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Usa-India: tappeto rosso americano per Manmohan Singh

Gli Stati Uniti hanno messo il loro tappeto rosso piu’ bello per accogliere l’India a Washington. Il presidente americano, Barack Obama, ha riservato al premier indiano, Manmohan Singh, l’accoglienza che si riserva agli amici particolarmente graditi. Perche’ – ha detto Obama – Stati Uniti e India si fondano su valori comuni e possono costruire ”una partnership capace di definire il ventunesimo secolo”. Obama ha voluto che in onore del premier indiano e della sua signora, Kaur Gursharan, venissero prodigate tutte le attenzioni diplomatiche possibili. Culminanti nella prima cena di Stato ufficiale della sua amministrazione. In mattinata il presidente Usa e Singh si sono intrattenuti a colloquio per quasi un’ora e mezza nello Studio Ovale della Casa Bianca. Poi i temi del colloquio sono stati ulteriormente approfonditi in un incontro piu’ allargato con i vertici delle due delegazioni. E prima della cena ufficiale, ai Singh e alla loro delegazione gli Stati Uniti hanno offerto anche un pranzo ufficiale al Dipartimento di Stato, presenti il vicepresidente americano, Joe Biden, e il segretario di Stato, Hillary Clinton. Per nessuno dei presidenti finora ricevuti alla Casa Bianca Obama aveva riservato un’accoglienza tanto accurata, attenta e calorosa. ”E’ un onore per me accogliere a nome del popolo americano la prima visita ufficiale del premier Singh – ha detto Obama – Riflette il valore della nostra relazione, per una partnership che vuole definire il XXI secolo”. Singh dal canto suo lo ha ringraziato cosi’: ”India e Usa si fondano su valori comuni e hanno interesse a mettere a fuoco il loro immenso potenziale in una partnership strategica”. I due leader nella conferenza stampa congiunta hanno spiegato che dal nucleare alla lotta al terrorismo, dal clima all’energia, dalla ricerca alla lotta contro la poverta’, sono molteplici i settori in cui India e Stati Uniti intendono rafforzare la loro relazione. Per interessi interni, ma anche in funzione dei reciproci rapporti con la Cina. Alle ragioni di reciproco interesse tra i due Paesi si aggiungono poi quelle derivanti dalla mutua simpatia tra i due presidenti. Obama non ha mai fatto mistero di nutrire nei confronti di Singh una stima particolare. ”Ho avuto modo di intrattenermi con il premier Singh, e devo fare i complimenti ai cittadini indiani: hanno scelto come premier un uomo di grande valore e saggezza” disse Obama al termine di un G20 rispondendo alla domanda di una giornalista di New Dehli. Anche per questo Singh, 77 anni, e la moglie, 51 anni, hanno avuto il privilegio della prima cena di Stato ufficiciale. Per questo e’ stata in indiano la prima parola pronunciata da Obama nella conferenza stampa congiunta tenuta al termine del colloquio avuto con Singh: ”Namaste” (mi inchino a te). ”Il premier Singh – ha detto Obama – e’ un uomo di grande integrita’ che gode della mia stima e del mio rispetto”. ”Quanto Obama sta facendo e’ ammirevole – ha ribattuto Singh – Seppur separati da due oceani, i nostri Paesi sono vicinissimi nei valori su cui si fondano, e intendono adoperarsi insieme per farli crescere nel mondo”. E’ questa la partnership capace di ”definire il XXI secolo”. Dal clima al terrorismo, dall’energia al nucleare, India e Usa sono piu’ insieme che mai.

fonte: Ansa

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Usa-India: Hollywood e Bollywood per cena di stato

