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A quattro anni passa 50 giorni in carcere con detenuti adulti

Ha solo quattro anni ma ha gia’ passato 50 giorni in prigione. E’ accaduto nello stato indiano dell’Orissa, nell’India centrale. La piccola Kandhai Sahoo, dopo l’arresto di suo padre Trilochan e dei suoi nonni paterni, accusati di aver ucciso la madre, una donna di 25 anni, non aveva nessun altro posto dove andare e cosi’ i giudici indiani avevano deciso che venisse anche lei portata in carcere, dove almeno avrebbe potuto stare col padre. Per 50 giorni la bimba ha mangiato lo stesso cibo destinato agli altri detenuti e, non avendo un letto, ha dormito sul pavimento. La notizia dell’ ”arresto” di Kandhai ha suscitato le reazioni di numerosi movimenti per la tutela dei minori che hanno alla fine spinto le autorita’ a rilasciare la bambina, affidata ora alle cure della nonna materna.

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Suora violentata in Orissa, arrestato colpevole

La polizia indiana ha annunciato di aver arrestato l’uomo sospettato di aver violentato una suora durante le violenze anti cristiane in Orissa. Lo scrive l’edizione on line del Times of India. Santosh Pradhan e’ stato arrestato nella citta’ di Baliguda e portato gia’ dinanzi al tribunale. Prima di lui erano state arrestate quattro persone per il loro coinvolgimento nelle violenze, gli incendi alle case e gli attacchi alle comunita’ cristiane. Il 26 agosto scorso, tre giorni dopo l’omicidio del leader religioso induista, evento che ha dato il via alle violenze contro i cristiani in Orissa, una suora appartenente alle missionarie della Carita’ di Madre Teresa di Calcutta, aveva presentato una denuncia per stupro, rimasta pero’ segreta e senza seguito fino a quando, la settimana scorsa, e’ stata resa pubblica una lettera di Suor Nirmala, la suora succeduta a Madre Teresa, che chiedeva giustizia. Gli accertamenti clinici hanno poi confermato la violenza sessuale. Il governo ha sospeso il capo della polizia di Baliguda, il quale aveva lasciato la denuncia della suora nel cassetto per settimane. Secondo quanto raccontato dalla religiosa, 40-50 persone armate hanno attaccato, a fine agosto, una casa nel villaggio di Nuagaon, dove lei si trovava insieme ad un prete. La folla aveva aggredito il sacerdote, mentre la suora veniva violentata negli uffici di una organizzazione non governativa. La religiosa, secondo il suo stesso racconto, sarebbe poi stata portata per strada e mostrata nuda, alla presenza di altre persone tra le quali una quindicina di poliziotti. La donna e’ ora a New Delhi in una localita’ protetta, mentre un team di investigatori e’ alla ricerca degli altri colpevoli.

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Due cristiani arrestati per omicidio leader induista in Orissa

La polizia indiana ha arrestato due cristiani legati ai ribelli maoisti in uno stato dell’est dell’India, per l’omicidio di un leader induista che aveva scatenato scontri andati avanti per settimane. Gli arresti sono stati i primi per l’omicidio avvenuto nell’agosto scorso di Laxmanananda Saraswati ad agosto, un attivista collegato con il principale partito di nazionalisti indù all’opposizione. L’omicidio scatenò un’ondata di attacchi di rappresaglia da parte di indù contro i cristiani nel distretto rurale di Kandhamal, nello stato dell’Orissa. “Abbiamo arrestato due persone” ha detto l’ispettore generale di polizia Arun Kumar Ray, aggiungendo che gli arrestati sono cristiani. Un ufficiale di polizia ha detto che i due hanno collegamenti con i ribelli maoisti. Ray ha detto che una terza persona è stata fermata.

