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Terrorista da carcere autore di falsa telefonata a Zardari

Fu un terrorista pachistano ad effettuare, dalla cella di massima sicurezza del carcere pachistano di Hyderabad nel quale era rinchiuso, la telefonata al presidente pachistano Zardari, spacciandosi per il ministro degli esteri indiano Mukherjee, all’indomani degli attacchi di Mumbai, facendo temere per qualche ora lo scoppio della quarta guerra fra i due paesi (se si esclude quella non dichiarata del 1998). Lo riferisce oggi il quotidiano pachistano Dawn. Omar Saeed Sheikh, ritenuto uno dei piu’ importanti terroristi pachistani, in carcere tra l’altro per il rapimento e l’omicidio del giornalista del Wall Street Journal Daniel Pearl, secondo il giornale pachistano, in carcere, nonostante si trovasse in isolamento, riusciva a ricevere telefonate dalla moglie su un cellulare che aveva nascosto. La scheda Sim era una scheda inglese, cosa che avvalora quanto ha scritto nella sua biografia l’ex presidente Pervez Musharraf, secondo il quale Saeed era un servizio del MI6, il servizio segreto inglese. Sul quel telefono cellulare, il terrorista fu informato dalla moglie dei fatti di Mumbai, ricevendo continui aggiornamenti. Venerdi’ 28 novembre, a due giorni dall’inizio degli attacchi terroristici a Mumbai, nelle stesse ore in cui i gruppi speciali indiani liberavano gli ultimi ostaggi negli alberghi della citta’, nella residenza ufficiale del presidente pachistano Asif Ali Zardari squillo’ il telefono riservato: dall’altra parte Saeed, spacciandosi per il ministro degli esteri indiano, Pranab Mukherjee, accusava il Pakistan di aver aiutato i terroristi, annunciando di star spostando le truppe verso il confine pachistano e ingiungendo a Islamabad di prendere provvedimenti contro i fondamentalisti islamici. Zardari richiamo’ a Islamabad il primo ministro Yusuf Raza Gilani che era a Lahore, un aereo militare parti’ alla volta di New Delhi per riportare a casa il ministro degli esteri Shah Mahmud Qureshi che sarebbe dovuto ritornare il giorno dopo con un volo di linea. Il capo di stato maggiore dell’esercito viene avvisato di mettere in stato di massima allerta le truppe, e di cominciare a spostare battaglioni dal confine afghano a quello indiano. Furono 24 ore di intense telefonate, di contatti diplomatici tra Islamabad, New Delhi e Washington. Lo stesso pseudo ministro degli esteri indiano autore del falso telefonico con Zardari avrebbe provato a chiamare anche il segretario di stato americano Condoleezza Rice, ma i servizi americani non hanno passato la telefonata. La Rice invece parlo’ con Zardari e poi con Mukherjee, che smenti’. Saed e’ stato trasferito nel carcere di Lahore e il responsabile del carcere di Hyderabad, dopo che una perquisizione approfondita ha fatto rinvenire telefoni cellulari e schede nella cella di Saed, e’ stato trasferito.

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Parata della polizia inzia manifestazioni per anniversario strage Mumbai

E’ cominciata con una parata della polizia di Mumbai la giornata di manifestazioni in occasioni del primo anniversario degli attentati di Mumbai che il 26 novembre dell’anno scorso videro 10 terroristi pachistani tenere in ostaggio per oltre 60 ore la capitale economica dell’India facendo oltre 170 vittime. La polizia dell’ex Mumbai, insieme ai reparti speciali e con mezzi di assalto, ha sfilato da Nariman point, nei pressi del Gate of India dinanzi all’hotel Taj che fu preso dagli assalitori, fino a Chowpatty, la spiaggia piu’ famosa di Mumbai. Nella parata, anche dimostrazioni di azioni antiterroristiche da parte del Force One, il corpo speciale della polizia che mise fine all’assedio. Molta gente ha assistito alla parata e ha visitato i luoghi simbolo dell’assedio, come il Leopold Cafe, il Cama Hospital, l’hotel Oberoi Trident, la stazione ferroviaria Chhatrapati Shivaji Terminus, l’hotel Taj Mahal Palace and Tower, e la Nariman House. La parata della polizia e’ solo la prima di una serie di manifestazioni che commemorano il primo anniversario degli attentati di Mumbai. Il ministro degli interni indiano Palanippam Chidambaran inaugurera’ un memoriale per le vittime della polizia alla sede centrale degli agenti di Mumbai, mentre una manifestazione religiosa e’ prevista al Gato of India, il monumento dinanzi al Taj Mahal Hotel. Anche il centro ebraico, che fu assaltato dagli attentatori, cosi’ come gli altri luoghi degli attentati, sara’ al centro di manifestazioni. Da stamattina sono stati illuminati diversi lumini sulle finestre del centro e deposti fiori. Una cerimonia religiosa e’ prevista in giornata. Altri cortei e marce silenziose sono annunciate in ogni parte di Mumbai e anche nelle altre grandi citta’ indiane, soprattutto come segno di protesta al terrorismo. Ma la ricorrenza non e’ scevra da polemiche. Un ex ufficiale di polizia di Mumbai, Hasan Gafoor, in una intervista ad un settimanale indiano, ha detto che una intera sezione di agenti di polizia si rifiuto’ di recarsi sul luogo degli attentati. Sono ancora veementi le polemiche sui ritardi sia dell’intervento della polizia, ma soprattutto di quello delle teste di cuoio, arrivati con oltre 10 ore di ritardo. Il ministro degli interni dello stato del Maharashtra, R.R. Patil, ha annunciato un ulteriore stanziamento per la sicurezza dello stato. Oltre il 70% dei parenti delle vittime degli attentati di Mumbai, ancora devono ricevere i risarcimenti promessi. All’indomani degli attentati, le polemiche per la scarsa sicurezza portarono alle dimissioni del ministro dell’interno dell’India, Shivraj Patil, e del suo omonimo ministro degli interni dello stato del Maharashtra R.R.Patil. Anche il primo ministro dello stato di allora, Vilasrao Deshmuk, si dimise, perche’ si reco’ al Taj insieme ad un regista. Oggi, Deshmuk e’ ministro dell’industria nel governo centrale e R.R. Patil e’ di nuovo ministro degli interni del Maharashtra.

