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Silezio stampa degli inviati del Dalai sui colloqui in Cina

Gli inviati del Dalai Lama a Pechino non intendono fare dichiarazioni sui risultati dell’ottavo round di colloqui con le autorita’ cinesi, prima della riunione speciale indetta dal Dalai Lama per la prossima settimana. Lo si legge in un comunicato ufficiale dell’inviato speciale del Dalai Lama, Kasur Lodi Gyari. Nel comunicato Gyari scrive che gli inviati ”sono stati invitati dal Dalai Lama a non fare dichiarazioni prima del meeting generale del popolo tibetano”. Gyari, accompagnato da Kelsang Gyaltsen, Sonam N. Dagpo, Bhuchung K. Tsering e Kalsang Tsering, ha visitato la Cina dallo scorso 30 ottobre fino al 5 novembre per una serie di colloqui che sono stati definiti infruttuosi dalle autorita’ cinesi. Si prevede gia’ che centinaia di tibetani accorreranno a Dharamsala la prossima settimana per partecipare all’incontro voluto dal Dalai Lama per fare il punto sulla situazione del Tibet e sui rapporti con la Cina. Il leader spirituale tibetano si e’ detto preoccupato della mancanza di progressi nel processo di dialogo sino-tibetano. Pochi giorni prima dell’ultimo round di colloqui a Pechino, il Dalai Lama aveva dichiarato di ”stare perdendo fede e speranza” nella possibilita’ di trovare un accordo con la Cina sulla questione del Tibet.

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Il Dalai Lama verso una nuova scelta?

Il Dalai Lama, il capo dei buddisti tibetani, ha lanciato oggi da Tokyo un grido d’allarme sul futuro del Tibet ” condannato a morte” dalla Cina evocando la necessita’ di un ripensamento della strategia del dialogo finora perseguita. ” I tibetani sono condannati a morte. Questa antica nazione e la sua eredita’ culturale stanno morendo… – ha detto incontrando i giornalisti a Tokyo e in un’intervista a Sky Tg24 – Oggi la situazione assomiglia a una occupazione militare di tutto il territorio. E’ come se fossimo sotto la legge marziale. La paura, il terrore e le campagne di rieducazione politica causano molte sofferenze”. Sono idee che il Premio Nobel peer la pace aveva gia’ espresso nei giorni scorsi, pur se poi aveva leggermente aggiustato il tiro quando, poco dopo, fu annunciata la visita in Cina di due inviati del governo tibetano in esilio per discutere della situazione con il governo cinese. La visita dei due inviati, confermata da un comunicato ufficiale del governo tibetano in esilio a Dharamsala nel nord dell’India, e’ pero’ coperta dal massimo riserbo, e dalla Cina non trapelano notizie. E’ cosi’ uscito di muovo allo scoperto il leader spirituale del Tibet. Ha detto che che occorre ora vedere che cosa decidera’ il parlamento tibetano in esilio il 17 novembre, quando sara’ convocato in seduta straordinaria, con la partecipazione di moltissimi fedeli buddhisati . In quella occasione, il Dalai Lama, che ha sempre seguito la ”via di mezzo” con i cinesi, chiedendo una piena autonomia per il suo Tibet e non l’indipendenza da Pechino, da raggiungere attraverso il dialogo e la non violenza, potrebbe, come ha piu’ volte annunciato, farsi da parte se il parlamento decidesse per una via piu’ decisa. La politica di mediazione del leader religioso e’ stata duramente criticata dai giovani tibetani, che sono per un intervento deciso nei confronti di Pechino, mentre molta parte della comunita’ internazionale continua a rimanere cauta sulla questione tibetana per non contrapporsi in maniera frontale con la Cina. Il 10 dicembre prossimo a Parigi e’ prevista una riunione dei premi Nobel per la Pace. Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha fatto conoscere oggi la sua disponibila’ a incontrarsi con il Dalai Lama in questa occasione, nonostante che nella visita di due settimane compiuta dal leader religioso in Francia lo scorso agosto durante il periodo delle Olimpiadi di Pechino 2008, fu salutato solo dalla first lady Carla Bruni. Il Dalai Lama, tuttavia, ha reso noto l’Eliseo, non ha confermato per ora la sua presenza, ”per motivi di salute”. Anche l’interprete ufficiale francese del Dalai Lama, Mathieu Ricard, ha dichiarato a ‘Le Journal de Dimanche’ che il settantatreenne Premio Nobel non sara’ a Parigi, senza spiegarne pero’ i motivi. Secondo alcuni osservatori, solo dopo la riunione del Parlamento tibetano in esilio il 17 novembre, il Dalai sciogliera’ la riserva annunciando anche quella che potrebbe essere la sua nuova veste.

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