Problemi per la fabbrica della TATA dove costruiscono la Nano

Ancora un blocco dinanzi alla fabbrica della TATA a Singur, nello stato nord orientale indiano del West Bengala, dove l’azienda partner della Fiat sta assemblando la Nano, l’auto da 1700 euro. Manifestanti da giorni bloccano l’accesso agli operai in segno di protesta per la costruzione della fabbrica sui terreni tolti, senza risarcimenti, ai contadini. Stamattina oltre 700 operai non son riusciti ad entrare nella fabbrica mentre ieri sera altrettanti lavoratori sono stati bloccati ai cancelli per oltre tre ore non potendo fare ritorno a casa. Formazioni di sinistra del West Bengala, stato governato dal partito comunista, insieme ai naxaliti e associazioni non governative, stanno da giorni protestando anche sulle strade, bloccando l’accesso a uomini e mezzi. Un portavoce della TATA ha fatto sapere che la produzione dell’automobile sta subendo rallentamenti. L’uscita della vettura a basso costo è prevista per ottobre. Molti lavoratori non si recano al lavoro per paura di scontri e violenze, gli stessi che nei mesi scorsi hanno fatto registrare oltre 10 vittime. I manifestanti chiedono al governo e alla Tata di restituire ai contadini almeno 400 acri di terreno. Ratan Tata, patron della casa automobilistica, ha detto che se le manifestazioni e le violenze continueranno, sarà costretto a trasferire le fabbriche dal West Bengala in un altro stato indiano. Il Rajastan si è fatto avanti, con un invito formulato dal primo ministro dello stato nord occidentale indiano.

E la Tata ha evacuato la sua fabbrica di Singur. Lo scrive la PTI. A nessuno degli 800 tra operai e quadri l’azienda partenr della Fiat ha permesso di entrare in fabbrica preoccupati per le violenze a seguito di proteste di partiti politici del West Bengala. Fonti della TATA fanno sapere che la produzione della Nano, l’auto piu’ economica del mondo che costerà 1700 euro, sta subendo forti rallentamenti ma che l’azienda e’ preoccupata per sicurezza dei lavoratori. Secondo la TATA, gli operai gli altri dipendenti sono molto impauriti e temono ritorsioni da parte dei manifestanti. Da qui la decisione dell’azienda di chiudere la fabbrica oggi.

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Archiviato in Rivolte terzomondiste, Vita indiana

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