5 Luglio, 2009

25 anni fa la presentazione di Maradona

25 anni fa la storia. Napoli e Maradona cominciavano una storia d’amore indissolubile. Il genio veniva circondato dall’affetto dei suoi tifosi.

Su Repubblica Tv ottimi servizi che racchiudono la storia di questo amore.

3 Luglio, 2009

Omosessualità tabù anche al cinema

Un grazie all’amico Marco Restelli, esperto di cinema indiano, che ha contribuito a schiarirmi le idee sull’argomento cinematografico.

L’omosessualità, oltre che un reato, è sempre stato anche un tabù in India. Non solo nella vita comune, ma anche in quello che è la massima espressione e rappresentazione della società indiana, il cinema di Bollywood. Nessun film dell’industria cinematografica indiana ha mai affrontato il problema se non di striscio, rappresentato principalmente dagli hijras, nome che in passato indicava gli eunuchi di epoca imperiale e che ora indica invece i transessuali. Water, il film sulle giovanissime vedove indiane di epoca gandhiana, uscito nel 2005 e girato da Deepha Metha con una produzione canadese, fu avversato in India anche perché toccava l’argomento omosessualità. La protagonista del film, che ricevette una nomination come miglior film straniero agli Oscar del 2007, nella pellicola stringe amicizia con un hijras. Un altro hijras, ha un importante ruolo nel film epico Jodhaa Akbar del 2008, che racconta la vita dell’imperatore moghul Akhbar e di sua moglie Jodha. In Dostana, commedia del 2008, due giovani indiani si fingono gay per affittare insieme un appartamento a Miami, ma vengono scoperti quando entrambi si innamorano della loro coinquilina. In India gli hijras sono al contempo venerati e temuti. Portano il nome degli eunuchi che un tempo erano al servizio dei re, ma sono oggi veri e propri emarginati, transessuali che girano per strada chiedendo l’elemosina e cacciando il malocchio. Sono però richiesti a cerimonie come battesimi e matrimoni perché, essendo stati sfortunati nella vita, si pensa attirino su di sé la potenziale sfortuna, sottraendola così al bambino o agli sposi.

2 Luglio, 2009

Per la corte, la legge sull’omosessualità è anticostituzionale

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Con una storica sentenza che fa breccia in una legge coloniale del 1860, l’alta corte di New Delhi ha dichiarato che l’omosessualita’ non e’ piu’ un reato. Ora spetta al governo nazionale e al parlamento riformare i codici per estendere l’efficacia della sentenza dal solo territorio della capitale federale a tutta l’India. Ci sono voluti anni di battaglie sociali, manifestazioni, parate gay pride e anche suicidi per portare a quella che dai media indiani viene vista come una sentenza epocale che ora passa la palla al parlamento, il quale fra problemi e divisioni, e’ chiamato ora a legiferare. La sentenza ha dichiarato anticostituzionale il reato di omosessualita’ perche’ discrimina una parte sociale, confermando la rilevanza penale dei rapporti non consensuali, soprattutto con minorenni. Fino a oggi una legge emanata sotto l’Impero britannico e confluita nella sezione 377 del codice penale indiano, puniva il ‘’sesso contro natura” fino a dieci anni. In alcuni casi, la punizione poteva anche arrivare all’ergastolo. La legge inoltre equiparava gli omosessuali a coloro che hanno rapporti con animali, e contro queste discriminazioni, il movimento omosessuale indiano aveva da sempre combattuto. Gli attivisti omosessuali nel 2004 avevano anche fatto ricorso al tribunale di Delhi, che respinse la richiesta bollandola come ”accademica”.

