Sono 20 le vittime di due attentati terroristici avvenuti oggi in Pakistan nella parte nord occidentale ai confini con l’Afghanistan. Ed ancora una volta nel mirino dei terroristi c’erano due istituzioni importanti, come una sede dei servizi segreti e una stazione di polizia. Il primo attentato alle 6.40 del mattino a Peshawar, capoluogo della Provincia Frontaliera di Nord Ovest (Nwfp), gia’ oggetto di attentati nelle scorse settimane. L’attentato e’ avvenuto a poche ore dall’arrivo ad Islamabad del consigliere per la sicurezza nazionale americana Jim Jones, arrivato in Pakistan a parlare di terrorismo. Obiettivo dei terroristi, il palazzo di tre piani che ad Army Stadium chowk, ospita l’Isi, l’Inter Services Intelligence, il servizio segreto pachistano. Un camioncino con oltre 200 chilogrammi di esplosivo e’ piombato contro l’edificio ed e’ esploso, all’altezza del posto di blocco, a seguito dei colpi delle guardie. L’esplosione e’ stata fortissima: almeno 12 i morti, oltre sessanta i feriti, alcuni dei quali in gravi condizioni, tanto che si teme che il bilancio possa aumentare. Il forte scoppio ha provocato il crollo e il danneggiamento di palazzi vicini ed e’ stato avvertito ad oltre 20 km di lontananza. Tutta la zona del Cantonment, l’ex zona militare inglese dove si trova l’edificio, e’ stata chiusa e lo stato di massima allerta e’ scattato a Peshawar e in tutte le grandi citta’ del paese. Nessuno ha rivendicato l’attentato, ma si punta il dito contro i talebani, contro i quali da oltre due settimane l’esercito sta portando avanti una offensiva nel Sud Waziristan, sempre nel nord ovest ai confini con l’Afghanistan. Un’ora dopo, un altro kamikaze a bordo di un auto imbottita di esplosivo si e’ lanciato contro la stazione di polizia Bakka Khel sulla Ragsa Road di Bannu, distretto ai confini con il Sud Waziristan. Il palazzo che ospitava gli agenti e’ stato completamente distrutto. La stazione di polizia Bakka Khel si trova al confine del distretto di Bannu e le zone semi tribali del nord ovest. L’esercito continua la sua offensiva in Sud Waziristan, celebrando vittorie quotidiane. Ieri erano stati uccisi 24 militanti, oggi i talebani morti sono 6 e 12 i militari uccisi in battaglia. Ma il governo sta perdendo la sua battaglia contro i terroristi, sul piano della guerriglia. I talebani, infatti, stanno portando lo scontro dalle alture del Sud Waziristan alle citta’ pachistane, colpendo sia il cuore delle istituzioni che i civili. Una serie di attentati, soprattutto tra Peshawar e Islamabad, che hanno colpito la piu’ grande base dell’aeronautica, l’universita’ islamica, la cittadella dell’Onu, la sede dei servizi segreti, ma anche diversi mercati. Una situazione che sta portando all’esasperazione i civili pachistani. Il governo, teme una perdita di consensi. L’attacco di oggi all’Isi, struttura storicamente vicina ai talebani, secondo molti osservatori e’ segno di uno sfaldamento dei vecchi equilibri anche sotterranei in Pakistan. Una situazione che il governo, almeno per ora, sembra non essere in grado di gestire.
13 Novembre, 2009
Cos’è l’Isi, il famigerato servizio segreto pachistano
L’Isi, Inter-Services Intelligence, e’ il famigerato servizio segreto pachistano da sempre associato a molti crimini che hanno scosso il subcontinente e gli stati limitrofi negli ultimi anni. Oltre 10000 sarebbero i suoi agenti, esclusi gli informatori. Fondato nel 1948, all’indomani della separazione del Pakistan dall’India, il servizio segreto pachistano negli anni ‘50 divenne sempre piu’ legato al presidente di turno, staccato da qualsiasi controllo e soprattutto utilizzato per scopi politici, come indagini nei confronti di avversari politici del presidente. Nel corso degli anni, l’Isi ha acquistato sempre maggiore potere, tanto da essere chiamata ”lo stato nello stato”, definizione usata spesso anche da Benazir Bhutto. Dopo una riorganizzazione nel 1967, l’Isi, infatti, e’ stata impiegata durante le guerre con l’India, aiutando i militanti in Kashmir, ed altri conflitti nell’area. Ma, soprattutto, in Afghanistan, a seguito dell’invasione sovietica. Qui, foraggiati dalla Cia, gli agenti dell’Isi hanno tenuto moltissime operazioni coperte ed hanno addestrato i mujaheddin e i talebani, aiutando questi ultimi a salire al potere. I legami con i talebani sono ritenuti in piedi ancora oggi, tanto che c’e’ la convinzione che agenti dell’Isi informino i talebani degli attacchi americani attraverso aerei senza pilota, nella zona occidentale del Pakistan. Ma l’Isi, soprattutto sotto Musharraf, ha assunto contorni ancora piu’ oscuri. L’ex presidente e generale, nominando ai vertici del servizio suoi amici generali, si e’ assicurato i loro servigi, impiegandoli non solo nelle battaglie politiche di Musharraf, ma anche in operazioni terroristiche in India e in altri paesi. La mano dell’Isi e’ accertata negli attacchi a Mumbai del novembre dell’anno scorso ed e’ ritenuta molto probaile nell’attentato di quest’anno all’ambasciata indiana a Kabul e negli attentati alla metropolitana di Londra del luglio 2005. Dopo Musharraf, il capo dell’esercito, che comunque era stato nominato dall’ex presidente ed era il suo secondo, ha cambiato i vertici dei servizi, nominando un altro generale a se vicino, ancora oggi alla guida dell’Isi. Il governo pachistano ha tentato invano piu’ volte di controllare l’Isi. L’ultima volta, nel settembre dell’anno scorso, si e’ cercato, senza successo, di portare il controllo dell’Isi sotto il ministero degli interni e non sotto il capo di stato maggiore.
