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Una bambina si rifiuta di sposarsi a 12 anni, diventa caso nazionale

Una bambina indiana di 12 anni, cresciuta a Bararola, uno dei villaggi più poveri e remoti dello Stato del West Bengala, è diventata da qualche tempo un clamoroso caso nazionale dopo il secco ‘no’ opposto in novembre ad un matrimonio deciso dalla sua famiglia. Di per sé l’episodio sarebbe passato inosservato in questo enorme paese pieno di contraddizioni dove le mogli-bambine sono una drammatica realtà nonostante i divieti di legge, se non fosse che il gesto di ribellione di Rekha Kalindi si è trasformato in una parola d’ordine per le coetanee della zona. “E’ vero ed è incredibile – ha dichiarato all’Hindustan Times il vice consigliere per il Lavoro del distretto di Purulia, Prasenjit Kundu – ma da quando quattro mesi fa Rekha si é rivoltata al volere paterno, nessun’altra bambina non ancora adolescente ha accettato di sposarsi”. Kundu ha elencato nome e cognome di numerose altre ragazzine che hanno imboccato la strada della scuola invece che quella di un matrimonio senza senso, assicurando che “i no non sono solo a Bararola. Anche Afsana Khatoon, 13 anni, residente in un villaggio vicino, ha rifiutato di sposarsi invocando l’esempio di Rekha”. Eppure la bimba che ha conquistato la prima pagina dei giornali di New Delhi ha tutte le caratteristiche dell’anti-eroe. Vive con altre sette persone in una monocamera, senza elettricità, acqua e servizi sanitari, e non ha mai visto un film o avuto un giocattolo. Da anni la sua attività principale è andare nei boschi a raccogliere foglie di ‘tendu’ per fabbricare sigarette che sono vendute al mercato della vicina città di Kotshila. Appartenente alla tribù Kalindi, Rekha conosce le regole matrimoniali che non risparmiano le figlie femmmine. “Mia sorella Jyotsna adesso ha 15 anni – racconta – si è sposata a 12 e ha avuto quattro figli nati morti. Lei adesso vive con un secondo marito perché il primo se ne è andato”. Quando è arrivato il suo turno per il matrimonio combinato, la bambina-prodigio ha alzato la testa e ha detto a chiare lettere il suo no al padre, Jagdish, chiedendo di poter continuare a studiare nella scuola che funziona nell’ambito del Progetto nazionale dei bambini al lavoro. Budhamani Kalindi, compagna di banco di Rekha, ha rivelato che “per alcuni giorni il papà l’ha lasciata senza cibo, acqua e anche sapone per lavarsi, ma poi ha ceduto”. Di recente la rivista scientifica Lancet ha pubblicato il risultato di un’inchiesta da cui è emerso che il 44,5% delle donne indiane si è sposata prima dei 18 anni. Ed un aspetto ancora più preoccupante è che un quinto di queste donne (il 22,6%) si è sposata prima dei 16 e un 2,6% prima dei 13. E secondo l’Unicef, infine, il 40% dei matrimoni di minori avvengono proprio in India, con 78.000 bambine che muoiono ogni anno di parto.

fonte: Ansa

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La Tata pronta a tagliare 15000 posti di lavoro in Jaguar

Ratan Tata, presidente dell’omonimo gruppo automobilistico, ha annunciato il taglio di 15.000 posti di lavoro nella controllata Jaguar se il governo inglese non garantisce aiuti. Lo scrive l’agenzia indiana PTI, riprendendo una intervista dello stesso Ratan Tata alla inglese Sky News. Per il partner della Fiat, “i tagli saranno necessari se il governo (inglese, ndr) non garantirà un prestito di 500 milioni di pounds (circa 464 milioni di euro, ndr) alla società”. Ratan Tata, che siede nel consiglio di amministrazione della Fiat, ha spiegato che i tagli avverranno tutti in Gran Bretagna. “Se i fondi non sono disponibili, una società non può esistere. Così si è costretti a licenziare e tagliare esuberi, fermare le produzioni, così come è già successo nel Regno Unito”, ha detto Tata nell’intervista. Secondo le informazioni di stampa, la Tata ha intrapreso un braccio di ferro con il governo inglese per la ricerca di fondi per la Jaguar. Il gruppo indiano, che pochi giorni fa ha presentato l’auto più economica del mondo, ha acquistato Jaguar e Land Rover l’anno scorso per circa 2,6 miliardi di dollari. A causa della crisi, dallo scorso gennaio la Jaguar avrebbe già tagliato 450 posti di lavoro, tra i quali quelli di 300 manager.