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Tutte le petizioni sono state rigettate dalle autorita’ indiane che, almeno finora, hanno sempre considerato i comportamenti omosessuali contrari alla morale. I gruppi per la tutela dei diritti di gay e lesbiche da qualche anno stanno suffragando la loro lotta una nuova importante argomentazione: la lotta all’Aids. In India infatti vi sarebbero milioni di omosessuali a rischio Aids che, per paura del carcere, non denunciando la loro condizione e non hanno percio’ accesso alle cure mediche. Gia’ il ministro della salute – l’omosessualita’ in India e’ ritenuta infatti da molti una malattia – del passato governo, Ramadoss, si era impegnato a lavorare per depenalizzare il reato. Ma Ramadoss non riusci’ nel suo intento:: Palanippan Chidambaran, ministro degli interni alla fine del passato governo e in questo attuale, la settimana scorsa annuncio’ l’intento di voler riunire i suoi colleghi di gabinetto per analizzare il problema e arrivare alla depenalizzazione. Il giorno dopo il ministro della giustizia, pero’, dopo feroci critiche della comunita’ musulmana, freno’ dicendo che l’argomento non era in agenda. In base alla legge indiana, la sentenza di oggi vale solo per il territorio di Delhi e non per tutto il Paese, e dovra’ essere il governo a esprimersi sulla modifica del codice penale. Un mandato non facile: la sentenza e’ stata commentata da Shakeel Ahmed, portavoce del Partito del Congresso di Sonia Gandhi, con un laconico ”e’ una questione tra governo e tribunale”. La sentenza e’ stata salutata con slogan e canti in aula da un centinaio di attivisti dei diritti degli omosessuali, i quali hanno dichiarato la loro felicita’ per la depenalizzazione del loro status. Ma la stessa sentenza e’ stata subito condannata da alcuni leader religiosi indiani, soprattutto musulmani. ”E’ assolutamente sbagliato legalizzare l’omosessualita’, non accetteremo mai una legge del genere”, ha dichiarato alla tv l’ Imam della Jama Masjid di Delhi, la piu’ grande moschea dell’ India, Ahmed Bukhari. Anche il segretario dell’All India Muslim Peronsal Law Board, organismo che riunisce tutte le associazioni musulmane del Paese, il maulana Khalid Rashid Firangi Mahali, s’e’ dichiarato contrario alla sentenza: ”l’omosessulita’ e’ contro la religione e la sharia (la legge islamica, ndr)”. La Chiesa cattolica indiana, attraverso il Dominic Immanuel, pur ribadendo la sua contrarieta’ alle relazioni omosessualita’, e favorevole a rimuovere le discriminazioni contro gli omosessuali, che non rischiano piu’ l’arresto.

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1 Luglio, 2009

I sette minuti del ponte diventano oltre un’ora

Sara’ stata la sorpresa, il fatto che non ci fosse pedaggio, ma il primo giorno del ponte piu’ lungo dell’India e’ stato vissuto come un incubo da molti automobilisti di Mumbai. Inaugurato alla mezzanotte di ieri, il Bandra Worli Sea Link, un ponte sospeso che attraversando la baia di Mumbai collega due tra i quartieri piu’ popolosi della metropoli indiana, e’ stato realizzato con l’intento di ridurre i tempi di percorrenza. Secondo le stime dei costruttori, per coprire i 5,6 chilometri di ponte a pieno regime ci si dovrebbe mettere sette minuti netti, a fronte dell’ora impiegata ora. Ma stamattina, forse per la novita’ o forse per il fatto che fino al 5 luglio non si paga per utilizzare il ponte, decine di migliaia di auto si sono riversati sulla struttura, creando il blocco del traffico e obbligando gli automobilisti a restare in coda per oltre un’ora per percorrere i pochi chilometri del ponte. Di contro, coloro che invece hanno percorso la vecchia strada terrestre che collega Bandra e Worli, hanno impiegato poco piu’ di 30 minuti. Il progetto e’ il piu’ imponente nel paese: ognuno dei due piloni centrali e’ alto 126 metri, ha 37680 chilometri di cavi, circa la circonferenza della terra, pesa 670000 tonnellate. Per ora saranno attiva quattro corsie, altrettante saranno poi aperte per la fine dell’anno.

30 Giugno, 2009

Arundhati Roy sull’India: come darle torto?

Ho conosciuto Arundhati Roy, l’ho incontrata diverse volte. Il suo libro non mi aveva esaltato, ma lei si. E’ una donna piena di fascino, non solo per come è ma per quello che è. Mi trova sempre d’accordo con quello che pensa e dice. E anche con quello che dice in quest’articolo. Alla faccia degli hope man, di coloro che e conoscono l’India per stereotipi, gli stessi con i quali comincia l’articolista e per i quali la stessa articolista si meraviglia che la Roy li demolisca. L’articolo di seguito è uscito su Repubblica nella pagina dei libri il 27 giugno scorso. Autrice dell’intervista, è Leonetta Bentivoglio.

