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Continua l’offensiva nel Sud Waziristan e in Pakistan arrivano Kerry e Petraeus

Artiglieria pesante e aerei da guerra stanno aiutando l’esercito pachistano ad avanzare nelle remote ed impervie aree del Sud Waziristan, l’area nord occidentale pachistana ai confini con l’Afghanistan dove da tre giorni e’ in corso una massiccia offensiva anti talebana. I combattimenti, che non si sono fermati neanche durante la notte, sono continuati anche durante la visita a Islamabad del senatore americano John F. Kerry, presidente della commissione Esteri del Senato Usa, per discutere il piano di aiuti americano al Pakistan. A Islamabad oggi sono arrivati anche il generale americano David Petraeus, capo del comando centrale Usa, e del generale Stanley McChrystal, comandante in capo delle forze Usa e Isaf in Afghanistan, per colloqui con i vertici militari pachistani. Kerry ha ribadito al governo pachistano l’impegno degli USA negli aiuti, spiegando che il piano di aiuti americano non intende minare la sovranita’ di Islamabad (come denunciato da parlamentari pachistani) ma solo contribuire allo sviluppo del paese. Gli Stati Uniti hanno infatti deciso di stanziare, fino al 2014, un contributo al governo pachistano di 1,5 miliardi di dollari annuo, triplicando il contributo precedente. Petraeus e McChrystal, incontrando il capo di Stato Maggiore pachistano Kayani, hanno discusso di cooperazione militare fra i due Paesi, ma soprattutto il punto sull’offensiva militare che l’esercito pachistano sta conducendo nel Sud Waziristan, offrendo armi e tecnologie. Sul piano dell’offensiva, sono 18 i talebani uccisi nelle ultime 24 ore, portando cosi’ a 78 il numero totale delle vittime talebane. Un portavoce dell’esercito ha annunciato che i militari hanno trovato molta resistenza nelle zone di Sher Bangai e Koktai, dove si trova il centro di addestramento dei kamikaze talebani. Dopo una strenua battaglia, l’esercito e’ riuscito a conquistare queste due citta’. Forti scontri nei dintorni di Wana, la citta’ di origine di Hakemullah Mehsud, il capo del Therik-e-Taliban Pakistan, il gruppo talebano piu’ cruento. Il capo dell’esercito pachistano, il generale Kayani, ha fatto distribuire dai militari una lettera ai membri della tribu’ dei Mehsud. Nella lettera Kayani spiega che l’offensiva dell’esercito non e’ contro di loro ne’ contro i tribali che hanno da sempre appoggiato l’esercito, ma intende cacciare dall’area i talebani sia pachistani che stranieri. Intanto continua l’esodo dei civili. Secondo fonti governative, quasi 20000 persone hanno lasciato le loro abitazioni oggi per essere ospitati nei campi di accoglienza di Peshawar e Dera Ismail Khan.

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Cominciata l’offensiva terrestre in Sud Waziristan

Dopo giorni di annunci e oltre 150 vittime in due settimane, è cominciata alle prime luci dell’alba di questa mattina la massiccia offensiva dell’esercito pachistano contro le roccaforti dei talebani nella zona tribale del Sud Waziristan, nella parte occidentale del Pakistan ai confini con l’Afghanistan. Circa 30.000 soldati, coadiuvati da forze aeree, corpi di frontiera e volontari delle tribù dell’area riuniti in piccoli gruppi filo-governativi, stanno rastrellando la zona dove si ritiene si nascondino almeno 15.000 talebani pachistani e afghani, ai quali si sono associati almeno 500 militanti stranieri provenienti dai paesi del Golfo e dagli ex sovietici, la maggior parte legati ad al Qaida. Il governo delle Aree tribali di Amministrazione Federale (Fata), del quale fa parte il distretto del Sud Waziristan, di concerto con quello centrale di Islamabad, ha deciso di imporre il coprifuoco su tutto il territorio per aiutare l’avanzata dell’esercito e scongiurare attacchi talebani. Che però si sono verificati lo stesso: i militanti, infatti, respingono le forze di sicurezza e al termine del primo giorno di combattimenti, secondo le informazioni del servizio informazioni dell’esercito pachistano, si sono registrate 11 vittime fra i talebani e 4 fra i militari. E’ stato lasciato aperto un corridoio umanitario per permettere agli abitanti delle città e dei villaggi dell’area di lasciare le loro abitazioni verso luoghi più tranquilli. Il governo, con la collaborazione di agenzie dell’Onu e delle Ong ha costruito campi di accoglienza nelle province vicine. Secondo dati dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite, oltre 90.000 dei 350.000 civili che vivono nell’area hanno già lasciato le proprie abitazioni. Il governo di Islamabad confida di concludere l’operazione Sud Waziristan in meno di due mesi, anche per scongiurare i rigori dell’inverno che nell’area si farà sentire presto. L’operazione, nelle intenzioni dell’esercito illustrate alla stampa dal ministro degli Interni pachistano Rehman Malik, dovrebbe essere simile a quella cominciata nell’aprile scorso nella valle dello Swat, che dopo mesi ha portato alla cacciata dai talebani dall’area. L’inizio delle operazioni era stato annunciato nei giorni scorsi e i talebani, di risposta, avevano effettuato attentati nel Paese, causando oltre 150 morti. Quella iniziata oggi, è la quarta operazione militare in Sud Waziristan, ma è quella che prevede l’impiego del maggior numero di militari. Le altre missioni dell’esercito si sono concluse con delle tregue e dei fragili accordi pace sempre disattesi dai talebani. A guidare il movimento anti-governativo dal suo quartier generale di Wana in Sud Waziristan, c’é Hakemullah Mehsud, appartenente ad una tribù storicamente vicina ad al Qaida e alle posizioni dei talebani afghani e molto distante da quelle del governo di Islamabad soprattutto nell’alleanza con gli Usa. Mehsud è succeduto al cugino Baitullah, ucciso ad agosto in un attacco missilistico di un drone americano. Baitullah era ritenuto il luogotenente di Osama bin Laden in Pakistan e responsabile di una serie di attentati, tra i quali quello nel quale ha perso la vita l’ex primo ministro Benazir Bhutto. Il leader talebano aveva siglato l’ultimo accordo di pace e poi dichiarato lo stesso nullo, dando il via ad una nuova offensiva. Gli americani hanno continuamente bombardato la zona di Wana con aerei senza pilota e fornito l’esercito pachistano di armi e tecnologie, anche per i combattimenti notturni, scatenando le ire dei talebani che hanno parlato di tradimento di Islamabad.