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Le aberrazioni indiane: dopo l’auto del popolo, la bici dei ricchi

Dopo l’auto da 100000 rupie, sul mercato indiano sta per esordire la bicicletta da 200000 rupie, lanciata da una societa’ di Bangalore, nel sud dell’India. Lo scrive il Times of India. La TI Cycles di Murugappa, e’ convinta che la sua creatura possa trovare il favore di almeno 7000 persone, tante quante saranno le biciclette prodotte nella fabbrica indiana, con la speranza di un aumento annuo del 25%. La bicicletta non sara’ una semplice due ruote, ma offrira’ servizi particolari ai suoi clienti, come centri di assistenza dedicati, personalizzazione delle due ruote, e tutto quanto possa rendere ‘speciali’ biciclette e acquirenti. Al pari delle Ferrari, Maserati, Rolls Royce. Le nuove biciclette che andranno sul mercato, saranno piu’ leggere fino a 5 chilogrammi delle normali due ruote. Ogni parte viene realizzata a mano, applicando i piu’ moderni materiali e tecnologie. La societa’ del sud dell’India produce biciclette che vanno alle 2000 alle 200000 rupie, dai 290 ai 2900 euro. Normalmente il costo di una bici va dalle 1000 alle 2000 rupie, e la due ruote rappresenta il veicolo preferito da moltissimi indiani, soprattutto quelli che vivono nell’India rurale o dai poveri delle megalopoli indiane. Solo questi, rappresentano il 75% del mercato della bicicletta che conta 10milioni di esemplari all’anno venduti. Ma gli obiettivi della TI Cycles non si fermano qui. La societa’ indiana e’ partner per la vendita in India delle biciclette Bianchi, ex azienda italiana acquistata dalla svedese Cycleurope A.B. group. La Bianchi crede molto nel mercato indiano, puntando a farlo diventare uno dei primi per l’azienda svedese.

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Facciamo il pelo alla Nano (nel senso di auto della Tata)

Al mio appello sull’avere la verità sulla Tata Nano, appello che già conteneva delle critiche sull’aspetto “sociale” della vettura della Tata, ha risposto prontamente il caro amico Tuttoquà che, dall’alto (oltre 1.80) della sua conoscenza motoristica ha fatto il pelo alla piccola vettura indiana. Riporto qui il suo post a riguardo.

So che il fenomeno mediatico intorno al terzo lancio della NANO (i primi due erano delle finte) non ha risparmiato nessuno: l’auto che dovra’, contemporaneamente, motorizzare il pianeta e salvarlo dall’inquinamento e’ finalmente giunta. Per ora solo in India, nel resto del Mondo si vedra’ piu’ avanti, al momento si tratta solo di fumo negli occhi.

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In India, se volete comprarla, dovete andare in banca, versare 3.000 Rupie di caparra (circa 45 Euro), e sperare di essere nell’elenco dei primi 100.000 fortunati. Alla TATA dicono che faranno una lotteria, noi sappiamo benissimo che decideranno loro, assegnandola prima a VIP, attori, businessmen ed altri personaggi, che la “meriteranno” prima degli altri. Lotteria… TSE’! In India… TSE!!!

Torniamo alla macchina.

