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Finita la guerra in Sri Lanka, annunciata morte del leader LTTE

l conflitto durato oltre un quarto di secolo nello Sri Lanka fra le forze regolari e la guerriglia Tamil e’ drammaticamente finito oggi con l’annuncio da parte dei vertici militari della liberazione di tutto il territorio cingalese e della morte dei massimi dirigenti dell’ Esercito di liberazione delle Tigri Tamil (Ltte), compreso il mitico capo supremo, Vellupillai Prabhakaran. Un annuncio al quale fa pero’ da contrappeso oggi la richiesta dell’Unione europea che venga avviata un’indagine indipendente sulle presunte violazioni dei diritti umani nello Sri Lanka e che i responsabili siano assicurati alla giustizia. Quanto al leader dei ribelli, i militari hanno affermato che e’ stato ucciso mentre cercava di fuggire dalla cosidetta ”zona di sicurezza” a bordo di un ambulanza. Insieme a lui sono morti anche il comandante della ”marina” dell’Ltte (Le Tigri dei Mari), Soosai, e il capo dei servizi segreti delle Tigri, Pottu Amman. Entrambi, dicono i militari, si trovavano sull’ambulanza. ”Quando le truppe hanno aperto il fuoco – ha raccontato una fonte – il l’ambulanza ha cercato di sfuggire, ma e’ stata colpito e ha preso fuoco”. In precedenza era stata anche confermata la morte del figlio di Prabhakaran, Charles Antony, il cui cadavere e’ stato mostrato in tv, e di alcuni altri massimi dirigenti dell’Ltte. Raggiante, il comandante delle forze armate cingalesi, generale Sarath Fonseka, ha annunciato la fine dei combattimenti e la riconquista di tutto il territorio nazionale: ”Abbiamo liberato l’intero Paese, liberando completamente il nord dai terroristi. Abbiamo ripreso pienamente il controllo delle zone tenute dall’Ltte”, ha annunciato alla tv il generale. Nell’ultimo lembo di terra, all’incirca 100 metri per 100, in cui la 58/a e la 59/a Divisione dell’esercito sono entrate, indica un altro comunicato, ”sono stati raccolti oggi i cadaveri di almeno 250 guerriglieri Tamil”. I vertici dell’Ltte, ha infine reso noto oggi l’agenzia Tamilnet, hanno tentato disperatamente la notte scorsa di far intervenire il Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr) per salvare un migliaio di militanti militari e civili Tamil nella ”zona di sicurezza”. Ma e’ stato inutile, conclude Tamilnet, e ”tutto si e’ concluso con un omicidio premeditato da parte delle forze armate cingalesi (Sla)”.

fonte: Ansa

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Finita la guerra, il problema sono i civili

