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Una bambina si rifiuta di sposarsi a 12 anni, diventa caso nazionale

Una bambina indiana di 12 anni, cresciuta a Bararola, uno dei villaggi più poveri e remoti dello Stato del West Bengala, è diventata da qualche tempo un clamoroso caso nazionale dopo il secco ‘no’ opposto in novembre ad un matrimonio deciso dalla sua famiglia. Di per sé l’episodio sarebbe passato inosservato in questo enorme paese pieno di contraddizioni dove le mogli-bambine sono una drammatica realtà nonostante i divieti di legge, se non fosse che il gesto di ribellione di Rekha Kalindi si è trasformato in una parola d’ordine per le coetanee della zona. “E’ vero ed è incredibile – ha dichiarato all’Hindustan Times il vice consigliere per il Lavoro del distretto di Purulia, Prasenjit Kundu – ma da quando quattro mesi fa Rekha si é rivoltata al volere paterno, nessun’altra bambina non ancora adolescente ha accettato di sposarsi”. Kundu ha elencato nome e cognome di numerose altre ragazzine che hanno imboccato la strada della scuola invece che quella di un matrimonio senza senso, assicurando che “i no non sono solo a Bararola. Anche Afsana Khatoon, 13 anni, residente in un villaggio vicino, ha rifiutato di sposarsi invocando l’esempio di Rekha”. Eppure la bimba che ha conquistato la prima pagina dei giornali di New Delhi ha tutte le caratteristiche dell’anti-eroe. Vive con altre sette persone in una monocamera, senza elettricità, acqua e servizi sanitari, e non ha mai visto un film o avuto un giocattolo. Da anni la sua attività principale è andare nei boschi a raccogliere foglie di ‘tendu’ per fabbricare sigarette che sono vendute al mercato della vicina città di Kotshila. Appartenente alla tribù Kalindi, Rekha conosce le regole matrimoniali che non risparmiano le figlie femmmine. “Mia sorella Jyotsna adesso ha 15 anni – racconta – si è sposata a 12 e ha avuto quattro figli nati morti. Lei adesso vive con un secondo marito perché il primo se ne è andato”. Quando è arrivato il suo turno per il matrimonio combinato, la bambina-prodigio ha alzato la testa e ha detto a chiare lettere il suo no al padre, Jagdish, chiedendo di poter continuare a studiare nella scuola che funziona nell’ambito del Progetto nazionale dei bambini al lavoro. Budhamani Kalindi, compagna di banco di Rekha, ha rivelato che “per alcuni giorni il papà l’ha lasciata senza cibo, acqua e anche sapone per lavarsi, ma poi ha ceduto”. Di recente la rivista scientifica Lancet ha pubblicato il risultato di un’inchiesta da cui è emerso che il 44,5% delle donne indiane si è sposata prima dei 18 anni. Ed un aspetto ancora più preoccupante è che un quinto di queste donne (il 22,6%) si è sposata prima dei 16 e un 2,6% prima dei 13. E secondo l’Unicef, infine, il 40% dei matrimoni di minori avvengono proprio in India, con 78.000 bambine che muoiono ogni anno di parto.

fonte: Ansa

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Il 25% dei bambini che muiono al mondo sono indiani

Un bambino su quattro tra quelli che nel mondo muoiono sotto un anno di età, è indiano. Sono questi gli ultimi allarmanti dati forniti dall’UNICEF, secondo cui il tasso di mortalità infantile in India è di 57 ogni 1.000 nascite. “Le cifre dell’India – commenta Marzio Babile, responsabile sanitario dell’UNICEF in India – rappresentano oltre il 25% della mortalità infantile nel mondo. Ovviamente sappiamo bene anche che centoquarantamila donne ogni anno perdono la vita nel dare alla luce i loro figli, contribuendo in maniera estremamente rilevante, forse in misura superiore ad un quarto, al tasso di mortalità femminile nel mondo”. Una delle prime cause di mortalità infantile in India è la malnutrizione. Secondo il recente rapporto dell’UNICEF il 46% dei bambini indiani sotto i cinque anni sono malnutriti e il 53% delle donne partoriscono senza l’assistenza di personale medico adeguato e in condizioni igieniche spesso precarie. “Fondamentalmente il miglioramento si avrà solo se forniremo opportunità per lo sviluppo delle capacità umane – dice Amarjeet Sinha, segretario del Ministero per la Salute e per il benessere della Famiglia – noi riteniamo che il programma nazionale per l’assistenza alle zone rurali contribuisca in tal senso. Certo ci vorrà del tempo ma siamo fiduciosi”.

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