Hollywood e Bollywood a braccetto per la prima cena di stato di Barack Obama: ad assicurare la colonna sonora del banchetto in onore del premier indiano Manmohan Singh sotto una tenda nel South Lawn della Casa Bianca la First Lady Michelle ha scelto Jennifer Hudson, la star nera di Chicago premio Oscar per Dreamgirls, e A.R. Rahman, il compositore indiano che ha scritto la colonna sonora di Slumdog Millionaire. Menu’ a base di pesce per il vegetariano Singh: Michelle ha scelto per confezionarlo Marcus Samuelsson, uno chef nato in Etiopia e adottato in Svezia. Samuelsson e’ lo chef di Aquavit a New York, uno dei migliori ristoranti di pesce d’America. Ha affiancato Cristeta Comerford nella preparazione della cena. I preparativi hanno impiegato mesi, da quando il segretario di Stato Hillary Clinton ha consegnato a Singh l’invito a mano lo scorso luglio a New Delhi. Menu, fiori, porcellane, musica, abiti da sera. Per gli uomini di rigore lo smoking, alle donne e’ stato consigliato l’oro o comunque un arcobaleno di colori. Michelle ha raccolto il suggerimento fin di prima mattina intervenendo alla cerimonia dell’arrivo degli ospiti con un robe manteau d’arancione damascato. La cena con Singh e’ stata considerata da mesi l’invito piu’ ambito della capitale, quello che definisce una volta per tutto lo status di vip di serie ‘a’ tra i vip della capitale. Il cartoncino color avorio con sigillo presidenziale e’ stato recapitato una settimana fa a 320 eletti: leader del Congresso tra cui la Speaker della Camera Nancy Pelosi e il senatore John Kerry, presidente della Commissione Esteri, indiani-americani del mondo del business, della politica, dello spettacolo e dei media, tra questi il governatore repubblicano della Louisiana Bobby Jindal (convertito dall’induismo al cattolicesimo), il ‘medico’ della Cnn Sanjay Gupta. Nutrito il contingente di Hollywood: con David Geffen, Steven Spielberg e Jeffrey Katzenberg, l’ex trio di Dreamworks che ha da poco stretto un’alleanza finanziaria con il gruppo Reliance di Bollywood, c’e’ anche Ari Emanuel, il fratello del capo di gabinetto Rahm Emanuel e capo di Endevour, una delle maggiori agenzie di talenti della mecca del cinema. E da Bollywood Aishwarya Rai, ex Miss Mondo e una delle piu’ celebri star del cinema indiano.

fonte: Ansa

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I talebani pachistani hanno eletto il nuovo leader

I talebani, dopo una assemblea generale (shura) durata due giorni, hanno designato il successore di Baitullah Mehsud, che Islamabad e Washington ritengono sia stato ucciso due settimane fa. Lo ha annunciato oggi un comandante talebano. La shura degli anziani ha designato all’unanimità Hakimullah Mehsud come successore di Baitullah Mehsud, ha detto al telefono Faqir Muhammed, che nei giorni scorsi aveva fatto sapere di avere assunto ad interim la guida degli insorti e avweva negato che Baitullah fosse morto. “Il successore designato di Baitullah Mehsud è Hakimullah Mehsud ma Baitullah non è morto, é solo seriamente ammalato ed impossibilitato nelle sue condizioni a seguire gli affari dell’organizzazione”, ha detto alla stampa locale Maulvi Fakir Muhammad (che nei giorni scorsi aveva assunto ad interim la guida dei talebani) secondo quanto riporta il quotidiano indiano Times of India. “In base alla sua volontà – ha proseguito Maulvi Fakir Muhammad – il suo successore avrebbe dovuto essere nominato mentre lui era ancora in vita ed infatti egli stesso ha scelto e designato Hakimullah Mehsud”. Hakimullah è stato per anni un fedele seguace di Baitullah Mehsud e fu poi nominato capo per le attività dei talebani nelle zone tribali di Khyber, Kurram e Orakzai. Hakimullah. Inoltre, sarebbe anche stato la mente di una serie di attacchi terroristici contro la NATO e contro convogli americani a Peshawar e nella zona di Khyber. Dopo la presunta morte di Baitullah si era diffusa la notizia che anche Hakimullah avesse perso la vita durante uno scontro nella regione del Sud Waziristan. Notizia poi smentita con una dichiarazione dello stesso Hakimullah e trasmessa da numerose televisioni locali.

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Gli USA con l’India bacchettano il Pakistan