Un´altra immagine dell´India: non quella di una terra riflessiva e morbida, fondata su princìpi di meditazione, yoga e pacifismo ascetico “alla” Gandhi. L´India raccontata da Arundhati Roy, considerata la massima scrittrice indiana odierna, è un paese malato, oppresso dalla violenza del fondamentalismo indù, corrotto da ingiustizie, sospinto da un separatismo proiettato in barriere di casta, etnia e religione. Da una decina d´anni questa tenace combattente («essere pacifista significherebbe accettare l´ordine costituito»), lotta con la forza delle parole contro una democrazia che definisce «guasta nelle istituzioni e ipocrita nella sua fusione predatoria con un capitalismo che giustifica ogni abuso».
È così assorta nelle polemiche, così presa dal suo impegno anti-global, che dopo Il dio delle piccole cose, l´opera prima che la rese una celebrità internazionale, non ha più scritto romanzi, optando per saggi rapidi e infuocati su questioni politiche e sociali. Eppure il passo è quasi letterario nell´uso peculiare di metafore poetiche e paradossi ironici: accade anche in Quando arrivano le cavallette, appena pubblicato da Guanda, suo editore di riferimento in Italia. Il libro raccoglie «otto interventi pubblici», spiega Arundhati Roy al telefono da Delhi, «relativi a momenti critici della vita indiana contemporanea». La sua voce emerge con dolcezza dall´amalgama sonoro di un continuo guaire, latrare e abbaiare: «Ho attorno sei o sette cani che vanno e vengono, dato che la porta di casa mia è aperta e s´affaccia su un parco. Non so più quali sono miei e quali appartengono al mondo».
In questo libro sferra attacchi feroci alla magistratura indiana. La stato della giustizia è tanto disastroso nel suo Paese?
«Accade spesso che il governo si astenga da decisioni impopolari delegandole ai magistrati, che acquistano sempre più potere e tendono a comportarsi con l´arroganza che caratterizza l´élite del paese. Di fronte a certi massacri, come quello dei tremila Sik uccisi nel 1984 nelle strade di Delhi, non c´è alcun sistema legale che soccorra le famiglie delle vittime. La cosiddetta legalità è fuori dalla portata della gente comune: nessuno può pagarsi un avvocato. La magistratura è un´istituzione che serve solo ai ricchi, ed è un sistema inattaccabile e protetto. In nessun´altra democrazia si va in prigione, com´è capitato a me, per aver criticato una sentenza: nel mio caso fu quella che nel 2001 autorizzava la costruzione di una diga gigantesca sul fiume Narmada. Mi condannarono per oltraggio alla corte».
La politica dell´industrializzazione intrapresa dall´India in questi anni sembra il suo bersaglio centrale.
«Termini come “progresso” e “sviluppo” sono diventati intercambiabili con “riforme economiche”, “deregulation” e “privatizzazione”. Al di là di una classe media ebbra di una ricchezza improvvisa, ci sono decine di milioni di persone private della loro terra e costrette a sfollare a causa di dighe, miniere e zone di speciale interesse economico. Lo strapotere dei gruppi industriali ha determinato una sorta di feudalesimo geneticamente modificato. E mentre si sbandierano pianificazioni deliranti come quella della futura urbanizzazione dell´85 per cento della popolazione, interi ecosistemi vengono distrutti e il numero dei suicidi dei contadini è arrivato a 180 mila».
Le recenti elezioni hanno portato alla nomina dell´”intoccabile” Meira Kumar alla guida del parlamento, e pochi mesi prima negli Stati Uniti è sorta la nuova stella Obama. Queste novità non la rendono più ottimista?
«La situazione dei dalit, gli intoccabili, dura da migliaia di anni, e una mossa politica come quella non può modificarla. Il parlamento fa i suoi giochi mettendo le varie comunità una contro l´altra, e se prima lo faceva in modo surrettizio ora agisce in modo scoperto. Quanto a Obama è ovvio che è molto meglio di Bush, ma niente ci fa credere che non proseguirà nello sforzo di mantenere l´America al vertice della piramide del cibo. Se c´è qualcosa che può spostare gli squilibri è la crisi economica mondiale, e io credo che nel contesto attuale il lavoro di Obama sarà simile a quello del pilota che ha dovuto far atterrare un aereo sull´Hudson: se si vuole evitare una guerra nucleare bisogna far atterrare l´impero americano con estrema cura. Ma considerando quel che accade in Sri Lanka, Pakistan, Afganistan e Iraq, si capirà che la grande novità chiamata Obama è finora soltanto un po´ di miele versato su piaghe molto profonde».
Lei scrive in inglese: non ha problemi a esprimersi nella lingua degli imperialisti?
«L´India è ricchissima di lingue e dialetti. Come figlia di madre cristiana del Kerala e di padre bengalese e induista, io sono un prodotto di diverse lingue e culture. Non c´è un linguaggio comune eccetto l´inglese, cioè la lingua dei colonizzatori. Ma in una società piena di disuguaglianze come questa possono essere imperialiste anche le lingue regionali. Pensi agli intoccabili: dal loro punto di vista, chi sarebbero i colonizzatori? Io sono contro l´idea che per affermare una certa opinione sia necessario usare una determinata lingua. Il linguaggio è funzionale: lo scrittore deve usarlo per farsi comprendere; non dev´essere la lingua a usare lui».
La lettura di Quando arrivano le cavallette può evocare l´immagine violentissima dell´India proposta dal film Slumdog Millionaire: le è piaciuto?
«No. L´ho trovato culturalmente falso, pieno di errori. E poi mostra la povertà come se fosse un fenomeno naturale».
Lei dà un giudizio problematico sul mahatma Gandhi: forse è la sola…
«Era un uomo capace d´intelligenza e di discorsi profetici: lo sono stati, per esempio, quelli che ha fatto sulla questione ambientale. Ma era troppo conservatore riguardo a certi temi, come il sistema delle caste, che non ha mai messo in discussione, e il suo pacifismo aveva risvolti assurdi: come si può invocare lo sciopero della fame in un paese dove la metà delle persone muore di fame?»
Non pensa a nuovi romanzi?
«Ci penso spesso: ho in mente belle storie. Ma la realtà attorno a me è troppo pressante per darmi il tempo di scrivere fiction».