I dati tecnici sono piuttosto elementari: monta un bicilindrico di poco piu’ di 600 centimetri cubici che eroga 35 cavalli a 5.250 giri al minuto e 48 Newtonmetri di coppia massima a 3.000 giri. Cosa che dovrebbe consentire alla nanetta di raggiungere i 105 Km/h di velocita’ massima e di consumare un litro di carburante ogni 23 Km, secondo quanto certificato dall’ARAI. L’ARAI e’ un ente indiano che effettua certificazioni sui veicoli a motore, ed e’ stato fondato dalle stesse case automobilistiche indiane, che appartengono tutte, ma proprio tutte, alla lista dei membri. L’ARAI dichiara di lavorare “in harmony and complete confidence with its members…”. Questa cosa mi ricorda molto la storia della tizia che va dall’acquaiolo: “acquaiolo, e’ buona l’acqua oggi?”. “E’ ottima, signora”. Ma va bene, prima di esprimere pareri sulle caratteristiche tecniche della NANO, preferisco attendere di leggere i test di un paio di testate giornalistiche specializzate. Certo e’ che 101 grammi di CO2 per Km non mi sembra un risultato straordinario per un motore cosi’ piccolo che deve spostare un moscerino del genere. Cosi’ come in Europa si utilizzano le normative Euro 1, 2… 5, in India esiste il Bharat Stage o BS. La NANO arrivera’ sul mercato rispettando i parametri BS-II e BS-III che equivalgono a Euro 2 e Euro 3. A conti fatti, l’India sta introducendo solo ora misure sufficientemente serie per la protezione dell’ambiente. Mi sembrano molto indietro: il BS-III fu introdotto nel 2005, e solo in 4 citta’ (Delhi, Mumbai, Chennai e Kolkata) e diventera’ uniforme su tutto il territorio indiano solo nel 2010. Anno in cui, contemporaneamente, 11 citta’ implementeranno il BS-IV. In Europa la normativa Euro 4 e’ gia’ in vigore dal 1 Gennaio 2005.  Quindi, non solo gli indiani sono in ritardo, ma sembra che facciano, come al solito, di tutto per rendere le cose molto complicate. Come fara’ la NANO a salvare il pianeta dall’inquinamento? Se la diffusione della NANO dovesse davvero essere quella attesa e stimata dalla TATA, tutti gli sforzi fatti in Europa saranno inesorabilmente vanificati da questa massa enorme di vetture ancora molto inquinanti. Al di la’ delle normative, sarebbe stato saggio e apprezzabile studiare un motore molto piu’ pulito da montare su questa piccola monovolume. Certo, doveva essere un’auto a basso costo e quindi il budget di ricerca e sviluppo non sarebbe mai potuto essere alto. Ma, prima di tutto non si possono sacrificare l’interesse comune e la qualita’ dell’aria nel nome del business e, in secondo luogo, esistevano altre vie. Ad esempio acquisire la tecnologia da qualcun altro. Un nome a caso? FIAT!

Che altro posso dire? Forse che quel motore li’ mi sembra davvero deboluccio. Sicuramente si tratta di una scelta per contenere consumi ed emissioni, ma e’ fin troppo facile limitare cosi’ tanto la performance per ottenere certi risultati. Altre case, non a caso, hanno scelto altre strade. Inoltre, allo scopo di contenere i costi, oltre ad essere costruita in grande economia, la NANO non dispone di nessun dispositivo elettronico di sicurezza e di ausilio alla guida. Vista l’altezza ed il passo, prevedo moltissimi testacoda e ribaltamenti, soprattutto nei pressi delle rotonde. Per cui, quando accadra’, ricordatevi che l’avevo annunciato.

Non sono in grado di dire nulla sulla resistenza agli urti, la stessa TATA non dice molto, chi vivra’ vedra’, e’ il caso di dire. Ma personalmente tendo ad aspettarmi dei brutti accartocciamenti.

Detto tutto questo, lascio che questo POST  prenda ora la strada dell’analisi competitiva e della strategia di marketing, osservando il tutto dal punto di vista di un consumatore qualsiasi. Prima di tutto chiariamo una cosa: la NANO che costera’ 1.800 Euro in India sara’ il modello base che piu’ base non si puo’, ma ne esisteranno 3 allestimenti, Standard, CX e LX. Per conoscere le differenze, potete cliccare qui.

Io riassumo la situazione del modello base dicendovi che:

  1. Non si puo’ avere la tinta metallizata;
  2. Paraurti e maniglie porte sono in plasticaccia nera;
  3. Lo specchietto esterno c’e’ solo dal lato guidatore (tanto loro non li usano mai!);
  4. Il tergicristallo anteriore non ha l’intermittenza, quello posteriore non c’e’ proprio;
  5. Gli arredi interni sono scarsissimi e fatti con materiali mooooolto economici (il soffitto e’ di Juta!);
  6. Non ha l’aria condizionata (in India!) e non ha i vetri elettrici;
  7. Non ha tasche portaoggetti e portamonete da nessuna parte;
  8. Non ha i poggiatesta posteriori, quelli anteriori sono fissi;
  9. Solo il sedile del guidatore e’ regolabile e scorre solo in avanti e dietro, lo schienale e’ fisso;
  10. Il sedile posteriore e’ abbattibile solo al 100% (per tutti e tre gli allestimenti!), nessun frazionamento. Con un bagagliaio inesistente, sarebbe stato utile poter ribaltare solo una parte del divanetto;
  11. Non ha la chiusura centralizzata (pericolo!);
  12. Non ha ABS, figuriamoci ESP e tutto il resto.