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Mistero sulla morte di Baitullah Mehsud

E’ mistero fitto intorno alla morte di Baitullah Mehsud, il maggiore leader talebano pachistano, creduto morto nell’attacco missilistico di un drone americano. Anche il suo portavoce e parente, Hakeemullah Mehsud, che in mattinata aveva smentito la morte di Baitullah, sarebbe stato ucciso in serata durante una riunione di gruppi che dovevano decidere la successione del leader morto. Le informazioni sono tutte molto frammentarie, tanto che il ministro degli interni del Pakistan, Rehman Malik, ha detto in tarda serata alla televisione che il suo governo si e’ preso 48 ore di tempo per confermare la morte del leader del Therik-e-Taliban Pakistan (Ttp) e alto esponente di Al Qaeda. Dopo gli annunci della sua morte e le conferme parziali dei governi americano e pachistano, era intervenuto stamattina Hakeemullah Mehsud, parente del leader e portavoce del suo gruppo terroristico, smentendo la notizia della morte. In serata, la televisione Geo Tv, ha riportato la notizia secondo la quale ci sarebbe stata una sparatoria in Sud Waziristan, la zona di Mehsud, tra due gruppi rivali banditi dal TTP, che rivendicavano la successione di Mehsud. Un leader, tra Hakemullah e il suo rivale Wali-ur-Rehman, sarebbe rimasto ucciso. Hakemullah aveva detto che le riunioni tra i rappresentanti di diversi gruppi talebani della zona, che la stampa spiegava con la necessita’ di trovare il sostituto di Mehsud, sono invece riunioni di routine. Il portavoce di Mehsud aveva annunciato anche a breve la diffusione di un video che mostrerebbe come il leader sia vivo. Hakemullah aveva anche sottolineato come non fosse possibile che Baitullah Mehsud si trovasse in casa del suocero colpita mercoledi’ da un drone americano, perche’ questa circostanza sarebbe contraria alla tradizione Pashtoon. La notizia della morte di Mehsud era rimbalzata ieri in tutto il Pakistan. Il ministro degli interni Mahlik non ha potuto confermare subito la notizia della morte, cosa che invece ha fatto il ministro degli esteri Qureshi che aveva annunciato alla stampa di avere informazioni di intelligence che potevano confermare la notizia, anche se non al cento per cento. La stessa precauzione e’ stata adottata dal governo americano, che ha detto ieri sera di non poter confermare la morte di Mehsud. E si aprono le discussioni sui possibili scenari futuri. Alcuni osservatori in Pakistan sula stampa locale hanno affermato di temere la morte di Mehsud, che per due volte aveva sottoscritto una tregua con il governo, perche’ puo’ consegnare il paese nelle mani di frange talebani piu’ radicali e, inoltre, aumentare la presenza e la pressione americana nel paese. Altri, invece, vedono nella morte di Mehsud una vittoria della guerra contro i talebani e Al Qaeda in tutto il paese in generale e nell’area nord occidentale in particolare, con una conferma dell’alleanza con gli USA e l’uscita del Pakistan da i paesi terroristi, status che apre nuove prospettive nell’area anche in chiave Afghanistan e India. Se dovesse essere confermata, con la morte di Baitullah Mehsud i talebani pachistani, e Al Qaeda, perdono il leader piu’ importante, considerato responsabile di numerosi attentati tra i quali quello nel quale ha perso la vita, nel dicembre 2007, dell’ex primo ministro Benazir Bhutto.