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India a due velocità: tra nucleare e paura di terrorismo e violenze

E’ un’India a due facce quella che si presenta dinanzi alla comunita’ internazionale in questi giorni e dove oggi si e’ consumata l’ennesima tragedia. Da un lato il governo rappresentato dal primo ministro Manmohan Singh sta facendo il giro dei paesi amici in nome dello sviluppo della piu’ avanzata delle fonti di energia, il nucleare. Dall’altro nel paese non si fermano gli attentati terroristici, le violenze religiose, aumenta la paura e l’economia e’ in caduta libera. Singh e’ da oltre una settimana lontano da Delhi. Dopo aver parlato all’Assemblea Generale dell’ONU e aver gioito per il via libera del senato americano all’accordo di cooperazione nucleare con gli USA, e’ volato a Marsiglia per incontrare Sarkozy in qualita’ di presidente di turno dell’Ue. Qui ha ottenuto una doppia vittoria: da un lato, una serie di accordi economici e trattati con l’Ue, dall’altra la firma di un accordo di cooperazione nucleare con la Francia. Ma questa immagine di grande potenza, e’ offuscata da quello che succede in patria. Il paese dal mese di maggio e’ oggetto di attentati terroristici gravi. La crisi economica si sta facendo grave, la borsa e’ crollata ai minimi storici e l’inflazione supera il 12%, obbligando molte aziende a rivedere i propri bilanci e previsioni e, soprattutto a licenziare. La violenza e’ sempre piu’ diffusa e ottusa, e tra l’altro ha portato la settimana scorsa anche al linciaggio del presidente della Graziano Trasmissioni India, da parte di ex operai licenziati. Ma e’ sul terrorismo che il governo sta perdendo la sua battaglia. Dopo le ultime bombe, secondo un sondaggio della televisione IBN Live, la piu’ seguita tra quelle in inglese, l’82% degli indiani ha paura di attacchi terroristici. Il 71% ha detto che, nonostante le molte festivita’ in arrivo, non frequenteranno ristoranti e centri commerciali per paura. Il 61% degli intervistati ha detto che in India il terrorismo non e’ legato a nessuna religione, mentre tra la rimanente parte, l’85% lega il terrorismo all’Islam. Ma le rivalita’ religiose si sono riacutizzate anche in Orissa, dove le comunita’ cristiane sono ancora oggetto di attacchi da parte di quelle indu’. Argomenti, che stanno minando non poco il governo di Singh e di Sonia Gandhi che traballa mentre si avvicinano le elezioni.

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Di cristiani colpiti e intolleranze religiose

In questi giorni si è parlato o, meglio, straparlato della faccenda dei cristiani in Orissa. Per carità, faccenda grave. Anche se si è montata quando si è saputo che una suora (notizia falsa) era stata bruciata viva e un’altra (ancora una notizia falsa) violentata. Ovviamente anch’io ho dovuto fare il mio lavoro e riportare le notizie.

La questione è che, pur senza voler giustificare questi atti terribili, che di faccende simili in India se ne sente quasi quotidianamente. E non solo contro i cristiani, ma contro i musulmani e altre minoranze, religiose, etniche e sociali. Eppure nessuno se ne interessa, nessuno ne parla, nessuno si lamenta.

Il nostro governo ha pensato bene, interferendo nella gestione di un paese straniero, di chiamare l’Ambasciatore indiano a Roma per riferire sulle questioni. E perché? Mica c’è stato un italiano coinvolto?

Neanche il Vaticano ha richiamato l’ambasciatore indiano presso la santa sede. Noi invece si.

Il nostro non è uno stato laico? Intendiamoci: io sono cattolico apostolico anche se poco romano, ma credo incredibilmente assurdo e, permettetemi stupido l’atteggiamento del governo italiano. Che, di contro, non ha detto nulla delle violazioni dei diritti civili e delle morti in Tibet o in altri paesi.

Mica a marzo quando i cinesi hanno ucciso centinaia di tibetani inermi, la Farnesina ha richiamato l’ambasciatore cinese? E allora, perché ora quello indiano? che significa?

Ripeto, se uno conoscesse un po’ meglio l’India, quello che succede qui, saprebbe che queste cose sono, purtroppo, normali. L’atteggiamento del nostro paese e il clamore della nostra stampa, invece, non lo è.

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Scontri religiosi in Orissa, missionaria laica bruciata viva

Questo il mio pezzo uscito stamattina su Il Mattino.

