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Tibet, digiuni, casatielli e Tony Tammaro

Sono a casa, si sono a casa. E’ bastato entrare nella tromba delle scale per accorgersene. Odore di casatielli in tutto il palazzo. Massaie che impastano e infornano, e profumo di acqua di fiori d’arancio, vera essenza della pastiera. Pasqua Napoli è questa. Ma quest’anno sta assumendo, almeno per me, una connotazione diversa a causa della situazione tibetana. Fortunatamente Napoli è sempre una città vicina e accogliente nei confronti di coloro che soffrono. E così, il buon Luciano Stella, da sempre vicino alle posizioni tibetane, insieme alla sua Arte della Felicità, ha organizzato una serie di manifestazioni pro Tibet. A cominciare dalla proiezione di Impermanence, il documentario sulla vita del Dalai Lama girato dal mio amico Gautam Ghose e prodotto dal Kaka Scapagnini. Oltre 300 persone hanno affollato la sala e il foyer dell’Ambasciatori per vedere il documentario e sodalizzare con il Tibet. Per questo abbiamo anche scelto a turno di digiunare un giorno. Il mio turno sarà il 27. Sono stati giorni di passione, di pizze (nove in 6 giorni), di conferenze (come quella sull’India insieme al professore Ciriello, rettore dell’Orientale, e al filosofo Masullo per presentare il libro di Domenico Amirante), e di Tibet. E di scoperte. Come quella di una persona incredibile e insospettabile all’apparenza. Tony Tammaro. Il vate di Patrizia, Scalea, Super Santos, ‘A munnezza ‘da gente e tanti altri successi, si è appassionato alla causa tibetana e sta partecipando a tutti gli incontri. Una persona sensibile e gentile. Non poteva essere diversamente, vista la mole e la qualità di lavori che ha prodotto. E poi è napoletano. Non lo so, più ci vengo e più mi rendo conto che questa città ha una sua alchimia, un’atmosfera, dei geni, cromosomi che la rendono speciale come anche molti dei suoi abitanti. E neanche l’olezzo della munnezza sparsa (anche se la situazione mi è parsa migliore di quello che i media mostrano) riesce a camuffare l’alchimia. E poi ci sono le persone, gli amici, il torrese, l’aliberti, pomponio, gli altri. La scorsa nottata poi è stata di quelle da segnare per tutta la vita. Vento di mare, onde alte, l’acqua che batte sulle vetrate della Casa Rossa. L’odore del mare che, accompagnato dal vento forte, spifferava nelle fessure del ristorante-albergo, attraverso la tromba delle scale, quella dell’ascensore. Ci sono rimasto fino alle due di notte, ad ammirare Ernesto e Peppe che impastavano castielli. Alla fine ne ho contati oltre trenta. E ho assaggiato una torta caprese incredibilmente buona. Si, questa è vita.

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Il paese dei famed e degli affamed

Navigando su internet, per puro caso, ho scoperto che due italiani hanno ricevuto due delle più importanti onorificenze indiane.

La professoressa Maria Offredi dell’Università di Venezia, ha ricevuto dalle mani del presidente indiano Patil, un premio per la sua alta opera di diffusione dell’Hindi.

L’ingegnere Sergio Scapagnini ha ricevuto la Civic Reception (la più antica dell’India data nella prima edizione nel ’24 al Mahatma e poia Tagore, Gunter Grass, Madre Teresa, Amartya Sen, Mandela, etc) nella Council Chamber del comune di Kolkata per il suo lavoro di cooperante e la sua opera culturale nel campo cinematografico che da oltre 30 anni svolge a Calcutta.

Mi risulta (ne sono sicuro per il secondo) che siano i primi italiani a ricevere tali onorificenze, cosa che sicuramente onora non solo loro ma la comunità italiana, e io mi sento orgoglioso di questi due premi, soprattutto per il fatto di essere italiano residente in India.

Ma questo orgoglio, non è lo stesso delle autorità italiane. NESSUNO e ribadisco NESSUNO (università, ambasciate, istituti di cultura) ha diffuso la cosa che ho scoperto sui siti indiani ma che non sono riuscito neanche a stampare.

Il disinteresse delle nostre istituzioni è assurdo, come anche la loro faccia tosta, nel continuare a presentare all’estero come eminenti personalità, individui totalmente sconosciuti in patria.

