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Cruenti battaglie nei giorni scorsi in Sri Lanka

E’ guerra di cifre sugli scontri nei giorni scorsi sono avvenuti nel nord dello Sri Lanka fra le forze armate e le Tigri di Liberazione Tamil. Secondo fonti governative, i morti sarebbero 90, 52 tra le tigri tamil e 38 militari, con 84 feriti tra le truppe governative. In serata pero’ le Tigri, attraverso un comunicato, hanno fatto sapere di avere notizia di oltre 100 soldati governativi uccisi e 400 feriti. La battaglia, la piu’ cruenta degli ultimi 18 mesi, e’ cominciata alle 3.30 del mattino di due giorni fa quando l’esercito di Colombo ha tentato di fare breccia nel fronte Nord, ovvero nella linea difensiva dell’LTTE, l’esercito di liberazione della patria Tamil. I combattimenti piu’ duri si sono avuti nella zona di Muhamalai e di Kilaly. Entrambe le fazioni si palleggiano la responsabilita’ del primo colpo. I ribelli cercano di accreditare la tesi del disastroso esito della battaglia per i governativi. Prima hanno detto che erano stati rinvenuti i corpi di 104 militari uccisi. Poi hanno anche citato alcuni testimoni che da Colombo avrebbero visto 12 autobus pieni di soldati feriti portati nella base militare di Palaali. E insieme ai feriti c’erano anche i corpi degli uccisi. E’ possibile che le cifre siano gonfiate, ma e’ un dato di fatto che, per la prima volta nella trentennale storia del conflitto nell’ex Ceylon, il ministero della difesa cingalese ha riconosciuto che tra i governativi ci sono stati molti morti: ha addirittura parlato di 38 militari uccisi. Dall’inizio del conflitto nello Sri Lanka, nel 1983, sono morte nel Paese tra le 60 e le 70 mila persone. Dal 16 gennaio scorso non e’ piu’ in vigore tra governo e ribelli Tamil una tregua conclusa nel febbraio 2002 sotto il patrocinio della Norvegia. Un cessate il fuoco gia’ finito nella pratica quando e’ stato eletto alla fine del 2005 il presidente Mahinda Rajapaksa, un nazionalista fautore del pugno di ferro contro i ”terroristi”. I Tamil, minoranza induista proveniente dal sud dell’India, si battono per l’indipendenza della zona settentrionale del paese, nel quale vivono 20 milioni di abitanti composti dal 75% da cingalesi per lo piu’ buddisti. L’esercito dello Sri Lanka ha portato negli anni diversi attacchi terrestri, marini e anche aerei contro le tigri tamil del nord del paese, mentre i ribelli non hanno disdegnato di spostare il conflitto anche al sud e nella capitale Colombo, usando metodi propri del terrorismo. Nell’ultimo attentato, il 6 aprile scorso, e’ morto il ministro dei trasporti stradali, Jeyaraj Fernandopulle, uno dei membri del governo che avevano partecipato ai negoziati di pace, falliti, con i ribelli tamil e che veniva citato come possibile futuro primo ministro. Fernandopulle e’ il secondo ministro srilankese assassinato quest’anno: l’8 gennaio scorso il ministro delle Costruzioni, Dessanayake, era morto in un altro attentato dinamitardo. La guerra crea anche migliaia di sfollati. Secondo fonti umanitarie, nel solo distretto nord occidentale di Mannar a fine marzo si registravano 23.000 sfollati.

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La finanziaria indiana: aiuto verso i poveri o populismo?

Di seguito il pezzo scritto per l’Ansa.