E’ di due vittime bruciate vive e di un prete gravemente ferito il bilancio delle violenze religiose esplose ieri sera a Bubaneshwar e in altre città dello stato orientale indiano dell’Orissa, che hanno visto la furia dei fondamentalisti indu’ scagliarsi contro i cristiani. Da giorni nell’Orissa ci sono scontri tra manifestanti e polizia tanto che il governo locale ha imposto il coprifuoco. Gli scontri sono seguiti all’uccisione di un leader radicale indù, Swami Laxanananda Saraswati, espressione del partito fondamentalisa Vishwa Hindu Parishad (VHP), formazione che si batte per un’India di soli induisti. Della morte del religioso-politico sono state accusate le comunità religiose cristiane, che stanno crescendo molto nello stato. Il leader religioso è stato ucciso sabato sera nel suo Ashram (comunità) di Tumudibandha, da trenta persone mascherate che hanno sparato all’impazzata, nel giorno dei festeggiamenti per il dio Krishna, molto venerato. Durante la sparatoria sono morte altre cinque persone tra le quali due figli del religioso. Nonostante che l’omicidio sia stato rivendicato da un gruppo maoista, il People’s Liberation Revolutionary Group, gli attivisti del VHP hanno accusato i cristiani in quanto il leader ucciso si era sempre opposto alle conversioni al cristianesimo. Da qui la vendetta di ieri. I fondamentalisti hindu hanno attaccato, applicando le fiamme, ad un orfanotrofio cattolico a Puthpali, nel distretto di Bargah. In quel momento nel l’orfanotrofio si trovavano 30 bambini, un prete ed alcuni volontari. Una volontaria laica è rimasta bruciata viva, il prete è seriamente ferito mentre i bambini ed altri volontari sono riusciti a fuggire nella foresta. Un altro cristiano è stato ucciso, sempre arso vivo all’interno nella sua abitazione, nel villaggio di Rupa, nel distretto di Kandhamal. La violenza religiosa induista si è scagliata contro chiese, religiosi, istituzioni religiose ed altri edifici di culto cristiani anche nei distretti di Khurda, Bargarh, Sundergarh, Sambalpur, Koraput, Boudh, Mayurbhanj, Jagatsinghpur and Kandhamal districts e nella capitale dello stato Bubaneshwar. Nella città di Phulbani, 40 case di cristiani sono state date alle fiamme senza conseguenze per gli occupanti. Il sottosegretario agli interni dello stato dell’Orissa, ha chiesto al governo centrale di Delhi di inviare due battaglioni di forze paramilitari per tentare di rimettere a posto la situazione. Nel mirino dei fondamentalisti, anche le suore di madre Teresa di Calcutta, alcune delle quali sono state costrette a scappare per salvarsi dalla furia degli induisti. All’indomani della morte del leader religioso-politico induista, la diocesi locale, l’organismo ecumenico cristiano All India Christian Council e la Conferenza episcopale indiana avevano condannato l’uccisione di Saraswati. Il portavoce della conferenza episcopale indiana, Babu Jospeph, ha smentito a Il Mattino la notizia secondo la quale un’altra suora sarebbe stata violentata. “La suora – ha detto a Il Mattino padre Babu Joseph – era in un centro pastorale nel distretto di Kandhamal quando è stata aggredita e picchiata”. Nello stato dell’Orissa, lo scorso Natale, oltre 30 chiese furono bruciate in due giorni di scontri tra i cristiani e il VHP che protestavano per le celebrazioni natalizie. Non ci furono morti ma nello stato, dove è in vigore una legge anti conversioni che vieta di fatto le conversioni al cristianesimo, fu imposto per giorni il coprifuoco e si registrarono centinaia di feriti. Circa il 2,3% della popolazione indiana, intorno ai 24 milioni di persone, sono cristiani. La comunità cristiana è concentrata soprattutto negli stati meridionali del Tamil Nadu e del Kerala, oltre che in quello orientale dell’Orissa e nel West Bengala, che ha per capitale Calcutta. Gli scontri religiosi tra hindu e cristiani sono una spina nel fianco nella chiesa cattolica indiana che conta nel paese 160 tra diocesi ed arcidiocesi. Come riconoscimento per il lavoro svolto in India e il crescente numero di cristiani, l’ex arcivescovo di Mumbai, il Cardinale Diaz, è stato messo a capo dell’Istituto di Propaganda Fidei, dopo essere stato indicato come possibile successore di Giovanni Paolo II al soglio pontificio. I cristiani vengono attaccati soprattutto perché fanno proselitismo nelle caste basse e nei fuori casta, propagando l’uguaglianza tra le persone, avversata dal sistema castale indiano fortemente sostenuto dai fondamentalisti. L’ultimo omicidio di un religioso, prima degli scontri di ieri, è avvenuto il 16 agosto, quando un religioso carmelitano, Father Thomas Pandippally, è stato ucciso nello stato centrale indiano dell’Andra Pradesh.

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