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Il pakistan del dopo Musharraf tra tensioni, incertezze e attentati

Ecco il pezzo uscito nel circuito dell’Ansa ieri.

Si apre tra sangue, instabilita’ e incertezza il dopo Musharraf. All’indomani dell’annuncio delle dimissioni da parte dell’ex presidente pachistano Pervez Musharraf, i due principali partiti, la Lega musulmana pachistana-N dell’ex primo ministro Nawaz Sharif e il Ppp del vedovo della Bhutto, Asif Ali Zardari e di suo figlio Bilawal, si trovano ad affrontare un momento di impasse, divisi su questioni politiche di fondo e incapaci, almeno sinora di trovare una soluzione o quantomeno un compromesso. Quella di oggi e’ stata una giornata di riunioni fiume che pero’ non hanno portato a nulla. Sullo sfondo un paese agitato dall’imperversare dei terroristi specie nelle zone di confine e scosso da continui attentati. L’ultimo oggi, quando oltre venti persone sono rimaste uccise per l’esplosione di un ordigno nell’ospedale di Dera Ismail Khan, nel Pakistan nord occidentale, al confine con le zone tribali. L’ordigno e’ esploso quando un gruppo di persone si e’ riunito nei pressi dell’ospedale per protestare per l’uccisione di un leader sciita che era poco prima stato colpito a morte e che era stato trasportato proprio in quell’ospedale. E ieri notte almeno venti militanti islamici sono stati uccisi in scontri con le forze di sicurezza pachistane a Bajur, roccaforte dei taleban ai confini con l’Afghanistan. L’attentato di oggi e’ stato rivendicato dal portavoce locale dei Taleban, Maulvi Umer, che ha detto che attacchi suicide del genere continueranno fino a quando non smetteranno le operazioni dell’esercito pachistano nello Swat e in altre aree della North West Frontier Province, la provincia di nord ovest al confine con l’Afghanistan. Sul versante politico non si trova un accordo su problemi quali la restaurazione dei giudici deposti proprio da Musharraf e il destino di quest’ultimo, e l’elezione del suo successore. Per questo ruolo, da un lato sembra che il candidato ideale possa essere Nawaz Sharif, ma dall’altro il Ppp non pare disposto a cedere, come ieri ha ribadito Bilawal Bhutto. In gioco anche un esponente della Nwfp, per tentare di tenere unito il paese, e la sorella di Zardari, che ha preso il posto di Benazir Bhutto in parlamento. Le divergenze maggiori sembra siano sulla questione dei giudici rimossi da Musharraf. La lega pachistana musulmana-N vorrebbe che i giudici tornassero al proprio posto subito, senza ulteriori indugi e senza troppe formalita’ mentre il Ppp di Asif Ali Zardari propenderebbe per una procedura diversa, seguendo la costituzione. Zardari e’ infatti piu’ cauto, preoccupato forse anche dell’eventuale rientro del giudice Chaudry, oppositore di quel Nro (National Reconciliation Order) che aveva permesso proprio alla Bhutto e a Zardari di tornare in Pakistan. L’incertezza politica, la mancanza di un solido terreno comune, rende dunque il paese estremamente fragile, in cui restano dubbi anche su quello che sara’ il futuro di Musharraf. Mentre dall’Arabia Saudita giunge una smentita che l’ex presidente starebbe per trasferirsi a Gedda, il Daily Telegraph ha oggi affermato che corrono voci che potrebbe essere proprio Londra la prossima destinazione di Musharraf. Intanto non e’ ancora chiaro se all’ex presidente verra’ o meno concessa l’immunita’ o se dovra’ comunque affrontare un processo per tradimento. Anche su questo non vi e’, a quanto pare, ancora consenso. Stamane un gruppo di parlamentari ha chiesto che Musharraf affronti un ”processo chiaro e trasparente” e che non lasci il paese. Ipotesi questa non appoggiata dai sostenitori dell’ex presidente, i membri della lega pachistana-Q, e in parte forse anche dal Ppp, che propenderebbe per lasciare la decisione finale su Musharraf al parlamento. Mentre continuano i festeggiamenti per le strade per le dimissioni di Musharraf, un sondaggio ha rivelato che il 67% dei pachistani sono contenti che il generale-presidente Musharraf sia andato via, e il 65% lo vorrebbe sotto processo. (ANSA)

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Musharraf abbandona, paese volta pagina

Ecco il pezzo uscito ieri sera nel circuito Ansa.