L’India trova negli Stati Uniti un valido alleato nella lotta al terrorismo, al punto di portare dalla sua parte quello che è da anni invece il partner strategico del Pakistan, accusato in questi giorni da New Delhi di aver in qualche modo coperto il commando che ha attentato a Mumbai la settimana scorsa. È quanto emerge dalla visita lampo di Condoleeza Rice, segretario di stato americano, oggi a New Delhi, durante la quale ha incontrato il ministro degli esteri di New Delhi, Pranab Mukherjee e il primo ministro Manmohan Singh. La Rice ha avuto parole di vicinanza, non soltanto di solidarietà, con il governo indiano, anche in chiave antipachistana. Nono solo ha esortato Islamabad a prendere “azioni decise” contro il terrorismo, ma ha criticato in maniera indiretta il presidente Zardari. Quest’ultimo ieri aveva detto che “attori senza paese che vogliono tenere in ostaggio il mondo intero” avevano realizzato gli attentati. La Rice ha oggi detto in conferenza stampa congiunta con Mukherjee che “gli attori senza stato recitano dai confini dell’India e Islamabad deve prendere azioni decise, agire in maniera trasparente e urgentemente, dal momento che questi attori senza stato sono questione della responsabilità del Pakistan perchè in qualche modo relativa al suo territorio”. Una presa di posizione forte, soprattutto alla vigilia della visita che la Rice farà domani a Islamabad. Il ministro degli esteri indiano ha consegnato alla Rice le prove che gli attacchi sono giunti in qualche misura dal Pakistan. L’arrivo a Delhi del segretario di stato americano, era stato disegnato come il tentativo di pacificare le posizioni indiane e quelle pachistane, dopo che New Delhi aveva detto di avere le prove del collegamento dei terroristi di Mumbai con Islamabad e aveva chiesto al Pakistan di consegnare 20 terroristi, che in vece Islamabad ha rifiutato per bocca del presidente Zardari che si è impegnato a processarli e condannarli in patria semmai si dimostrasse la loro colpevolezza. Invece la Rice ha preso subito posizione nei confronti del Pakistan, ricevendo da Mukherjee le prove del coinvolgimento pachistano negli attentati e ribadendo l’appoggio americano sulle investigazioni. Questa posizione ha ringalluzzito anche Mukherjee che, dopo il rifiuto pachistano sui 20 terroristi, era stato silente. “La nostra azione dipenderà dalla risposta che riceveremo dal Pakistan”, ha detto il capo della diplomazia indiana, ribadendo, attraverso la formula diplomatica della “necessità di proteggere l’integrità territoriale indiana e la sicurezza dei suoi cittadini”, che non esclude l’utilizzo delle armi. E lo ha detto dinanzi alla Rice che ha chiesto all’India di valutare la propria reazione contro il Pakistan in modo da evitare “conseguenze indesiderate”, esortando comunque i due paesi a collaborare. Per la Rice inoltre, non si può escludere il coinvolgimento di Al Qaeda negli attentati di Mumbai perché, ha detto il segretario di stato americano, “questo è un tipo di terrorismo nel quale partecipa Al Qaeda”. A Islamabad, intanto, non stanno a guardare. Il governo pachistano, per il tramite del ministro degli esteri Qureshi, ha fatto sapere di essere anch’esso pronto a tutelare l’integrità territoriale del suo paese. La visita di domani a Islamabad della Rice è stata preceduta da quella di oggi dell’ammiraglio Mark Mullen, capo di stato maggiore americano. Mullen ha esortato oggi il Pakistan a rafforzare la lotta contro i gruppi della Jihad. Ed oggi, ad una settimana esatta dall’inizio dell’assedio di Mumbai, mentre centinaia di migliaia di cittadini indiani sono scesi in piazza in tutto l’India per manifestare solidarietà alle vittime e protestare contro il governo chiedendo maggiori azioni e meno parole, la polizia ha trovato una, forse due, sacche con dell’esplosivo nel Chhatrapati Shivaji Terminus, l’ex Victoria Station, la stazione più importante di Mumbai. Si pensa che si tratti di parte dell’arsenale dei terroristi che hanno assaltato la capitale economica indiana. Sul cui numero, però c’è un giallo perchè da alcune evidenze investigative, pare che siano più dei dieci da sempre annunciati dalla polizia indiana, per cui almeno 14 di essi sarebbero ancora in giro. Il ministro della difesa di Delhi, AK Anthony, riunendo lo stato maggiore, ha allertato di possibili nuovi attacchi terroristici che potrebbero essere portati da piattaforme marine, che ricalcherebbero quelli alle torri gemelle americane. È mistero intanto sul numero dei partecipanti al commando che esattamente una settimana fa ha preso d’assalto Mumbai facendo circa 200 vittime. La televisione americana ABC, riferendo di fonti di intelligence americana (che tramite l’FBI sta partecipando alle indagini in India), ha rivelato che oltre al terrorista sopravvissuto e arrestato, unico del commando di 10 che ha tenuto Mumbai in assedio per tre giorni, ce ne sarebbero altri 14 che potrebbero portare a termine un’altra azione questa volta a New Delhi. Il Times of India rivela che la giornata più calda sarebbe il 6 dicembre, sedicesimo anniversario della demolizione della moschea di Babri ad Ayodhya nel 1992, demolita dagli induisti perché ritenuta costruita sul luogo sul quale era nato il dio Rama e la cui demolizione provocò feroci scontri fra le due comunità religiose. A tal proposito, soprattutto nell’aeroporto di New Delhi sono state aumentate le misure di sicurezza. Il giallo dei terroristi mancanti, il cui numero sarebbe stato rivelato da Azam Amir Kasab,il terrorista nelle mani della polizia indiana, è venuto alla luce anche da un’inchiesta indiana e rivelata da giornali indiani e dal Times, secondo la quale a bordo della Kuber, la barca con la quale i terroristi sono arrivati a Mumbai, c’erano prove della presenza di molti più uomini, almeno una ventina. Da Karachi a Mumbai i terroristi hanno utilizzato due barche, uccidendone l’equipaggio, ma lasciando prove della presenza di molti più uomini di quelli che la polizia indiana ha identificato come i terroristi uccisi. Inoltre, il commando, nell’abbandonare una delle due imbarcazioni, ha lasciato anche un telefono satellitare dal quale si sarebbe risaliti al numero usato in Pakistan da Mohammed Muzzamil alias Yusuf alias Abu Gurera, uno dei comandanti del gruppo terrorista Lashkar-e-Taiba. Il nome di Muzzamil è stato fatto anche da Kesab agli investigatori indiani e americani, come il capo e coordinatore dell’ “Operazione VTS”, nome in codice dell’assalto a Mumbai, i cui partecipanti, secondo Kesab, sono stati addestrati tutti in Pakistan