Mi diverte molto il tentativo, assai ingenuo, di paragonare le caratteristiche e gli allestimenti della NANO con la concorrenza, evitando di mettere in competizione il modello base con i corrispettivi della altre case, ma partendo dalla CX. Buttate un’occhio a questa tabella. Troppo facile…

A chi e’ rivolta la TATA NANO? Nelle intenzioni del produttore, dovrebbe essere la nuova volkswagen, auto del popolo indiano, il mezzo per convertire i milioni di individui che circolano, a volte in quattro o cinque, su scassatissime motorette, in automobilisti moderni.

Ci credete? Chi sono secondo voi questi motociclisti indiani? Sono gente che, al massimo, si puo’ permettere la scassatissima motoretta che, nella peggiore delle ipotesi, paga 20.000 oppure 30.000 Rupie. La NANO, al cambio attuale, di Rupie ne costa 117.000! A noi sembrano davvero poche, ma vi assicuro che per moltissimi milioni d’indiani sono una cifra notevole.

Prendiamo ad esempio il mio autista, che guadagna 7.000 Rupie al mese. Per comprarsi la NANO base dovrebbe risparmiare l’intero stipendio per circa 16 mesi! E infatti il mio autista possiede una motoretta per la quale ha speso 25.000 Rupie. Quando e come Coconut dovrebbe essere in grado di pagarsi una NANO? E perche’ dovrebbe farlo? L’80% dei poveracci indiani vive nelle aree rurali, dove la NANO e’ inutile e la motoretta basta e avanza. La NANO dice di percorrere 23 Km a litro, la motoretta ne fa 100 di Km al litro, e’ raffreddata ad aria, i freni a tamburo sono a cavo ,e il tutto non si scassa mai. E se si scassa,  basta un meccanico per biciclette per dargli una sistemata.

Facciamo un paragone con l’Italia, e prendiamo, che so, un autista ATM (giusto per restare in tema di autisti) che guadagni 1.500 Euro al mese. Con 16 mesi di risparmi, costui potrebbe acquistare un’auto del valore di 24.000 Euro. Domani arriva il signor Tata Brambilla che gli dice: “Ue’ pirlun, cusa l’e’ che fai dentro quella macchinaccia li’??. Ma perche’ non ti compri una Ferrari?”. “Signor Tata Brambilla, io faccio il tranviere e tengo famiglia, e’ gia’ tanto che riesca a permettermi questa, come faccio a pagare 200.000 Euro per una Ferrari”. “Ma quali 200.000 Euro? Da oggi io ti do la Tatari a 80.000 Euro! Dai mangiasavun, comprala, vedrai che l’e’ bella a va bene!”.

Voi, nei panni del tranviere, che fareste? Io un’idea ce l’avrei, e a me piace.

E allora cosa farsene della TATA? Farne un’auto trendy, come la Smart, la MINI e la 500… ehm ehm ehm!! La vedo molto dura.

E poi, in India, chi si puo’ permettere di spendere 4/500.000 Rupie per una Maruti-Suzuki o per una Hunday, difficilmente acquistera’ l’auto del popolo, non solo per una questione d’immagine, ma anche per non rinunciare a qualche piccola comodita’ in piu’. Gli altri, beh, gli altri non lo so…

Chiudo con questo morphing scherzoso che ho creato ieri, di cui, spero, i Tatiani non si risentano troppo.

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La verità, vi prego, sulla Nano