Dopo nove anni di ‘regno’, il presidente pachistano Pervez Musharraf ha rassegnato oggi le dimissioni ed ha lasciato il palazzo presidenziale, travolto da una serie di accuse di corruzione e scandali politici. “Abbandono nell’interesse supremo del paese”, ha detto stamani l’ex generale, 65 anni, alla fine di un discorso alla nazione, che è stato salutato per le vie di Islamabad e di altre città pachistane da canti, danze e manifestazioni di gioia da parte dei sostenitori della coalizione di governo, vincitrice delle elezioni politiche del febbraio scorso. La decisione di gettare la spugna, nonostante le smentite dei più stretti collaboratori dell’ex presidente fino a poco prima dell’inizio del discorso, era nell’aria oramai dal 7 agosto scorso, da quando i partiti vittoriosi nelle elezioni politiche, con in testa il Partito del popolo pachistano (Ppp) e la Lega Musulmana Pachistana-N, avevano- annunciato che avrebbero iniziato una procedura di impeachment nei confronti del presidente, accusato di gravi reati contro la costituzione. Le dimissioni di Musharraf, salito al potere nel 1999 con un incruento colpo di stato e per anni indispensabile alleato degli stati Uniti nella guerra contro il terrorismo internazionale, lasciano molti interrogativi sul tappeto, anche a causa della fragilità della coalizione di governo e dell’assetto interno del paese, che deve fronteggiare una continua minaccia terroristica. E giungono nel giorno in cui i partiti di Asif Ali Zardari, vedovo di Benazir Bhutto, e di Nawaz Sharif, ex primo ministro, avevano intenzione di presentare il dossier con i capi d’accusa e le motivazioni della richiesta di impeachment nei confronti del presidente. Alla notizia delle dimissioni, sia Nawaz Sharif che Asif Ali Zardari, hanno parlato di “vittoria del popolo”. E il giovane figlio di Zardari, Bilawal, presidente del Partito del popolo pachistano e indicato da sua madre, Benazir Bhutto, come suo erede politico, arrivato proprio oggi a Karachi, ha esultato. ” Il maggiore ostacolo alla democrazia è stato rimosso – ha affermato parlando da presidente del partito – Sono molto orgoglioso del mio popolo e del mio paese. Il giorno dopo l’uccisione di mia madre dissi che la democrazia è la migliore vendetta. Oggi ne sono ancora più convinto. Nel suo discorso d’addio Musharraf si è soffermato molto sulle accuse mossegli, in particolare quella di aver intascato finanziamenti Usa destinati alla lotta al terrorismo. “Non una sola accusa contro di me potrebbe essere provata – ha scandito – perché non ho fatto nulla per me, ma tutto per il Pakistan”. E ha vantato numerosi successi raggiunti dal Pakistan durante il suo mandato: “il Pakistan era percepito nel mondo intero come uno stato terrorista – ha aggiunto – ma io ho aiutato a cambiare la percezione del Pakistan nel mondo, favorendo due elezioni, raggiungendo importanti obiettivi, migliorando l’economia. Ho preso in mano il paese mentre stava cadendo nelle mani dei terroristi… La stessa imposizione della legge marziale ha aiutato la crescita del Pakistan”. Sul Pakistan del dopo-Musharraf si profilano nubi. La coalizione di governo è instabile. Il PPP rimane fermo sulle sue posizioni e il partito di Sharif è da maggio fuori dall’esecutivo. Sia Zardari che Sharif aspirano alla carica presidenziale, da oggi e per i prossimi trenta giorni, nelle mani del presidente del Senato Muhammadmian Soomro. A complicare le cose, anche il ritorno di Bilawal Bhutto, molto amato dal popolo, ma ancora giovanissimo, compirà 20 anni il prossimo 21 settembre. Per tutta la sera, fino a notte, si é tenuta una riunione fiume dei due maggiori partiti per disegnare il futuro assetto del Pakistan, che non ha portato ancora a nulla. Sul tavolo, il reintegro in carica dei giudici esautorati da Musharraf e il ripristino della costituzione del 1973, che era stata emendata in direzione fortemente presidenziale dall’ex generale. Secondo le indiscrezioni di stampa pachistana, a convincere Musharraf a dimettersi si sarebbero dati molto da fare i servizi segreti sauditi, che gli avrebbero assicurato un’uscita di scena onorevole. Un aereo militare saudita è da qualche giorno a Rawalpindi, dove risiede Musharraf, e sarebbe pronto a portarlo a Gedda. Gli stessi emissari sauditi avrebbero ottenuto che il presidente non venga processato. (ANSA).