E’ militarmente finita la guerra in Sri Lanka, con da un lato l’esercito che annuncia la vittoria militare e dall’altra i ribelli che annunciano di aver cessato le ostilita’, ma non sono ancora chiare le sorti degli ultimi ribelli e soprattutto dei loro leader Prabhakaran, che alcuni danno per gia’ morto. Il presidente cingalese Mahinda Rajapaksa e’ tornato in Sri Lanka, accolto da dignitari politici e religiosi, festeggiamenti e grida di giubilo da parte di cittadini. Avrebbe dovuto parlare alla nazione oggi, annunciando ufficialmente la fine della guerra e il destino del leader Tamil Velupillai Prabhakaran, invece il tutto e’ stato rinviato a martedi’ 19. Sara’ un discorso, secondo fonti della presidenza, incentrato sulla fine della guerra e sulla vittoria al terrorismo, anche se molti attendono informazioni sulle sorti dei civili. Con le armi messe a tacere, con i Tamil rinchiusi in un piccolissimo lembo di terra, la priorita’ per l’amministrazione cingalese e’ di trovare una sistemazione agli oltre 250000 civili ospitati nei campi di sollievo. Oggi l’esercito ha comunicato che, con gli ultimi 75000, tutti i civili sono stati evacuati dalla zona di guerra. E sui civili continuano a scontrarsi esercito e Tamil. Fondi del ministero della difesa di Colombo, ancora oggi hanno accusato i ribelli di Prabhakaran di utilizzare i civili come scudi umani, di imbottirli di esplosivo e di lanciarli contro le truppe dell’esercito. Secondo i militari, i ribelli farebbero indossare le loro uniformi ai civili imbottiti di esplosivo, cosi’ da impedire ai militari di riconoscere i militanti dai civili. Proprio per giustificare ”l’olocausto” di civili tamil, i ribelli hanno comunicato stamattina l’interruzione delle ostilita’. ”Nonostante la nostra richiesta al mondo di salvare migliaia di persone a Vanni dalla morte – ha scritto in un comunicato Selvarasa Pathmanathan, il capo del servizio diplomatico internazionale dell’esercito di Liberazione delle Tigri Tamil – il silenzio della comunita’ internazionale ha solo incoraggiato l’esercito dello Sri Lanka a continuare la guerra fino alla sua amara fine. Nelle ultime 24 ore, oltre 3.000 civili giacciono morti sulle strade mentre 25.000 sono feriti gravemente senza aiuti medici”. ”Consci di questo – ha scritto Pathmanathan – abbiamo gia’ annunciato al mondo la nostra posizione di mettere a tacere le nostre armi per salvare il nostro popolo”.Anche il capo della marina Tamil, Soosai, che alcuni davano per morto, sullo stesso sito, Tamilnet, accusa la comunita’ internazionale e la Croce Rossa Internazionale di guardare inermi il massacro dei civili e di non soccorrere quelli che ancora giacciono lungo le strade. In difesa dei civili Tamil, ha parlato oggi anche Papa Benedetto XVI che, all’Angelus, ha assicurato il suo affetto e la sua ”vicinanza spirituale ai civili che si trovano nella zona dei combattimenti, nel nord del Paese”. Il Papa ha rivolto ”un pressante invito ai belligeranti, affinche’ ne facilitino l’evacuazione e unisco, a questo scopo, la mia voce a quella del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che appena qualche giorno fa ha chiesto garanzie per la loro incolumita’ e sicurezza”, chiedendo aiuti materiali e spirituali per i civili.

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Ore contate per le Tigri

Il governo dello Sri Lanka ha annunciato di aver ”battuto militarmente” le Tigri Tamil. Lo ha detto in Giordania, dove partecipa ad un G11 con capi di stato e di governo sul terrorismo, il presidente cingalese Mahinda Rajapaksa. Il capo del governo cingalese ha anche annunciato che ”ritornera’ da leader in un paese che ha sconfitto il terrorismo”, informazione che, secondo l’agenzia di stato cingalese, il presidente ha fatto ”in modo giubilante”. La giornata, forse la finale nella ultra trentennale guerra tra esercito e ribelli dell’Esercito di Liberazione delle Tigri Tamil (LTTE), era cominciata con l’annuncio dell’esercito di aver oramai chiuso qualsiasi via di fuga ai ribelli. La 58ma divisione dell’esercito, venendo da nord ha incontrato la 59ma che saliva da sud sulla spiaggia di Mulathivu, impedendo cosi’ ai ribelli qualsiasi sbocco a mare. Secondo l’esercito di Colombo i militanti dell’esercito di liberazione Tamil sono ora ristretti in 3,5 chilometri quadrati. Secondo alcune fonti militari anonime, riportate dalla stampa cingalese, i Tamil, dei quali avrebbero intercettato comunicazioni, sarebbero pronti ad un suicidio di massa. Qualche ora prima, il generale Udaya Nanayakkara, portavoce del ministero della difesa, aveva detto che alle Tigri non rimaneva altro da fare che ”arrendersi o suicidarsi”. Ed e’ incerto anche il destino del leader delle Tigri Tamil, Velupillai Prabhakaran. Notizie non confermate diffuse stamattina, hanno riportato l’informazione che la primula rossa e fondatore dell’LTTE sarebbe stato catturato dall’esercito insieme ad altri leader del movimento. Prabhakaran, sarebbe anche morto a causa dei combattimenti, cosi’ come il capo della sua marina, Soosai. Insieme a loro, alcuni parenti dei due leader e altri esponenti del movimento Tamil sarebbero stati catturati o si sarebebro arresi nelle mani dell’esercito. Non ci sono conferme ufficiali da parte del ministero della difesa di Colombo, ma alcune fonti anonime, nel confermare la morte di Prabhakaran, affermano che sara’ lo stesso presidente Rajapaksa, quando domattina ritornera’ dalla Giordania, a dare l’annuncio della morte del leader separatista in un discorso alla nazione. Mentre l’esercito da notizie di ulteriori sequestri di armi appartenute ai ribelli e di migliaia di civili che continuano ad essere salvati dalle truppe e portati nei campi di sollievo, le Tigri Tamil continuano ad accusare l’esercito dell’uccisione dei civili. Attraverso il loro sito i ribelli parlano di ”olocausto” riferendo di 2000-3000 civili morti che giacciono lungo le strade di Mu’l’li-vaaykkaal, la parola Tamil per Mulathivu.