12 Novembre, 2009
Nessuno vuole i cadaveri dei terroristi di Mumbai
Quasi un anno dopo gli attentati di Mumbai agli alberghi del lungomare, che costarono la vita a piu’ di 170 persone, i corpi dei nove terroristi uccisi durante i giorni di assedio giacciono ancora nella camera mortuaria dell’ospedale di Mumbai, rifiutati da tutti. L’obitorio del J.J. Hospital e’ presidiato 24 ore su 24 e la sala ha la temperatura molto bassa, cosi’ da non permettere la decomposizione dei corpi. Sono li dal 29 novembre dell’anno scorso, quando fini’, dopo tre giorni, l’assedio alla citta’ che convolse due alberghi di lusso, la maggiore stazione ferroviaria, un ospedale e il centro culturale ebraico. In quella occasione, un solo terrorista su dieci sopravvisse ed ora e’ sotto processo, mentre gli altri, dopo gli esami autoptici, furono portati nell’obitorio dell’ospedale dove si trovano ancora oggi. Il governo locale ha inviato diverse richieste a quello pachistano tramite l’ambasciata di Islamabad in India, ma nessuno dal Pakistan ne ha reclamato i corpi, anche se gli indiani avevano indicato con precisione gli indirizzi dei nove. Inutile pensare di inumarli. Il consiglio dei musulmani indiani, ha vietato l’inumazione dei corpi dei nove terroristi nei cimiteri di tutto il paese, dopo aver bollato come ”non musulmani” i terroristi perch’ avrebbero dimostrato di non essere stati veri seguaci dell’Islam. Nessun cimitero musulmano del paese ha accettato i corpi tanto che qualcuno ha avanzato l’ipotesi di gettarli dinanzi al cancello dell’ambasciata pachistana o di gettarli nel mare Arabico. La soluzione e’ difficile, perche’ nessuno vuole urtare i sentimenti degli induisti ne’ quelli dei musulmani e tantomeno creare un incidente con il Pakistan. Da pochi giorni e’ stato eletto il nuovo governo dello stato del Maharashtra, a cui e’ demandata la decisione sul futuro dei nove cadaveri.
