Cambia dopo trent’anni il presidente alle Maldive

Dopo trent’anni le Maldive voltano pagina a aprono un nuovo capitolo della loro storia. A sorpresa il candidato del Maldivian Democratic Party (MDP), Mohamed Nasheed (Anni), 41 anni, ex leader del movimento democratico, imprigionato più volte durante i movimenti di piazza, ha avuto la meglio sul presidente uscente, Maumoon Abdul Gayoom, 71 anni, a capo dell’arcipelago delle Maldive sin dal 1978. Il Capo della Commissione Elettorale, Mohamed Ibrahim, stamattina alle 09.00 ora locale ha annunciato la vittoria di Nasheed, che ha ottenuto 179,343 voti corrispondenti ad una maggioranza del 54.21% , contro il 45.79%. di voti ottenuti da Gayoom.
Nel primo turno di votazioni, tenutosi lo scorso 8 ottobre, nessuno dei sei candidati era riuscito ad avere la maggioranza minima del 50%, rendendo così necessario un secondo turno di votazioni tra i due candidati che avevano ottenuto più voti, il presidente in carica Gayoom e l’attivista politico Mohamed Nasheed.
“Amati cittadini delle Maldive – ha detto il Presidente Maumoon Abdul Gayoom alla notizia della sua sconfitta – accetto i risultati elettorali del 28 ottobre e desidero congratularmi con Mohamed Nasheed e con il suo partito. Come prescrive la costituzione, durante il periodo di transizione, io intendo assicurargli il massimo supporto.”
“Con molto amore – ha concluso il presidente uscente – ringrazio per avere avuto la possibilità di essere a capo di questo paese negli ultimi 30 anni e prego affinché Dio conceda pace e prosperità alle Maldive”. Gayoom ha infine aggiunto che intende restare a vivere nel suo paese e non andarsene all’estero.
Il nuovo presidente, che dovrebbe insediarsi il prossimo 11 novembre, ha dichiarato che la sua vittoria, che arriva nell’ambito delle prime elezioni presidenziali democratiche, dimostra che il popolo delle Maldive ha finalmente deciso di riappropriarsi del proprio futuro.
Le elezioni, che si sono svolte in maniera pacifica, sono state caratterizzate anche da una elevata affuenza di votanti, circa l’86%.
Le elezioni presidenziali nell’arcipelago maldiviano rappresentano il punto di arrivo di un lungo processo di riforme iniziato nel 2004 a seguito della pressione della comunità internazionale e di una serie di proteste di piazza.
Uscito indenne da un tentativo di colpo di stato militare nel 1988, a gennaio dello scorso anno Gayoom è stato vittima di un tentativo di assassinio e si è salvato solo grazie all’intervento di un quindicenne che ha bloccato l’uomo che voleva colpirlo.
Al potere sin dal 1978, eletto per ben sei volte consecutive con un referendum, accusato di essere una sorta di sultano, diede inizio nel 2004, forse anche nel tentativo di ripulire la sua immagine ormai compromessa e salvare la sua posizione politica, ad una serie di riforme di tipo democratico, culminate appunto nelle elezioni di questi giorni. Riforme che sarebbero state tuttavia, a detta dei suoi oppositori, più di tipo formale che sostanziale. Le Maldive sono infatti un paese rigidamente islamico, nel quale vige la sharia, la legge islamica appunto. In passato chi contravveniva, in qualsiasi modo, alla sharia veniva imprigionato. Le riforme di Gayoom tuttavia qualche debole segnale di cambiamento lo avevano prodotto. Prima del 2005 chiunque si recasse alle Maldive non poteva indossare o portare con sè immagini od oggetti sacri, come croci o qualunque altro simbolo di tipo religioso non islamico. Anche per i frequentatori delle spiagge le regole erano rigide: niente abbigliamento discinto, assolutamente proibito il topless o il tanga. Dopo il 2005, la situazione si è decisamente ammorbidita e specie a favore dei turisti occidentali e nell’ottica di favorire la ripresa del turismo anche all’indomani dello tsunami, molte delle antiche barriere sono cadute. Solo apparenza secondo gli oppositori. La riforma costituzionale voluta da Gayoom non avrebbe infatti portato vere innovazioni. La carta costituzionale riformata afferma infatti che la repubblica “è basata sui principi dell’islam”, che “non musulmani non possono diventare cittadini delle Maldive”, che “nessuna legge contraria a qualsiasi principio dell’islam può essere applicata alle Maldive”.
I detrattori di Gayoom sostengono inoltre che l’ex presidente, pur avendo dato un impulso all’economia dell’arcipelago, privilegiando lo sviluppo del turismo, non ha mai affrontato problemi quali la malnutrizione, il crescente fondamentalismo islamico, i cambiamenti climatici, la condizione delle classi sociali più povere e l’aumento del terrorismo. Lo scorso anno, per la prima volta dopo 19 anni, nella capitale Malè è esplosa una bomba che ha provocato il ferimento di 12 turisti stranieri.
Le Maldive sono composte da circa milleduecento isole coralline, di cui solo circa 200 sono abitate. Un’ottantina sono adibite a villaggi turistici. Il turismo rappresenta circa il 20% del PIL, mentre l’attività principale è la pesca.

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1 Commento

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Una risposta a “Cambia dopo trent’anni il presidente alle Maldive

  1. Ah, e allora mi corrego. Gli serve qualcuno che gli scriva le leggi sulla Pesca…

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