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Sta per finire la guerra in Sri Lanka?

E’ arrivata alle battute finali la guerra tra l’esercito dello Sri Lanka e i ribelli dell’Esercito di Liberazione delle Tigri Tamil. Il governo, per bocca del portavoce dell’esercito generale Udaya Nanayakkara, ha fatto sapere che entro 48 ore riusciranno a portare in salvo tutti i civili ancora intrappolati nelle zone di guerra. Non solo. Secondo il generale, i ribelli Tamil, rinchiusi in pochi chilometri quadrati, sarebbero pronti ad abbandonare le loro armi. L’esercito, attraverso i suoi siti e i comunicati, oltre che dai discorsi del presidente Mahinda Rajapaksa in visita in Giordania, continua a vantare le proprie conquiste militari e il recupero dei civili. Stasera, mentre erano in corso le operazioni di soccorso e di evacuazione di migliaia di civili (oltre 100000 secondo esercito e ribelli avrebbero trovato rifugio), i militari hanno arrestato, nascosti su una barca di civili in fuga, i parenti di uno dei leader dell’LTTE, Soosai. L’uomo risulta essere il capo della marina delle Tigri Tamil, il cui destino non e’ certo, visto che secondo alcune fonti militari sarebbe stato ucciso, ma testimoni lo darebbero ancora in vita. Su una barca di profughi diretti ai campi di accoglienza, c’erano undici suoi familiari, tra i quali i figli, trovati con gioielli e soldi. Dalla zona di sicurezza i civili continuano a scappare. Secondo l’esercito, 5000 civili sono scappati dai 2,5 chilometri quadrati ancora sotto controllo delle Tigri Tamil, mentre oltre 3700 erano gia’ scappati nella laguna. Molti di questi hanno attraversato a nuoto le zone d’acqua, altri hanno usato barche di fortuna e copertoni di camion. Le Tigri Tamil continuano ad accusare il governo della strage di civili. Secondo il sito dei ribelli Tamilnet, ha denunciato stamattina che dalle prime luci dell’alba a causa dei continui bombardamenti dell’esercito di Colombo, la zona di sicurezza, l’area nella quale i civili dovrebbero trovare rifugio, e’ in fiamme, mettendo a rischio la vita di migliaia di persone. I ribelli hanno denunciato che i civili si sono dovuti riparare in bunker sotterranei e centinaia sarebbero le vittime, non confermate dall’esercito. I Tamil accusano anche la croce rossa internazionale di aver lasciato senza cibo, acqua ne medicine, migliaia di persone che attendono di essere portate in salvo a Vanni. Secondo i ribelli, nessuno, a parte loro, si sta prendendo cura dei civili, che patiscono fame, sete e hanno bisogno di assistenza medica. Dottori che operano negli ospedali da campo all’interno della zona di sicurezza, attraverso il sito dei ribelli accusano la Croce Rossa Internazionale (ICRC) di aver abbandonato le sue missioni. Gli stessi dottori hanno denunciato di aver recuperato 800 corpi di civili morti, uccisi dai bombardamenti dell’esercito. La Croce Rossa ha confermato la sospensione delle missioni, perche’ da giorni, a causa dei forti bombardamenti, non riusciva a portare in salvo, attraverso le sue barche ancorate al largo di Vanni, i civili che aspettano sulla spiaggia.