10 Novembre, 2009
Ennesimo attentato in Pakistan
E’ di almeno 30 morti il bilancio dell’attentato di stamattina in un mercato di Charsadda, citta’ pachistana della Provincia Frontaliera di Nord Ovest (Nwfp) ai confini con l’Afghanistan. Un attentatore suicida, a bordo della sua auto imbottita di esplosivo, si e’ fatto esplodere al mercato Farooq-e-Azam Chowk, in quel momento gremito di gente. Il mercato e’ il riferimento cittadino per coloro che devono acquistare frutta e verdura e al momento dell’esplosione c’era molta gente, tra i quali anche donne e bambini, che sono registrati tra le vittime dell’esplosione. Secondo il ministro dell’informazione della Nwfp, Mian Iftikhar Hussain, l’esplosione e’ stata molto forte tanto da provocare almeno 100 feriti e la distruzione di tutto cio’ che era intorno, auto, bancarelle, negozi e danneggiando seriamente i palazzi. Non c’e’ stato nessuna rivendicazione, ma la polizia punta il dito contro il gruppo talebano Therik-e-Taliban Pakistan, contro il quale l’esercito di Islamabad sta portando una offensiva nel distretto del Sud Waziristan. Il gruppo talebano, che guida la rivolta nel paese contro l’alleanza con gli Usa e con la volonta’ di imporre la Sharia, la legge islamica, in tutto il Pakistan, si e’ reso disponibile di una lunga serie di attentati nel paese. Negli ultimi due anni sono almeno 2500 vittime a causa degli attentati. Le ultime settimane hanno visto una recrudescenza degli attentati nella Provincia Frontaliera, e in particolare a Peshawar, soprattutto contro istituzioni locali e internazionali. Dopo l’attentato del 28 ottobre nel mercato di Peshawar che ha fatto oltre 100 vittime, tre giorni fa e’ stata la volta di undici persone e del sindaco anti talebano di una cittadina nei pressi di Peshawar. Oggi, secondo la stampa pachistana, i talebani hanno voluto continuare a colpire quelli che considerano i loro nemici in patria. Charsadda, infatti, e’ la patria del partito di governo della provincia, lAwami National Party (ANP), che si oppone ai talebani. E monta la paura in Pakistan: mentre l’esercito annuncia continue vittorie in Sud Waziristan, i talebani portano la guerra nelle citta’. E i continui attentati, con la media di uno ogni due giorni, fanno emergere la vulnerabilita’ delle citta’ pachistane, che sta cominciando ad irritare i pachistani, tanto che il governo teme una perdita di consensi soprattutto rispetto alla guerra contro i talebani.
8 Novembre, 2009
Il Dalai Lama visita l’Arunachal Pradesh, stato indiano rivendicato dalla Cina
Migliaia di persone con i costumi tradizionali, bandiere, canti, danze e musica, hanno accolto il Dalai Lama nella sua visita nello stato nord orientale indiano dell’Arunachal Pradesh, conteso dalla Cina. Una visita spirituale, nel secondo tempio buddista del mondo per grandezza, quello di Tawang, ma anche piena di nostalgia: proprio qui nel marzo del 1959 arrivo’ il Dalai Lama entrando in India dopo essere scappato dal Tibet occupato dalla Cina. E la ricorrenza del cinquantesimo anniversario dell’esilio del Dalai lama e del governo tibetano, non e’ stata dimenticata dal governo di Pechino che alla fine di ottobre, dopo l’annuncio della visita del Dalai Lama nello stato, ha chiesto al governo indiano di vietare la visita nello stato conteso. ”Il Dalai e’ un gradito ospite dell’India, non impegnato in attivita’ politiche, e puo’ andare dove vuole”, aveva detto subito dopo a Pechino il primo ministro indiano Manmohan Singh. Il governo cinese aveva rincarato la dose, accusando il Dalai di minare le relazioni fra India e Cina, circostanza smentita dal sottosegretario agli esteri di Delhi. Ma, per non irritare di piu’ Pechino, il governo di Delhi ha vietato ai giornalisti stranieri di seguire la visita del Dalai Lama in Arunachal Pradesh, negando i permessi necessari per raggiungere lo stato di confine e ritirando quelli gia’ rilasciati. ”E’ usuale per la Cina cominciare campagne contro di me – ha detto all’arrivo in Arunachal Pradesh il Dalai Lama – e dovunque io vada. E’ totalmente infondato che io incoraggi un movimento separatista. La mia posizione e’ nota a tutti: io non cerco l’indipendenza ma una reale autonomia del Tibet. La mia visita qui non e’ politica, intende solo promuovere la fratellanza universale e niente di piu’. Fino a quando il governo cinese non predera’ seriamente in considerazione i problemi del popolo tibetano in Tibet, non ce’ nessun motivo per me di tornare in Cina”, ha concluso il leader tibetano durante l’inaugurazione di un museo nel monastero di Tawang. Qui, nel luogo che lo ha visto esule nel 1959, alla presenza di migliaia di persone, il Dalai ha cominciato la sua settimana di insegnamenti in Arunachal Pradesh. Arrivato in elicottero, il corteo del Dalai Lama ha percorso i dieci chilometri tra l’eliporto e il monastero, tra due ali di fedeli arrivati da tutto lo stato, oltre 15000 persone, che intonavano il mantra tibetano Om Mani Padme Om. Oltre ottocento i monaci che lo attendevano nel seicentesco monastero, posto a oltre 3000 metri. L’effigie del Dalai e’ stata affissa in ogni luogo della zona che il Dalai, oltre a quella di oggi e quella del 1959, ha visitato altre tre volte. Ma non solo spiritualita’ nella sua visita. Durante la settimana, il Dalai inaugurera’ un ospedale che ha contribuito a costruire, ma soprattutto e’ atteso un suo discorso sull’ambiente, in previsione del vertice mondiale di Copenaghen sul clima di dicembre. Da sempre il leader del governo tibetano in esilio e’ impegnato in un’azione di sensibilizzazione non solo per la sopravvivenza del popolo, della cultura e delle tradizioni tibetane, ma anche dell’ambiente himalayano in particolare e mondiale in generale. In ogni sua visita, l’emissione di CO2 causata dagli spostamenti del leader tibetano, viene pareggiata con il piantare alberi. Il Dalai, in previsione del vertice di Copenaghen, ha deciso di parlare in Arunachal Pradesh perche’ questa zona, nella parte orientale dell’Himalaya, e’ una delle regioni biologicamente piu’ ricche del pianeta. Qui, secondo uno studio del Wwf, tra il 1998 e il 2008 sono state scoperte 353 nuove specie.