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Si chiude l’istruttoria del processo per gli attentati di Mumbai, ad un anno dagli stessi

Ad un anno dagli attacchi che sconvolsero Mumbai e l’India tutta, che il 26 novembre del 2008 tennero in ostaggio di dieci giovani terroristi pachistani la metropoli capitale economica dell’India, si chiudera’ dopodomani la fase istruttoria del processo a carico dell’unico terrorista sopravvissuto. Ma restano molte incertezze, tanti buchi e molte ombre.
Ajmal Kasab, l’unico terrorista sopravvissuto, dall’8 maggio scorso siede sul banco degli imputati. Si e’ dichiarato colpevole, e ha cercato, tramite le sue ammissioni, di sfuggire al futuro che, almeno per lui sembra certo, fatto di una condanna a morte per impiccagione. Con lui sul banco degli imputati, altre due persone, Faheem Ansari e Sabauddin Ahmed, due indiani accusati di aver aiutato il commando.
Kasab e’ l’unico punto fermo di tutta la storia che porta ancora dietro un seguito di ombre e di domande e che e’ servita a rompere i rapporti fra India e Pakistan.
Quello che colpisce, e’ l’impatto che gli attentati di Mumbai hanno avuto sulla popolazione. Nonostante siano stati chiamati ”l’undici settembre indiano”, gli attentati alla capitale economica dell’India non hanno prodotto, se non nei primi giorni dopo i tragici eventi che hanno portato alla morte di almeno 170 persone (oltre 190 secondo altre fonti) quell’onda emotiva che si era vista negli Usa. Certo, non era il primo attentato che interessava ne’ l’India ne’ Mumbai, non era neanche il piu’ cruento, ma la sua mediaticita’ e il fatto che per 60 ore 10 ragazzini avessero in pugno, occupando luoghi significativi come la stazione, un centro ebraico, un ospedale e i due piu’ famosi alberghi, la piu’ importante citta’ indiana, faceva presagire ad altro.
Innanzitutto la situazione di sicurezza nel paese non e’ cambiata. Dimostrazione e’ il fatto che dopo Mumbai, in India le bombe si sono fatte sentire ancora. Nella capitale economica indiana, su 14 milioni di abitanti ufficiali (molti di piu’, secondo stime), ci sono appena 48000 ufficiali di polizia.
Gli alberghi a cinque stelle hanno messo sistemi di controllo dei bagagli all’esterno, ma tutto e’ gestito privatamente.
Le misure intraprese vengono considerate solo di facciata e la gente ha paura. I vertici dell’esercito, sia quelli in servizio che in pensione e i consulenti alla sicurezza nazionale, continuano ad avvertire della possibilita’ che un attacco simile a quello dell’anno scorso si ripeta. L’attentato ha colpito al centro del paese, ferendo la citta’ simbolo, mostrando la pochezza degli addetti alla sicurezza interna. Basti pensare che solo dopo dieci ore, e a bordo di un autobus di linea, riuscirono ad arrivare sul posto i reparti speciali indiani. Lo stesso ministro degli interni Palanippan Chidambaran si e’ dichiarato non soddisfatto della situazione di sicurezza del paese, parlando di risposta ”mista” a Mumbai e di ”vulnerabilita”’ del paese. Una situazione che certo non si addice ad una potenza economica e nucleare come l’India e che ha provocato non poche preoccupazioni al governo che si e’ affrettato ad aumentare gli stanziamenti.
Gli attentati di Mumbai hanno avuto il solo risultato di bloccare ad un binario morto i rapporti tra India e Pakistan che, fino a quel momento, viaggiavano abbastanza bene, a seguito di una forte ripresa rispetto al passato. All’indomani degli attentati i due paesi si sono scambiati accuse reciproche e dossier che incolpano l’uno i servizi segreti dell’altro paese, acuendo le tensioni. Si e’ arrivati a parlare di guerra. I dubbi restano, nonostante le inchieste. Non e’ ancora chiaro come sia stato possibile che i dieci terroristi siano arrivati su un gommone dal Pakistan praticamente dinanzi agli alberghi del lungomare di Mumbai senza essere intercettati; non si capisce come sia possibile che siano stati individuati solo due complici; non si capisce come sia potuta essere cosi’ tarda la risposta della polizia di Mumbai. Il processo non potra’ certamente chiarire questi interrogativi, ma dara’ agli indiani quello che vogliono: un colpevole pachistano da uccidere.