30 Giugno, 2009

Apre il più grande ponte indiano

Verra’ inaugurato oggi da Sonia Gandhi, il piu’ grande ponte indiano, che, sul mare, colleghera’ due zone molto trafficate di Mumbai, permettendo una decongestine del traffico. Atteso per oltre dieci anni, costato oltre 335 milioni di dollari, quattro volte la cifra stanziata, il ponte, che taglia in due la baia di Mumbai, sara’ attivo dalla mezzanotte di oggi. Con l’apertura del Bandra-Worli Sea Link, un collegamento di 4,7 chilometri, le autorita’ indiane ritengono che sara’ possibile percorrere la distanza tra i quartieri di Bandra e Worli, in sei minuti, contro l’oltre un’ora necessaria oggi. Il progetto e’ il piu’ imponente nel paese: ognuno dei due piloni centrali e’ alto 126 metri, ha 37680 chilometri di cavi, circa kla circonferenza della terra, pesa 670000 tonnellate. Per ora saranno attiva quattro corsie, altrettante saranno poi aperte per la fine dell’anno. L’accesso al ponte sara’ a pagamento, meno di un euro per le auto, ma fino al cinque luglio e’ gratuito per tutti. Tra 7000 e 8000 quelle previste che percorreranno il ponte nell’ambito di un’ora durante i momenti di maggior traffico. La costruzione del ponmte e’ stata molto osteggiata dagli ambientalisti nel corso degli anni. La realizzazione del ponte rientra nell’ambito del miglioramento delle infrastrutture nel paese, settore che, nonostante la crescita generale dell’India, e’ rimasto al palo. La Planning Commission, la commissione governativa consultiva sugli investimenti, ha comunicato, al termine di uno studio, che il paese necessita almeno di raddoppiare la sua rete di infrastrutture, con un investimento previsto di almeno 500 miliardi di dollari entro il 2012.

30 Giugno, 2009

Dietro front del governo sulla depenalizzazione dell’omosessualità

Tutti coloro che credevano che l’India, la “più grande democrazia del mondo” mostrasse segni di giustizia sociale di rispetto dei diritti, dovranno restare delusi. Nonostante gli annunci anche recenti, il governo indiano non intende per ora depenalizzare l’omosessualita’ in India. Lo ha detto all’agenzia PTI il ministro della giustizia indiano Veerappa Molly. Era stato il suo collega degli interni, Palanippam Chidambaran ad annunciare, nei giorni scorsi, un incontro con alcuni suoi colleghi, per discutere della depenalizzazione di parte della sezione 377, che prevede pene per il ‘’sesso contro natura”, inglobando gli omosessuali con coloro, ad esempio, che hanno rapporti con animali. Il dietro front del ministro della giustizia arriva dopo che oggi il Maulana Abdul Khalik Madrasi, vice cancelliere del Darul Uloom Deoband, una importante scuola islamica di Muzaffarnagar, nello stato settentrionale dell’Uttar Pradesh, ha detto che ”l’omosessualita’ e’ vietata dalla Sharia (la legge islamica, ndr) e proibita nell’Islam”, sbarrando di fatto la porta alla depenalizzazione. Molly aveva detto che la decisione di depenalizzare il reato sarebbe stata presa solo dopo aver ascoltato tutte le forze sociali, compresi i responsabili religiosi. Il veto del maulana Madrasi, e’ stato ampliato dal Maulana Salim Kasmi, vice presidente dell’All-India Muslim Personal Law Board (AIMPLB), la piu’ importante organizzazione islamica indiana. Per Kasmi, ”le attivita’ gay sono un crimine” e l’omosessualita’ non deve essere depenalizzata dall’ambito della sezione 377. In base alla legge indiana tuttora in vigore (che risale al 1861, quando l’India era ancora colonia britannica) chi pratica ‘’sesso contro natura” e’ punibile con il carcere fino a 10 anni, ergastolo in casi piu’ gravi. Gruppi di attivisti umanitari e organizzazioni non governative da anni lottano per l’abrogazione di questa legge. Ma tutte le petizioni sono state rigettate dalle autorita’ indiane che, almeno finora, hanno sempre considerato i comportamenti omosessuali contrari alla morale indiana. I gruppi che cercano di tutelare le ragioni dei gay portano una nuova importante argomentazione a supporto della loro tesi: la lotta all’Aids. In India infatti ci sarebbero milioni di omosessuali a rischio Aids che, per paura del carcere, non denunciando la loro condizione e quindi non hanno accesso alle necessarie cure mediche.