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Musharraf, un profilo

Un mio profilo di Musharraf apparso oggi su Il Mattino.

Da nove anni padre-padrone assoluto del Pakistan, l’ex generale Pervez Musharraf è stato sempre considerato un uomo forte all’interno dello scacchiere orientale. Fautore di una stretta alleanza con gli Stati Uniti, che gli ha causato non pochi problemi di terrorismo interno per le proteste di militanti islamici vicini, negli ultimi anni, alle posizioni dei terroristi fondamentalisti e dei talebani, Musharraf ha saputo tessere buoni rapporti all’estero, che hanno portato anche alla ripresa dei rapporti con l’India. La sua capacità e i “successi” in campo internazionale, però, non sono stati bilanciati da una capacità di gestione del paese che, invece, è passato da una democrazia ad una quasi dittatura, con un capo dello stato affermatosi con un colpo di stato (nel 1999) e rieletto “democraticamente” il 6 ottobre scorso. Gli oppositori politici lo accusano di aver militarizzato il paese: non a caso l’ex generale capo dell’esercito, carica che ha tenuto per se unitamente a quella di presidente per anni, aveva trasferito anche la sua residenza ufficiale da Islamabad a Rawalpindi, sede dell’esercito. Proprio la forza nei confronti del fragile assetto democratico del paese gli sono costati il ruolo e lo hanno costretto all’esilio. Il generale nato a New Delhi 65 anni fa, infatti, nel novembre scorso, all’indomani della sua rielezione, decise di dichiarare lo stato di emergenza in Pakistan, sciogliere le camere, concentrare in se tutto il potere, dopo aver già dismesso giudici ostili, tra i quali quell’Iftikhar Chaudry, capo della corte suprema, che avrebbe dovuto decidere sull’ìeleggibilità di Musharraf e che per la sua detenzione agli arresti domiciliari, dove si trova da oltre un anno. Non solo: Musharraf si affrettò a cambiare la costituzione promulgata nel 1973, emendandola nel senso di concedersi più poteri, conferendosi il diritti di sciogliere le camere e dimettere il primo ministro. Un pungo duro che aveva usato anche per reprimere azioni terroristiche interne, come quella che nel luglio dell’anno scorso portò l’esercito ad aprire il fuoco contro gli studenti e i talebani asserragliati nella moschea rossa di Islamabad facendo oltre 100 vittime. Sicuro di tenere in mano il potere, il presidente mise un suo uomo a capo dell’esercito e continuava a gestire l’ISI, il terribile servizio segreto pachistano, accusato, tra l’altro, di essere dietro alla morte dell’ex primo ministro Benazir Bhutto e, recentemente, alle bombe all’ambasciata indiana di Kabul. Con la stessa sicurezza affrontò le elezioni di febbraio dell’anno scorso che lui stesso aveva indetto su pressioni internazionali, in primis quelle dell’alleato americano, che però, grazie anche all’onda emotiva seguita all’attentato fatale che colpì Benazir Bhutto, furono vinte dal partito del popolo pachistano della Bhutto mentre la sua Lega Pachistana Musulmana-Q subì una sonora sconfitta. Da allora, la sua parabola è andata discendendo. Nonostante si fosse prodigato per far tornare in patria la Bhutto e Zardari, suo marito, questi, su pressioni del nemico giurato di Musharraf, Nawaz Sharif (lo stesso che, primo ministro, nel 1999 fu mandato all’esilio in seguito al colpo di stato del generale), suo alleato di governo, ha fatto di tutto per cacciarlo, minacciando l’impeachment e accusandolo, tra l’altro, di aver sottratto fondi dagli aiuti statunitensi alla lotta al terrorismo. Fondi che sarebbero serviti anche a rintracciare quell’Osama Bin Laden che, da quando è cominciata la sua latitanza, si dice essere nelle montagne pachistane ai confini con l’Afghanistan. Circostanza che Musharraf ha sempre rinnegato, soprattutto per tenere buono l’alleato americano il quale, però, alla prima occasione gli ha parzialmente girato la faccia, concedendo all’India e non al Pakistan forniture nucleari civili. Dimostrazione, questa, secondo analisti, del fatto che comunque gli USA sapevano di avere in Musharraf un alleato scomodo ma necessario, vista la posizione strategica del paese. Ora per lui pare si prospetti un futuro in Arabia Saudita, a Gedda, la stessa città (e pare lo stesso palazzo) che ospitò il suo rivale Nawaz Sharif.

