Pakistan, un paese allo sbando

E’ sempre piu’ complicata la situazione in Pakistan. Il tanto paventato cambiamento democratico, con la deposizione del padre-padrone Pervez Musharraf e l’elezione del governo a guida Gilani-Zardari, non e’ avvenuto e il paese si trova sempre piu’ sotto la minaccia terroristica che destabilizza le sue istituzioni. Il presidente Asif Ali Zardari e il primo ministro Yousuf Raza Gilani non sono mai riusciti a controllare l’escalation terroristica nel paese. Anzi, secondo molti osservatori internazionali, hanno concesso anche troppo ai terroristi, soprattutto ai talebani nel nord ovest, tra i quali si annidano i sodali di Osama Bin Laden e, secondo alcuni rapporti di intelligence internazionale, anche lo stesso capo di Al Qaeda. Zardari, dopo l’uccisione della moglie Benazir Bhutto e all’indomani della sua elezione, aveva annunciato linea dura contro i terroristi. Una situazione che, pero’, non si e’ verificata: gli attentati, anche contro gli occidentali (vedi quello all’hotel Marriott di Islamabad non lontano dalla sua residenza) sono aumentati e i talebani continuano indisturbati i loro traffici ai confini con l’Afghanistan. Tanto indisturbati, da aver ottenuto dal governo di Islamabad, dietro la promessa di un cessate il fuoco (quanto durera’?), di instaurare la sharia, la legge islamica in tutta l’area. La situazione e’ incandescente, gli americani hanno aumentato i loro attacchi soprattutto con droni nella zona di frontiera con l’Afghanistan, ala ricerca di terroristi. Il Pakistan ha criticato questi attacchi, dichiarando che destabilizzano il suoi potere, ma intanto rappresentano l’unica risposta ai terroristi taleban. Anche gli impegni del dopo Mumbai non son ostati rispettati e i gruppi terroristici responsabili degli attacchi di Mumbai, cosi’ come chiesto anche dall’ONU, non sono stati scovati e le loro sedi chiuse. Inoltre il duo Gilani-Zardari deve anche fronteggiare la crisi politica interna, derivata dalla sentenza del tribunale che impedisce ai fratelli Sharif di candidarsi. Nazaw Sharif, capo del secondo partito del paese ed ex alleato di Zardari contro Musharraf (senza il quale il generale non sarebbe stato cacciato), ha accusato il governo di aver guidato i giudici contro di lui. Zardari e Gilani, inoltre, devono fronteggiare anche polemiche e manifestazioni interne, sia dal loro stesso partito che dalle opposizioni e dalla societa’ civile, soprattutto per essere venuti meno alla promessa di rimettere al loro posto i giudici rimossi da Musharraf. Una scelta che sembra sia stata presa per non indispettire l’ex presidente-generale che dalla sua avrebbe ancora il controllo dell’ISI, il potentissimo servizio segreto pachistano, l’unico che deciderebbe le strategie politico-militari nell’area.

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