27 Giugno, 2009

L’India pensa a depenalizzare l’omosessualità

Il Governo indiano potrebbe rivedere la sua posizione e dichiarare non penalmente perseguibile lomosessualita’. Lo scrive il Times of India. Fino ad ora l’esecutivo di New Delhi era stato contrario alla modifica della sezione 377 del codice penale indiano che considera l’omosessualita’ un reato, ma adesso si sta considerando, anche a pressioni interne e internazionali, la possibilita’ di abrogare quella legge. L’attuale Ministro dell’interno, P. Chidambaram, ha espresso parere favorevole in tal senso. Per questo Chidambaram ha indetto una riunione con il Ministro della Sanita’, Ghulam Nabi Azad, con il Ministro della Giustizia, V. Moily, e con i Ministri dell’Interno di tutti gli Stati dell’Unione per discutere l’argomento. Una decisione definitiva sull’abrogazione del reato di omosessualita’, infatti, potrebbe essere presa solo con il consenso di tutti. In base alla legge indiana tuttora in vigore (che risale al 1861, quando l’India era ancora colonia britannica) chi pratica ‘’sesso contro natura” (avvicinando gli omosessuali a coloro che hanno rapporti con animali) e’ punibile con il carcere fino a 10 anni. Ergastolo in casi piu’ gravi. Gruppi di attivisti umanitari e organizzazioni non governative da anni lottano per l’abrogazione di questa legge. Ma tutte le petizioni sono state rigettate dalle autorita’ indiane che, almeno finora, hanno sempre considerato i comportamenti omosessuali contrari alla morale indiana. I gruppi che cercano di tutelare le ragioni dei gay portano una nuova importante argomentazione a supporto della loro tesi: la lotta all’Aids. In India infatti ci sarebbero milioni di omosessuali a rischio Aids che, per paura del carcere, non denunciando la loro condizione e quindi non hanno accesso alle necessarie cure mediche.

25 Giugno, 2009

Il peperoncino nuova arma dell’esercito indiano

Il ”Bhut Jolokia”, una delle qualita’ di peperoncino piu’ piccante al mondo, potrebbe diventare la nuova arma usata dall’esercito indiano, in molteplici modi.
L’Organizzazione per lo Sviluppo e la Ricerca nella Difesa (Defence Research & Development Organisation (DRDO), secondo quanto scrive il quotidiano di Calcutta The Telegraph, sta lavorando su possibili nuovi utilizzi del peperoncino, tra i quali vi potrebbe essere quello di inserirlo nelle granate da lanciare a mano (che rappresenterebbero, secondo il DRDO, una valida alternativa ai gas lacrimogeni) oppure per cacciare via gli elefanti. Usato poi come supplemento alimentare, il peperoncino potrebbe aiutare i soldati quando si trovano ad elevate altitudini.
”Stiamo anche lavorando – ha dichiarato R.B. Srivastava, direttore del DRDO a Delhi – su un progetto che riguarda l’utilizzo del peperoncino per cacciare gli elefanti. Questi ultimi infatti stanno diventando sempre di piu’ una minaccia per le basi militari che sono posizionate vicino a foreste o a riserve naturali. Poiche’ l’odore del peperoncino li tiene lontani, questo puo’ davvero rappresentare una soluzione al problema”.
Srivastava ha spiegato che l’idea di utilizzare questo particolare tipo di peperoncino nel campo della difesa e’ venuta al DRDO nel 2007, dopoche’ il Guinness World Record ha dichiarato il ”Bhut Jolokia” come il peperoncino piu’ forte al mondo.
Il governo dell’Assam sta anche cercando di brevettare il Bhut Jolokia che cresce non solo in Assam e in Nagaland ma anche nella maggior parte degli stati del nord est dell’India.