8 Novembre, 2009
Lo Stato dell’Arunachal Pradesh
L’Arunachal Pradesh, e’ lo stato piu’ orientale dell’India e si trova al confine con la Cina (Tibet), la Birmania, il Bhutan e gli stati indiani di Assam e Nagaland. Si estende per 84000 chilometri quadrati alle pendici dell’Himalaya ed e’ abitato da 1091117 abitanti divisi in tre etnie principali e una ventina di tribu’ principali. Negli ultimi anni, grazie ai panorami, le montagne e i fiumi, sta diventando meta turistica molto richiesta sia dagli indiani che dai turisti stranieri che, per accedervi, hanno bisogno di uno speciale permesso. Di tradizione buddista, conserva alcuni tra i monasteri e templi buddisti piu’ belli dell’India, come Tawang, dove il Dalai Lama si e’ recato oggi per insegnamenti. Lo stato fu annesso dall’India coloniale dopo essere stato controllato dal regno del Tibet. Il rappresentante della corona britannica, Henry MacMahon, designato per definire i confini indiani, nel 1913-14 lo inseri’ agli interni dei confini del paese, cosa che non fu accettata dal governo di Pechino che abbandono’ il tavolo dell’accordo di Simla. Da allora, la Cina ne rivendica l’autorita’, tanto da aver combattuto con l’India una guerra nel 1962. In quella occasione, l’esercito cinese riusci’ a conquistare alcuni distretti dell’Arunachal Pradesh, che lascio’, ritirandosi dietro la linea MacMahon. Da allora, i confini non sono mai stati chiariti e gli eserciti dei due paesi stazionano da una parte e dall’altra e non sono rari colpi di artiglieria contro il confine opposto.
8 Novembre, 2009
Attentato in Pakistan contro sindaco anti talebano
E’ salito a dodici il bilancio delle vittime dell’attentato di stamattina nei pressi di Peshawar, nel nord ovest del Pakistan. Un attentatore suicida si e’ fatto esplodere in un mercato affollato della citta’ di Adizai, a 16 chilometri dal capoluogo della Provincia Frontaliera di Nord Ovest, ai confini con l’Afghanistan, con l’intenzione di colpire il sindaco di un villaggio una volta vicino ai talebani e ora invece alleato del governo nell’offensiva anti talebana. Abdul Malik, il sindaco di Adizai, si trovava nell’affollato mercato di Matai per acquistare, come tutti i suoi concittadini, capre da sacrificare in occasione della prossima festivita’ religiosa musulmana di Eid: Il sindaco, del quale si era detto che era sopravvissuto in un primo tempo, e’ invece morto nell’attentato, cosi’ come altre undici persone, tra le quali donne e un bambino. Malik in passato era stato un forte sostenitore dei talebani, offrendo assistenza logistica e protezione ai talebani, soprattutto quelli che operano al confine con l’Afghanistan. Da qualche tempo, aveva invee deciso di appoggiare la guerra del governo centrale di Islamabad contro i talebani, tanto da aver formato una sua milizia, composta da cittadini e tribali, di supporto all’esercito pachistano. Gia’ in passato, a causa di quetsa sua svolta anti talebana, Abdul Malik era stato oggetto di attentati dai quali era riuscito a scampare. Oggi non ci e’ riuscito: un attentatore con un giubbotto imbottito di esplosivo si e’ avvicinato a lui e si e’ fatto epslodere mentre c’erano diverse persone intorno al sindaco ad incoraggiarlo nella sua battaglia anti talebana. Molti locali sono scesi in piazza per manifestare contro l’omicidio del sindaco, molto amato in citta’, e minacciare i talebani di vendetta. Nonostante l’esercito di Islamabad da oltre due settimane stia tenendo contro i talebani una offensiva nella regione del Sud Waziristan, che sino ad ora ha provocato oltre 300 vititme fra i ribelli, questi ultimi continuano a portare la guerra nelel citta’, soprattutto quelle del nord ovest. Peshawar e’ stata quella piu’ colpita, con diversi attentati, l’ultimo il 28 ottobre, che hanno causato nelle ultime settimane oltre 200 vittime.



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