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Ancora vittime civili mentre esercito e Tigri palleggiano responsabilità

Sarebbero almeno 38 le vittime del bombardamento all’ospedale ospitato all’interno di una scuola media, gia’ bombardato ieri. Il bilancio lo forniscono i ribelli delle Tigri Tamil, mentre l’esercito nega, come aveva fatto gia’ ieri, dicendo che l’obiettivo colpito non era un ospedale ma una base dei ribelli. Intanto, l’unica certezza e’ la morte di un volontario della croce rossa internazionale. Il giovane, 31 anni, era cingalese ed e’ morto insieme a sua madre a causa di un bombardamento dell’esercito. La croce rossa internazionale e’ l’unica organizzazione ad essere ammessa nelle zone di guerra. Con l’utilizzo di barche, cerca di portare in salvo i civili, ma da oltre quattro giorni, a causa dei violenti combattimenti, non ci riesce. I ribelli Tamil continuano ad incolpare l’esercito delle morti civili. Secondo il sito dei ribelli, stamattina almeno in due occasioni, l’artiglieria dell’esercito ha colpito l’ospedale a Mu’l’li-vaaykkaal East, gia’ colpito ieri dai militari. Le vittime di ieri erano 47, quelle di oggi vanno dalle 38 secondo i ribelli alle oltre 100 di alcuni testimoni, tra i quali medici, sempre citati dal sito ufficiale dei ribelli Tamil. Questi hanno raccontato che il bombardamento e’ avvenuto mentre molte donne stavano aspettando il loro turno per farsi visitare. L’esercito invece nega, dicendo di aver colpito una base militare Tamil, e di aver recuperato i cadaveri di 43 militanti nell’area di Mullaittivu, dove si trova anche l’ospedale bombardato. Contro le notizie dell’esercito cingalese, anche lo Human Right Watch (Hrw) che, in un comunicato diramato a Colombo, ha citato una dichiarazione del suo direttore per l’Asia, Brad Adams, secondo cui ”recenti foto di un satellite e racconti di testimoni oculari provano che continuano brutali bombardamenti sui civili nell’area del conflitto” fra i militari cingalesi e l’Esercito di liberazione delle Tigri Tamil (Ltte). ”Ne’ l’esercito dello Sri Lanka ne’ le Tigri Tamil – ha aggiunto Adams – sembrano avere scrupoli nell’utilizzare i civili come carne da cannone”. L’esercito continua ad accusare la stampa straniera di essere usate dalle Tigri Tamil e di sostenere la loro falsa propaganda. e nel frattempo mostra immagini e video di armi e munizioni sequestrate, ma anche pezzi di aerei, barche da combattimento e carri e mezzi antiaerei. E l’alta corte di Colombo ha oggi emesso un nuovo mandato di cattura per il leader delle Tigri Tamil, Vellupillai Prabakaran e del capo della sua intelligence, Pottu Amman, per l’omicidio, nell’agosto del 2005, dell’allora ministro degli esteri Lakshman Kadirgamar. Questa accusa, aggiunta alle altre, impedira’ ai due leader eventualmente di beneficiare dell’amnistia paventata dal governo nei confronti dei ribelli delle Tigri che si dovessero arrendere.

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Esercito e Tigri si scambiano accuse su bombardamento ospedale

E’ sempre più incerta la situazione in Sri Lanka, soprattutto per quanto riguarda i civili. Da un lato l’esercito continua la sua avanzata verso i pochi chilometri quadrati dove si sono concentrati gli ultimi ribelli dell’Esercito di liberazione delle Tigri Tamil (LTTE), dall’altro questi ultimi accusano il governo e l’esercito di bombardare indiscriminatamente, provocando vittime civili. L’ultimo episodio stamattina, quando è crollata sotto i colpi dell’artiglieria, la scuola media di Mùl’li-vaaykkaal, nella quale era ospitato un ospedale da campo: 47 le vittime secondo i Tamil, che accusano il governo di aver bombardato la struttura. Diversa la tesi dell’esercito che, attraverso un comunicato e una conferenza stampa ha bollato come “notizie inventate” le denunce dei ribelli. I militari hanno spiegato che le truppe continuano ad entrare nelle zone rimaste sotto controllo dei ribelli, dove molti civili sarebbero ancora in ostaggio dell’Ltte. Il governo di Colombo smentisce che l’ospedale sia stato distrutto dalle truppe dell’esercito, accusando invece i ribelli di aver ucciso civili mentre scappano e di aver lasciato i loro corpi lungo le strade. I militari insistono sul fatto che l’LTTE e gruppi pro Tamil hanno messo in campo una propaganda antigovernativa a livello internazionale tesa a modificare la realtà. E per convincere l’opinione pubblica internazionale della bontà dell’azione militare contro i Tamil, l’esercito e il governo di Colombo, pur vietando a giornalisti stranieri e ONG di visitare le zone di guerra, mostra in conferenze stampa, video e foto di armi e munizioni, anche di artiglieria pesante sequestrati ai ribelli. Ma la condanna internazionale è forte, soprattutto per le sorti dei civili in generale e dei bambini in particolare. Oggi un volontario australiano della Caritas è morto, mentre l’Onu ha definito “profondamente allarmante” la situazione. L’Unicef ha anche denunciato che molti bambini potranno ancora morire a causa del conflitto, parlando di ‘catastrofe”. Secondo l’organizzazione delle Nazioni Unite, oltre 50.000 civili sono intrappolati nei pochi chilometri quadrati ancora sotto il controllo delle Tigri e “molti più bambini saranno uccisi de l’attuale offensiva del governo continua in questo modo e se l’LTTE continuerà a rifiutare di permettere ai civili di lasciare le zone di guerra”, ha detto oggi in conferenza stampa a Colombo Daniel Toole, direttore regionale per il Sud Asia dell’Unicef. Intanto, a causa dei forti combattimenti di questi giorni, la Croce rossa internazionale, non ha potuto evacuare dalla zona di Mullaittivu e Pulmoddai. Dalla metà di febbraio la Icrc ha evacuato oltre 14.000 persone dalla zona di guerra, soprattutto tramite navi, e consegnato tonnellate di cibo e generi di prima necessità ai civili. Cosa che, negli ultimi giorni, è stato impossibile. I combattimenti, infatti, hanno tenuto le barche della Croce rossa internazionale lontane dagli approdi, con centinaia di persone sulla spiaggia in attesa di essere portate in salvo.