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11mo comandamento: non confondere moglie e nuora

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Una disputa storica, poi manco tanto storica, scade in proteste di piazza e scontri. E’ la quotidianità della più grande democrazia del mondo. In qualsiasi parte del pianeta una disputa pseudostorica sarebbe stata dipanata nelle aule univeristarie, nei convegni, in televisione. All’ombra del Taj Mahal, invece, la cosa degenera in scontri, violenze e arresti.

Al centro della disputa, un film, Jodhaa Akbar, appena uscito nelle sale cinematografiche indiane, dalle quali sta per essere ritirato a causa delle numerose proteste scatenate. Il film, diretto da Ashutosh Gowarikar (lo stesso di Lagaan, il Fuga per la Vittoria in salsa indiana) e che ha per interprete l’ex miss universo Aishwara Rai, racconta la storia dell’amore tra l’imperatore moghul (e quindi musulmano) Akbhar e la sua sposa indù originaria del Rajastan Jodha Bai.

Proprio in Rajasthan sono cominciate le proteste, tanto che il film è stato ritirato da tutte le sale. Già perchè, secondo i masnifestanti, non c’è evidenza storica che Akbar fosse sposato con questa Jodha che invece risulta essere la moglie di suo figlio Jehangir.

Premessa: sugli imperatori moghul non ci sono grosse certezze ed evidenze storiche precise, se non le monumentali e bellissime costruzioni che ci hanno lasciato (vedi il Taj Mahal, la città di Fathepur Sikri e altro). Molte sono leggende, il resto costruzioni.

Gli abitanti del Rajasthan, discendenti dei fieri Rajput (letteralmente figli del re) dell’ex stato del Rajputana (che non è quello che pensate voi) si sono sentiti umuiliati dal fatto che un imperatore musulmano, seppur grande come Akbhar (lo dice il nome stesso) che seppe espandere il proprio impero in tutta l’India del nord, sposasse una hindu. Non solo: ma questi accademici sono scesi in piazza per protestare per la confusione tra la moglie di Akhbar, che si sa essere stata una hindu anche se difficilmente viene nominata per cui non se ne conosce il nome, e la nuora.

Ma vi pare possibile? Altra critica che i manifestanti hanno fatto, mentre imbracciando bastoni e cartelli impedivano che i cinema proiettassero la pellicola, è che nel film Jodha ha una vita troppo moderna, usciva di casa, e una ragazza Rajput a quel tempo era troppo morigerata per farlo.

Il film, ovviamente, dove lo fanno proiettare, sta avendo successo, pare più per le polemiche che ha suscitato che per la sua qualità: 3 ore e 20 di palla assoluta, come nel più più spirito gowarikharo – vedi Lagaan – in uno sfarzo di costumi e scene costate milioni di dollari.

Non è la prima volta che una cosa del genere accade, film e libri vengono tolti dal mercato per non urtare la suscettibilità di nessuno. La stessa Rai e l’attore che interpreta Akbhar (Hrithik Roshan), erano stati già al centro di polemiche per una scena con un bacio appassionato in Dhoom II.

Il fatto è che la democrazia è di per se imperfetta. L’India creca di applicarla nel migliore dei modi. Non si vuole urtare la sensibilità di nessuno, neanche dei più piccoli, per cui basta che tre persone su un miliardo e due dicano che una cosa li offende che, oltre a trovare solidarietà, trovano anche ascolto.

Mi verrebbe da dire a tutti questi manifestanti, utilizzando un linguaggio arcaico e tribale, ma vada via i ciap!

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