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Ucciso Baitullah Mehsud, capo dei talebani pakistani

DERA ISMAIL KHAN – Tre funzionari dell’intelligence pachistana hanno confermato la morte del capo talebano Baitullah Mehsud, precisando che sarebbe già stato sepolto. Tuttavia, nessuno dei tre agenti ha visto il suo corpo. Stando al resoconto degli agenti, Mehsud è stato ucciso mercoledì scorso da un missile Usa nella casa di un cognato, situata nella regione tribale del Waziristan meridionale. Il corpo senza vita del leader talebano è stato quindi sepolto nel villaggio di Nardusai, nella stessa regione, non lontano dal luogo preso di mira dalle forze americane. Una delle fonti ha precisato di aver visto un rapporto classificato di intelligence, in cui si afferma che Mehsud è stato ucciso e sepolto, ma che gli agenti non hanno potuto vedere il corpo perché l’area è sotto il controllo dei talebani.

CHI E’ – Mehsud è considerato responsabile di decine di attentati suicidi e di uccisioni. Ha il sostegno di al-Qaeda ed è sospettato di essere dietro l’assassinio dell’ex primo ministro pachistano Benazir Bhutto.  Gli Stati Uniti avevano messo una taglia di 5 milioni di dollari sulla sua testa. L’attacco in cui Mehsud sarebbe stato ucciso è stato sferrato mercoledì scorso da un drone americano a Makeen, nell’area tribale del Waziristan del Sud.

Fonte: Corriere della Sera

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Comincia il ritorno a casa dei profughi pachistani

Il primo gruppo di sfollati dalle regioni pachistane nelle quali infuria la guerra dell’esercito contro i talebani, i cosiddetti IDPs (Internally Displaced Persons), hanno fatto oggi ritorno alle loro abitazioni. Un totale di 600 famiglie ha potuto fare ritorno a casa, lasciando i campi di Charsadda e Naushehra, a bordo di convogli composti da autobus e camion, sotto la stretta vigilanza della polizia e con un elevato spiegamento di forze di sicurezza. Ad ogni famiglia sono anche date state provviste alimentari per un mese e una somma di 25.000 rupie pachistane (poco più di 200 euro). Il processo di ritorno a casa dei quasi due milioni di sfollati, secondo il programma annunciato da fonti governative alla stampa pachistana, dovrebbe completarsi nei prossimi 14 giorni. La priorita’ verra’ data a coloro che si trovano nelle tende dei campi di accoglienza, seguiranno coloro che sono stati alloggiati in scuole, ospedali e altre strutture pubbliche, e per ultimi coloro che, durante il periodo della guerra, sono stati ospitati in altre zone del Paese da amici o parenti. Agli sfollati e’ stato anche consentito di portare con se’ le tende nelle quali hanno vissuto per circa due mesi in modo da poterle riutilizzare nelle loro aree di origine qualora, all’arrivo, dovessero trovare le loro case distrutte dalla guerra. Gli scontri tra esercito pachistano e talebani ebbero inizio lo scorso 26 aprile, dopo che i talebani violarono un controverso accordo di pace con il governo della NWFP (North West Frontier Province) e occuparono il Buner, a soli 100 chilometri dalla capitale del Paese, Islamabad. Le operazioni iniziarono nel distretto del Lower Dir per poi in seguito estendersi anche al Buner, allo Swat e al Sud Waziristan, dove ha sede il quartier generale di Baitullah Mehsud, leader del TTP (Tehrik-e-Taliban Pakistan), l’organizzazione che riunisce vari gruppi talebani nel paese. Il 24 giugno scorso, dopo quasi due mesi di aspri combattimenti che hanno portato alla morte di almeno 1700 estremisti (secondo dati forniti da fonti dell’esercito), il governo pachistano ha annunciato che tutti i talebani erano stati cacciati dalla valle dello Swat e dal Makaland e che presto la vita in queste aree del Paese sarebbe tornata alla normalita’. Ma non tutti sembrano convinti che il problema talebani possa ritenersi archiviato. In particolare la circostanza che nessuno dei leader talebani (Baitullah Mehsud in testa) sia stato ucciso o quantomeno catturato, desta preoccupazione in molta parte della popolazione delle zone interessate dal conflitto, che temono che prima o poi le forze talebane, sotto la guida dei loro leaders, possano prima o poi tornare ad organizzarsi e a farsi nuovamente vive. Che si tratti, insomma, solo di una tregua momentanea. Intanto anche le Nazioni Unite esprimono preoccupazione per il ritorno a casa delle popolazioni pachistane. Felipe Camargo, dell’Alto Commissariato per i Rifugiati dell’ONU, ha dichiarato che effettivamente alcune aree sono da considerarsi ”al sicuro e libere” ma ha poi aggiunto che e’ vitale che la popolazione sia correttamente informata delle condizioni che potrebbe trovare al rientro. Nelle zone interessate dal conflitto, infatti, l’elettricità e l’acqua sono state interrotte e la ricostruzione potrebbe richiedere anche alcuni mesi.

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