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Bagno di sangue in Sri Lanka, vittime molti bambini

E’ in corso un “bagno di sangue” in Sri Lanka: lo denuncia l’Onu, che stima vi siano anche oltre 100 bambini tra le centinaia di vittime dei bombardamenti degli ultimi giorni. L’esercito accusa le Tigri Tamil della mattanza, mentre i ribelli puntano l’indice contro il governo, che avrebbe bombardato le zone nelle quali si trovano i rifugiati fuggiti dalle zone di guerra. Durissima la condanna della comunità internazionale: ha iniziato stamani Gordon Weiss, portavoce delle Nazioni Unite a Colombo, che ha denunciato un vero e proprio “bagno di sangue” nell’ultimo week-end. “Le Nazioni Unite – ha detto alla stampa Weiss – hanno continuamente avvertito le autorità di uno scenario da bagno di sangue, dal momento che il numero delle vittime civili è aumentato negli ultimi mesi, con l’acuirsi dei combattimenti. Il grande numero di civili uccisi nello scorso fine settimana, tra cui oltre 100 bambini, dimostra – ha concluso Weiss – che il bagno di sangue è diventato realtà”. Il sito ufficiale delle Tigri Tamil accusa il governo di una “carneficina continua”, annunciando che sarebbero almeno 3500 i feriti uccisi da domenica e 130.000 quelli rifugiati nelle zone di guerra senza adeguata assistenza e ricoveri. Fonti governative sanitarie dalla zona di guerra hanno comunicato che colpi di artiglieria avrebbero ucciso 378 civili e ferito oltre mille persone, ma le vittime sarebbero da attribuire al fatto che i civili vengono usati dai ribelli Tamil come scudi umani. Il governo, poi, smentisce categoricamente i bombardamenti contro i civili, etichettando le notizie che arrivano dalle zone di guerra, come “propaganda” messa in piedi dal network mondiale delle Tigri. Il ministero della Difesa di Colombo si è affrettato ad annunciare di aver portato in salvo, nelle ultime 48 ore, almeno mille civili, e di aver liberato una ventina di bambini soldato costretti dalle Tigri ad impugnare le armi.

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Forse una amnistia per le Tigri Tamil che si arrendono

Il governo dello Sri Lanka sarebbe pronto ad offrire una amnistia ai combattenti dell’esercito di liberazione delle Tigri Tamil (LTTE) che decidessero di arrendersi e consegnare le armi. Lo scrive il Colombo Page, giornale online cingalese. Secondo l’organo di stampa, l’annuncio dell’amnistia senza nessun processo e’ stato fatto dal ministro per i diritti umani di Colombo Mahinda Samarasinghe, secondo il quale la questione e’ stata discussa con il procuratore generale che ha preparato una bozza di regolamento. L’amnistia senza processo, pero’, spiga il ministro, non interessa i ribelli Tamil che sono stati condannati o sono sotto processo nei tribunali del paese. Fra coloro a cui non spetta l’amnistia, figura anche Velupillai Prabhakaran, il capo storico dell’LTTE. Piu’ di 3000 ribelli delle Tigri Tamil si sono arresi all’esercito dallo scorso gennaio. Anche le Nazioni Unite hanno chiesto all’esercito di considerare una amnistia generale per i ribelli che si siano arresi.