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Musharraf si è dimesso

Il presidente del Pakistan, Pervez Musharraf, si e’ dimesso al termine di settimane di accuse e speculazioni sul suo futuro politico. In un discorso alla nazione il presidente ex generale ha detto che presenta le sue dimissioni ”nell’interesse della nazione”. Il presidente, al quale si prospetta secondo fonti di stampa pachistane un futuro da ospite d’onore a Jedda in Arabia Saudita, ha rigettato tutte le accuse rivoltegli dal governo e che sarebbero sfociate in questa settimana in un copioso dossier che sarebbe servito da base per la procedura di impeachment. ”Dopo aver soppesato la situazione e ascoltato i pareri di diversi consiglieri di diritto e alleati politici, ho deciso di dimettermi”, ha detto Pervez Musharraf nel discorso alla nazione. Il presidente alla fine si e’ commosso. Musharraf ha chiesto ai suoi elettori di sostenere la sua decisione e ha detto che sara’ la storia a giudicarlo, spiegando che aveva gia’ lasciato da generale per far evolvere la democrazia nel paese. Musharraf, che non sara’ sottoposto a nessun processo, ha anche detto che ”il Pakistan perdera’ se l’impeachment sara’ portato avanti”, spiegando che il suo paese ”sta soffrendo a causa di vendette politiche”. L’ex presidente, che ha annunciato che presentera’ la lettera ufficiale stesso oggi al presidente dell’assemblea nazionale, ha ribadito di avere avuto come ”solo interesse quello di restaurare e de evolvere la democrazia, rafforzando il processo democratico nel paese”. Il presidente ha anche giustificato la decisione della legge marziale, affermando che ”ha aiutato la crescita del Pakistan”. Per Musharraf, inoltre, ”il Pakistan era percepito nel mondo intero come uno stato terrorista ed io ho aiutato a cambiare la percezione del Pakistan nel mondo, favorendo due elezioni, raggiungendo importanti obiettivi, migliorando l’economia. Ho preso in mano il paese mentre stava cadendo nelle mani dei terroristi”. Musharraf ha chiuso accusando i ”traditori che stanno rovinando il paese colpendo me”.

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In discussione l’impeachment per Musharraf

Musharraff deve essere cacciato perche’ si e’ indebitamente appropriato di una ingente somma di denaro concessa dagli americani come supporto alla lotta al terrorismo. Questa una delle accuse piu’ gravi rivolte al Presidente Pakistano per le quali l’Assemblea Nazionale del Pakistan si e’ riunita stasera per finalizzare la procedura di impeachment. Musharraff e’ accusato di aver violato la Costituzione e di aver tenuto una cattiva condotta nei confronti della Nazione, conducendola al disastro economico. La coalizione di maggioranza, guidata dal PPP, il partito dell’ex primo Ministro Benazir Bhutto, uccisa lo scorso mese di dicembre, ha bisogno del supporto di almeno 295 dei 442 membri della camera per poter iniziare la procedura che dovrebbe servire a mandare a breve a casa Musharaff. Al momento i voti certi su cui puo’ contare sembrano essere 250. Non tutti i giochi sembrano dunque essere fatti e Musharraff pare convinto di avere ancora qualche asso nella manica. La Lega Pakistana Musulmana ha deciso di dare il suo supporto al Presidente se questi dovra’ difendersi in caso di impeachment. Asif Ali Zardari, vedovo della Bhutto e attuale presidente del PPP, principale promotore della causa anti-Musharraff, e’ convinto che ormai non ci sia altra via all’impeachment, soprattutto dopo i continui rifiuti del Presidente pakistano di dimettersi spontaneamente per evitare l’umiliazione di una destituzione ufficiale, la prima, se verra’ confermata, a verificarsi nella storia del Pakistan. Le accuse rivolte dalla coalizione di maggioranza a Musharraff, che verranno specificate nei prossimi giorni in un dossier che potrebbe, secondo fonti ufficiali, essere piu’ lungo di 100 pagine, sono molto gravi.

