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I talebani pachistani hanno eletto il nuovo leader

I talebani, dopo una assemblea generale (shura) durata due giorni, hanno designato il successore di Baitullah Mehsud, che Islamabad e Washington ritengono sia stato ucciso due settimane fa. Lo ha annunciato oggi un comandante talebano. La shura degli anziani ha designato all’unanimità Hakimullah Mehsud come successore di Baitullah Mehsud, ha detto al telefono Faqir Muhammed, che nei giorni scorsi aveva fatto sapere di avere assunto ad interim la guida degli insorti e avweva negato che Baitullah fosse morto. “Il successore designato di Baitullah Mehsud è Hakimullah Mehsud ma Baitullah non è morto, é solo seriamente ammalato ed impossibilitato nelle sue condizioni a seguire gli affari dell’organizzazione”, ha detto alla stampa locale Maulvi Fakir Muhammad (che nei giorni scorsi aveva assunto ad interim la guida dei talebani) secondo quanto riporta il quotidiano indiano Times of India. “In base alla sua volontà – ha proseguito Maulvi Fakir Muhammad – il suo successore avrebbe dovuto essere nominato mentre lui era ancora in vita ed infatti egli stesso ha scelto e designato Hakimullah Mehsud”. Hakimullah è stato per anni un fedele seguace di Baitullah Mehsud e fu poi nominato capo per le attività dei talebani nelle zone tribali di Khyber, Kurram e Orakzai. Hakimullah. Inoltre, sarebbe anche stato la mente di una serie di attacchi terroristici contro la NATO e contro convogli americani a Peshawar e nella zona di Khyber. Dopo la presunta morte di Baitullah si era diffusa la notizia che anche Hakimullah avesse perso la vita durante uno scontro nella regione del Sud Waziristan. Notizia poi smentita con una dichiarazione dello stesso Hakimullah e trasmessa da numerose televisioni locali.

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Comincia il ritorno a casa dei profughi pachistani

Il primo gruppo di sfollati dalle regioni pachistane nelle quali infuria la guerra dell’esercito contro i talebani, i cosiddetti IDPs (Internally Displaced Persons), hanno fatto oggi ritorno alle loro abitazioni. Un totale di 600 famiglie ha potuto fare ritorno a casa, lasciando i campi di Charsadda e Naushehra, a bordo di convogli composti da autobus e camion, sotto la stretta vigilanza della polizia e con un elevato spiegamento di forze di sicurezza. Ad ogni famiglia sono anche date state provviste alimentari per un mese e una somma di 25.000 rupie pachistane (poco più di 200 euro). Il processo di ritorno a casa dei quasi due milioni di sfollati, secondo il programma annunciato da fonti governative alla stampa pachistana, dovrebbe completarsi nei prossimi 14 giorni. La priorita’ verra’ data a coloro che si trovano nelle tende dei campi di accoglienza, seguiranno coloro che sono stati alloggiati in scuole, ospedali e altre strutture pubbliche, e per ultimi coloro che, durante il periodo della guerra, sono stati ospitati in altre zone del Paese da amici o parenti. Agli sfollati e’ stato anche consentito di portare con se’ le tende nelle quali hanno vissuto per circa due mesi in modo da poterle riutilizzare nelle loro aree di origine qualora, all’arrivo, dovessero trovare le loro case distrutte dalla guerra. Gli scontri tra esercito pachistano e talebani ebbero inizio lo scorso 26 aprile, dopo che i talebani violarono un controverso accordo di pace con il governo della NWFP (North West Frontier Province) e occuparono il Buner, a soli 100 chilometri dalla capitale del Paese, Islamabad. Le operazioni iniziarono nel distretto del Lower Dir per poi in seguito estendersi anche al Buner, allo Swat e al Sud Waziristan, dove ha sede il quartier generale di Baitullah Mehsud, leader del TTP (Tehrik-e-Taliban Pakistan), l’organizzazione che riunisce vari gruppi talebani nel paese. Il 24 giugno scorso, dopo quasi due mesi di aspri combattimenti che hanno portato alla morte di almeno 1700 estremisti (secondo dati forniti da fonti dell’esercito), il governo pachistano ha annunciato che tutti i talebani erano stati cacciati dalla valle dello Swat e dal Makaland e che presto la vita in queste aree del Paese sarebbe tornata alla normalita’. Ma non tutti sembrano convinti che il problema talebani possa ritenersi archiviato. In particolare la circostanza che nessuno dei leader talebani (Baitullah Mehsud in testa) sia stato ucciso o quantomeno catturato, desta preoccupazione in molta parte della popolazione delle zone interessate dal conflitto, che temono che prima o poi le forze talebane, sotto la guida dei loro leaders, possano prima o poi tornare ad organizzarsi e a farsi nuovamente vive. Che si tratti, insomma, solo di una tregua momentanea. Intanto anche le Nazioni Unite esprimono preoccupazione per il ritorno a casa delle popolazioni pachistane. Felipe Camargo, dell’Alto Commissariato per i Rifugiati dell’ONU, ha dichiarato che effettivamente alcune aree sono da considerarsi ”al sicuro e libere” ma ha poi aggiunto che e’ vitale che la popolazione sia correttamente informata delle condizioni che potrebbe trovare al rientro. Nelle zone interessate dal conflitto, infatti, l’elettricità e l’acqua sono state interrotte e la ricostruzione potrebbe richiedere anche alcuni mesi.

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