Lanciata la Nano. E fin qui la giostra mediatica ha fatto il suo gioco, glorificando Ratan Tata e il suo gruppo. Ma l’operazione Nano, è davvero conveniente? Mentre aspetto che Tuttoquà analizzi i dettagli tecnici, mi voglio soffermare su alcune cose, alcune delle quali ho già scritto. Innanzitutto vorrei sfatare un mito. La Tata non è una operazione sociale, non è l'”auto del popolo” di comunista memoria come Ratan Tata vuole far credere. E’ una iniziativa industriale, nè più nè meno. La Tata, fra le altre cose, fa le auto e la Tata è uno dei progetti della casa di Mumbai, forse uno dei più ambiziosi, ma capace di fare rientrare soldi alla casa indiana che ne ha persi abbastanza acquistando Land Rover e Jaguar, oltre che persi a causa della crisi. Ratan Tata non è un filantropo, almeno non in questo caso, è un industriale e come tale si comporta. La Nano costerà, poco per gli indiani, perché non ha nulla. Neanche i filtri anti emissioni, per cui inquinerà moltissimo. Non è poi assolutamente vero che i possessori di moto acquisteranno al Nano e non la moto. Chi ha la moto in India non ce l’ha perché non si può permettere un’auto. Ma perchè non ha lo spazio dove mettere la macchina. Per cui, questi non possono essere potenziali acquirenti. Ma tutti quelli che acquisteranno la Nano, non faranno altro che rendere ancora più impraticabili le strade delle metropoli indiane, già congestionate, e che non riescono a supportare la mole di auto che vi circola. Per non parlare dell’aspetto ecologico. Ratan, per tenere bassi i prezzi, ha risparmiato su tutto. Anche sui filtri per le emissioni, così la Nano inquinerà sempre di più. Una ambientalista, di cui non ricordo ma della quale ho scritto, ha detto che se tata davvero voleva fare qualcosa per il popolo indiano, avrebbe dovuto fare autobus non inquinanti. E ha ragione. La Nano non sarà la salvezza dell’India, ma una sua piaga, e comunque un’ancora per la Tata. Che, infatti, potrà, grazie ai soldi incassati (in particolare a quelli delel prenotazioni), mettere un po’ di moneta contante nel suo portafoglio. Già perchè la macchina, come scritto, arriverà in ritardo e con calma. Per intanto si può prenotarla, versando un anticipo e prendendosi gli interessi su questo anticipo. In Europa, se mai arrivasse, dovrebbe costare un sacco di soldi. Questo perchè per adeguarla alle normative ambientali e di sicurezza, bisognerà investire soldi. E’ chiaro che dalla sua, Tata ha il basso costo di manodopera. Aspetto commenti.

Per maggiori informazioni sulla tata Nano potete inserire le parole chiave nello strumento ricerca in altro a desta e vi appariranno una serie di articoli precedenti che ricostruiscono tutta la vicenda di quest’auto.

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Riri lanciata oggi la Tata Nano (è già la terza presentazione…)

L’India si appresta a vivere una storica giornata: la compagnia automobilistica Tata Motors presentera’ in prima mondiale a Mumbai la ‘Nano‘, l’auto che con il prezzo base di 100.000 rupie (poco piu’ di 1.500 euro), si aggiudichera’ il titolo di ”piu’ economica al mondo”. La cerimonia di lancio e’ prevista per le 19 (le 14,30 italiane) nel Parsi Gymkhana a Marine Drive, e si avvarra’ di una futuristica presentazione, con l’utilizzazione sfarzosa di luci, musica techno e laser. Descritta come ”l’auto del popolo” dal presidente del Tata Group, Ratan Tata, la ‘Nano’ comincera’ ad essere consegnata a partire da maggio, dopo che nella seconda settimana di aprile gli indiani potranno cominciare a prenotarla nelle agenzie della State Bank of India. Il suo prezzo su strada alla fine non sara’ minore, per il modello di base, a 1.800 euro, e potra’ raggiungere i 2.000 nelle versioni deluxe. Per quest’anno, secondo gli esperti, Tata accettera’ 70.000 prenotazioni, anche se non sara’ in grado di produrre piu’ di 50.000 veicoli. Una cifra che dal 2010 sara’ sicuramente molto maggiore, per l’entrata in funzione di una nuova fabbrica a Sanand, nello Stato di Gujarat. La Nano, che avra’ un motore da 623 cc e una potenza di 33 HP, sara’ dell’8% piu’ corta della Maruti 800, l’auto piu’ economica offerta attualmente in India, ma sara’ il 21% piu’ spaziosa, potendo ospitare quattro, ed anche cinque persone. Il lancio della mini-vettura in Europa, ad un prezzo sempre competitivo, ma molto superiore a quello indiano, e’ previsto per il 2011. “Non vogliamo che la Nano sia vista come l’auto più economica del mondo, ma il veicolo per il popolo indiano”: lo ha dichiarato oggi il presidente di Tata Group, Ratan Tata. Incontrando i giornalisti a Mumbai poco ore prima del lancio in grande stile del veicolo destinato a “rivoluzionare la vita quotidiana degli automobilisti indiani”, Tata ha sottolineato che nonostante le difficoltà avute, “abbiamo deciso ugualmente di lanciare la Nano per rispondere rispondere alle attese del mercato”. L’imprenditore indiano ha quindi sottolineato che il primo gruppo di auto sarà venduto alla cifra promessa – 100.000 rupie (meno di 1.600 euro) – “nonostante gli aumenti registrati nelle materie prime” dopo l’annuncio realizzato anni fa. Oltre alla misura ridotta – tre metri di lunghezza – Tata ha precisato che la Nano percorrerà in condizioni normali 23,6 chilometri con un litro di benzina, ed avrà una velocità massima di 105 km/h. “Le sue emissioni di gas – ha concluso – saranno ampiamente inferiori alle massime stabilite dall’Unione europea (Ue)”. Le prenotazioni cominceranno il 9 aprile e le prime Nano saranno consegnate a partire da luglio.