”Il nostro grande vecchio Musharraff non potra’ far passare sotto silenzio il miliardo di dollari all’anno che gli americani hanno dato al Paese come sostegno all’esercito – ha dichiarato Zardari in un intervista al Sunday Times – l’esercito ha avuto solo 250-300 milioni, ma dov’e’ finito il resto? Stiamo parlando di 700 milioni di dollari all’anno che mancano. Somma che e’ stata presa da Musharraff per altri scopi e che noi dobbiamo scoprire quali sono”. Zardari accusa Musharraff anche di aver fomentato il conflitto nel Baluchistan e nelle zone tribali e di non aver mai agito nell’interesse del Paese.

”Si tratta di accuse false, non c’e’ nulla di vero, perche’ Musharraff dovrebbe dimettersi?” ha replicato Rashid Qureshi, il portavoce del Presidente. Dopo una riunione con i suoi sostenitori, Musharraff ha fatto sapere che non intende dimettersi perche’ e’ innocente e che dimostrera’ dinanzi alla nazione la infondatezza delle accuse rivoltegli.

In base alla procedura prevista dalla Costituzione, per poter avviare l’impeachment contro Musharraff occorre il 50% dei voti in Senato o nell’Assemblea Costituente. Una volta votato l’impeachment, Musharraff avra’ tre giorni per difendersi. Non prima di sette giorni e non oltre 14 giorni una Commissione congiunta del Senato e dell’Assemblea dovra’ poi riunirsi per investigare sulle accuse.

Se la Commissione congiunta si pronuncera’ contro Musharraff decretandone la colpevolezza, occorreranno, infine, i due terzi dei voti favorevoli in entrambe le camere del Parlamento per poter completare la complessa procedura e arrivare alla destituzione del Presidente.

Scartata (almeno sinora) l’ipotesi delle dimissioni, non e’ ancora chiaro quale sara’ la via prescelta da Musharraff, se (come vorrebbero i suoi sostenitori) scegliera’ di contestare l’impeachment in Parlamento, tentando di dimostrare la sua innocenza, o se invece decidera’ di sciogliere le Camere. La situazione nel Paese appare molto incerta e tesa, anche dopo che si e’ diffusa la notizia del video lanciato dal numero due di Al Qaida, Al Zawahiri (secondo quanto reso noto dalla societa’ di intelligence IntelCenter) che ha invitato il Pakistan alla guerra santa, lamentando la scelta del governo di vicinanza agli americani e chiedendo alla popolazione di sostenerlo.

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Impeachment per Musharraf, i partiti decidono di si