Attenzione verso i contadini e i poveri e piu’ investimenti per difesa e istruzione: questi i temi centrali del bilancio 2008 presentato oggi dal governo indiano, al suo ultimo mandato in vista delle elezioni generali del prossimo anno. Il documento di bilancio, illustrato al parlamento dal ministro delle finanze Chidambaram, e’ stato subito letto come una finanziaria elettorale, in quanto cerca di ritrovare consensi tra i piu’ poveri, la base elettorale che ha fatto vincere quattro anni il partito del Congresso di Sonia Gandhi ora delusa per il mancato raggiungimento degli obiettivi. Gli oltre 150.000 contadini suicidatisi nel solo anno scorso sono una spina nel fianco del governo che era stato eletto con la promessa di maggiori aiuti. ”Ci aspettiamo una crescita dell’economia dell’8.7% – ha detto il ministro – Mantenere l’inflazione sotto controllo sara’ un caposaldo della politica del governo. Puo’ essere fatto di piu’ per migliorare una crescita globale”. Il Ministro, nell’ottica di sanare la crisi del paese nel settore agricolo, ha annunciato massicci ed incisivi interventi a favore dei contadini, in particolare la cancellazione dei debiti dei piccoli agricoltori per aiutarli a risollevarsi da situazioni irrecuperabili. Secondo i calcoli il provvedimento di cancellazione dei debiti riguardera’ circa trenta milioni di piccoli agricoltori. Per tutti gli altri saranno comunque previste agevolazioni nei pagamenti e riduzioni in presenza di particolari condizioni. Questa operazione da sola costera’ al governo indiano circa 15 miliardi di dollari. ”La crescita in agricoltura di quest’anno e’ stata deludente, solo il 2.6% – ha detto il Ministro – e questa situazione ha inciso negativamente sull’espansione generale dell’economia indiana, che altrimenti era indirizzata verso piu’ elevati traguardi”. Incremento dei fondi anche a vantaggio dell’istruzione. Chidambaram ha proposto l’apertura di nuovi centri specializzati soprattutto nel settore dell’Information Technology. Il settore della difesa otterra’ un incremento del 10% dei fondi stanziati che saranno utilizzati per l’ammodernamento delle forze armate, portando la spesa a olter 26 miliardi di dollari. L’India conta di investire oltre 30 miliardi di dollari fino al 2012 per il riammodernamento degli armamenti. Anche la salvaguardia delle tigri trova spazio nel bilancio: 12,5 milioni di dollari saranno stanziati per proteggere l’animale il cui numero totale nel paese, secondo le ultime stime, ammonta a 1411 esemplari. Dure le critiche dell’opposizione che ha bollato il progetto di bilancio come un’operazione populista in cerca di consensi elettorali. Plauso invece dai maggiori esponenti dei partiti di maggioranza. Il Primo Ministro, Manmohan Singh, ha detto che ”Chidambaram ha fatto un ottimo lavoro e che il governo e’ stato molto generoso”. ” La cancellazione dei debiti per gli agricoltori – ha aggiunto Sonia Gandhi – e’ un passo molto importante per il paese”.

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Mai così poche tigri in India

La popolazione delle tigri in India non è mai stata tanto bassa come in questo periodo. Secondo il censimento della popolazione dei felini reso pubblico oggi dal governo indiano, in tutto il paese ci sono solo 1.411 tigri (al massimo 1.657), contro le 3.642 del 2002. Negli stati dell’India centrale, Madhya Paradesh, Maharashtra e Rajasthan, si sono registrate le peggiori perdite. Solo nel Madya Pradesh si sono perse il 59% delle tigri, il 50% nel Maharasthra. Negli stati del sud, Tamil Nadu e Andra Pradesh, oltre che nel parco nazionale Jim Corbett, la situazione delle tigri è rimasta invariata, come ha detto alla stampa Rajesh Gopal, segretario della National Tiger Conservation Authority. I dati del 2002, comunque, sono considerati sovrastimati dal governo, mentre quelli odierni sono ritenuti molto attendibili dal momento che per ottenerli si sono utilizzati strumenti all’avanguardia come esame del Dna, telecamere e tecnologia gps. Sarebbe il bracconaggio la prima causa della riduzione del numero delle tigri, seguito dal conflitto uomo-animale e la perdita dell’habitat naturale a discapito dell’allargamento delle città. Secondo Gopal non è però tardi per salvare le tigri indiane, ma è necessaria una azione decisa da parte del governo. La creazione di aree dove gli uomini non possano entrare viene vista come l’unica alternativa, dal momento che si sono registrati molti casi di bracconaggio anche nei parchi nazionali. Bisogna inoltre, secondo Gopal, fornire le guardie forestali di armi appropriate.

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