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Il Pakistan verso il dialogo con i talebani, USA preoccupati

Il governo pachistano ha deciso di intraprendere la via del dialogo con i taleban del nord-ovest. Lo confermano fonti di stampa di Islamabad secondo le quali il governo avrebbe gia’ siglato un accordo con un gruppo taleban. Il Tehrik Nifaz-e-Shariat Mohammadi (Tnsm), messo al bando nel 2002, e il cui capo e guida religiosa, il settantenne maulana Sufi Mohammad, e’ stato rimesso in liberta’ in seguito all’accordo, ha accettato di fermare le azioni militari optando per una via politica. Sufi Mohammad e’ il suocero del Maulana Baiatullah, considerato uno dei leader della rivolta taleban in Pakistan, molto vicino ad Al Qaeda, e il mandante dell’omicidio dell’ex primo ministro pachistano Benazir Bhutto il 27 dicembre scorso. Nonostante governo e gruppo taleban abbiano deciso per un cessate il fuoco, l’esercito ha annunciato che rispondera’ ad eventuale attacchi e alcune fazioni del gruppo taleban hanno detto di voler continuare la lotta. Nella parte occidentale del paese, nella zona frontaliera con l’Afghanistan, in particolare nella Provincia di Nord-Ovest e nella regione dello Swat, ci sono ancora molti gruppi taleban che combattono in armi contro il governo di Islamabad per l’instaurazione nel paese della sharia, la legge islamica. In poco piu’ di un anno sono circa 1100 le vittime. Diversi gruppi taleban pachistani sono considerati legati ad Al Qaeda.

Il comandante di un gruppo terroristico pachistano legato ai Taleban e ad al Qaida ha ordinato oggi ai suoi di far cessare gli attacchi dopo che il nuovo governo del Pakistan ha avviato trattative di pace. Lo rivela un funzionario del governo di Islamabad. Il capo in questione è Baitullah Mehsud, leader del gruppo Tehrik-e-Taliban, considerato responsabile, fra le altre cose, dell’attentato nel quale rimase uccisa la leader dell’ opposizione Benazir Bhutto lo scorso 27 dicembre. Ieri il nuovo governo pachistano emerso dalle elezioni dello scorso 18 febbraio, ha annunciato l’avvio di un dialogo con i Taleban nelle regioni tribali del nord-ovest ed avrebbe già firmato un accordo con un gruppo. “Tutti i membri di Tehrik-e-taliban hanno ricevuto ordine da Baitullah Mehsud di far cessare ogni attività offensiva per il bene della pace”, si legge in un volantino diffuso dal movimento estremista nella regione tribale del Sud Waziristan, dove è più radicato. “Non si accetteranno deroghe. Si tratta di un ordine perentorio”, si aggiunge nel volantino. Il movimento Tehrik-e-Taliban è un’alleanza formata lo scorso anno fra diversi gruppi islamici attivi nelle regioni tribali Pashtun al confine con l’Afghanistan.

Ma la Casa Bianca ha espresso oggi ”preoccupazione” per un possibile accordo di pace tra il governo del Pakistan e i taleban. ”E’ una cosa che ci preoccupa – ha detto oggi la portavoce della Casa Bianca, Dana Perino – incoraggiamo il governo del Pakistan a continuare a combattere i terroristi e a non turbare alcuna operazione militare in corso volta a impedire che i terroristi trovino rifugio nell’area”. Gli Stati Uniti forniscono ogni anno al Pakistan notevoli somme di denaro per sostenere la lotta al terrorismo e per dare la caccia al leader di Al Qaida Osama bin Laden. La Perino, pur sottolineando che non esiste una conferma ufficiale di tale accordo, ha affermato che ”in linea di principio siamo sempre preoccupati nei confronti di questo tipo di iniziative perche’ non crediamo siano utili”.

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