I partiti di maggioranza nel parlamento in Pakistan hanno deciso di cominciare le pratiche per l’impeachment contro il presidente Pervez Musharraf. La decisione, nell’aria da qualche giorno, e’ stata ufficializzata oggi a Islamabad in una conferenza stampa presieduta da Asif Ali Zardari, vedovo di Benazir Bhutto e copresidente del Partito del Popolo Pachistano, alla presenza dell’alleato Nawaz Sharif, ex primo ministro e leader della lega Pachistana Musulmana-N, e degli altri alleati nel fronte anti Musharraf. ”E’ diventato imperativo l’impeachment per il Presidente Musharraf”, ha detto Zardari ai giornalisti riuniti a casa sua. Secondo il vedovo di Benazir, che ha letto l’atto di accusa contro il presidente scritto insieme agli alleati dopo tre giorni di intense discussioni, il presidente avrebbe ”agito in maniera extra costituzionale, e’ responsabile dell’impasse economica del paese, ha minato la transizione democratica del paese”. Zardari ha assicurato che il passo successivo all’impeachment, sara’ quello di rimettere ai loro posti i giudici rimossi oltre un anno fa da Musharraf. Proprio sul reintegro dei giudici la coalizione di governo si e’ rotta lo scorso maggio. nove ministri fedeli a Sharif hanno lasciato l’esecutivo per protestare contro il rinvio del reintegro dei giudici da parte del partito di Zardari. Lo stesso motivo, ha portato ad uno stallo nelle discussioni di questi giorni durante i quali Sharif ha abbandonato piu’ volte il tavolo, accusando il PPP di non voler agire contro Musharraf. Zardari ha anche promesso di ristabilire la Costituzione cosi’ come era prima delle modifiche fatte da Musharraf il 3 novembre scorso. Fra queste modifiche, ce ne sta una che potrebbe salvare il presidente. Musharraf infatti, si affretto’ ad emanare un emendamento dando poteri al presidente di sciogliere il parlamento per sicurezza nazionale. Una ipotesi che gli analisti pachistani ritengono molto probabile ma che Zardari e Sharif hanno rigettato, affermando che ”se lo dovesse fare, sarebbe l’ultimo verdetto contro il popolo, contro il mandato del popolo e contro il Pakistan”. Gli avversari di Musharraf accusano il presidente di non essersi mai presentato in Parlamento per un voto di fiducia, non rispettando un dettame costituzionale. I leader di maggioranza hanno fatto intendere che il Parlamento potrebbe riunirsi gia’ lunedi’ per decidere su Musharraf. La prima azione sara’ chiedere il voto di fiducia, al quale seguira’ poi la procedura di impeachment. Per approvare l’impeachment e cacciare Musharraf, secondo la costituzione pachistana, ci vogliono i due terzi del parlamento. Zardari assicura di avere piu’ del 90% dei consensi dei parlamentari. Musharraf, che non ha ancora commentato la notizia ha trascorso il pomeriggio e la serata in riunione con esperti costituzionali e alleati per trovare una via d’uscita. Tre le strade: oltre ad accettare l’impeachment e andare alla conta dei parlamentari, il presidente potrebbe dimettersi o sciogliere le camere. Al momento, stando a quanto riportato da un parlamentare vicino a Musharraf, il presidente non si vuole dimettere e andra’ incontro all’impeachment, puntando sulla conta dei parlamentari. Secondo alcuni osservatori, Musharraf ritiene di poter tirare a se qualche voto. Intanto ha deciso di non partecipare alla cerimonia di inaugurazione delle olimpiadi, dove sara’ presente il primo ministro Gilani.

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Deciso l’impeachment per Musharraf

I due partiti della coalizione di governo in Pakistan si sono detti d’accordo per avviare una procedura di destituzione nei confronti del presidente Pervez Musharraf. Lo hanno detto all’agenzia France Presse esponenti delle due formazioni politiche. “I partiti della coalizione hanno raggiunto un accordo di principio per avviare una mozione di destituzione contro il presidente Musharraf”, ha detto una delle fonti al termine di tre giorni di discussioni fra i rappresentanti del governo. Il portavoce dei due partiti – guidati rispettivamente dal marito della defunta Benazir Bhutto, Asif Ali Zardari, e dall’ex premier Nawaz Sharif – ha detto che un annuncio ufficiale verrà fatto più tardi in giornata. Il parlamento pachistano avvierà probabilmente la prossima settimana le procedure per la destituzione del presidente Pervez Musharraf. Lo ha detto all’agenzia Reuters un esponente della coalizione di governo a Islamabad. “Abbiamo proposto che l’Assemblea Nazionale venga convocata l’11 agosto”, ha detto la fonte che ha chiesto di rimanere anonima.

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Musharraf: ho l’esercito con me e non mi dimetto

Il presidente pachistano Pervez Musharraf ha respinto le richieste di dimissioni e ha detto di avere ancora il sostegno delle potenti Forze armate del suo paese, sottolineando che si sarebbe già ritirato dalla vita politica se fosse stato convinto che ciò avrebbe potuto risolvere i problemi del Pakistan. Musharraf, andato al potere con la forza nel 1999, ha definito “ipocriti” coloro i quali affermano che i 500 mila militari del Pakistan – paese che possiede l’arma atomica – non lo appoggiano più dopo che lui ha cessato di essere capo delle Forze armate, lo scorso novembre. “L’esercito non mi lascerà mai solo”, ha detto Musharraf parlando ieri a una riunione di uomini d’affari a Karachi. La stampa pachistana ha riferito nelle ultime settimane di crescenti tensioni tra il presidente Musharraf e il nuovo capo delle Forze armate, il generale Ashfaq Kayani.

