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Finchè c’è guerra…

Stamattina sono andato per lavoro al Defexpo, la fiera della difesa. In pratica è una fiera di armi: cannoni, mitragliatrici, missili, lanciarazzi, carri armati, sottomarini, elicotteri, aerei da guerra e quant’altro fanno bella mostra di se. I paesi espositori? oltre all’India, Israele, Russia Inghilterra e Italia.

Nello stand italiano, insieme ai modellini di incrociatori della Fincantieri, facevano bella mostra di se le torrette da carrarmato e i razzi delle società controllate da Finmeccanica, proprio di fronte allo stand dei Russi dove i proiettili erano messi in fila e bastava aprire una vetrina per prendere un’arma.

Fucili e pistole di tutti i tipi, in qualche stand si potevano pure provare. Militari eccitati come bambini in una fabbrica di caramelle passavano fra gli stand, informandosi sulla potenza di fuoco delle varie armi, imbracciandole, mimando di sparare. Graduati dell’esercito indiano, con turbanti lustri e centinaia di medaglie luccicanti, erano accompagnati da stuoli di sottufficiali attraverso gli stand. Si fermavano soprattutto dinanzi a quelli dove le armi erano grandi o dove le potevi toccare.

La sicurezza nell’area era un eufemismo. Dopo essere praticamente entrato con l’auto dentro al padiglione 11 dove si teneva il Defexpo, sempre in barba alle centinaia di poliziotti dispiegati, sono entrato nella sala esposizioni senza essere controllato da nessuno e senza badge di riconoscimento e di accreditamento. O, meglio, un timido tentativo di fermarmi il poliziotto alla porta lo ha fatto. Io ho detto: Salutam’ a soret e lui mi ha fatto passare senza problemi, senza badge, senza controlli.

Tra l’altro, la mia già prominente pancia era ancora più prominente a causa dell’Ipod Touch che avevo appeso al collo in una borsetta sotto il maglio. Nessuno si è insospettivo, poteva anche essere una bomba e facevo una strage. Ma questo è ancora una volta un esempio del concetto di sicurezza secondo gli indiani.

Tornando alla fiera, mi girava la testa. Non sono un fanatico integralista né un utopista o sognatore, ma tutte quelle armi mi davano fastidio, repulsione. L’atmosfera era da fiera paesana, da fiera della casa, ma invece di piatti, mobili bicchieri, vendevano armi. Di tutti i tipi. Che servono per la difesa. Ma per la difesa servono gli scudi, non le armi. Le armi servono per attaccare, non per difendere.

Pensavo che mi sembrava strano passeggiare fra quegli stand proprio nel paese che ha dato i natali ad un piccolo uomo che ha insegnato come la difesa senza armi porti a soluzioni incredibili. Altri tempi e altri uomini, direte voi, certo, ma questo mercato di armi mi ha scosso.

Mi è venuto in mente quel bellissimo film con Alberto Sordi, finchè c’è guerra c’è speranza. E mi sono intristito, non per il film.

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