L’India aumenta quota di posti riservati alle caste basse

La suprema corte indiana ha dato il via libera all’aumento della riserva di posti nei college e universita’ statali alle caste basse, portando la quota al 49.5%. La notizia e’ stata accolta con molto favore dal mondo politico indiano, in particolare dal partito del Congresso di Sonia Gandhi, promotore della legge, e dall’alleanza che governa il paese, ma sta scatenando, come gia’ da due anni, da quando si e’ cominciato a parlare di questa riforma, la protesta veemente degli studenti che lamentano l’addio alla meritocrazia. Alla riforma saranno infatti interessati alcune universita’ e centri di eccellenza del sapere indiano, come la All India Institute of Medical Sciences di Delhi e l’Indian Institute of Technology. Il provvedimento di oggi riguarda le cosiddette OBC, Other Backward Classes, gruppi castali arretrati, di fatto appartenenti all’ordine dei sudra, il più basso dei quattro ordini castali, anche se non tutti i sudra appartengono alle OBC. A queste ultime, il governo ha deciso di riservare una quota del 27,5% di posti disponibili nelle scuole, riserva gia’ presente nelle altre istituzioni statali. Alla riserva non partecipano pero’ i privilegiati delle OBC: la suprema corte ha infatti tagliato fuori dalla riserva gli appartenenti alle OBC che sono figli di parlamentari sia nazionali che regionali, dando cosi’ una sorta di indicazione di divisione per censo, non presente nella riserva. L’intoccabilita’ e’ stata formalmente abolita dalla costituzione indiana del 1950 e, nella stessa occasione, furono create due separate tabelle costituzionali (schedules) per i gruppi castali e tribali più discriminati. Per questi, conosciuti come Scheduled Castes e Scheduled Tribes, venne riservato il 22,5% dei posti pubblici e dei posti scolastici, incluse le universita’ e i centri d’eccellenza accademici. Con la sentenza di oggi anche alle OBC viene esteso lo stesso diritto alla riserva. Il governo applaude alla sentenza perche’ in quetso modo si finisce, ha detto Arjun Singh, ministro per lo sviluppo delle risorse umane, una discriminazione che dura da anni. La proposta, infatti, era stata gia’ avanzata negli anni 80 e applicata una decina di anni dopo ma non alle universita’, college e centri di accoglienza. Il governo vede la decisione di oggi anche come una vittoria in vista di elezioni regionali dei prossimo mesi e di quelle nazionali dell’anno prossimo. Soddisfazione anche dall’opposizione che pero’ richiama il governo alle sue promesse. Per sedare la rivolta degli studenti contrari, il governo di Delhi ha promesso di aumentare il numero chiuso alle universita’, cosi’ da poter concedere a piu’ gente di parteciparvi. Ma per ora non c’e’ nessuna certezza dell’aumento dei posti totali e quindi gli studenti hanno minacciato di riscende in piazza come fecero sia due anni fa che l’anno scorso, manifestazioni che portarono centinaia di arresti e feriti. Su internet gia’ monta la protesta degli studenti che promettono azioni dure.

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