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Vietato a Sharif partecipare alle elezioni suppletive

L’Alta corte di Lahore in Pakistan ha dichiarato ineleggibile Nawaz Sharif, l’ex primo ministro capo della Lega pachistana musulmana-N (PML-N). La decisione dei tre giudici del tribunale pachistano e’ stata annunciata dalla televisione Geo News, che ha mostrato immagini di manifestazioni pro Sharif a Lahore e a Islamabad, nelle quali si cantavano slogan antigovernativi, protestando contro la decisione del tribunale. A Nawaz Sharif era stato vietato di partecipare alle elezioni di febbraio scorso, in quanto ancora sotto condanna per il dirottamento dell’aereo del presidente Pervez Musharraf nel 1999, a seguito del quale fu esiliato dal Pakistan. Per lui non e’ valsa l’amnistia che Musharraf ha garantito alla Bhutto e a suo mariti Asif Ali Zardari, che ha permesso loro di rientrare in Pakistan ad ottobre scorso. A Sharif era in un primo tempo stato permesso di partecipare ad elezioni suppletive e poi oggi la decisione della corte che ribalta la precedente. Decisione che, per Sharif, si basa su una ‘cospirazione’ e su una ‘decisione politica’. La corte ha anche deciso che suo fratello Shahbaz Sharif, anch’egli esiliato in passato, potra’ continuare ad essere primo ministro della provincia del Punjab, carica che ricopre da qualche mese. I tre giudici hanno chiarito che la posizione di Shahbaz non e’ definita e la parola finale spetta alla commissione elettorale pachistana. Il PML-N di Nawaz Sharif e’ risultato il secondo partito piu’ votato alle scorse elezioni pachistane di febbraio e ha formato il governo insieme al partito del popolo pachistano di Zardari. Tre settimane fa, pero’, per divergenze sul reintegro dei giudici, i ministri del PML-N hanno abbandonato il governo.

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Avvocati e giudici in marcia contro Musharraf

Un migliaio di avvocati, giudici, attivisti politici e per i diritti umani hanno cominciato una lunga marcia per la democrazia in Pakistan che si concluderà tra giovedì e venerdì a Islamabad. Manifestanti di tutto il paese si sono uniti e stanno marciando, al grido di “via Musharraf” attraverso il Pakistan per richiedere il reintegro nei loro ruoli dei giudici che il presidente Pervez Musharraf ha dimesso a novembre con la proclamazione dello stato di emergenza. La manifestazione è dichiaratamente anti Musharraf, contro il quale da giorni si scagliano gli strali della maggioranza di governo, seppur con qualche distinguo. Asif Ali Zardari, vedovo di Benazir Bhutto e co-presidente del Partito del Popolo Pachistano, il più importante del paese, ha detto, parlando ai giornalisti a Jeddha dove era in visita, che non accetta Musharraf come “presidente costituzionale” perché alla carica ci è arrivato “per default” vista la sua carica precedente di capo dell’esercito e presidente con pieni poteri. Ma, di contro, Zardari non ha parlato di rimozione forzata del presidente con il quale il suo partito ha “una relazione di lavoro e dobbiamo portare avanti insieme gli affari di stato”. Zardari si è dichiarato favorevole all’approvazione di un pacchetto di riforme costituzionali che riducono i poteri del presidente. Più duro contro il Musharraf è invece Nawaz Sharif, leader del secondo partito pachistano, la Lega Musulmana Pachistan-N, che chiede l’impeachment per l’ex generale e un processo per tradimento. Ma anche all’interno dello stesso PPP c’è chi, come il portavoce Farhatullah Babar, chiede l’impeachment per Musharraf. Secondo analisti politici pachistani, la differenza tra le posizioni dei due leader politici è dovuta alla differente visione della soluzione del problema dei giudici rimossi, soprattutto di Iftikhar Chaudhry, il capo della corte suprema e nemico giurato di Musharraf. Se il giudice venisse rimesso al suo posto, sicuramente agirebbe costituzionalmente contro Musharraf e la sua rielezione del dicembre scorso. Ma potrebbe agire anche contro le decisioni dello stesso presidente, tra le quali l’amnistia concessa a Benazir Bhutto e allo stesso Zardari, che ha permesso alla coppia di tornare in patria e a Zardari di assumere la presidenza del partito e di candidarsi in parlamento. Zardari e il suo partito hanno temporeggiato sul reintegro di Chaudhry e degli altri giudici, motivo per il quale il PML-N ha ritirato i suoi ministri dal governo. Musharraf si è detto pronto ad accettare tutto, anche l’impeachment, perché previsto dalla costituzione.

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