fonte: ANSA

Per maggiori informazioni sulla tata Nano potete inserire le parole chiave nello strumento ricerca in altro a desta e vi appariranno una serie di articoli precedenti che ricostruiscono tutta la vicenda di quest’auto.

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A fine Marzo l’uscita della Nano

La Tata ha annunciato che lancera’ il prossimo 23 marzo la Nano, l’auto a 1.500 euro. Lo rendono noti fonti della casa automobilistica indiana, che informano che dalla seconda settimana di aprile partiranno le prenotazioni dell’auto piu’ economica del mondo. Il progetto della macchina economica della Tata e’ stato lanciato a gennaio dell’anno scorso e la prima autovettura sarebbe dovuta uscire dagli stabilimenti dello stato nord orientale indiano del West Benagala lo scorso ottobre.

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Protestano gli incantatori di serpenti, vogliono essere regolarizzati

Gli incantatori di serpenti e i proprietari degli orsi danzanti sono scesi sul piede di guerra a Calcutta per protestare contro una legge che vieta le loro attività. Oltre 8000 incantatori, per lo più zingari, hanno portato sull’Esplanade della capitale culturale dell’India i loro animali sotto la guida della Beduia Federation, la prima organizzazione che tenta di riunire gli zingari che in India si danno da fare principalmente nelle fiere come incantatori di serpenti, ammaestratori di orsi o con spettacoli di tipo circense. La legge del governo locale sotto il Wildlife Act nazionale, intende bloccare la vendita illegale del veleno dei serpenti, principalmente cobra, attività svolta anche dagli incantatori. Gli zingari riuniti nella federazione, che hanno ottenuto anche l’appoggio del partito comunista che è al potere in West Bengala, manifestano contro la legge perché questa, per bloccare il traffico illegale, vieta anche a loro di tenere i rettili. Segretario e portabandiera della federazione è Raktim Das, uno zingaro molto famoso nell’ambito della comunità per essere scampato miracolosamente alla morte nel novembre scorso, quando fu morso 26 volte da vipere in un villaggio che cercava di liberare dai rettili. ”Sappiamo che è illegale portare per strada serpenti e orsi – ha detto Das al settimanale India Today – ma questi animali sono come la nostra famiglia e noi non abbiamo casa, per cui viaggiano con noi. Sono il nostro bagaglio. Siamo pronti a reagire se la polizia ci vuole arrestare. In passato abbiamo anche salvato animali selvatici da una morte certa, non ci possono trattare in questo modo”. Secondo Das, 1 grammo di veleno (da un serpente se ne ricaverebbero 12 grammi ogni due mesi) costa al mercato nero poco meno di 200 euro. La legge aiuterebbe il mercato nero perché vietando agli incantatori di vendere il veleno, si alimenta il nero e si toglie agli zingari una fonte di guadagno. Das ha anche proposto che gli zingari possano entrare in centri autorizzati dove, sotto la supervisione di veterinari, si possa estrarre e vender legalmente il veleno. La federazione degli zingari batte molto sulla legalizzazione della loro posizione, anche in chiave sociale e di assistenza all’agricoltura. Secondo Das, infatti, gli incantatori sono molto utili per i contadini perché i serpenti mangiano i ratti che distruggono le colture e i serpenti d’acqua si cibano anche delle larve delle zanzare che provocano malaria e dengue. Peccato, diciamo noi, che questi zingari sfruttino gli animali, li maltrattano, per farsi pagare. Come sulla strada tra Jaipur e Fathepur Sikri, dove fino a poco tempo fa c’erano questi orsi del Kashmir che danzavano per i turisti fermi sull’autobus in attesa di pagare il biglietto. Agli orsi ballerini veniva messo un chiodo in bocca al quale era legata la museruola e il guinzaglio. Ma anche ai cobra degli incantatori la vita non va meglio. Ricordiamoci che i serpenti sono sordi e che non è il suono che lo fa muovere, ma il movimento della mano dell’incantatore che il rettile vede come un pericolo. Va bene dare un aiuto sociale alle minoranze, ma se questo va contro i diritti di umani e animali, allora no.

