati dai dati governativi (probabilmente molti di più considerando gli immigrati illegali) esistono problemi di approvvigionamento, questi non potranno che aumentare. Le bizzarrie del clima cui non è estraneo l’effetto serra, sono in agguato per peggiorare ulteriormente le prospettive. Il governo tenta di porre un freno all’aumento indiscriminato della popolazione, ma non riesce ad intervenire in maniera radicale. Nelle menti degli indiani è ancora troppo fresca la politica interventista di controllo delle nascite di Indira Gandhi, che portò al terrore nelle campagne e all’isolamento del paese. Sonia Gandhi, nuora di Indira, ora al potere in India, cerca di trovare con i suoi tecnici una soluzione che non sia radicale. Conta sul grande sviluppo economico e sulla diffusione della istruzione che di per sé, in ogni angola del mondo, hanno avuto effetti moderatori sulla crescita demografica. La congiuntura è infatti favorevole all’India, che si trova in una fase di cosiddetta transizione demografica. Archiviata l’epoca dell’alta natalità cui però corrispondeva un altrettanto elevato tasso di mortalità, il Paese di Gandhi si trova ora in una fese intermedia caratterizzata da una ancora molto marcata crescita della popolazione a cui però si affianca una ridotta mortalità. L’obiettivo finale, almeno nelle intenzioni governative, dovrebbe essere quello del raggiungimento del terzo stadio, quello del livellamento verso il basso di entrambi gli indici, quello della crescita demografica (attraverso politiche mirate di controllo delle nascite soprattutto nelle zone rurali del paese) e quello del tasso di mortalità (attraverso politiche di miglioramento e maggiore accessibilità per tutti ai servizi sanitari). Secondo i dati della National Commission for Population del Governo indiano, i primi significativi cambiamenti si ravviseranno nel 2016 quando si prevede un aumento della popolazione adulta (tra i 15 e 59 anni) dall’attuale 58% al 64%. Atteso anche un aumento di circa il 2% della popolazione di età superiore ai sessant’anni. A diminuire dovrebbero dunque essere i giovanissimi, quelli della fascia sotto i 15 anni, come risultato delle politiche di controllo demografico poste in essere in questi anni. Previsioni e dati tutti comunque da verificare nel tempo.

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