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Tamil accusano esercito di uccisione civili

Un precario ospedale da campo operante nella ‘zona di sicurezza’ nel nord-est dello Sri Lanka dove è trincerato l’Esercito di liberazione delle Tigri Tamil (Ltte) insieme a decine di migliaia di civili, è stato bombardato dalle forze armate cingalesi, con un bilancio di 64 morti. Lo scrive l’agenzia Tamilnet, vicina alla guerriglia. Ma il portavoce dell’esercito, generale Udaya Nanayakkara, ha categoricamente smentito oggi a Colombo la paternità di questo attacco. Secondo Tamilnet l’ospedale, l’unico della ‘zona di sicurezza’, è stato raggiunto oggi in due fasi successive da proiettili di artiglieria che hanno investito pazienti e familiari causando 64 morti e 87 feriti. L’agenzia sostiene infine, citando le dichiarazioni di un medico, che le forze armate per portare a termine l’operazione hanno utilizzato le coordinate dell’ospedale fornite alle autorità cingalesi dal Comitato internazionale della Croce Rossa (Cicr) a fini umanitari. Al riguardo il generale Nanayakkara ha dichiarato che “noi non abbiamo realizzato alcun bombardamento, ma abbiamo ascoltato forti esplosioni all’interno della ‘no fire zone’ che potrebbero essere dovute ad errori di tiro delle stesse Tigri Tamil”.

fonte: Ansa

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No di Colombo alla tregua, si continua a combattere

Il governo dello Sri Lanka non intende accettare una tregua permanente nel suo conflitto con la guerriglia separatista Tamil e alla comunita’ internazionale risponde che molti Paesi che oggi criticano l’azione delle forze armate cingalesi hanno agito con molta durezza in Iraq e Afghanistan. Parlando nel villaggio di Embilipitiya – scrive l’edizione online del quotidiano Sri Lankan Guardian -, il presidente della repubblica, Mahinda Rajapaksa, ha dichiarato che ”non c’e’ piu’ tempo per un cessate il fuoco” con l’Esercito di liberazione delle Tigri Tamil (Ltte). Intanto sul terreno, nonostante il minor uso di armamenti pesanti, lo scontro e’ intenso e concentrato sul lembo di terra, denominato ”zona di sicurezza”, sulla costa nord-orientale, dove si e’ trincerato l’Ltte di Velupillai Prabhakaran insieme a decine di migliaia di civili. Fonti militari annunciano l’uccisione di 41 guerriglieri, mentre l’emittente Voice of Tigers (VoT) sostiene che al termine di combattimenti cominciati ieri ”almeno 350 soldati sono stati uccisi e 700 feriti”. ”Negli ultimi cinque o sei giorni – ha proseguito il capo dello Stato – abbiamo dato all’Ltte la possibilita’ di arrendersi, di deporre le armi e liberare i civili sotto il loro controllo. Ma se loro non hanno rispetto per le loro vite, perche’ mai dovrebbero considerare la vita degli altri?”. Alludendo alle pressioni internazionali e alla missione dei ministri degli Esteri di Francia e Gran Bretagna, Bernard Kouchner e David Miliband, Rajapaksa s’e’ detto ”grandemente sorpreso” che gli osservatori all’estero non si rendano conto della spregiudicatezza della guerriglia, che ”non esita a prendere a cannonate la popolazione Tamil”. ”Questa mancanza di visione dei problemi potrebbe condurre a una tragedia enorme”. Dopo aver lodato l’atteggiamento umanitario dei militari cingalesi che operano nella zona, il capo dello Stato ha detto seccamente: ”Non e’ cosi’ che le guerre vengono combattute in altri Paesi”. ”Abbiamo visto come e’ stato bombardato l’Iraq. Vediamo come l’Afghanistan e’ bombardato. Quanti vengono qui ad accusarci dovrebbero prima avere la forza di valutare bene l’effetto del proprio modo di agire”, ha detto il presidente Rajapaksa.

fonte: Ansa

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