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La Tata in crisi rinvia uscita della Nano

Il colosso indiano dell’auto Tata Motors, partner della Fiat colpito anch’esso dalla crisi mondiale, ha deciso di rinviare ancora l’uscita dell’ultimo modello, la Nano, l’auto da 1.500 euro. Lo ha detto alla stampa il managing director dell’azienda, Ravi Kant. Secondo i dati forniti da Kant, la compagnia ha registrato una perdita netta di circa 40 milioni di euro per il terzo trimestre, annunciando che ci vorra’ almeno un anno per l’uscita della nuova auto. Per far fronte alla caduta della domanda, la casa automobilistica indiana ha ridotto in modo deciso la manodopera, utilizzando sia i licenziamenti che la chiusura ciclica degli impianti in tutte le linee. Nei prossimi tre anni la Tata, come ha spiegato il responsabile delle operazioni finanziare, Ramakrishnan, punta a una forte riduzione dei costi e al rifinanziamento dei prestiti per l’acquisto di Land Rover e Jaguar, le cui vendite sono crollate con conseguenti forte perdite per l’azienda indiana e la decisione di tagliare almeno 450 posti di lavoro.

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A Calcutta, tra arte e spiritualità

Non c’è che dire, Calcutta è sempre la stessa. Bella, sporca, disordinata, decadente, fatiscente, coloniale, come solo Calcutta può esserlo. Una città unica al mondo, anche se non so se potrei viverci. La qualità della vita è veramente bassa e non resisterei di continuo in quei club internazionali post coloniali che rappresentano l’unico svago degli expat nella città della gioia.

Ci sono tornato due fine settimane fa, per vedere una mostra d’arte di Serena, la figlia di Sergio. La mostra GenNextIII mi ha impressionato, ci sono raccolte opere di giovanissimi artisti contemporanei da tutto il mondo, anche se principalmente indiani. L’arte contemporanea in India si sta sviluppando molto e gli artisti indiani sono molto richiesti. Basti pensare che il gallerista di Calcutta che ha organizzato la mostra, mi ha mostrato un suo libro nel quale analizza il prezzo di beni di investimento (oro, etc) confrontandoli con le opere d’arte. Queste ultime hanno avuto un valore in crescita costante.

Serena ha presentato due opere, davvero interessanti. Infatti è stata molto apprezzata e ha conquistato le prime pagine dei giornali della capitale culturale dell’India, un titolo che nessuna città del subcontinente riuscirà mai a strappare a Calcutta dove, in effetti, al di là del fatto che vengano organizzate numerose manifestazioni, si respira un’aria diversa (e non a causa dell’inquinamento) tra i suoi vecchi palazzi.

Immancabile il pranzo delizioso con i colleghi di Marianna al consolato di Calcutta. Stavolta, a differenza della prima, siamo andati in un altro club, il Tollygunge club, uno dei più vecchi ed esclusivi, nonchè grandi, con un campo di golf e i ricchi indiani che, al posto degli inglesi colonizzatori, ora lo frequentano.

Ma l’andata a Calcutta è coincisa anche con la Durga Puja, la più grande festa dei bengalesi, durante la quale si venera Durga, una delle incarnazioni, come Kali, di Parvati, la moglie di Shiva. In onore della dea vengono realizzate statue in cartapesta raffiguranti Durga con le sue almeno sei braccia, tutta ornata di gioielli, vestiti scintillanti, e circondata da altre raffigurazioni sacre e mitologiche indù.

Queste statue, che sono continuo oggetto di venerazione, vengono custodite in pandal, dei templi costruiti per l’occasione utilizzando cartapesta, bambù e altro. Al termine della festa, i pandal vengono distrutti e la statua della dea lasciata nelle rive del Gange o dello Hoogly, il fiume di Calcutta.

La festa è scintillante, c’è casino dovunque. Calcutta è la capitale della Durga Puja e tutti sono eccitati, anche se quest’anno c’era il problema della Tata e la chiusura della fabbrica a rendere le cose più tristi.

