Vietato l’accesso ai cani e agli indiani

Sono lontano, è vero, ma continuo a leggere la stampa indiana.
Guardate questa foto:

non ci trovate niente di strano?
Si, avete letto bene: in questa gelateria di New Delhi, della nota catena Haagen Dazs, è vietato l’ingresso agli indiani. Possono entrarci solo gli stranieri possessori di passaporto internazionale. Secondo quanto scrive nel suo blog il giornalista del Times of India Rajesh Kalra che ha raccontato la storia, un suo amico indiano che ha il passaporto internazionale ha provato ad entrare ma lo hanno bloccato. La notizia ha fatto infuriare ovviamente gli indiani e sulle televisioni e in rete sono apparsi molti commenti negativi. Alcuni si scagliano anche contro la CNN colpevole di non mostrare il Kashmir come parte dell’India. Pare che la compagnia abbia fatto marcia indietro. Qualcuno pensa ad una trovata pubblicitaria. Certo, lascia pensare. Ero stato già testimone di altre forme del genere, ma indirette. Ad esempio, d’estate molti indiani vanno nei centri commerciali, che sono sorti come funghi, perchè hanno l’aria condizionata. Tutti, anche i poveri. Un famoso “mall” di Delhi, per scongiurare questa cosa, ha messo il parcheggio a pagamento, ben 150 rupie, circa 2,50 euro. Una cifra enorme se si pensa che una cameriera indiana a casa di un indiano lavorando 24 ore al giorno 7 giorni su 7, guadagna meno di 2000 rupie al mese, circa 35 euro. Immaginate i poveri.

3 commenti

Archiviato in india, Vita indiana

3 risposte a “Vietato l’accesso ai cani e agli indiani

  1. Se però avessero messo un sistema per tenere fuori i poveri o quelli di casta bassa nessuno avrebbe mosso un pelo. Caro Nello, credo che prima o poi l’India si troverà a dover affrontare i disastri causati dall’essere un paese schiettamente medioevale (asiatico, perché il nostro medioevo era ben diverso, parlo da ex del settore) nel 2010!
    E non credo che la loro onnipervasiva ipocrisia gli servirà a molto!

    p.s. Come state?

  2. bixx108

    Si odiano da soli. Funny.

  3. marco restelli

    Hai fatto bene a segnalare la cosa, Nello. L’ho fatto anch’io su MilleOrienti. Non è un semplice scandalo, è un esempio illuminante di subalternità culturale a certi modelli di globalizzazione.

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