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Successo per la Traviata in India. E grazie, ci canto io!

Ha riscosso molto successo la messa in scena de La Traviata, l’opera di Giuseppe Verdi, riscritta e adattata in forma ridotta, presentata a New Delhi, con il titolo : “Violetta, A Traviata”. Il teatro dell’Ashok hotel prima e quello dello Shriram Centre della capitale indiana hanno registrato il tutto esaurito con lunghe code all’ingresso nelle tre serate di Delhi, che saranno poi seguite da una recita a Bombay e altre due a Calcutta. L’evento, organizzato dalla fondazione musicale indiana Neemrana Foundation, dall’Indian Council of Cultural Relations in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura dell’Ambasciata d’Italia in India, e’ stato realizzato e prodotto da Operainpiccolo, un gruppo musicale palermitano che ha adattato l’opera verdiana per il pubblico internazionale, soprattutto, quello indiano, non molto preparato all’opera. L’idea del produttore Giulio Pirrotta, del regista Giuseppe Cutino (molto apprezzata la sua sapiente regia) e del direttore d’orchestra Onofrio Claudio Gallina (che ha sapientemente diretto l’Orchestra Filarmonica di Palermo con una inclusione di sei archi indiani – fortemente voluti dagli indiani anche se se li potevano risparmiare,  visto che usano l’archetto come usassero una zappa – , oltre a preparare i quattro solisti e il coro internazionale) e’ geniale nella sua semplicità: l’opera ridotta parte dalla fine, dalla malattia di Violetta che rivive, attraverso le arie famose della Traviata, dei flashback della sua vita nella quale compaiono, di volta in volta come fantasmi, Alfredo, suo padre Giorgio Germont, la cameriera Annina, il coro. La bella scena di Roberto Lo Sciuto, essenziale ma efficace, rende benissimo il pathos della storia. Gallina ha anche composto alcuni brani che hanno legato le diverse parti dell’opera, rendendo in un unicum temporale diversi momenti della vita di Violetta, resi anche spazialmente diversi (con momenti cantati in mezzo al pubblico) dal regista Cutino. Da sottolineare la spettacolare esecuzione del baritono abruzzese Emilio Marcucci nel ruolo di Giorgio Germont (da brividi) e della soprano franco-indiana Aude Priya (studi in Italia) in quello di Violetta brava, brava, ma pur sempre la figlia dell’organizzatore indiano. E’ figlie so piezz ‘e core pure in India o in Francia. Il tenore francese Franck (il cane, per motivi musicali) Asparte e’ Alfredo, mentre il mezzosoprano indiano Shireen (mitraglietta per la velocità con la quale spara le frasi cantate) Sinclair e’ Annina. I costumi sono di Daniela Cernigliaro mentre le luci di Marcello D’Agostino e Daniele Settepiani. Il successo dell’opera a Delhi e’ stato sottolineato nel saluto finale, oltre che dagli oltre 10 minuti di applausi, anche dall’ambasciatore italiano in India Roberto Toscano, presente alla prima, insieme a molti altri ambasciatori di diversi paesi. Ma il maggiore successo alla realizzazione dell’opera, che ha riscosso critiche entusiasmanti sulla stampa indiana, lo ha decretato il fatto che l’Operainpiccolo e’ riuscita ad organizzare, nonostante tutte le difficoltà logistiche e anche culturali, un’opera lirica in un paese che ha una tradizione musicale molto diversa da quella occidentale. La proiezione di sottotitoli con la traduzione dei dialoghi ha aiutato moltissimo gli indiani a comprendere anche il libretto di Francesco Maria Piave. Inutile dire, che ci canto anch’io. Unico italiano nel coro di 12 elementi. Troppo pochi, ma questo offre il convento, anzi, l’ashram. Spero di poter postare foto e video, se mia moglie al mio sesto concerto in India mi fa la grazia di fare una ripresa.

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Mumbai o Bombay è comunque bella (ma anche incasinata)

Week end a Mumbai, per partecipare come moderatore ad un seminario della Camera di Commercio Indo Italiana sul design italiano. Una occasione per scappare da Delhi e concederci un momento di relax dai casini della capitale. Volo Kingfisher, ottimo anche per altri motivi, arrivo nella capitale economica dell’India. Bella incasinata, dove devi calcolare non meno di 1 ora per fare pochi chilometri, dove il traffico e le code sono la routine, dove il mare ti da quella carica in più. La prima piacevole sorpresa è stata l’albergo. Il Four Season si è rivelato al di sopra delle nostre aspettative. Per la prima volta in vita mia non mi ero interessato dell’albergo, non avevo visto stanze, luogo, etc. Devo dire che era spettacolare. Bella stanza al 28mo piano, bagno immenso con una vasca subito presa d’assalto da Anna Chiara, vetrata sul mare, con bel tramonto mi hanno detto, visto che io ero al seminario chiuso in una stanza. Servizio eccellente. Anche li, temono attentati. Oltre ai normali controlli, all’ingresso c’era anche il cane che fiutava esplosivo nelle auto. Segno di quanto si stia facendo pericoloso questo paese. Il seminario è stato interessante, i venditori indiani di mobili di design italiano chiedono soprattutto una sorta di “educazione”, “acculturazione” dei loro venditori al design italiano, per riuscire a spiegare perchè un divano italiano costa migliaia di euro. E’ stato un seminario interessante e, devo dire, molto seguito, la sala era strapiena e la gente in piedi. Non sono mancati i soliti squilli di cellulare nonostante io, da moderatore, avessi chiesto sin dall’inizio di spegnerli. “Sia noi italiani che voi indiani siamo amanti della musica, ma apprezzerei se vorrete spegnere i vostri cellulari” ho detto all’inizio. Risate, applauso ma, purtroppo, inascoltato da qualcuno. Il seminario è filato via tra interventi, domande, battute. Cena in terrazza e rientro, dove le mie donne non si erano fatte mancare nulla, il servizio in camera impeccabile. Sabato siamo andati ad Elephanta, un’isola ad un’ora di barca da Mumbai, nella quale non ero mai stato e dove ci sono delle bellissime grotte. Mumbai non offre quasi nulla dal punto di vista artistico-culturale ed Eelephanta è un po’ la mosca bianca della situazione. Visita lampo per poi tornare sullo sgarrupato traghetto indiano, con una comitiva di indiani trapiantatai da decenni in Canada. Originari del Kerala, molto ricchi e cattolici, facevano un giro in India soprattutto dal punto di vista religioso cristiano. Arrivati al porto, un momento per rimanere dinanzi al Taj Mahal Palace and Tower (approfittare anche dei loro bagni…), una bandiera dell’India e nel quale ho anche dormito in passato. Davanti al Taj Mahal, il Gateway of India. Di corsa in taxi e ben 2 ore e 40 per attraversare parte di Mumbai e raggiungere gli amici a pranzo. Bella, sicuramente cara (gli affiti sono più cari di Delhi), ma non so se ci vivrei. Certo, il mare è una grande tentatzione, la vita sociale è migliore, molti più locali, ristoranti, negozi, ma l’idea di trascorrere ore e ore in auto mi snerva. Si, mi aspetto la solita battuta sul fatto di essere napoletano ed essere abituato al traffico di Napoli. VI dico che c’è più traffiuco a Roma che non a Napoli. E l’India supera qualsiasi livello di immaginazione. Domenica dopo una buona colazione (molto minimal, nel segno del nuovo concetto di lusso), volo di ritorno con Go a Delhi, dove sopno andato di corsa a cantare la Traviata. Ma questa è un’altra storia.

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