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Delhi è in Pakistan secondo le ferrovie indiane

Una pubblicita’ ufficiale delle Ferrovie indiane che compare su tutti i principali quotidiani per annunciare il lancio ufficiale oggi del lussuosissimo ‘Maharajas’ Express’ porta in basso a destra una cartina geografica in cui New Delhi e’ collocata in Pakistan e Kolkata, stazione di partenza del treno, in pieno Mar Arabico. Imbarazzatissimo Samir Goswami, capo ufficio stampa delle Ferrovie Orientali, ha dichiarato ai media che ”effettivamente si tratta di un grave errore. Chiediamo scusa. L’agenzia che ha realizzato la grafica dell’annuncio e’ stata sospesa”. Dotato di ogni comfort extra-lusso – fra cui cabine con bagno privato, televisore al plasma, telefonia diretta e controllo digitale della climatizzazione – il treno si rivolge ad un pubblico di gamma alta, visto che una settimana a bordo costa, secondo la categoria, fra 4.200 e 13.000 euro. Capostazione d’eccezione e’ stato oggi il ministro delle Ferrovie, Mamata Banerjee, che in serata ha congedato da Kolkata il treno diretto a New Delhi via Gaya, Varanasi, Bandhavgarh, Khajuraho, Agra e Gwalior. Praticamente tutte le localita’ toccate dal viaggio non si trovano nella loro posizione naturale sulla carta geografica, ma la collocazione della capitale indiana in Pakistan, ha mandato su tutte le furie piu’ di un responsabile. Il capo dell’agenzia pubblicitaria, bombardato di telefonate e critiche, ha cercato di spiegare, senza grandi risultati, che la distribuzione sulla mappa delle citta’ ”e’ una creazione d’artista e non ha nessuna ambizione di corrispondere alla realta’. Ed ovviamente, lungi da noi l’intenzione di creare una situazione controversa”. E’ il secondo clamoroso incidente che suscita polemiche dall’inizio dell’anno. In gennaio il ministero del Benessere delle donne e del bambino ha pubblicato una pubblicita’ che conteneva per errore la foto dell’ex comandante dell’Aviazione pachistana.

fonte: ANSA

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Ma sti turisti, sono pazzi o cosa?

Ho fatto uno dei miei soliti giri tra India e Nepal. A parte la bellezza del Nepal (estetica, ovviamente) e il contrasto con l’India, ho visto delle cose assurde soprattutto da parte di turisti italiani. Ad Agra, dinanzi al Taj Mahal, ho sentito una di Torino dire: “e siamo venuti fin qui per vedere questo coso?”. Questo coso è il Taj Mahal. A voi il commento. Ma di cose assurde dei turisti italiani ce ne sono tante. Alcuni di questi che ho visto negli ultimi giorni, invece di fotografare monumenti, fotografavano storpi, malati, mendicanti, lebbrosi, cadaveri. A Jaipur, dinanzi al palazzo dei venti, ho visto un uomo mettersi in posa insieme ad una mendicate con le mani fasciate e insanguinate, il corpo sporco e la maglietta con il sangue, mentre sua moglie li fotografava. La mendicante, che prima aveva il viso contrito e addolorato, ha sfornato un sorriso a 72 denti per il periodo della foto, per poi tornare alla sua aria contrita, afflitta e addolorata. A Varanasi, a parte le solite foto alle cremazioni, per altro vietate, ho sentito le solite stupide domande sul perchè gli induisti facessero il bagno in un fiume inquinato, nel quale galleggia di tutto. Quando c’ero io, sul fiume galleggiava un cadavere. Aveva la testa sommersa e i piedi legati. Proabilmente uno di quelli che non vengono cremati, un malato di lebbra, al quale, come consuetudine, avevano legato una pieta ai piedi e lo avevano buttato nel fiume. Giù via fotografie a non finire. E che dire di quelli che si chiedono perchè gli indiani non puliscono le strade, non la smettono di fare i loro bisogni in pubblico, perchè non si lavano e cose del genere? Non c’è che dire, bisogna essere acculturati anche per fare i turisti. Invece la maggior parte di quelli che vedo qui sono coloro che poi, tornati a casa, nei loro salotti di alcantara, mostrano orgogliosi le foto alle sciure e agli amici,  con commenti del tipo: “sai siamo stati in India, nella povertà, nella sporcizia, senza fogne, sapessi come vivono, io li ho aiutati, ho dato i soldi ai mendicanti, ho regalato le penne, gli shampoo ai bambini, le caramelle, ma sapessi come vivono, guarda qui i malati, i poveri, i cadaveri….”. E io che prendo a malincuore mai un cicloriscio’ perchè mi scoccia essere portato a forza da un uomo.

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Sul Gange in piena

Ecco il video della cerimonia religiosa di Aarti, una cerimonia religiosa di ringraziamento che si fa ogni sera sulle rive del Gange a Varanasi. L’ho ripresa pochi giorni fa, quando il Gange era talmente in piena che tutti i ghat, gli scalini che portano al fiume dove si sviluppa la vita religiosa e sociale della città, erano completamente sommersi. Tanto sommersi, che hanno dovuto spostare le cremazioni dalle piattaforme sul Gange alle strade interne, in mezzo alle case.

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