Nei giorni scorsi ho ricevuto l’invito ad una tavola rotonda a Mumbai organizzata dalla Camera di Commercio indoitaliana. La tavola rotonda, alla quale hanno partecipato il direttore generale dell’Enit e general manager di aziende italiane era moderata, come si legge nel comunicato, dal “famed italian journalist Mauro Aprile Zanetti“.

Carneade, e chi è costui? Forse manco da troppi anni dall’Italia, ma io questo “famed” non l’ho mai sentito. Eppure dovrebbe essere un collega. Eppure io lavoro per l’Ansa, dovrei conoscere i “famed”.

Su internet ho scoperto che questo giovane è un bravo (almeno quello che dice il suo curriculum) documentarista e cinematografaro, ma col giornalismo non ha molto a che vedere. Ma, guarda caso, i suoi scritti, la sua biografia, i racconti delle sue gesta, sono raccolti nel sito e nella rivista delle Camere di Commercio Italiane all’estero riunite in Assocamerestero.

Inutile dire che ho protestato con questi della Camera, soprattutto per la qualifica di “famed” (ma dde che, direbbero sotto il Colosseo).

In quei giorni tra Delhi e Mumbai, a parte i quattro soliti giornalisti italiani (io per l’Ansa, una collega per Il Giornale e Apcom, il corrispondente della Rai e quello del Sole24Ore) c’erano anche (mi hanno detto) Severgnini e Rampini (quest’ultimo non lo stimo molto professionalmente sull’India, perchè credo scriva ovvietà più che raccontare l’India vera, ma questo è un altro discorso).

Ma loro hanno fatto venire, ovviamente a spese della Camera, questo “famed”. Forse io da Delhi ero troppo “affamed” e poco “famed” per loro. Ma scherzi e delusioni a parte (non che ci tenessi ad andare, la mia è solo una critica al modus operandi), tutto ciò è dimostrazione di quanto anche se continuiamo a riempirci la bocca con “Sistema Italia” e le istituzioni a tutti i livelli continuano a parlare di India, l’unica cosa che hanno appreso da questo paese è il sistema castale che, in Italia, si basa sugli “amici degli amici”.

Noi, figli di un dio minore, senza agganci, senza sponsor, siamo orgogliosi del nostro orticello, del nostro lavoro. Ci resto male, sono amareggiato, soprattutto perchè davvero stiamo decandendo e nel mio campo tante cose interessanti non riescono ad emergere perchè siamo appiattiti verso il basso.

La gente critica i giornalisti perchè sui giornali si parla solo di morti e non di cose belle. Si critica Vespa e Mentana perchè campano sulle storie di Rignano, di Perugia, di Cogne e simili. Ma questi ci campano perchè il lettore, l’ascoltatore, le segue, le legge. Anche il giornalismo, purtroppo, è mercato. Si produce e scrive quello che si vende.

Basta filosofeggiare. Oggi mi aspetta un pranzo con un collega venuto dall’Italia a base di spaghetti alla puttanesca, un incontro con Sonali (le cui foto sono nel mio blog roll di Flickr, raggiungibili cliccando su More Photos sulla dx) oggi pomeriggio e una cena con amici stasera.

E vaffa (senza offesa per nessuno) ai vari Aprile, Maggio e Giugno. Vaffa alle istituzioni che si autolodano, che gesticono le cose a loro piacimento, che dividono la torta internamente, che non hanno rispetto verso chi davvero vale.

Che si gigionassero contenti nel loro essere “famed”. Ma fortunatamente c’è gente, come la Offredi, Scapgnini e tanti altri, che fanno davvero le cose e, proprio perchè credono in quello che di buono fanno senza nessun fine, rifuggono dall’essere “famed”.

Finisco con una citazione (dovete scoprire voi da dove viene, un regalo a chi lo scopre):

Figlio mio adorato, non rinnegare mai la tua gentilezza. Lasciatene illuminare.

Ti diranno che è un difetto del carattere, una malattia grave,

perchè quelli che ne sono affetti, sono destinati a perdere le battaglie di tutti i giorni.

E’ vero, ma tu non li ascoltare.

La gentilezza è la nostra forza.

E le nostre vittorie non appartengono a questo tempo…. a questo mondo!

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