Anche noi abbiamo visitato dei pandal e, soprattutto, siamo andati (Marianna, Anna Chiara, io e Oscar, un amico svedese di Sergio), a visitare il Kali Temple, al Kali Ghat, il tempio più sacro di Calcutta che ha dato il nome alla città, dedicata alla incarnazione di Parvati che distrugge i demoni, assetata del loro sangue da qui la faccia nera della morte e la lingua rossa. Sin dalle prime luci dell’alba centinaia, poi migliaia, di fedeli affollano la piccolissima struttura per pregare la piccola statua nera della dea. All’esterno, oltre ai negozietti che vendono oggetti rituali, pellegrini e mendicanti, anche gli animali che vengono sacrificati alla dea. Al Kali Temple, infatti, è ancora viva la tradizione del sacrificio animale. Fino a qualche anno fa, venivano sacrificati anche gli uomini, ma la pratica è stata vietata dalla legge.

Per ovviare a questo, gli indiani hanno escogitato il sistema del cocco. Questo frutto viene tagliato in maniera tale che ne resta il cuore e un ciuffetto, che simboleggia una testa con capelli. Il cocco, inoltre, contiene il latte che, una volta rotto, si disperde, come il sangue quando si taglia un corpo. Infine, quando si apre un cocco, all’interno si trovano tre puntini neri, come se fossero due occhi e un naso. Rompere e offrire alla dea un cocco è come offrire un umano.

Per ovviare alla fila che alle 7 etra già immensa, abbiamo usato il metodo indonapoletano. Abbiamo beccato uno dei tanti brahmini che vogliono obbligatoriamente farti fare una puja, una preghiera rituale, gli ho dato un po’ di rupie che lui ha sapientemente diviso con la polizia, e così siamo passati davanti alla fila. Ogni santone è paese.

Ma per me la visita di Calcutta non può essere considerata tale senza tre cose: Kallol, Madre Teresa e Annamaria.

La visita ai centri di Kallol Gosh, dove abbiamo partecipato prima al coro dei bambini malati di HIV ad Anandaghar, poi assistito allo spettacolo dei bambini con ritardi mentali di Apanjan, è stata come al solito super. Questi bambini, nonostante tute le loro disabilità, hanno messo in scena alcuni quadri dalla vita di Durga e degli altri dei, rigorosamente in costume. Come guest of honour, insieme a due politici e a Sergio, ho dovuto anche tenere un discorso, mentre Anna Chiara mi faceva da claque tra la gente. Lo spettacolo e l’impegno dei bambini sono stati egregi ed è bello vedere il lavoro che fanno in questi centri per aiutare i bambini sfortunati, raccolti per strada dopo essere stati abbandonati. Un’opera alla quale tutti possono contribuire, come già fanno molti napoletani di MondoAmico. E, credetemi, i soldi sono ben spesi.

Hanno completato il quadro un fotografo fortemente strabico (non so cosa vedesse nell’obiettivo) e un operatore video con la gobba, tutto piegato.

Una preghiera sulla tomba di Madre Teresa, con Anna Chiara che porta scompiglio nel piccolo convento, presa simpaticamente in cura e passata di braccia in braccia tra tutte le suore, è immancabile.

Inutile dire che, per suggellare la visita, siamo andati a cena da Annamaria e il suo Fire and Ice, la migliore pizzeria del sub continente asiatico.

La ciliegina sulla torta del viaggio è stata la business class al ritorno. Su questa storia devo fare una premessa. Venerdì, poco prima di partire da Delhi per Calcutta, ricevo un sms dalla Jet Airways, di solito una buona compagnia, che mi avvisa che il mio volo di ritorno di domenica alle 20 era stato cancellato e che ero stato riprotetto alle 17. Significava lasciare l’albergo alle 13 visto il traffico della città. Ho chiamato il call centre, ma non c’è stato nulla da fare. Così il colpo di genio. Chiamo il responsabile stampa della compagnia, le dico che io domenica ho una intervista con il primo ministro dello stato alle 16, quindi non posso partire alle 17. Delle due l’una: o mi trovano un altro volo, oppure mi pagano l’albergo e mi fanno partire di lunedì. A meno che nono volessero dire al primo ministro che non sarei potuto andare.

Detto, fatto: ritorno di domenica su volo Indian Airlines, in business class. Con conseguente show di Anna Chiara a bordo.

Unita nota triste e negativa? Probabilmente questa è l’ultima volta che vado a Calcutta. A maggio lasciamo l’India e… chissà.

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